Tancredi

Gioacchino Rossini

Premiéra opery se konala 6.2.1813 v benátském divadle Teatro La Fenice v následujícím obsazení:

Argirio, vůdce(tenor): Pietro Todràn
Tancredi, Amenaidin milenec (kontralt): Adelaide Malanotte Montresor
Orbazzano, vůdce (bas): Luciano Bianchi
Amenaide, dcera Argiria (soprán): Elisabetta Manfredini Guarmani
Isaura, Amenaudina přítelkyně (mezzosoprán): Teresa Marchesi
Roggiero, Tancrediho důvěrník (mezzosoprán): Carolina Sivelli

Obtížnou titulní roli zpívala tedy v premiéře Adelaide Malanotte-Montresor, která se však při druhém představení "ukřikla"a dílo bylo považována za nehratelné. Naštěstí po šesti dnech převzala tuto vražednou partii mladá Giuditta Pasta, pozdější Belliniho Norma, a zaručila dílu nehynoucí úspěch.

Libreto napsal Gaetano Rossi podle děl Torquata Tassa Gerusalemme liberata a Voltaira Tancrède.
 
 
 
 
 
 
 

 
Děj opery se odehrává v 11. století, kdy o ovládnutí Sicílie usilovali Normané, Arabové i představitelé Byzantské říše.
 
Na pozadí politických bojů se odehrává milostný příběh křesťanského rytíře Tankréda (kalhotková role pro altistku) a syrakuské dívky Amenaidy. Jejich lásce však není přáno, Amenaida má přistoupit dle otcova rozhodnutí na sňatek z rozumu a navíc se zaplete do politických intrik, prostřednictvím neadresovaného dopisu, který byl určen nežádoucímu Tankrédovi. Je podezírána z vlastizrady a křivě obviněna ze spolčování s nepřátelským saracénským vůdcem. To vše se děje v předvečer bitvy, v níž se má rozhodnout, komu připadne přístav Syrakusy.
 
Větší část opery se rozvíjí jako prokazování Amenaidiny neviny a o dívčinu čest se bije rytíř Tankréd, ačkoliv není zcela přesvědčen o jejích čistý úmyslech. Neposkvrněný dívčin štít je očištěn až v závěru tragického příběhu, kdy zraněný Tankréd po vítězné bitvě nad Saracény umírá v Amenaidině náruči.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
LIBRETO


Atto primo



Galleria nel palazzo d’Argirio.


 


Scena prima

Cavalieri sparsi per la scena, altri che arrivano introdotti da scudieri, che restano poi alle porte. Isaura e varie damigelle seco; due scudieri portano due bacili d’argento, su’ quali molte sciarpe bianche; i cavalieri s’abbracciano, slacciano le loro sciarpe, alcune bleu, altre rosse, che distinguevano i vari partiti.


 




Coro


Pace - onore - fede - amore

regni - splenda - ogn’alma accenda -

spento il rio civil furore

Siracusa esulterà.


Isaura

(cingendo ai cavalieri le sciarpe bianche)

Sia tra voi concordia eguale

delle insegne al bel candore:

stringa eterna il vostro core

la più tenera amistà.


Coro

Serberà costante il core

la più tenera amistà.


 


 


Scena seconda

Argirio, a mano con Orbazzano, Cavalieri con sciarpa bianca, scudieri




Argirio

Se amistà verace e pura

serberete ognor nel petto;

se di patria il vivo affetto

l’alme vostre accenderà,

sì felice, vincitrice

Siracusa ognor sarà.


Orbazzano

Rea discordia invan fra noi

scuoterà la nera face.

Alla patria in guerra, in pace

giuriam tutti fedeltà.


Coro

Sì, giuriam.


Argirio

Respiro omai.


Coro

Fede, o morte.


ArgirioOr vissi assai:

e contento in tal momento

altri voti il cor non ha.


Orbazzano e Coro

Sempre illesa in guerra, in pace

sia la nostra libertà.


Argirio e poi Coro

Di noi/voi tremi il Moro audace,

vinto alfin da noi/voi cadrà.


Argirio

Ed ecco, o prodi Cavalier, l’eroe,

che alla sublime, e di voi degna impresa

vi guiderà in mia vece. Ogni contesa

fra gli Orbazzani, e fra gli Argiri omai

cessa in tal dì. Pianse la Patria assai

nelle nostre discordie; oggi respira,

che intorno a sé rimira,

da gloria mosso, nel comun periglio,

un sol voto, un sol cor, ogni suo figlio.


Orbazzano

Sì, per la patria, per la fede il sangue

verserem tutti nel più fier cimento;

ma contro vile, occulto tradimento

noi chi difenderà?


Argirio

L’antica legge

che all’infamia condanna, ed alla morte

ogni fellon, d’età qualunque e sesso,

che empio mantenga della patria a danno,

commercio reo col Saracen tiranno.


Orbazzano

(marcato)

E con altro nemico,

di Solamir più da temersi ancora.

Avvi fra noi chi onora, esulta al nome

dell’esule Tancredi.


Isaura

(turbandosi)

(Oh cielo!) e come?

E che può mai la patria

da lui temer?


Orbazzano

Qui nato

da un sangue che regnava, discacciato

fin da prim’anni suoi,

odio e vendetta ei de’ nudrir per noi.


Argirio

(a due Scudieri)

Qui Amenaide.

Dopo tante vicende il ciel pietoso

serbar mi volle ad un felice evento.


Isaura

(Misera amica!)


Orbazzano

Sarò alfin contento!


 


 


Scena terza

Amenaide, a suo tempo, preceduta da’ scudieri, accompagnata da damigelle


 




Coro


Più dolci e placcide

spirano l’aure

in sì bel giorno.

Fra tanta gioia,

sembra che s’animi

tutto d’intorno,

or che trionfano

concordia e amor.


(Comparisce Amenaide.)


Vezzosa vergine,

il nostro giubilo

con noi dividi,

e della patria

a’ voti fervidi

lieta sorridi:

compi la speme

del genitor.


Amenaide

Come dolce all’alma mia

scende il suon de’ vostri accenti!

Come a’ vostri, a’ suoi contenti

va esultando questo cor!

(E tu quando tornerai

al tuo ben, mio dolce amor!)


Coro

In tal dì, respira omai,

sì, godrai felicità.


Amenaide

Voglia il ciel che brilli omai

per me pur felicità!

(Se il mio bene a me non viene,

pace il cor sperar non sa.)


Argirio

E’ già deciso, o figlia;

ed obbedendo ai cenni

del genitor, che amico ti consiglia,

della patria che attende questo nodo,

sì necessario al comun ben, felici

renderai tutti in questo dì.


Amenaide

(sorpresa)

Che dici?


Argirio

La tua fe’, la tua mano

ad Orbazzan concessi.


Amenaide

(colpita)

Ad Orbazzano!

(Oh Isaura!)


Isaura

(Non tradirti.)


Amenaide

(E il foglio!...)


Isaura

Ver Tancredi

già partito è lo schiavo)


Orbazzano

Amenaide,

d’immenso amore io t’amo. Di mia sorte

superbo oggi mi rende

il tuo gran genitor, che a me concede

la tua man, la tua fede; e fra’ mortali

io sarò il più felice

se pari amor da te sperar mi lice.


Amenaide

(Che far? oh me perduta!)


Argirio

Il suo valore,

il sangue, il grado, la fortuna, tutto

degno di te lo rende.


Amenaide

Oh padre!

Tu conosci il mio cor.


Argirio

So che mia figlia

gli affetti suoi col suo dover consiglia.


Amenaide

Ma...


Orbazzano

E dunque?...


Argirio

(deciso)

Amenaide

a te la destra porgerà.


Orbazzano

S’affretti

il sacro rito.


Amenaide

Al giorno nuovo almeno

vi piaccia differir.


Argirio

(severo)

Figlia?...


Orbazzano

E tu vuoi!...


Amenaide

L’alma acchetar, parlarti, o padre!


Argirio

E poi?


Orbazzano

(con qualche fierezza)

Temer forse degg’io?


 


Amenaide

(marcato)

Compirò, non temete, il dover mio.


 


Scena quarta

Isaura


Isaura

Amenaide sventurata! oh quale

Angoscioso per lei giorno fatale!

E come ad Orbazzano

Potrà porger la mano ella, che il core

Del più violento amore

Entro Bisanzio per Tancredi accesa

A lui giurò fé! - Quale d’affanni

E di sciagure negro nembo intorno

Veggo addendarsi in così infausto giorno!

(parte)


 


 


 


Parco delizioso nel palazzo d’Argirio, di cui si vede magnifica parte: nel prospetto una fiorita spiaggia d’un seno di mare,

che lambe le mura del palazzo. Viali, statue, cancelli ecc.


 


 


Scena quinta

Approda uno schiffo: ne scende Roggiero, che esplora, e poi Tancredi; quattro scudieri portano le insegne di Tancredi, la lancia, lo scudo,

su cui si vedono scritte le parole FEDE, ONORE. Gli scudieri restano in disparte.


 


Tancredi

Oh patria! dolce e ingrata patria, alfine

a te ritorno! Io ti saluto! o cara

terra degli avi miei: ti bacio. E’ questo

per me giorno sereno.

Comincia il cor a respirarmi in seno.

Amenaide! o mio pensier soave,

solo de’ miei sospir, de’ voti miei

celeste oggetto, io venni alfin;

io voglio, sfidando il mio destino, qualunque sia,

meritarti o perir, anima mia.


Tu che accendi questo core,

tu che desti il valor mio,

alma gloria, dolce amore,

secondate il bel desio,

cada un empio traditore,

coronate la mia fe’.


Di tanti palpiti,

di tante pene,

da te mio bene,

spero mercè.

Mi rivedrai,

ti rivedrò.

Ne’ tuoi bei rai

mi pascerò.

Deliri - sospiri...

accenti - contenti!

Sarà felice - il cor mel dice,

il mio destino - vicino a te.


 




Tancredi


D’Amenaide ecco il soggiorno..-Or vanne,

fido Roggiero, di lei cerca, e dille,

che uno straniero Cavalier desia

occultamente favellarle. Esplora

i moti suoi!...se mai speranza in lei

del mio venir...se mai di me ti chiede...


Roggiero

Deggio svelar...?


Tancredi

No, no. Tutto voglio

il giubilo goder di sua sorpresa.

Va, t’affretta, ritorna,

e consola quest’anima ansiosa.


Roggiero

Lo possa io pur! Sulla mia fe riposa.

(parte pel palazzo)


 


 


Scena sesta

Tancredi, gli scudieri




Tancredi

(agli scudieri)

E voi, nella gran piazza

le sconosciute insegne mie recate,

e l’armi formidabili. Annunziate

che un ignoto guerrier s’offre compagno

di Siracusa ai difensor.

(partono gli scudieri)

Ma gente qui s’avanza!


 


 


Scena settima

Argirio, Amenaide, scudieri d’Argirio; Tancredi, che tratto tratto comparirà guardingo


 


 


Argirio

(a’ scudieri)

Andate,

al gran tempio inviate

gli amici, i cavalier pel sacro rito.

Fia al meriggio compito

(Partono.)


Tancredi

Amenaide! è dessa.

(si ritira)


Amenaide

Oh padre!


Argirio

Taci:

vano è il dir, il pregar.


Amenaide

Al nuovo giorno

promesso avevi pur!..


Argirio

Nuovi perigli

esigono da noi nuovi consigli.

L’altero Solamir, quel Moro audace,

che di non chiesta pace in pegno un giorno

tua destra domandò, stringe d’intorno

con nuove forze la città.Tancredi

giunto è in Messina.


Amenaide

(Oh Dio!

come lo sa. Tancredi!)


Tancredi

(Il nome mio!)

(si ritira affatto)


Amenaide

(agitata)

E forse ch’egli viene...


Argirio

Da vendetta guidato a queste arene.


Amenaide

Tancredi!


Argirio

Ma non osi,

pe’ suoi disegni ascosi, il piè ribelle

fra noi portar: vi troverà la morte.


Amenaide

(colpita)

La morte!


Argirio

Della patria ogni nemico

danna a morte il Senato. Al nuovo giorno

si dee pugnar, ed Orbazzan dall’ara,

ove il nodo bramato or si prepara,

al campo volerà.Dal suo valore

tutto attende la patria, e un fido amore

ei da te spera. E trovar spero anch’io

mia figlia in te. Non più; m’intendi. Addio.


Pensa che sei mia figlia.

Il dover tuo rammenta,

e d’irritar paventa

la patria e il genitor.

Serba all’amato sposo

i dolci affetti tuoi;

per te dal campo a noi

ritorni vincitor.

Se poi... ma il dubbio è vano:

quel cor... tremar dovrai...

Ma tu seguir saprai

la voce dell’onor,

e d’irritar paventa

la patria,il genitor.

(parte)


 


 


Scena ottava

Amenaide, indi Tancredi




Amenaide

Che feci! Incauta! ed or che far? Se mai

quel foglio che inviai

per lo schiavo a Tancredi?... e s’egli viene, quale periglio!


Tancredi

(avanzando)

E’ sola.


Amenaide

Ah cielo! tu lo salva, tu l’invola

de’ suoi nemici all’ira. Io ti pregavo

pel suo ritorno; adesso,

che patria ingrata al suo venir l’uccide,

da me tu l’allontana.


Tancredi

(vicino)

Amenaide!


Amenaide

(colpita)

Ah, che veggo! Tancre...


Tancredi

Sì, il tuo Tancredi.


Amenaide

(come atterrita)

Taci, deh taci, misero! a che vieni?

In questo infausto asilo, dì, che vuoi?


Tancredi

(sorpreso)

Che voglio? e a me tu domandar lo puoi!

Amenaide, o morte.


 


Amenaide

Oh qual scegliesti

terribil ora! Sventurato, e dove

fier destino ti guida?


Tancredi

Qual terrore?


Amenaide

E’ troppo giusto. I vili tuoi nemici...


Tancredi

(deciso)

Li sfido.


Amenaide

Fuggi, salvati.


Tancredi

Che dici?


Amenaide

Trema.


Tancredi

(fiero)

Tremar Tancredi?


Amenaide

Oddio!... che questo nome!


Tancredi

Un dì t’era pur caro!


Amenaide

Ah que’ tempi cangiaro!


Tancredi

(subito e vivamente)

Anche il tuo core!...


Amenaide

Compiangilo: non sai!

Giorno è questo d’orror.


Tancredi

Fremer mi fai...


Amenaide

(con passione e terrore)

L’aura che intorno spiri,

aura è feral di morte.

Fuggi terribil sorte,

t’invola ai traditor.


Tancredi

(con sicurezza e tenerissimo)

Dimmi che a te son caro,

che a me sarai fedele;

contro il destin crudele

trionferà l’amor.


Amenaide

(agitata)

Ma il padre... il dover mio!


Tancredi

(turbandosi)

E che!... ti spiega.


Amenaide

Oh Dio!


Tancredi

(con tenerezza)

Pel nostro dolce affetto...


Amenaide

(vorrebbe parlare)

Ah! Ti trafiggo il cor...


Quale per me funesto,

tremendo arcano/giorno è questo!

E dovrò sempre vivere

nel pianto e nel dolor!


Tancredi

Parla omai.


Amenaide

Mi lascia, e parti.

Parti omai, tremar mi fai!


Tancredi

E dovrei così lasciarti!

Parla omai, penar mi fai!


Quando, oh ciel, quest’alma amante

pace alfin sperar potrà?

Questo è dunque il lieto istante

che vicino a te/lui sperai?(partono)


 


 


Scena nona

Roggiero






Roggiero

Che intesi! oh tradimento! -

Infelice Tancredi! - io mi figuro

La sua pena, il furor: - egli sicuro

Vivea del cor d’Amenaide, e intanto

Orbazzano gl’invola e ben, e sposa,

La patria a morte lo condanna. - Ah, lunge

Da questi ingrati lidi

A respirar, se lo potrà, si guidi.

(parte)



 


Luogo pubblico, in vicinanza alle mura, che corrisponde a piazzale di magnifico gotico tempio; monumenti antichi


Scena decima

Popolo che accorre alla festa nuziale. Nobili che s’uniscono. Damigelle.


 


Coro di nobili

Amori scendete,

scendete o piaceri

soavi e sinceri.

Due cori stringete

con nodo costante

di pace e di fe’.

(Marcia di guerrieri e cavalieri, che sfilano e si dispongono poi nel prospetto.)


Coro di guerrieri

Alla gloria, al trionfo, agli allori.

Avvampante di bellici ardori,

là sul campo Orbazzano ci guidi,

degli infidi nemici terror.


Coro generale

Eppoi vincitore,

felice riposi

su mirti amorosi;

fra dolci diletti,

fra teneri affetti,

respiri il tuo cor.


 


 


Scena undicesima

Tancredi che avrà udita parte del coro, fremente, desolato; Roggiero, che lo segue.




Tancredi

Oh canti! - oh voti! - oh festa

D'angoscia, di rossor, di rabbia a questa

Lacerata alma mia! -

(con trasporto)

Iniqui! no, non compirassi, e pria...


Roggiero

Che fai, signor? ti frena

Fra' nemici qui sei: - pensa che pena

Corri di morte, se scoperto.



Tancredi

Ancora compito un lustro io non avevo allora,

Ch'esule il padre mio seco mi trasse

Da questa infame terra; il quinto or volge;

Chi scoprir mi potrebbe?


Roggiero

Il tuo gran core

E que' trasporti tuoi...



Tancredi

(fremente)

Del suo terrore,

Di sue smanie segrete ecco l'oggetto!

L'opprimeva l'aspetto

Dell'amante tradito.



Roggiero

Ebben, oblia, fuggi, sprezza l'infida.



Tancredi

Invendicato! - E il perfido Orbazzano! - il fier nemico

Di mia famiglia, or io rival! - vendetta,

Terribile vendetta.



Roggiero

(cerca di trarlo altrove)

Vieni: appressa

La nuzial pompa.



Tancredi


(osservando)

Ed ella, ed ella istessa?

Spergiura!


Roggiero lo guida a forza verso il fondo.




 


Scena dodicesima

Scudieri, che precedono; paggi, damigelle, nobili, cavalieri. In mezzo a questi Argirio, Amenaide, Isaura. Tancredi e Roggiero, in disparte


 


Argirio

Amici, cavalieri, al tempio.

Sacro nodo solenne ivi assicuri,

d’amor, di fé tra i venerandi giuri,

concordia eterna a Siracusa, e assodi

la patria libertade, or che sì prodi

campion per lei vanno a pugnar.


Roggiero

(Ti perdi...)


Tancredi

(Eh, lasciami.)

(si presenta ad Argirio)

Concedi, tu che primier nel gran Senato siedi,

che anch’io possa pugnar guerriero ignoto.


Amenaide

(Oh Dio! Eccolo, Isaura!)


Isaura

(Incauto!)


Amenaide

(L’ora è decisa del mio destin.)


Argirio

La generosa offerta

accetto, o cavalier. Di fede or segno

dammi la destra, e questo amplesso è il pegno

di mia fiducia in te.


Tancredi

Fede ed onore

io porto per divisa impressi in core,

(marcato e dando fiera occhiata ad Amenaide)

e so morir pria di mancarvi.


Amenaide

(Oh accenti!

Intendi, Isaura; egli infedel mi crede!)


Argirio

E’ questa

l’ora felice: andiam!

(prende per mano Amenaide)


Amenaide

T’arresta.

Perdono, o padre, ma in quel tempio, all’ara

tu mi guidi di morte. Ah se t’è cara

ancor la figlia tua, cessa, deh cessa

di volerla infelice.

Tu a me scegliesti

sposo che amar non posso, ed io spergiura

mai diverrò.

Oh padre, cavalieri: d’Orbazzano,

di morte a costo, io non sarò giammai.






 


Scena tredicesima

Orbazzano che viene dal fondo e l’udì, avanza fiero, e con tutto furore




Orbazzano

E morte infame, o traditrice, avrai.

(Sorpresa generale)


 


Tancredi

Da chi? perchè.


Amenaide

Orbazzan!


Argirio

Gran Dio!


Isaura

Che avvenne?


Orbazzano

(mostrando un foglio)

Il suo infernal delitto,

qui di sua mano è scritto. Al vile oggetto

del suo nascoso ed esecrando affetto,

all’empio Solamir, nel proprio campo,

un di lei fido schiavo or lo recava;

dai miei sorpreso ebbe la morte. Leggi,

misero padre, e reggi

a tanto orror, se il puoi.


Argirio

Mia figlia! Io tremo!


Amenaide

(Ah son perduta!)


Tancredi

(A Solamiro! Io fremo!)


Argirio

(legge)

«T’affretta. In Siracusa atteso sei:

«gloria ed amor t’invitano. Trionfa

«degli inimici tuoi.

«Vieni a regnar su questo cor, su noi.»


(sorpresa, fremito, affanno, sdegno, relativo

a’ personaggi: quadro)


Argirio-Orbazzano-Tancredi-Isaura-Roggiero

Ciel che lessi/intesi/fece! oh tradimento!

Figlia indegna/infedele/infelice! quale orrore!

Di terrore/furore ingombro il core

geme/freme in sen, più fren non ha.

Amenaide

(Ciel, che feci!, fier cimento!

Me infelice! Quale orrore!

Di terrore ho ingombro il core;

Ah di me che mai sarà?)


Amenaide

Padre amato...


Argirio

Ed osi ancora

di fissar su mele ciglia!

Una rea non è mia figlia,

non ti son più genitor.


Amenaide

(a Tancredi)

Ma! tu almen...


Tancredi

La fé, l’onore

tu così tradir potesti!

Ah nel seno orror mi desti;

mori, indegna, di rossor.


Amenaide

(ad Orbazzano)

Empio, esulta...


Orbazzano

E tanto altera

in tua colpa ancor sarai?

Ma tremare alfin dovrai

là di morte fra l’orror.


Amenaide

Quanto fiero è il mio destino!

Quanto barbari voi siete!

Tutti rea mi credete,

e innocente è questo cor.


Coro

E innocente ancor ti vanti?

Morte avrai, ci desti orror.


Agirio, Orbazzano, Tancredi

Gli infelici affetti miei

a chi mai serbai finor!

Amenaide

Ah, se giusto, o ciel, tu sei,

mi difenda il tuo favor.


Coro

Vendetta! rigore

il core n’accenda,

tremenda discenda,

non s’oda pietà.


Amenaide

Tutti m’odiate?

M’abbandonate!

Pietà nemmeno

sperar potrò?


Coro

No.


Amenaide

Ah padre...


Argirio

T’invola!


Amenaide

(a Tancredi)

Saprai...


Tancredi

Seppi assai.


Amenaide

(ad Orbazzano)

Tiranno!


Orbazzano

Morrai!


Amenaide

(ad Isaura)

Amica!


Isaura

Fedele,

d’un fato crudele

fra l’aspre vicende,

ognor ti sarò.


Orbazzano e Coro

S’arresti.


Amenaide

Venite.


Orbazzano e Coro

Punirla.


Amenaide

Ferite.

Qual vissi, innocente

morire saprò.


Amenaide e Tancredi

Chi duol si orribile

provò sin’ora?

Come quest’anima

chi mai penò?


Argirio e Orbazzano

Padre più misero

vedeste ancora?

Figlia sì misera/perfida

salvar/amar si può?


Coro

No.


Tutti

Quale infausta orrendo giorno

di sciagure e di terrore!

Cupa voce suona intorno,

suon di morte gela il core.

Fremo, smanio, avvampo, tremo...

Ah qual fin tal giorno avrà?

(quadro relativo)


Atto secondo



Galleria nel castello d’Argirio. Tavolino, sedia ricca.


 


 


Scena prima

Isaura dolentissima. Orbazzano fremente. Cavalieri in vari gruppi, di dolore e di sdegno.




Orbazzano

Vedesti? L’indegna!

E amante, e sposo, e difensor mi sdegna.

Oh tremi! Col disprezzo

vendicherò l’oltraggio, e coll’obblio.

Or trovi in me l’ingrata

solo un tremendo accusatore, un forte

sostenitor dell’aspra legge.


Isaura

E a morte

la guiderai tu stesso! E’ già fissato

il suo destin?


Orbazzano

La condannò il Senato.

Ecco il decreto; il nome

sol d’Argirio vi manca.


Isaura

Argirio istesso,

il proprio padre!


 


 


Scena seconda

Argirio e detti


Argirio

Io padre più non sono.

Al suo giusto supplizio io l’abbandono.


Isaura

Tua figlia? e lo potresti!


Argirio

Ella ricusa,

a prezzo di sua mano,

il brando d’Orbazzano. E perché mai?

per chi?


Orbazzano

Taci: arrossir, fremer mi fai.

E la sua pena è ritardata ancora?

(presenta il foglio ad Argirio)


La morte segna della rea.


Argirio

Sì, mora!

(va a firmare ma si ferma)


Isaura

E’ tua figlia!


 


Argirio

Oh Dio! Crudel! qual nome

caro e fatal or mi rammenti! e come

tutto mi scosse il petto!

Ah non s’ascolti un vil debole affetto!

Sì, ma qual voce flebile e severa

nel profondo del cor, ferma (mi dice)

è tua figlia che danni... oh me infelice!

Ah segnar invano io tento

la sua cruda sorte estrema.

La mia man s’arresta e tremna,

di terror si gela il cor.

Sì, ti sento, al fier cimento

gemi in sen, paterno amor.


Isaura e parte del Coro

O di natura che ti consiglia,

e per la figlia chiede pietà.


Orbazzano e parte del Coro

Servi alla patria, cedi alla legge,

chi il fren ne regge figli non ha.


Argirio (risoluto)

Sì, virtù trionfi omai.

Paga, o patria, al fin sarai.

(va al tavolino e firma il foglio)


Peran tutti della patria

colla figlia i traditor.


Coro

Trova ognora in te la patria

il suo padre, il suo splendor.


Argirio

Ma, la figlia!... oh Dio! frattanto

va alla morte, quale orror!

Perdonate questo pianto

a un oppresso genitor.


Coro

Di virtù, di gloria il vanto

sia compenso al tuo dolor.

(parte Argirio col Coro)


 


 


Scena terza

Isaura, Orbazzano




Isaura


Trionfa, esulta, barbaro!

A pascer corri l’avido tuo sguardo

sulla vittima tua. Pago non eri

d’odiarla tu, volesti il tuo furore

fin nel padre versar. Va, desti orrore.


Orbazzano

Orrore destino i perfidi suoi pari,

chi li compiange è forse

complice vil... ma tremi: il giorno è questo

che a tutti i traditor sarà funesto.

(parte)


Isaura

Esser lo possa per te sol, che a tutti

questo giorno rendesti infausto e nero.

Ma in ciel v’è un Nume,

e in lui, s’è giusto, io spero.


 


Tu che i miseri conforti,

cara, amabile speranza,

deh! tu porgi a lei costanza,

nel suo barbaro dolor.

Un raggio sereno

di placida calma,

ah brilli in quel seno,

consoli quell’alma,

fra dolci diletti

respiri il suo cor

(parte)


 


 


Carceri.


 




Scena quarta

Custodi fra i cancelli. Amenaide incatenata




Amenaide


Di mia vita infelice

eccomi dunque al fin! moro, Tancredi,

io per te moro, e tu infedel mi credi!

Di mie sventure, di mie pene è questa

la più amara e funesta; e il padre, Oh Dio!

povero padre... perfida figlia!

Mi chiamavi, piangendo; ah rea non sono.

Ma pur de’ rei questo è il feral soggiorno;

e della colpa, e dell’infamia intorno

tutto spira l’orror. Di ceppi avvinta,

circondata di mostri... orribil morte...

E agl’innocenti serbi, oh ciel, tal sorte!

No, che il morir non è

sì barbaro per me,

se moro per amor,

se moro pel mio ben.

Un dì conoscerà

la fe’ di questo cor;

forse pentito allor,

col pianto verserà

qualche sospir dal sen.

(s’abbandona su d’un sasso)


 


 


Scena quinta

Orbazzano, Guardie, Cavalieri, Argirio e detta




Orbazzano


Di già l’ora è trascorsa. Della rea non avvi

un Cavalier che la difesa imprenda,

e meco osi pugnar. Colei guidate

al suo destin.


Amenaide

(Nol vedrò più!)


 


 


Scena sesta

Tancredi da’ cancelli, e detti.


Tancredi

Fermate!

Io l’accusata donna

difendo, o Cavalieri.

(ad Orbazzano)

Or tu, superbo

usurpator de’ beni altrui, tiranno

entro libera terra, ecco, se hai core,

l’usato pegno accetta

della mia sfida, e della mia vendetta.

(gli getta un guanto a’ piedi)


Orbazzano

E chi sei tu?


Tancredi

L’emulo tuo son’io,

il difensor di questa donna.


Orbazzano

E quale

il tuo grado, il tuo nome?

(ironico)

Il liscio scudo

le tue glorie nasconde.


Tancredi

Le saprai,

conoscerai chi son quando cadrai.


Orbazzano

(raccogliendo il guanto)

Audace! io domerò l’orgoglio insano.

Aprasi lo steccato. Della rea

sciolgansi le catene.

(Le guardie eseguiscono.)


Amenaide

(a Tancredi)

Va: trionfa.

Sarà tua la vittoria, o mio... guerriero.

L’innocenza difendi...


Tancredi

(Ah! non è vero.)


Orbazzano

Tremendo pugnerà il braccio mio.

(a Tancredi e parte)

Vieni a perir.


 


 


Scena settima

[Manca nel libretto originale]


 


 


Scena ottava

Tancredi, Argirio




Tancredi

Vengo a punirti...

(a Amenaide, che parte fra le guardie)


Addio.




Tancredi


M’abbracia, Argirio.


Argirio

Ah sì! pace, contento

sparir per sempre dal mio cor. Pur sento

che a’ dolci amplessi il mio penar vien meno.

(abbracciandosi)


Tancredi

(Se tu sapessi chi ti stringi al seno!)


Argirio

Ah se de’ mali miei

tanta hai pietà nel cor,

palesa almen chi sei,

conforta il mio dolor.


Tancredi

Nemico il ciel provai

fin da prim’anni ognor.

Chi sono un dì saprai,

ma non odiarmi allor.


Argirio

Odiarti!


Tancredi

Ah, son sì misero!


Argirio

E la mia figlia?


Tancredi

Oh perfida!


Argirio

Ma pugnerai per lei?


Tancredi

Sì. Morte affronterò.


Tancredi/Argirio

L’indegna/ingrataodiardovrei/vorrei;

ma odiarla, oh ciel! non so.


(Trombe di dentro.)


 


Ecco le trombe: Al campo, al campo.

Di gloria avvampo e di furor.

Il vivo lampo diquella/questaspada

splenda terribile sul traditor.

Se il cielti/miguida, fausto ti/mi arrida,

renda invincibile iltuo/mio valor.

(partono)


 


Scena nona

Isaura, indi Amenaide




 


 


Isaura

(di dentro)

Ov'è?.. dov'è? lasciatemi. -

(esce) L'amica,

La cara amica io veder voglio. -In questi

Momenti estremi...



Amenaide

(escendo) Isaura! - ah! lo vedesti?

Ei, mio campione...



Isaura

Ei che infedel ti crede?



Amenaide

Ingrato! ei conosca

D'Amenaide il cor, ei non dovea

Di me temer, no, mai.



Isaura

Foglio fatale! -

Ma tuo guerrier ei pugna intanto!



Amenaide

E quale fia il destin di tal pugna! -

(verso Argirio che comparisce)

Ah! che ne sai, favella, o padre.







Scena decima

Argirio e detti. Coro a suo tempo


 


Amenaide

Gran Dio!

deh, tu proteggi il mio

prode campion, guida il suo braccio. Il velo

squarcia di vil calunnia, oppresso cada

l’iniquo accusator... No, non piangete:

trionfar mi vedrete. Erro di morte

in riva ancor; ma non per me pavento.

Ciel! tu sai per chi tremo in tal momento.

Giusto Dio che umile adoro,

tu che leggi nel cuor mio,

tu lo sai se rea son io,

per chi imploro il tuo favor.

Vincitore a me sen rieda,

me innocente e fida ei creda,

poi si mora...


 


(Colpo lontano. Musica giuliva in lontananza, che viene avanzandosi.)


Qual fragore!

Il mio fato è già deciso.


Coro

L’eroe viva!


Amenaide

Ah! chi è l’ucciso?


Coro

Viva il prode vincitore!


Amenaide

Che sperar, temer degg’io?

Come in sen mi balza il cor!


Coro

Donna, esulta.


Amenaide

Il mio campione!...


Coro

Trionfò.


Amenaide

Orbazzano?


Coro

Estinto.

Dell’eroe che per te ha vinto

vien la gloria a coronar.


Amenaide

Egli? oh padre! amici! oddio!

Il cor mio!... qui non vedete.

(Ah d’amore in tal momento

sol lo sento palpitar)


All’eccesso non potete

di mia gioia imaginar.


Coro

Torni il core in tal momento

di contento a palpitar. (parte con tutti)


 


 


Scena undicesima

Isaura


 


Isaura

Quante vicende omai

Capricciosa fortuna

Funeste e liete in un sol giorno aduna!


 


Gran piazza di Siracusa.


 


 


Scena dodicesima

Popolo accorso. Nobili disposti.

Marcia; soldati, scudieri, cavalieri che precedono il carro trionfale su cui comparisce Tancredi. L’armatura d’Orbazzano n’è trofeo.

Gli scudieri di Tancredi portano ai lati del carro le di lui insegne. Roggiero collo scudo.


 


Coro

Plaudite o popoli, al vincitore.

I canti esaltino il suo valore.

L’Eroe si celebri di nostra età.


Tancredi

Dolce è di gloria l’accento ognor.

Della vittoria caro è l’onor,

ma un cor ch’è misero calmar non sa.


Coro

Superbo ed ilare gloria ti renda;

al cor ti scenda felicità.

Recitativo dopo il coro


Tancredi

Le insegne mie raccoglie,

fido Roggier. E voi mi precedete.

(a’ Scudieri)

Invano, o Cavalier, mi trattenete.

Noto un giorno vi sia che non indegno

ero del vostro amor. Caro, e a me sacro

è questo suolo, ma un destin crudele,

implacabile ognor mi guida altrove,

di qua mi scaccia... Andiam, Roggier.


Roggiero

Ma dove?


Tancredi

Lunge a perir da questa

infausta terra.


Roggiero

Almen...


Tancredi

Vieni.


 


 


Scena tredicesima

Amenaide e detti


Amenaide

T’arresta.


 


Tancredi

(Fiero incontro!)

E che vuoi?


Amenaide

Tu a me la vita

generoso serbasti,

ma quel tuo cor?


Tancredi

Salva ora sei. Ti basti.

Vivi dunque felice... se lo puoi,

infra i rimorsi tuoi. Vanne.


Amenaide

Crudele!

Tu mi credi infedele?


Tancredi

Io? ti difesi.


Amenaide

(con trasporto)

Ah no, credi, o mio Tan...


Tancredi

Fermati. In campo

per te morte sfidai.

Brami adesso la mia! paga sarai.

Lasciami, non t’ascolto,

sedurmi invan tu speri,

quei sguardi lusinghieri

serba al novello amor.


Amenaide

Odimi, e poi m’uccidi.

Sì, che innocente io sono.

Riprenditi il tuo dono,

se rea mi credi ancor.


Tancredi

Ah come mai quell’anima

cangiò per me d’affetto!

Per chi sospiri in petto,

o debole mio cor?



Amenaide


Ah che fedel quest’anima

serbò il giurato affetto.

Fosti tu sol l’oggetto

del tenero mio cor.


Amenaide

(tenerissima)

Dunque?


Tancredi

(risoluto)

Addio.


Amenaide

Lasciar mi puoi?


Tancredi

Che più vuoi?


Amenaide

Seguirti


Tancredi

Trema.


Amenaide

E qui sfoga il tuo furor.

(gli offre il petto)


Ah sì mora e cessi omai

l’atro orror de’ mali miei.

Sì tu sol, crudel, tu sei

la cagion del mio dolor.

(partono)


(Roggiero vuol seguir Tancredi che d’un cenno lo vieta.)


 


 


Scena quattordicesima

(Roggiero, indi Isaura)




Roggiero

Infelice Tancredi!ah no, non fia

che, ad onta del suo cenno, io l’abbandoni

sì desolato in preda del suo fiero

troppo giusto furor.


 


 


Scena quindicesima

Roggiero




Roggiero

E scoperta innocente Amenaide, tranquillo,

e pago il mio signore appieno

ritorni a respirar di pace in seno.


Torni alfin ridente, e bella

a brillar d’amor la face;

e nel sen d’amica pace

dolce calma trovi il cor.

Se di tanti affanni e pianti

il contento sia mercede;

e coroni tanta fede

pura gioia, eterno amor.


 


 


Catena di montagne, burroni scoscesi, torrenti che precipitano e vanno aformare l’Aretusa. Selva che copre parte del piano e della montagna. L’Etna in lontananza. Il sole verso l’occidente, e riverbera sul mare alla parte opposta. Tende africane sparse sulle montagne. Qualche caverna.


 


 


Scena sedicesima

Durante il ritornello si vede Tancredi salire, indi scendere, concentrato cupamente; avanza sospiroso, s’arresta




Tancredi


Dove son io? Fra quali orror mi guida

il tradito amor mio? Di que’ torrenti

il fragor; de’ venti il fremer cupo;

il triste abbandono di natura...

Ah! tutto accresce,

tutto pasce nel povero mio core

le tetre idee del mio tradito amore.

Ah che scordar non so

colei che mi tradì...

l’adoro ancor.

Dunque penar dovrò,

languire ognor così!

Povero cor!


(si abbandona su d’un sasso all’ingresso d’una caverna)


(Intanto da’ burroni, dalla selva compariscono gruppi di soldati saraceni, che s’avviano al campo.)




Coro


Regna il terror nella città;

Tancredi di dolor dunque morrà...

Ove sarà?

Egli col suo valor ci guiderà, trionferà.

Il Saraceno allor spento cadrà.

S’esulterà. (vanno disperdendosi)


 


 


Scena diciassettesima [quindicesima]

Amenaide e Argirio, con seguito di cavalieri e soldati


 


Amenaide

Ecco amici Tancredi.


Argirio

Tancredi...


Tancredi

Il nome mio...

Tu qui? perfida! e vai

di Solamiro al campo?


Amenaide

Oh mio Tancredi

esci d’errore omai.


Tancredi

Taci! è vano quel pianto, orror mi fai.

(ai Cavalieri)

Sì con voi pugnerò, con voi; la patria

salverò col mio sangue. Il mio destino

si compia allor; t’invola!

Penai, piansi per te, lo sai, lo vedi.

Vanne, infedel, morto è per te Tancredi.


Perché turbar la calma

di questo cor, perché?

Non sai che questa calma

è figlia del dolor!

Traditrice io t’abbandono

al rimorso, al tuo rossore;

vendicar saprà l’amore

la tua nera infedeltà.

Ma tu piangi... forse? oh Dio!


Coro

Vieni al campo.


Tancredi

Ove son io!


Coro

Gloria, amore il cor t’accenda

or ci guida a trionfar.


Tancredi

Sì la patria si defenda

io vi guidoa trionfar.

Non sa comprendere il mio dolor

chi in petto accendersi

non sa d’amor.


Coro

Gloria, amore il cor t’accenda

Solamirvinto/alfincadrà.


 


 


Scena sedicesima

Amenaide, Argirio, Isaura, scudieri




Amenaide


Ah ch’ei si perde! padre, Isaura, ei corre

nel suo furor a ricercar la morte.


Argirio

Infausto dì!

(a’ guerrieri)

Voi mi seguite,

(ad altri, e scudieri)

e voi su lor vegliate.


Amenaide

Anch’io

(per seguirlo)


Argirio

Rimanti; al braccio mio

accordi il cielo, il prisco suo vigore.

Di gloria in sen m’avvampa ancor l’ardore.

(parte)


 


 


Scena diciassettesima

Amenaide, Isaura, scudieri, guardie


Amenaide

Quanti tormenti in un sol giorno!.. Ah senti! Ferve la pugna, d’armi, di guerrieri

odi il fragor, le grida...


Isaura

Oh quale orrore spargesi intorno!


Amenaide

Come trema il core!

Che palpito affannoso? Quai funeste

immagini tremende? Forse adesso

il genitor, l’amante, esangue... oppresso...

Oh Isaura! io più, no, non resisto.


Isaura

Ascolta.

Cessò il tumulto.


Amenaide

Ah forse!


Isaura

A questa volta

stuol d’armati...


 


 


Scena ultima

Argirio, alcuni cavalieri con Tancredi e detti


Amenaide

Gran Dio! qual suon, quai grida!


Argirio

Figlia...


Amenaide

E Tancredi? il mio Tancredi?


Argirio

Piena vittoria egli ebbe sul nemico, oh Dio!

ma funesta vittoria... ei la sua patria

salvò col proprio sangue...


Amenaide

E’ morto?


Argirio

Appena

regge il fianco trafitto.

Nelle angoscie di morte il nome tuo

sospirando ripete.


Amenaide

Oh mio Tancredi!




Coro


Muore il prode

il vincitor;

Ah qual sangue!

Quale orror!

Recitativo dopo il Coro


Amenaide

Barbari! è vano ogni rimorso... oh Dio!

Tancredi! Sventurato...

e puoi udirmi ancora... e puoi tu ancora

su me fissar le moribonde luci?

Conoscimi, Tancredi,

il mio dolor conosci...la tua sposa -

Dunque l’ultimo sguardo or su me volgi?

M’odi ancor! Rea mi credi?


Tancredi

(sollevandosi)

Ah m’hai tradito!


Amenaide

Io!...


Argirio

Sventurata figlia! essa t’amava, e fu l’amarti il suo delitto. Ingiuste

fur le leggi, il Senato. A te fu scritto

quel foglio, a te.


Tancredi

M’inganno! Amenaide,

ed ami il tuo Tancredi?


Amenaide

Io mille morti

avrei mertate in non amarti; pensa

se rea...


Tancredi

Tu m’ami? A questi detti io sento

che m’è grave il morir.


Amenaide

Dunque, gran Dio,

così mia fe’...


Tancredi

Quel pianto

mi scende al cor.


Oh dio, lasciarti io deggio.

Già la morte s’appressa, io già la sento.

Argirio, ascolta, ecco de’ voti miei,

di mia fede l’oggetto. A quella mano

or la mia destra insanguinata unisci;

di sposo il nome io porterò alla tomba...

E tu sarai mio padre? -A vendicare

la mia patria, la mia sposa...

Vissi degno d’entrambe... amato, io spiro

ora d’entrambe in seno.

Ogni mio voto è già compito appieno,

Amenaide, serbami

tua fe’... quel cor ch’è mio.

Ti lascio...ah tu dei vivere.

Giurami... sposa... addio.


Amenaide

Tra quei soavi palpiti

brillar mi sento il core!

Un delizioso ardore

gioir, languir mi fa.

No, non vi posso esprimere

la mia felicità.


Argirio

Ah del piacer quest’anima

respira omai nel seno.

Tra voi felice appieno,

figli, il mio cor sarà.

No, non vi posso esprimere

la mia felicità.


Tancredi

Sì grande è il mio contento,

sì dolce è tal momento,

che tanta gioia ancora

credere il cor non sa.

No, non vi posso esprimere

la mia felicità.


Tutti

Sì tutto spiri intorno

piacer felicità.

Trionfano in tal giorno

amore e fedeltà.

 
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