La finta semplice (Falešná prosťačka)

Wolfgang Amadeus Mozart

Premiéra tříaktové opery buffa La finta semplice, která vznikla na objednávku císaře Františka I., se konala 1.5.1769 v Court theater v arcibiskupském paláci v Salcburku v následujícím obsazení:
 
Fracasso, maďarský kapitán : Joseph Meissner (tenor)
Rosina, jeho sestra : Maria Magdalena Haydn (soprán)
Simone, kapitánův seržant : Felix Winter (bas)
Don Cassandro, násilnický nepřítel žen, bohatý šlechtic : Joseph Hornung (bas)
Don Polidoro, jeho bojácný bratr : Anton Franz Spitzeder (tenor)
Giacinta, jejich sestra : Maria Anna Braunhofer (mezosoprán)
Ninetta, jejich služebná : Maria Anna Fesemayer (soprán)
Libreto napsal Marco Coltellini podle stejnomeného dramatu Carla Goldoniho.
První uvedení v Německu se konalo až 2.10.1921 a to v Karlsruhe jako Die verstellte Einfalt, v Čechách měla opera premiéru v Praze v prosince 1928.

LIBRETO


ATTO PRIMO


Giardino con un viale d'alberi che si

stende alla pianura sopra d'una eminenza,

ove termina nella facciata d'un palazzino

da campagna.



SCENA PRIMA

Giacinta, Ninetta, Fracasso, Simone.



GIACINTA, FRACASSO, NINETTA, SIMONE:

Bella cosa é far l'amore!

Bello é assai degli anni il fiore!

Bella é piů la libertŕ!


GIACINTA:

Ma un momento cosě bello

Forse piů non tornerŕ.


FRACASSO:

Son soldato, e a far duello

Guai se alcun mi sforzerŕ.


NINETTA:

Bravo questo, e bravo quello,

Ma nissun me sposerŕ.


SIMONE:

La tua testa é un molinello

Questo sol temer mi fa.


GIACINTA:

Ritiriamoci, amici

Che temo esser sorpresa

Da' miei fratelli sě bizzarri e strani!


NINETTA:

Addio, Simone, e ci vedrem domani.


FRACASSO:

Ma cospetto di bacco!

Son pur due mesi adesso,

Che in casa vostra abbiam stanza e quartiere;

E tuttavia si teme

Se siam trovati due momenti insieme.


GIACINTA:

Sapete pur chi sono

I due fratelli miei?


NINETTA:

Sono due pazzi,

Due storni, due merlotti,

Due gran caricature.


FRACASSO:

Che importa a me? Sian pure;

Io li farň tremare. Alfin si tratta

Di farvi sposa mia.


SIMONE:

Si tratta alfine.

Che possa anch'io sposar questa ragazza.


GIACINTA:

Guai, se lo sa il maggiore, egli ne ammazza.


FRACASSO:

L'ammazzeremo lui.


SIMONE:

Li sforzeremo

A queste nozze entrambi.


NINETTA:

Oh, non fate gli strambi,

Che per far queste nozze

Non val bravura, e furberia ci vuole.


FRACASSO:

Come sarebbe a dir?


NINETTA:

Sarebbe a dir?

Che l'un de' miei padroni

Perché fu maltrattato

Da sua cognata un tempo, e l'altro poi

Per timore del primo, or son del pari

Nemici delle donne.


SIMONE:

Oh che somari!


FRACASSO:

Dunque, che vuoi tu fare?


NINETTA:

Vň farli innamorare.


FRACASSO:

Di chi?


SIMONE:

Di qualche vecchia

Che sappia far la bella?


NINETTA:

Non aspettate voi vostra sorella?


FRACASSO:

Arriverŕ a momenti.


NINETTA:

Fate, che parli meco

Piů presto che potete;

Fate, che voglia anch'ella

Regolarsi a mio modo, e non temete,

Che noi ci sposerem quando volete.


FRACASSO

Quando non vuoi che questo,

Io farň tutto, e presto.

Olŕ, Simone, all'osteria vicina

Smontar dee mia sorella. Ivi l'aspetta,

Va ad avvisar Ninetta

Subito che sia giunta, e sia tua cura,

Che le possa parlar senza paura.


SIMONE:

Benissimo, signore,

Ma quando avran parlato

Queste due volpi insieme

Io dubito di pioggia, e di tempesta;

E tutti ne diran; guarda la testa.

Troppa briga a prender moglie,

Troppa briga in veritŕ.

Non é cosa da soldato,

Che la vuole a buon mercato

O di meno ancor ne fa.

Son le donne belle e buone,

Ma se tanto han da costar,

Per un sol mazzo di carte,

Per un fiasco di buon vino,

Per due pipe di tabacco,

Ve le do tutte in un sacco,

Né mi vo' piů maritar.

(Parte.)



SCENA SECONDA

Ninetta, Fracasso e Giacinta.



NINETTA:

L'un de' patroni é alzato

Ché aperte giŕ le sue finestre io veggio.


FRACASSO:

Ben, che sarŕ per questo?


NINETTA:

Oh niente, che a vostro grado

Restate voi, che a trappolarli io vado.

(Parte.)


FRACASSO:

Ninetta é scaltra assai.


GIACINTA:

Ma assai conosco i miei fratelli anch'io.


FRACASSO:

Ad un uomo par mio,

Che ad essi far potrebbe un brutto giuoco,

Per dir di no ci penseranno un poco.


GIACINTA:

Vel diran certamente.


FRACASSO:

Se mel diran, farne saprň vendette;

Saprň sposarvi a forza

Saprň condurvi altrove, e mi trattengo

Sol perché spero...


GIACINTA:

Oibň, signor, non vengo.


FRACASSO:

Cosě non farem nulla.

Troppo fredda voi siete,

Né sapete alla fin cosa volete.


GIACINTA:

So che vi voglio ben.


FRACASSO:

Del vostro bene

Che n'ho da far, se presto

Non arrivo a sposarvi, e vi perdete

In occhiate, e in sospiri,

Ché noi soldati non contiamo un fico?


GIACINTA:

Pian, che ci pensi un poco, e ve lo dico.

Marito io vorrei

Ma senza fatica.

Averlo, se comoda

Lasciarlo, se intrica;

Che aspetti degli anni,

Che sole le mani

Gli basti baciar!

In somma io desidero

Un uomo d'ingegno,

Ma fatto di legno,

Che dove lo metto,

Lŕ sappia star.

(Parte.)



SCENA TERZA

Fracasso, poi Cassandro.



FRACASSO:

Oh, starem male insieme

Ch'ella é tutta di ghiaccio, io tutto fuoco,

Ma pure l'amo un poco

E se arrivo a sposarla a mio talento.

Non mi fo' piů ammazzar per complimento.


CASSANDRO:

Non c'é al mondo altro che donne:

Ma sian belle, ma sia buone,

Non mi voglio infemminire,

Non mi vo' matrimoniar.

Servitore... sě signore,

Sua sorella... l'ho con ella,

Vada altrove ad abitar.


FRACASSO:

Con chi l'ha Don Cassandro?


CASSANDRO:

L'ho con i capitani,

Colle capitanesse sue sorelle,

Cogli alfier, coi sergenti,

Coi tamburi, e le trombe,

Coi cannoni, e le bombe,

Che or or vorran con vostra signoria

Il quartier generale in casa mia.


FRACASSO:

E forse giŕ arrivata

La Baronessa mia sorella?


CASSANDRO:

Appunto.

Non fosse mai venuta!


FRACASSO:

L'avete voi veduta?


CASSANDRO:

Non la voglio veder: donne non voglio

In casa acquartierate.


FRACASSO:

A me lo dite? Andate

A dirlo a chi si aspetta.


CASSANDRO:

Spedirň in Transilvania una staffetta.


FRACASSO:

Dove son io, ci deve

Star mia sorella ancora

Che del pari v'onora.


CASSANDRO:

Oh, lo sappiamo;

Ma ci vuol convenienza,

Si domanda licenza

E purché non ci venga a civettare,

Vedremo... e penserem che s'ha da fare.


FRACASSO:

Ella sa le creanze

So il mio dovere anch'io; pria la vedete,

E poi deciderete.


CASSANDRO:

Eh, la vedremo;

Perché si dee cerimoniar la donna

Per la sua fratellevol fratellanza;

Del resto ho per usanza,

Vo' dir, che star costumo

Alla larga dal fumo.

Imperciocché quantunque

La militare sua baroneria

La vorrei persuasa,

Che mi puň imbaronar tutta la casa.


FRACASSO:

Olŕ, mi meraviglio:

D'una sorella mia

Non si parla cosě.


CASSANDRO:

Di lei non parlo,

Cioé parlo di tutte, anzi pretendo

Non parlar di nissuna.


FRACASSO:

Che stil spropositato!

Io non v'intendo.


CASSANDRO:

M'intenderŕ Madama,

Conciossiaché di lei, in casa m'han detto,

Che parla e scrive ancor senza alfabeto.


FRACASSO:

Certo la troverete

Una buona ragazza.


CASSANDRO:

Oimé... sarŕ una pazza!

Tanto meglio: sě bene...

Vo' dir che mia cognata

Uno spirito avea da spiritata.


FRACASSO:

Della sorella mia

Non dovete giŕ aver tale impressione.


CASSANDRO:

Ma - fo come Catone

Cioé fuggo i rumori.


FRACASSO:

Cosa temete voi? Che v'innamori?


CASSANDRO:

Io innamorarmi! Oh sfido

Lucrezia, Marco Antonio, e Catilina,

N'ho avute una dozzina,

Che volean migliorar questo colosso.

Ma non voglio: non posso!

Conciossiaché ho fissato

Verginello morir come son nato.


FRACASSO:

Ne ho veduti degli altri

Che facean colle donne i paladini,

E poi ci son caduti.


CASSANDRO:

I babbuini.


FRACASSO:

Ci cadrete, io scommetto

Presto, o tardi voi pure.


CASSANDRO:

Uh poveretto!


FRACASSO:

Non fate tanto il bravo.


CASSANDRO:

Sono in questo un Orlando...

Anzi... cioé... Con lui non mi baratto.


FRACASSO:

Orlando per le donne era un bel matto.

Guarda la donna in viso,

E non l'amar, se puoi;

Con un gentil sorriso,

Con quegli occhietti suoi

"Vieni", vi dice, "vieni,

Se per me piangi, e peni

Ch'io t'ho da consolar".

E siano pure infide,

Siano le donne ingrate:

Quando una guarda, e ride,

Vogliate o non vogliate,

Bisogna perdonar.

(Parte.)



CASSANDRO:

Eh! ben ben, ci vedremo, e sua sorella

Metterla voglio in tanta soggezione,

Che creda di parlar con Cicerone.

(Parte.)



SCENA QUARTA

Rosina, Ninetta, poi Polidoro.

Gabinetto nella casa di Cassandro.



ROSINA:

Colla bocca, e non col core,

Tutti sanno innamorar.

Ma chi vuol fede, ed amore

Da me venga ad imparar

Che si puň senza rossore

Gradir tutti, e un solo amar.


NINETTA:

Sicché m'avete inteso?


ROSINA:

So cosa deggio fare.


NINETTA:

Fateli innamorare

Questi due sciocchi, e giacché l'un ne viene.

Cominciate da lui.

ROSINA: Qual vien di loro?


NINETTA:

Viene Don Polidoro,

E con lui ci vuol poco

Che di sposarla ei tratta

Se vede con la scuffia anche una gatta.


ROSINA:

Zitto, ch'egli entra adesso.


POLIDORO

(dalla porta fa cenno a Ninetta che corre a lui):

Ehi?


NINETTA:

Signore.


POLIDORO:

E permesso?


NINETTA:

COSA?


POLIDORO:

Veder Madama.


ROSINA:

(correndogli ěncontro)

Favorisca, se il brama,

Complimenti non vo'; sempre padrone,

Ecco a baciar la mano

Ecco lŕ da seder; voglio l'onore

Dell'amicizia vostra, e qui si viene

Si va, si resta a desinare, a cena,

Perché io non ho pretese,

E tratto cogli amici alla francese.


POLIDORO

(facendo cenno a Ninetta):

Ehi!


NINETTA:

Da me che volete?


POLIDORO:

Cosa rispondere?


NINETTA:

Non intendete,

Che non vuol cerimonie, e tutto é buono

Quel che vi viene in bocca?


POLIDORO:

Ho capito... Madama

Gran bell'abito avete!


ROSINA:

Eh, bagatelle

All'uso del paese.


POLIDORO:

Oh come belle

Quelle scarpine ancora!


ROSINA:

(Che sciocco!)


POLIDORO:

Ma signora,

Piů delle scarpe vostre, io mi dichiaro,

Siete bella voi stessa.


NINETTA:

(Oh che somaro!)


ROSINA:

Tutta vostra bontŕ.


POLIDORO:

Voi mi piacete.


ROSINA:

Oh, troppo onor!


POLIDORO:

Volete

Prendermi per marito?


ROSINA:

Io non son degna

D'una tanta fortuna.


POLIDORO:

Eh non importa.

Anch'io non voglio cerimonie, e basta

Che non lo sappia mio fratel: del resto

Vi sposo adesso qui.


ROSINA:

Ma... cosě presto?

Cosě arrivata in casa vostra appena,

E nel vostro paese?


POLIDORO:

Sě ben, come diceste, alla francese.


ROSINA:

Alla francese ancora,

Domanda un matrimonio i passi suoi.

S'ama da prima, e poi

Qualche visita almeno!

Qualche gentil biglietto!

Qualche bel regaletto!

In somma un uom di spirito qual siete,

In somiglianti impegni

Bisogno non avrŕ, che altri gli insegni.


POLIDORO:

Insegnatemi pure,

Mala visita é fatta;

E il regalo farň senza fatica.

Quello che piů m'intrica

É il biglietto, oh Madama,

Ché a scriver mai non m'insegnň la mamma.


NINETTA:

Eh non serve, signore;

Sarň io, se volete,

La vostra segretaria!


POLIDORO:

Ma nol dite a nessun.


NINETTA:

Nemmeno all'aria.


POLIDORO:

Cosě ci sposerem.


ROSINA:

Tempo e cervello!


POLIDORO:

Non basta un'ora?


NINETTA:

É qua vostro fratello.


POLIDORO

(vedendo arrivare Don Cassandro):

Oh poveretto me!


ROSINA:

Non dubitate:

Perché nulla sospetti,

Io me ne andrň finché con voi ragiona.


POLIDORO:

Se con voi mi ritrova, ei mi bastona.


ROSINA:

Siatemi voi costante;

Ché, per esservi amante,

Fin col fratello vostro

A me non mancheran mille ripieghi

E se m'ha da parlar, vo' che mi preghi.

(Parte.)



NINETTA:

Gran fortuna é la vostra;

Chi moglie tal non prende, é grosso e tondo,

Perché di queste ne son poche al mondo.

(Parte.)



SCENA QUINTA

Cassandro e detto.



POLIDORO:

Oh, la prendo da vero.


CASSANDRO:

Dov'é la Baronessa?


POLIDORO:

In qualche sito

Sarŕ sicuramente.


CASSANDRO:

Oh scimunito!

Voi mi fate vergogna;

E non aveste mai

Il coraggio, cioé la petulanza,

Di parlar seco lei?


POLIDORO:

Le ho giŕ parlato.


CASSANDRO:

Ella v'avrŕ trovato

Un stolido rampollo - sě signore,

Della progenie nostra ingenerata

Di mascolini eroi.


POLIDORO:

S'é innamorata.


CASSANDRO:

Di voi?


POLIDORO:

Di me.


CASSANDRO:

Sarŕ una sciocca anch'ella.


POLIDORO:

Ve la mantengo, é bella.


CASSANDRO:

Bella, ma senza spirito;

Bella senza intelletto.


POLIDORO:

Ha uno spirito...

Da spirito folletto.


CASSANDRO:

Non é dunque per voi,

Amar non puň un storno

E statele lontan.


POLIDORO:

La notte, o il giorno?


CASSANDRO:

E giorno, e notte, e sempre

Seco lei non trescate.


POLIDORO:

Farň quel che voi fate.


CASSANDRO:

Io posso far che voglio.

Infra noi due

C'é una gran differenza.


POLIDORO:

Siamo perň fratelli, in conclusione.


CASSANDRO:

Ma son io uom di garbo, e voi minchione.


POLIDORO:

Sarň per altro un uomo.


CASSANDRO:

E per questo?


POLIDORO:

La donna mi piace.

E d'una moglie ho anch'io bisogno.


CASSANDRO:

Da farne che, baggiano?


POLIDORO:

Quel che gli altri ne fanno.


CASSANDRO:

Voi donne?

Voi mogliera?

Oh che asinaccio!


POLIDORO:

Zitto, zitto, che taccio.


CASSANDRO:

Non lo dite piů mai.


POLIDORO:

Farň senza parlar.


CASSANDRO:

Cosa farai?


POLIDORO:

Tutto quel che volete.


CASSANDRO:

Mai piů parlar di donne.


POLIDORO:

Si signor.


CASSANDRO:

Non guardar per amore

Mai piů la Baronessa...


POLIDORO:

Signor sě.


CASSANDRO:

E quando ella vi guarda

Cioé quando vi piace

Chiuder gli occhi, fuggir, farle dispetto.


POLIDORO:

Andrň a cacciarmi per paura in letto.

Cosa ha mai la donna indosso

Che mi piace tanto tanto?

Se la guardo, in lei m'incanto:

Se la tocco mi fo rosso;

E che caldo ella mi fa!

Il malanno che li porti,

Quei che sprezzan le consorti,

Carezzarla coccolarla,

Una moglie, poveretta.

Una moglie, benedetta,

Anche a me, per caritŕ.

(Parte.)



SCENA SESTA

Cassandro e Rosina.



CASSANDRO:

Grand'uomo che son io,

Per non temere le donne! Ecco che viene

La Baronessa, e sfoderar bisogna

Tutta la mia eloquenza, onde ella veda

Dal mio cerimonial cerimoniante

Che lo spirito suo meco é spirante.


ROSINA

(ritirandosi spaventata):

Chi é qua? fratello... aiuto.


CASSANDRO:

Cosa avete veduto?

Cioé, di che temete?

Un galantuom son io.


ROSINA:

Un galantuomo?


CASSANDRO:

Al portamento, al viso,

All'abito leggiadro.

Chi, come e quale mi credeste?


ROSINA:

Un ladro.


CASSANDRO:

Per una qual voi siete

Spiritosa pulcella,

Questa é una debolezza.


ROSINA:

Io spiritosa...

O sě, signore, e come!


CASSANDRO:

(Non mi pare;

Mala vo' esaminare.)


(Fa portar delle sedie.)

Sediam qui, Baronessa

E discorriamla un poco.


ROSINA:

Sarěa meglio in cucina, appresso il fuoco.


CASSANDRO:

(Che stolida!) Volete

Che parliamo in francese?

In tedesco, in turchesco o in italiano?


ROSINA:

Come, che piů vi piace.


CASSANDRO:

In verso o in prosa?


ROSINA:

Oibň, né l'un né l'altro.


CASSANDRO:

Come se ognun, che parla,

Cioé sempre favella il mondo intiero

O in prosa, o in versi?


ROSINA:

Io nol sapea da vero.


CASSANDRO:

Ma dunque che sa lei?


ROSINA:

So che tre e tre fan sei.


CASSANDRO:

Poter del mondo! Siete

Una gran dottoressa in aritmetica.

E non é giŕ sě poco

Nell'etŕ vostra; di quanti anni?


ROSINA:

Gli anni?


CASSANDRO:

Sě, signora Madama.


ROSINA:

Lasciate, che ci pensi.


CASSANDRO:

E cosě?


ROSINA:

Gli anni adesso

Son mille settecento

Sessantotto in punto.


CASSANDRO:

Oh che portento!


ROSINA:

Chi é questo signore?


CASSANDRO:

Non sapete che sia il portento, il prodigio

Da tutti conosciuto?


ROSINA:

Non ho l'onor d'averlo mai veduto.


CASSANDRO:

(Che innocente fanciulla!

Questa non fa paura.)


Ma nulla voi sapete?


ROSINA:

Oh, so un poco di tutto.


CASSANDRO:

Verbigrazia;

Voglio dir, per esempio?


ROSINA:

Sě signore.


CASSANDRO:

Cosa sapete voi?


ROSINA:

Far all'amore.


CASSANDRO:

L'avete fatto mai?


ROSINA:

Signor sě.


CASSANDRO:

E al giorno d'oggi

Lo fate?


ROSINA:

Sě signore.


CASSANDRO:

E lo vorrete far anche dappoi?


ROSINA:

Signor sě.


CASSANDRO:

Ma con chi?


ROSINA:

Bella! con voi.


CASSANDRO:

Con me? (M'accosto un poco,

Che questa é al caso mio.)


ROSINA:

(Povero allocco!)


CASSANDRO:

(Un muso da museo,

Una buona pulcella innocentina.

Eh, lascia far a noi.)
Ehi! - Madama.


ROSINA:

Che volete?


CASSANDRO:

Accostatevi.


ROSINA

(s'accosta un poco):

Cosě?


CASSANDRO:

(la tira vicino affatto)

Cosě in buon'ora.


ROSINA:

Se volete, io vi vengo in braccio ancora.


CASSANDRO:

(Senz'altro é innamorata).

Ma dite in confidenza,

Voi faceste all'amore

Anche con mio fratello?


ROSINA:

Sě signore.


CASSANDRO:

E sposarvi vorrebbe?


ROSINA:

Signor sě.


CASSANDRO:

Onde, se io vi sposassi,

Rivale avrei la fratellanza in casa,

E dividendo il core

Mi fareste voi forse?


ROSINA:

Oh sě, signore.


CASSANDRO:

Poter del mondo! Io sfido

Tutta la quinta essenza feminesca

Ad esser piů sincera:

Cioé piů di costei sciocca e ciarliera.


ROSINA:

Ah!


CASSANDRO:

Cosa é quel sospiro?


ROSINA:

Quanto piů vi rimiro,

Voi nemmen mi guardate.


CASSANDRO:

Anzi a forza d'occhiate

Vi assorbo e vi divoro.


ROSINA:

Una manina almeno.


CASSANDRO:

Ecco la mano.

(Quanto é mai compiacente!

E come mi vien caldo!)


ROSINA:

Quanto siete mai bello!


CASSANDRO:

Me l'han detto degli altri.


ROSINA:

Oh, questo anello!


CASSANDRO:

Mi costa mille scudi.


ROSINA:

Se mi voleste bene?


CASSANDRO:

Oh, son di fuoco.


ROSINA:

Mel dovreste donar!


CASSANDRO

(alzandosi in fretta):

Torno tra poco.


ROSINA:

Partite da chi v'ama?


CASSANDRO:

Sento lŕ fuora che qualcun mi chiama.


ROSINA:

Lasciatemi l'anello

Che in vece vostra compagnia mi tenga.


CASSANDRO:

Sě bene, un'altra volta,

Cioé mai piů, conciossiaché so io...

L'anello ha d'esser mio.


ROSINA:

Perché voi non mi amate.


CASSANDRO:

Oh mai... non dubitate;

Ma...


ROSINA:

Siete troppo avaro.


CASSANDRO:

Oh mai, me ne dichiaro;

Ma...


ROSINA:

Se non ho da voi

Questa memoria almen, presto mi scordo.


CASSANDRO:

A questa cantilena oggi son sordo.

Ella vuole ed io vorrei

Convenire non si puň.

Quando son vicino a lei

Vale a dir: solus cum sola,

A un'occhiata, a una parola

Mi riscaldo, mi fo rosso:

Mi par ch'abbia il fuoco addosso

Sento il sangue in ogni vena,

Che ribolle e fa blo, blo.

Ma l'amor finisce poi

Colla borsa e coll'anello.

Ed il sangue giŕ bel bello

Si rapprese, si gelň!

E son come un can barbone,

Fra la carne ed il bastone:

Vorrei stender lo zampino

E al baston piů m'avvicino,

E abbaiando, mugolando

Piglio il porco e me ne vo'.

(Parte.)



SCENA SETTIMA

Fracasso, Ninetta e detta.



FRACASSO:

Eh ben, sorella mia?


ROSINA:

Siamo a buon segno

E in questo dě m'impegno

D'innamorarli tutti due del pari

Sino a farmi sposar.


FRACASSO:

Basta, ch'io sposi

Giacinta lor sorella.


NINETTA:

E ch'io sua damigella,

Abbia Simone per marito mio.


ROSINA:

Tutto va ben; ma vo' marito anch'io.


FRACASSO:

Sono sě pazzi entrambi

Ch'io non saprei qual sia per voi migliore.


NINETTA:

Il piů sciocco é il minore:

Attaccatevi a lui

Che farete piů presto;

Ed una moglie spiritosa e bella

Come l'han molte e molte,

Un marito ha d'aver buono tre volte.


FRACASSO:

No! che quell'altro almeno

Un uom non é di legno, e mia sorella

Di ridurlo a dovere é ben capace.


ROSINA:

Io sposerň quello che piů mi piace.

Ma perché piaccia un uomo,

E perché amor non sia di noi tiranno

Cosa si debba far, tutte non sanno.

Senti l'eco, ove t'aggiri,

Sussurrar tra fiori e fronde

Ma se gridi o se sospiri,

Quello sol l'eco risponde

Che ti sente a ragionar.

Cosě far dovrebbe ancora

Cogli amanti, e questa e quella:

Voler bene a chi l'adora,

Corbellar chi ne corbella

Non dar niente a chi non dona,

Ché l'usanza é bella e buona

Di far quel che gli altri fanno

E in amor non puň fallar.

(Parte.)



SCENA OTTAVA

Polidoro, e detti.



POLIDORO:

Ninetta.


NINETTA:

Che volete?


POLIDORO:

Digli a colui, che vada,

Perché t'ho da parlar da solo a sola.


FRACASSO:

Dov'é la convenienza?

Quivi alla mia presenza

Non si parla in secreto?


POLIDORO:

Andate via

Che ho un non so che da dirle.


FRACASSO:

A mia sorella

Porto rispetto adesso, e alla sua stanza:

Ma noi v'insegneremo la creanza.

(Parte.)



NINETTA:

Voi l'avete irritato.


POLIDORO:

Eh - non importa.


NINETTA:

E se vi bastonasse?


POLIDORO:

Eh, prenderemo

Le bastonate ancora

Per quella, che m'adora; e preme adesso

Quel biglietto, che sai.


NINETTA:

L'ho preparato;

Eccolo sigillato!

Di tenerezze é pieno,

E basta ritrovar chi a lei lo dia

Perché io non sarei buona.


POLIDORO:

Glielo darň in persona.


NINETTA:

Oh bravo da vero!

La moda é nuova affatto;

Mala migliore é poi

Far tutti da sua posta i fatti suoi.


NINETTA:

Chi mi vuol bene

Presto mel dica,

Che per capire

Non vo' fatica,

Né intisichire

Per civiltŕ.

Tutti i biglietti

Io ve li dono:

Sono seccaggini

Son melensaggini,

E alla piů presta,

Da testa a testa,

Tutto si fa.

(Parte.)



SCENA NONA

Polidoro, poi Rosina, Ninetta, Fracasso,

poi Cassandro, Giacinta e Simone.



POLIDORO:

Adesso é fatto tutto,

Questo é il biglietto, che da me pretende

L'innamorata mia,

Anche il regalo é pronto,

Onde faccio il mio conto,

Che nissun me la toglie,

E saremo cosě marito e moglie.

Ecco che viene appunto. Allegramente

Che solo qui mi trova;

E se ancor qui venisse mio fratello,

In sua presenza aver dovrŕ cervello


ROSINA:

Dove avete la creanza?

Mio fratello e la mia stanza

Sempre s'ha da rispettar.


FRACASSO:

Cospettaccio, cospettone!

Vo' da voi soddisfazione,

O vi faccio bastonar.


POLIDORO:

Non so niente, poveretto.

N'é cagion questo biglietto,

Ch'io le avea da presentar.


FRACASSO:

Un biglietto a mia sorella?


NINETTA:

La faceste ora piů bella.


ROSINA e FRACASSO:

Non prendiam vostri biglietti,

Non sappiam di voi che far.


POLIDORO:

Me l'avete voi richiesto.


ROSINA e FRACASSO:

Per noi due che affronto é questo!


POLIDORO:

Ah Ninetta, che paura!


NINETTA

(lo fa inginocchiare):

In ginocchio a dirittura

E pregarli a perdonar.


FRACASSO:

Non perdono per sě poco.


NINETTA:

Lo scrissi io, cosě per giuoco.


ROSINA e FRACASSO:

Compatiam la debolezza,

E per fargli una finezza

S'ha il biglietto da accettar.


CASSANDRO:

Bravo, fratello!

Brava, Madama!

Cosě in ginocchio

Cosa si fa?


POLIDORO:

Ora sto fresco!

(a Fracasso):

Caro Tedesco,

Voi difendetemi per caritŕ.


CASSANDRO:

Anche biglietti,

Mia Signorina,

Quel mamalucco

Scriver vi sa?


ROSINA:

Oibň, signore,

Questo biglietto

Pieno d'amore

É per voi scritto

In veritŕ!


CASSANDRO:

Scritto l'avete

Per me, carina?


NINETTA:

Brava davvero!


FRACASSO:

Povero allocco!


CASSANDRO:

Leggiamo un poco:

Datelo qua.

(Prende il biglietto, e si ritira a leggerlo.)



POLIDORO

(a Rosina):

Finché il fratel non guarda,

Prendete il regaletto,

Che voi m'avete detto,

Per farmi poi sposar.

(Le porge una borsa.)



ROSINA

(prende con dispetto):

A me si dan danari?


NINETTA:

Che diavolo faceste?


ROSINA e FRACASSO:

Per bacco! i nostri pari

Non l'han da sopportar.


CASSANDRO:

Che fassi in quel cantone?

Fratello mio buffone,

A lei non t'accostar.


ROSINA:

Povero Polidoro!

Che questa borsa d'oro

Mi dŕ, se il voglio amar.


CASSANDRO:

Che pezzo d'asinaccio!

Di queste io non ne faccio,

Né sono con le donne

Si facile a cascar.


ROSINA

(a Cassandro):

Se mi volete bene

Quest'oro voi serbate,

E quell'anel mi date

Per farlo disperar.


CASSANDRO:

L'anel?


ROSINA:

Per un pochetto.


CASSANDRO:

L'anel?


ROSINA:

Vel rendo subito.


CASSANDRO:

Da vero, che ne dubito;

Ma in grazia del biglietto

Che con tal gusto ho letto

Vi voglio contentar.

(Le dŕ l'anello.)



SIMONE:

Presto, Madama,

Che uno vi chiama,

E vi vorrebbe

Complimentar.

(Parte.)



ROSINA

(volendo partire):

Subito... addio.


CASSANDRO

(la trattiene):

L'anello mio!


FRACASSO:

Corpo del diavolo!

Non vuol mangiarvelo.


NINETTA:

Non vuol scappar.


SIMONE:

Presto, signora!

Che c'é di fuora

Chi vi desidera

Seco a pranzar.


ROSINA

(come sopra):

Andiam, fratello!


CASSANDRO

(come sopra):

Prima il mio anello!


FRACASSO e ROSINA:

Poter del mondo!

De' pari nostri

S'ha da fidar.


CASSANDRO:

Senza che andiate

Con chi vi brama,

Fate, che resti

Quel che vi chiama,

Ch'io darň a tutti

Da desinar.


GIACINTA E NINETTA:

Bravo, bravissimo!


FRACASSO:

Cosě va fatto.


POLIDORO e SIMONE:

Quest'é cervello!


CASSANDRO:

Cosě l'anello

Non sparirŕ!


TUTTI:

Dunque a pranzo in compagnia,

E tra il vino e l'allegria

Che si balli, e che si canti,

Tutti amici, tutti amanti.

Viva amore e la beltŕ!


ATTO SECONDO


SCENA PRIMA

Ninetta e Simone.

Loggia nella casa di Cassandro.



NINETTA:

Sono i padroni miei

A pranzo ancor, né si alzeran sě presto.


SIMONE:

Un disordine é questo.


NINETTA:

Perché, Simone mio?


SIMONE:

Perché mi sento una gran fame anch'io.


NINETTA:

Da qui una mezza oretta

Pranzeremo noi pure; e godi intanto,

Se del mio amor ti preme,

Che star possiam liberamente insieme.


SIMONE:

L'amore é bello e buono!

Ma per far all'amor sempre c'é tempo.

E senza molto esame,

Piů sano é di mangiar, quando s'ha fame.


NINETTA

Sei ben poco galante.


SIMONE:

Ma che vuoi d'un amante?


NINETTA:

Voglio, che per star meco,

Sin di mangiar si scordi,

Di bere e di dormir, senza fatica.


SIMONE:

Questo é amare all'antica,

E vogliam noi soldati

Sol bocconi rubati.


NINETTA:

Onde?


SIMONE:

Se vuoi

Amor da me, chiamami a pranzo, e cena,

Che amando a pancia piena

Tutto va bene il resto,

E tra noi due c'intenderem piů presto.


NINETTA:

Per me dunque non sei.


SIMONE:

Perché?


NINETTA:

Perch' io vorrei

Un marito capace

Da lasciarsi trattar come mi piace.

Un marito, donne care,

Ci bisogna ritrovare,

Che non mangi, che non beva,

Che da noi tutto riceva,

Che a noi lasci comandar.

Se cosě non si ritrova,

né si puň farne di meno,

Far con esso un patto almeno

Ch'egli mangi quando ha fame,

Ch'egli beva quando ha sete,

Ma ne lasci sole e chete

Far noi pur quel che ne par.

(Parte.)



SCENA SECONDA

Simone e Giacinta.



SIMONE:

Eh, quando sia mia sposa,

La ridurrň con un bastone.


GIACINTA:

Per caritŕ, Simone!


SIMONE:

Che c'é, signora mia?


GIACINTA:

Se non hai tu giudizio,

Qui nasce un precipizio.


SIMONE:

Perché?


GIACINTA:

Il tuo capitano

E il maggior fratel mio, caldi dal vino,

Son venuti a parole.


SIMONE:

Oh, poco male.


GIACINTA:

Ma l'un troppo é bestiale,

L'altro, mezzo ubriaco,

Non sa che dica, e di parlar non resta.


SIMONE:

Lasciate, che si rompano la testa.


GIACINTA:

E poi: se non fan pace,

N'andrň di mezzo io sola.


SIMONE:

Basta a pacificarli una parola.


GIACINTA:

Ma intanto il tuo padrone

Vuole soddisfazione.


SIMONE:

E ci vuol tanto?


GIACINTA:

Si tratta alfine della vita.


SIMONE:

Ebbene?


GIACINTA:

Non é giŕ mio fratello uomo di guerra.


SIMONE:

Un poltrone di men sopra la terra.


GIACINTA:

Ah, prega il capitano,

Pregalo in nome mio, giacché non posso

In persona pregarlo.


SIMONE:

L'aiuterň piuttosto a bastonarlo.

Con certe persone

Vuol essere bastone:

E sia benedetta

La bella ricetta,

Che tutte le donne

Dovrian adoprar.

Bastone, Madama,

Con chi non vi ama,

Con chi fa il geloso,

Con chi non vuol spendere,

Ed osa pretendere

Di farvi cascar.

(Parte.)



SCENA TERZA

Giacinta e Polidoro.



GIACINTA:

Non mi marito piů, se al capitano

Col mio maggior fratello

Oggi nasce un duello...

Ecco il minore:

Raccomandiamci a lui.


POLIDORO:

Quanto romore!


GIACINTA:

Perché?


POLIDORO:

Per quell'anello.


GIACINTA:

Dovreste uno piů bello

Darne alla Baronessa, onde ella renda

Al fratel nostro il suo; né piů si gridi,

Né piů d'un uomo onesto

La pazienza si irriti.


POLIDORO:

Altro che questo!

Le vo' donar di meglio.


GIACINTA:

Cosa le donerete?


POLIDORO:

Non dico; ché il direte

A tutta poi la casa.


GIACINTA:

Oh, vi prometto

Che in casa nol sapranno.


POLIDORO:

Vo' donarle un bel maschio in capo all'anno.


GIACINTA:

Un maschio? oh, che sproposito!


POLIDORO:

Eh! voi siete fanciulla

E non sapete nulla.


GIACINTA:

So forse il mio bisogno...

Ma voi sposar?...


POLIDORO:

La Baronessa.


GIACINTA:

In sogno.


POLIDORO:

Vedrete ben tra poco.


GIACINTA:

Non vorrŕ Don Cassandro.


POLIDORO:

Basta bene

Ch'io voglia, e voglia anch'ella.


GIACINTA:

E se vi caccia via?


POLIDORO:

Anderemo a dormir sull'osteria.


GIACINTA:

Fareste a meraviglia;

Ma non farete nulla,

Perché la Baronessa

Non é donna per voi.


POLIDORO:

N'ho la promessa.


GIACINTA:

Di sposarvi?


POLIDORO:

Sicuro.


GIACINTA:

Quando é cosě, dovreste

Lasciar ch'io sposi il capitano ancora,

Che n'ha buona intenzione.


POLIDORO:

Io vi lascio sposare anche Simone.


GIACINTA:

E se il fratel non vuole,

A tutti la sua parte,

Ché siam tutti padroni.


POLIDORO:

Taglieremo la casa in due bocconi.


GIACINTA:

E andremo in Ungheria.


POLIDORO:

Ma un maschio tutte due farete in pria.


GIACINTA:

E perché aspettar tanto?


POLIDORO:

Oh! perché veda

Nostro fratel, che sempre mi strapazza,

Che piů di lui son io buono di razza.


GIACINTA:

Ho inteso. Ma tutto

Sta che alle parole

Corrispondano i fatti.

Sebben son usi a indovinare i matti.

Se a maritarmi arrivo,

So ben che voglio far

Lo sposo a dirittura

Legato alla cintura

Io melo vo' portar.

Che mi stia sempre appresso,

Che mi carezzi anch'esso

Che impari anche a filar:

E che mi mostra a dito,

Chi son tutta marito,

Purché non me lo rubi,

Lo lascierň cantar.

(Parte.)



SCENA QUARTA.

Polidoro e Ninetta.



POLIDORO:

Quando avrň moglie anch'io

Esser vo' tutto moglie, e notte, e giorno:

Non vo' nissuno intorno.

E perché non la rubi ognun, che passa,

La terrň sotto chiave entro una cassa.


NINETTA:

Signor, la Baronessa

Vi cerca con premura.


POLIDORO:

Vorrŕ forse sposarmi a dirittura.


NINETTA:

Darvi ella vuol piuttosto

L'ultimo addio prima che parta.


POLIDORO:

E dove - Vuol andar ella?


NINETTA:

Ad alloggiare altrove.


POLIDORO:

Perché?


NINETTA:

Vostro fratello

Che a voi parli non vuole.


POLIDORO:

Dei fatti noi farem, piů che parole.


NINETTA:

Per esempio?


POLIDORO:

Vien meco

Che l'andiamo a trovar; ma tu m'insegna,

Perché son nuovo affatto,

E un matrimonio non l'ho mai piů fatto.

(Partono.)



SCENA QUINTA

Rosina, poi Polidoro e Ninetta.

Sala con sedie e lumi, essendo notte.



ROSINA:

Amoretti, che ascosi qui siete,

E volando d'intorno ferite.

Ah, vi prego, da me non venite:

Questo cor non venite a piagar.


POLIDORO:

Madama, é fatto tutto:

La visita, il biglietto.

L'amor; e il regaletto:

Onde possiam sposarci in veritŕ:

E insegnatemi voi come si fa.


ROSINA:

Oh, ci vuol altro, amico.

Per un marito mio ch'ho da sposare.


POLIDORO:

E cosa ci vuol mai?


ROSINA:

Lo vo' provare.


POLIDORO:

In qual maniera?


ROSINA:

In tutte

Le qualitŕ piů belle alla francese.


POLIDORO:

Questa m'arriva nuova;

Ma provatemi pur.


ROSINA:

Bene, alla prova.

Cantatemi un'arietta,

O francese, o toscana.


POLIDORO:

Un'aria? da scirocco o tramontana?


ROSINA:

Fatemi un menuetto.


POLIDORO:

Oh, non me ne diletto.


ROSINA:

Non sapete far nulla?


NINETTA:

E fate il cicisbeo?


ROSINA:

Vediam se almen sapete il galateo.


POLIDORO

(in atto di partire):

Questa prova m'imbroglia.


ROSINA:

Non si parte

Senza licenza mia.


POLIDORO

(siede):

Siedo qui dunque,

E non mi muovo piů.


NINETTA:

Mai non si siede,

Quando la Dama é in piede.


POLIDORO:

Ora mi levo.

E dirlo anch'io volevo.


ROSINA:

Andate al diavolo

Che siete un villanaccio.


NINETTA:

Presto, da un'altra banda.


POLIDORO:

Perché?


NINETTA:

Si deve andar quando vi manda.


ROSINA:

Oh! quanta gente arriva

Per corteggiarmi adesso:

E lei, signor marito, si compiaccia...


POLIDORO:

Io gli vado a serrar la porta in faccia.


ROSINA:

Vo' veder questa ancora.


POLIDORO:

Ma, che ho da far, signora?


NINETTA

(gli mette un candeliero in mano):

Eccovi il candeliero

E cinque passi, o sei.

Si corre incontro a chi ne vien da lei.

(Parte. )



POLIDORO:

Vado subitamente;

Ohimé! primo che arriva

É appunto mio fratello.


ROSINA:

(Io cangio stile, e abbiate voi cervello.)


SCENA SESTA

Cassandro, e detti.



CASSANDRO

(camminando e masticando le

parole da mezzo ubriaco)
:

Ubriaco non son io:

Sono allegro un pochettino,

Ma l’anello é sempre mio,

E lo posso dimandar.

Perché alfin, se parla il vino,

Quel ch'é mio si lascia star.


ROSINA:

(L'ha coll'anello ancora

Ma gliela vo' far bella.)


CASSANDRO:

Eh ben, signora?

Ma con quel candeliero

Che fa quel marcantonio?


POLIDORO:

Fo lume al matrimonio.


CASSANDRO:

Io v'ho pur detto,

Che da lei non si viene.


ROSINA:

Egli é venuto

Sol per parlar con voi.


CASSANDRO:

Ignorante, che vuoi?


POLIDORO:

Dirvi per suo comando...

Che sono...


CASSANDRO:

Un animale.


POLIDORO:

No.. sono...


CASSANDRO:

Un carnovale,

Dalla prosapia mia degenerante.


POLIDORO:

Oh! me ne dite tante

Che non vo' piů soffrirle. e voi mi date

Presto la parte mia,

Che vo' andar con Madama in Ungheria.


CASSANDRO:

A me? poter di Bacco!

Vedo che sei briaco...

Cioé, va via di qua, che ti perdono;

Ma se lo torni a dire, io ti bastono.


POLIDORO:

Baronessa mia sposa,

Difendetemi voi.


CASSANDRO:

Sposa?


ROSINA:

Sě bene!


CASSANDRO:

Ma non son io?


ROSINA:

Anche voi.


CASSANDRO:

Quanti mariti

Volete voi da nuovo?


ROSINA:

Ne vo', per non fallar, quanti ne trovo.


CASSANDRO:

Uh, stolida che siete!


ROSINA

(si mette a piangere in un cantone):

Io stolida!... guardate...

Che pianger... voi mi fate..

E a qualcun forse poi la pagherete,

Che me la lego al dito.


POLIDORO:

Se la farŕ pagar vostro marito.

(A Rosina)

Sposa cara, sposa bella,

Per pietŕ, deh non piangete:

(a Cassandro)

E se voi bevuto avete

Poveretto, andate in letto,

Né la state a molestar.

(Cassandro venendogli addosso bruttamente.)

Piano, piano, ch'io burlavo;

State in lŕ, che vi son schiavo.

Quanto a me, tutto v'é lecito:

Bastonatemi, accoppatemi,

Ma mia moglie, no signore,

Non l'avete da toccar.

(Parte.)



SCENA SETTIMA

Cassandro e Rosina.



CASSANDRO:

(L'ho fatta grossa assai,

Se da me si divide mio fratello;

E se, oltre dell'anello,

Perdo la sposa ancora.

Eh, non importa!

Tutto accordar si puň con la mia testa:

E cominciam da capo.)


(Accostandosi a lei):

Mia signora Madama...


ROSINA

(volgendosi da un'altra parte):

Chi é di lŕ, che mi chiama?


CASSANDRO:

Son io, da questa parte.


ROSINA:

Eh! vi scostate.

Che da vino puzzate.


CASSANDRO:

Ho poi bevuto

Sette, otto volte sole...

E vo' dir, che ubriaco esser non posso.


ROSINA:

Fatevi in lŕ, che mi cadete addosso.


CASSANDRO

(prende una sedia):

Sediam, che sarŕ meglio.


ROSINA:

Si ben, ma in lontananza.


CASSANDRO

(mettendola in mezzo):

Quanto? cosě?


ROSINA:

Quanto é larga la stanza.


CASSANDRO

(sedendo sull'angolo della scena):

Qui non vi sento appena;

E anch'io gridar dovrň da spiritato.


ROSINA:

Piů da vicin mi farŕ male il fiato.


CASSANDRO:

Dunque, come farem?


ROSINA:

Fate una cosa:

Accostatevi un poco,

E senza aprir la bocca,

Se volete parlar, meco parlate

Coi cenni solamente,

Ch'io ben v'intenderň.


CASSANDRO

(si accosta con la sedia):

Subitamente.

Ma badatemi bene,

Che un pantomimo son molto stupendo.


ROSINA:

Senza parlar fin le galline intendo.


CASSANDRO

(con gesti da pantomimo le domanda se lo ama...)



ROSINA:

(Me ne vo' prender spasso).

(...e poi risponde con cenni a capriccio,

che non significano niente...)




CASSANDRO:

(Che diavolo vuol dire?

Cioé non so capire.)


(...e poi le domanda co' cenni

se vuol essere sua moglie...)




ROSINA:

Moglie sě, ma padrona,

(...e poi con molti cenni strambi, a capriccio...)



CASSANDRO:

(Non ne capisco un'acca,

e mi fa sonno questa conversazione.)


(...facendo de' cenni a piacimento suo,

si va addormentando...)




ROSINA:

(Ei s'addormenta,

E, senza che mi senta,

L'anello suo rimetterňgli in dito,

E 'l farň comparire un scimunito)
.

(...Pian piano gli si accosta,

egli mette in dito l'anello.)


Ehi...

(lo scuote)

Dormite, signore?

É questo il vostro amore?


CASSANDRO:

Oh, mi sognavo appunto dell'anello.


ROSINA:

Di qual anel?


CASSANDRO:

Di quel che v'ho prestato.


ROSINA:

A me?


CASSANDRO:

Per due momenti.


ROSINA:

Quando?


CASSANDRO:

Questa mattina.


ROSINA:

Dove?


CASSANDRO:

Che innocentina!


ROSINA:

Un anello? - di che?


CASSANDRO:

D'un soprafino

Brillante americano.


ROSINA:

Eh, parla il vino.


CASSANDRO:

Ma il vino dice il vero.


ROSINA:

Dormite un altro poco,

Che ne avete bisogno,

E il vostro anel lo troverete in sogno.


CASSANDRO:

Non m'importa trovarlo

Cioé, so che l'avete;

E se mi sposerete, io ve lo dono.


ROSINA:

Una stolida io sono.


CASSANDRO:

Eh! l'ho detto per dir!


ROSINA:

Sono una ladra

Che vi rubň l'anello.


CASSANDRO:

Non parliamo di quello.


ROSINA:

E di cosa parlar?


CASSANDRO:

Ditemi almeno

Se amate piů me stesso

Che ho spirito e ho talento, ed ho denari

O mio fratello?


ROSINA:

Tutti due del pari.

Ho sentito a dir da tutte

Le piů belle e le piů brutte,

Che un cor grande tanto fatto

D'un amante ad ogni patto

Non si deve contentar.

Quando sono cinque o sei,

Che ci fanno i cicisbei,

Se va uno l'altro viene,

S'un vuol mal, l'altro vuol bene;

Se uno é crudo, l'altro é cotto,

E fra tanti il piů merlotto

Sempre alfine ha da cascar.

(Parte.)



SCENA OTTAVA.

Cassandro e Fracasso.



CASSANDRO:

Sciocca é la Baronessa,

E non é da stupir ch'ami uno sciocco

Qual é il fratello mio.

Stan bene insieme,

Ma non li voglio insieme accompagnati,

E pria di quel baggiano

Io tutto accorderň col capitano.


FRACASSO:

Di voi cercavo appunto.


CASSANDRO:

A tempo siete giunto.


FRACASSO:

Perché?


CASSANDRO:

Sentite un poco.

Io sono disposto

Di regalar piuttosto

Alla sorella vostra quell'anello...


FRACASSO:

Un affronto novello!

Corpo di satanasso,

Andatene a dormire,

Se avete voi bevuto!


CASSANDRO:

Ma l'anello l'ha avuto.


FRACASSO:

Che anello, ubriacone?

Come ve l'ha rapito,

Se voi l'avete in dito?


CASSANDRO

(guardasi in dito e lo vede):

In dito? oh bella!

Come, cioé, sě bene: onde é tornato

Da chi l'avea rubato?


FRACASSO:

Rubato mia sorella?

E si dice a un par mio?

Mano alla spada,

Che qui ne vo' soddisfazion sul fatto.


CASSANDRO:

Per cosě poco duellar? che matto!


FRACASSO:

Matto a me? matto a me!

Poter del mondo,

Non basta piů la spada, e perché sia,

Piů crudel la vendetta, e piů funesta:

Una pistola é questa,

E mora un di noi due, ch'io vi disfido!


CASSANDRO:

Spada e pistola per morire! Io rido.


FRACASSO

(facendosi avanti con fierezza):

Io vi farň tremar.


CASSANDRO:

Piano un tantino;

Cioé non tanta furia.


FRACASSO:

Meno ciarle, e scegliete

La spada o la pistola, in conclusione.


CASSANDRO:

(Or or mi sfida a colpi di cannone.)


FRACASSO:

La finiamo, o v'ammazzo!


CASSANDRO:

Morir cosě per passatempo! un pazzo.


FRACASSO:

Voi siete un bel poltrone.


CASSANDRO:

Io? ho un cor da leone,

Da tigre, da elefante...

E voi venite avante,

Che la vedrem.


FRACASSO:

Vengo, e non fo da giuoco:

(mette mano alla spada)

Difendetevi pure!


CASSANDRO:

A piano un poco.

(Si pongono alle due estremitŕ della scena.)

Di lŕ non vi movete,

Ch'io di qua non mi muovo,

E cominciamo!


FRACASSO:

All'armi.


CASSANDRO:

No! prendiamo

Prima da buoni amici

Due prese di tabacco.


FRACASSO:

Poltronaccio! per Bacco,

T'ammazzo in un momento.


CASSANDRO:

Aspettate, ch'io vengo al cimento.


CASSANDRO'.

Cospetton, cospettonaccio!

Mi credete un poltronaccio?

Fuori lama.


CASSANDRO e FRACASSO:

Eccomi qua!


CASSANDRO:

(Fremo, ohimé, dalla paura,

Ei m'infila addirittura.)


FRACASSO:

A che pensa?


CASSANDRO:

Aspetti un po';

Lei ha moglie?


FRACASSO:

No, signor.


CASSANDRO:

Figli?


FRACASSO:

No!


CASSANDRO:

Fratelli?


FRACASSO:

No !


CASSANDRO:

Ha parenti?


FRACASSO:

In quantitŕ.


CASSANDRO:

Padron mio, quando é cosě,

Lei raffreni il suo furore,

Non vo' battermi.


FRACASSO:

Perché?


CASSANDRO:

La coscienza non consiglia,

Che una povera famiglia

Resti a piangere per me!


FRACASSO:

Scuse magre!

Eh, si difenda,

Questa al cor, questa alla testa.


CASSANDRO:

(Oh, che furia! oh, che tempesta!)

Piano un po', si fermi, attenda,

Disuguale é la battaglia,

Veda il sol, che m'abbarbaglia;

L'ho negli occhi, e il vento in faccia.


FRACASSO:

Cambiam posto. lo qua, lei lŕ!


CASSANDRO:

Ma, la spada ell'ha piů lunga,

Guardi un po'.


FRACASSO:

Lei se la prenda.


CASSANDRO:

(Che terribile faccenda!

Non v'é modo di scappar)
.


FRACASSO:

Cosa fa?


CASSANDRO

(guardando nella scena):

No, non tirate!

Collo schioppo? oh tradimento!


FRACASSO:

Dove? - come?


CASSANDRO:

Lŕ, guardate!

(Or m'arrivi, se potrŕ).


SCENA NONA

Rosina e detti.



ROSINA:

Dove andate, signore?


CASSANDRO:

Vo' a isfogar altrove

Il guerriero mio caldo, e vi ringrazi

Costui del vostro arrivo,

Che alle mie man l'ha tolto,

Altrimenti sarěa morto, e sepolto. (Parte.)



SCENA DECIMA

Rosina e Fracasso.



ROSINA:

Siam quasi in porto adesso.


FRACASSO:

Quel ciarlone ha di me tanta paura,

Ch'io sposo addirittura

Sua sorella, Giacinta

E lascio poi, che dica.


ROSINA:

Anch'ei mi sposerŕ, senza fatica.

Ma ingelosirlo é d'uopo

Dell'altro fratel suo,

Don Polidoro.


FRACASSO:

Sě ben! sparger fra loro

Discordie e gelosie, che l'uno, e l'altro

Per voi tutt'un lo stimo.


ROSINA:

No: piů mi piace il primo,

E giŕ d'amarlo io sento.

(Parte.)



FRACASSO:

L'altro si puň sposar per complimento.


SCENA UNDICESIMA

Ninetta, Simone e detto.



FRACASSO:

Vieni a tempo, Simone.


SIMONE:

Che vuole il mio padrone?


FRACASSO:

Un colpo da soldato.

Hai tu coraggio

Di rapir nottetempo

E di condur altrove

L'innamorata - mia?


SIMONE:

La meno, se volete, in Tartaria.


NINETTA:

Piano un poco, signori,

Ch'esservi deggio anch'io: né sola io resto.


SIMONE:

Vieni tu ancor, cosě farem piů presto.


NINETTA:

Soddisfarlo son buona;

Ma no, la mia padrona,

Che de' fratelli suoi troppo paventa,

Non vorrŕ mai fuggir.


FRACASSO:

Dille in mio nome,

Che fugga teco anch'ella,

Che teco venga, ove

Simon vi guidi,

E che di me si fidi.


NINETTA:

Oh, ci scommetto,

Che non faremo nulla.


FRACASSO:

Ama, o non ama?


NINETTA:

V'adora, ve lo giuro.


FRACASSO:

Quando é cosě, sono di lei sicuro.

In voi, belle, é leggiadria

Se talor pregar vi fate;

Il negare é cortesia

Se negando voi donate;

E quand'ama una fanciulla,

Non volendo mai far nulla,

Per amor tutto poi fa.

Fanciullette ritrosette,

Se per farvi a noi piů care.

Voi vi fate assai pregare,

Fate bene in veritŕ.

(Parte.)


SCENA DODICESIMA

Ninetta e Simone.



NINETTA:

Come anderŕ, Simone,

Questa faccenda adesso?


SIMONE:

Ho da pensarci io stesso;

E tu frattanto avvisa la padrona,

Che al primo cenno tuo pronta si tenga.


NINETTA:

Valle tu a dir, che venga

A parlar teco entro il giardino.

E poi C'intenderem tra noi,

Che per la casa adesso

C'é troppa gente in giro.


SIMONE:

Anzi qualcuno arriva, e mi ritiro.

(Parte.)



SCENA TREDICESIMA

Cassandro, Polidoro, Ninetta, Rosina,

Fracasso, Simone coll'ordine che sono


nominati.



CASSANDRO

(correndo con un bastone alla mano

dietro a Polidoro che fugge)
:

T'ho, detto, buffone,

Se parli con lei,

Che addosso un bastone

Ti vo' scavezzar.


POLIDORO:

Aiuto, soccorso!


NINETTA:

Che cane! che orso!


POLIDORO e NINETTA:

Fra moglie e marito

Che colpa a parlar?


CASSANDRO:

Tua moglie, baggiano?


POLIDORO:

Sě, bene, la voglio.


CASSANDRO

(minacciandolo):

Olŕ, meno orgoglio.


NI NETTA

(tenendolo):

Lasciatelo star.


POLIDORO:

M'accoppi, - m'ammazzi,

Ma vo^ la mia parte.


CASSANDRO:

La parte dei pazzi

É Farli legar.


POLIDORO:

Qua subito il mio.


CASSANDRO:

Il primo son io.


POLIDORO:

Giustizia, giustizia.


NINETTA:

Che questo é rubar.


ROSINA:

Che sussurro, che bordello!


POLIDORO:

Mi bastona mio fratello.


CASSANDRO:

Costui vuol farsi accoppar.


ROSINA:

Mio marito! mio cognato!

Gelo, tremo, perdo... il fiato.

Da seder, che mi vien male:

Compassione e caritŕ.

(Siede svenuta dalla paura.)



CASSANDRO:

Tanto amate un animale?


NINETTA:

Acqua fresca, mio signore.


POLIDORO:

Meglio é l'acqua di melissa.


CASSANDRO:

Eh, non serve acqua d'odore,

Ch'io son bello come un fiore;

Presso a me rinvenirŕ.


POLIDORO e NINETTA:

Alla larga da madama.


ROSINA

(rinvenendo):

Sposo
bello, chi mi chiama?


CASSANDRO:

Son io, cara.


POLIDORO:

No, son io.


ROSINA

(dopo averli guardati con stupore vuol parlare):

Buona notte a tutti, addio.


POLIDORO:

Oh, fermate! Ah trattenetemi,

Che non so quel che farň.


ROSINA

(in atto di partire):

Bastonatevi, ammazzatevi

Che a guarirvi io tornerň.


FRACASSO:

Alto, Madama.

Dove ne andate?

Da chi scappare

Fuori di qua?


ROSINA:

Corro a salvarmi.

Da questi pazzi,

Pria che si ammazzino

Per amorosa rivalitŕ.


FRACASSO:

Altro che amore

Per questi avari!

La lor sorella

Coi lor denari

Via se ne andň.


POLIDORO: e CASSANDRO:

Nostra sorella!

Coi soldi miei!


NINETTA:

Or la fo' bella,

E dietro a lei

Anch'io men vo.

(Parte.)



POLIDORO:

Sciocco fratello

Fa' adesso il bello.


CASSANDRO:

Fratello allocco

Sposati un poco.


POLIDORO e CASSANDRO:

Senza denari,

Senza sorella,

Senza una sposa,

Casa farň?


FRACASSO:

Datela in moglie

A chi la trova,

Ch'io, caschi il mondo,

La troverň.


POLIDORO e CASSANDRO:

Ben volentieri.

Presto correte,

E in dote avrete

Quel che rubň.


SIMONE

(entra):

Miei signori, oh che gran caso!

E fuggita anche Ninetta;

E rubato ha la furbetta

Quanto a voi potea rubar!


POLIDORO e CASSANDRO:

Gran disgrazie in un momento!

Noi meschini e disperati!

Voi che siete due soldati,

Voi ci avete ad aiutar.


ROSINA:

Maritar la cameriera

A colui che la ritrova,

E vi do la bella nuova,

Che Simon la troverŕ.


CASSANDRO:

Quanta voglia di marito

Hanno mai tutte costoro!


POLIDORO:

Anch'io l'ho meglio di loro,

E mia moglie é questa qua.


FRACASSO: e CASSANDRO:

Tutti insieme é troppo presto:

Rimediar in prima al resto,

Ch'ella poi deciderŕ.


ROSINA:

Nel mio cor ho giŕ deciso,

Ma il mio cor nessun lo sa.


FRACASSO: e CASSANDRO:

Quel che arriva all'improvviso,

Piů piacer nel mondo dŕ.


TUTTI:

Venga prestissimo,

Venga quel giorno,

Che tutto intorno

Giubilerŕ.

Quel dě lietissimo,

Che sposi e spose

Di gigli e rose

Amore e Venere

Coronerŕ.


ATTO TERZO


SCENA PRIMA

Simone e Ninetta. Strada di campagna.



SIMONE:

Vieni, vieni, oh mia Ninetta,

Che ho gran fretta di sposar.

L'han giurato, l'han promesso,

Son soldato, e non é adesso

Troppo il tempo di tremar.


NINETTA:

Io non ho gran paura;

Ma per regola mia saper vorrei

Che v'han promesso al fin.


SIMONE:

Che ambe sareste

Spose di chi vi trova,

E a casa lor vi riconduca.


NINETTA:

Andiamo

Quand'é cosě. Io poi di que' scimuniti

Non son mica la schiava, e a mio talento

Posso di me disporre;

E se uno di loro

O mi sgrida, o mi tocca,

Dirň... dirň, quel che mi viene in bocca.

Sono in amore,

Voglio marito,

Se fosse il primo

Che passerŕ:

Guai chi mi stuzzica

O mi maltratta:

Gli salto agli occhi

Come una gatta

E l'unghie adopero

Con tanto sdegno

Che forse il segno

Gli resterŕ.

(Ninetta e Simone partono.)



SCENA SECONDA

Giacinta e Fracasso.



GIACINTA:

Che scompiglio, che flagello,

Se mi vede mio fratello

Ah mi scanna addirittura,

No, per me non v'é pietŕ.

Tremo tutta di paura,

Non mi reggo, non ho fiato,

Sento il sangue ch'é gelato,

Sento l'alma che sen va.


FRACASSO:

Che smorfie, che paura! or non é tempo

Di celarsi o fuggir.

Col vostro sposo

A casa ritornate.


GIACINTA:

Mi tremano le gambe.


FRACASSO:

Eh, non temete!


GIACINTA:

Io non ho il suo coraggio.


FRACASSO:

Avete l'amor mio, che vi difende.


GIACINTA:

Ma se moglie non prende

Il mio maggior fratello,

Non vorrŕ mai che vostra sposa io sia.


FRACASSO:

Perché voler nol deve?

Quando a me l'ha promesso,

Quando sposi egli stesso

La Baronessa mia sorella?


GIACINTA:

Oh, questo

Sě facile nol credo,

Perché Don Polidoro

Ha di sposarla anch'ei le sue pretese,

E tra le lor contese, io son sicura,

Che di mezzo ne andrň.


FRACASSO:

Che seccatura!

Sian pur sciocchi, e bestiali

Due fratelli rivali,

Che mia sorella il gran secreto ha in mano

Di metterli d'accordo.


GIACINTA:

E quale?


FRACASSO:

Andate

A domandarlo a lei, ch'io delle donne

Tutti non so i rigiri, e sol m'é noto,

Che ogni femmina accorta,

Piucché con la bellezza,

Coll'arte sua innamora,

E sa obbligar co' suoi rifiuti ancora.

Nelle guerre d'amore

Non val sempre il valore:

Qualche geloso affanno,

Qualche innocente inganno

Piů giova a trionfar.

Chi stanca ed affatica

La bella sua nemica,

Senza che mai l'assaglia,

Sul campo di battaglia

L'arriva a imprigionar.

(Partono.)



SCENA TERZA

Cassandro e Rosina.


CASSANDRO:

E cosě, Baronessa?


ROSINA:

Umilissima serva.


CASSANDRO:

E la promessa?


ROSINA:

Che promessa, signore?


CASSANDRO:

Non ve ne ricordate?


ROSINA:

Oh! sto male a memoria!


CASSANDRO:

Eh! giŕ lo vedo

Ma mia sorella, e seco lei Ninetta

Ch'hanno avuto il coraggio

Di scappar via...


ROSINA:

Scappar via? Buon viaggio!


CASSANDRO:

Non prometteste voi,

Che sarěan ritornate?


ROSINA:

Oh! quand'é, che tornaro, e son sposate!


CASSANDRO:

Sposate?


ROSINA:

Sě signore.


CASSANDRO:

Da chi?


ROSINA:

Da chi trovolle.


CASSANDRO:

Sarŕ il fratello vostro,

E Simone con lui, se non m'inganno.


ROSINA:

Dimandatelo a lor, che lo sapranno.


CASSANDRO:

Siete una scioccarella.


ROSINA:

Ma per altro son bella.


CASSANDRO:

Oh, se non foste tale,

L'amor matrimoniale

Non vi unirebbe a me, come desěo.


ROSINA:

Tutto poi sta, che cosě voglia anch'io.


CASSANDRO:

Non decideste ŕncora?


ROSINA:

Sě, signore,

Quand'é, che ho giŕ deciso!


CASSANDRO:

Sicché, cara, carina,

Tra di me e mio fratello

Chi volete sposar?


ROSINA:

Voglio il piů bello.


CASSANDRO:

Lo son'io ad ogni patto.


ROSINA:

E se volessi

Per esempio, il piů pazzo?


CASSANDRO:

Non son piů quello, e cedo un tanto onore

A1 fratel mio minore.


ROSINA:

Dunque a lui mi cedete?


CASSANDRO:

Dunque di lui vi preme?


ROSINA:

Io tutti due vorrei sposarvi insieme.


CASSANDRO:

Diavolo, cosa dite?


ROSINA:

Perché non mi capite,

Maso ben'io, che dir vorrei.


CASSANDRO:

Vorreste

Due mariti ad un tratto?


ROSINA:

Oibň! vorrei,

Che credo sia tutt'uno,

Una sposa per uno; ma vedete;

Eccolo che s'avanza a lento passo.

Celatevi, e tacete,

Che vo' seco pigliarmi un po' di spasso.

(Cassandro si ritira in disparte.)



SCENA QUARTA

Polidoro e Rosina.



POLIDORO:

Eh ben, quando facciamo

Queste nozze, signora?


ROSINA:

Siete in istato voi?


POLIDORO:

Subito ancora.


ROSINA:

Tutti son pronti adunque

I necessari requisiti al nostro

Matrimonio imminente?


POLIDORO:

Per me non manca niente,

V'ho per un giorno intiero amoreggiata,

V'ho di piů regalata,

Quanto in somma voleste, e ho fatto tutto,

E piů non ho pazienza.


ROSINA:

Dal fratel vostro avete voi licenza?


POLIDORO:

Di che?


ROSINA:

Di prender moglie.


POLIDORO:

Questa ancora ci vuol?


ROSINA:

Sicuramente.


POLIDORO:

Perché?


ROSINA:

Perché dipende

Da' suoi maggiori in questo

Ogni onesta persona.


POLIDORO:

Oh, se in questo io dipendo, ei mi bastona.


ROSINA:

Ma non diceste voi

Di voler dal fratello esser diviso,

E aver la parte vostra?


POLIDORO:

Oh! gliel'ho detto,

Ma il fratel mio m'ha letto

Del padre nostro il testamento, e vuole,

Che tutto sia del primo.


ROSINA:

E come adunque

Volete prender moglie?


POLIDORO:

Come fan tutti gl'altri.


ROSINA:

Han gli altri almeno

Da mantenerla.

Ma con voi la moglie

Che mangerŕ, se non avete un zero?


POLIDORO:

Farň anch'io per mangiar qualche mestiero.


ROSINA:

Bravo da ver! Or ora

Sarŕ una Baronessa,

Per questo bel visino

Moglie d'un legnaiuolo, o d'un facchino.


POLIDORO:

Ma... promesso m'avete.


ROSINA:

Ma... licenza chiedete.

Chiedete al fratel vostro

Da mantenervi con decoro il modo,

Ed io son qui per voi.


POLIDORO:

Da ver?


ROSINA:

Sul sodo.


POLIDORO:

Facciam dunque cosě.


ROSINA:

Come?


POLIDORO:

Parlate

A mio fratel voi stessa in vece mia,

E fate, che mi dia

Il modo, e la licenza

Di dar a voi la mano.


ROSINA:

Io tutto questo domandargli?

É vano!

Vorrŕ il vostro fratello

Ch'io sia piuttosto la sua sposa.


POLIDORO:

Eh, voi

Per lui solo inclinate.


ROSINA:

Per lui no.


POLIDORO:

Per chi dunque?


ROSINA:

Indovinate!

Se le pupille io giro

Amorosette e tenere,

Se rido, o se sospiro,

Il vostro cor che fa?


POLIDORO:

Il cor mi batte in seno,

E il figliolin di Venere,

"Spera", mi dice "almeno,

Che questo amor sarŕ".


ROSINA:

Anche la speme inganna

E se l'amor v'affanna,

Chi vi potrěa sanar?


POLIDORO:

Mi sanerŕ, carina

Questa gentil manina,

Che voi m'avete a dar.


ROSINA:

Non basterebbe il core?


POLIDORO:

No! ch'é un furbetto amore,

E mi potrěa gabbar.


ROSINA e POLIDORO:

Alme belle innamorate,

Una man che voi baciate,

Vi puň solo imprigionar.

Mentre Polidoro va per prender la mano di

Rosina ella la dŕ a Cassandro, che a poco a

poco si va accostando.


POLIDORO:

La mano accordatemi

Per pegno d'affetto.


ROSINA

(a Cassandro):

Sě caro, prendetela!


CASSANDRO:

La prendo, l'accetto.


ROSINA e CASSANDRO:

E il nodo, che al core

Ci strinse l'amore,

Non sciolga mai piů.


POLIDORO:

Che inganno! che frode!

La rabbia mi rode,

No, non posso piů.

Ma signor non é giustizia

Di levarmi il pan da bocca,

Oh che inganno, oh che malizia!

(piangendo):

La mia sposa, uh, uh, uh, uh!


ROSINA:

Voi lo Sposo?


CASSANDRO:

Tu marito?


ROSINA:

Con quel capo!


CASSANDRO:

Con quel muso?


ROSINA e CASSANDRO:

Questo é bello in veritŕ.


POLIDORO:

Son stordito, son confuso!


ROSINA:

E impietrito.


CASSANDRO:

E inasinato.


ROSINA e CASSANDRO

(ridendo):

Oh che sposo, ah, ah, ah!


SCENA ULTIMA

Cassandro, Polidoro, Rosina, Ninetta,

Giacinta, Fracasso, Simone.



NINETTA, GIACINTA, FRACASSO, SIMONE

(dentro la scena):

Nozze, nozze, evviva, evviva,

Piů ridente, piů giuliva

Sorte al mondo non si dŕ.


CASSANDRO

(voltandosi verso la scena):

Cosa é stato?


POLIDORO:

Che sarŕ?


CASSANDRO:

Ninetta e Simone!


ROSINA:

Giacinta e Fracasso!


FRACASSO, GIACINTA, SIMONE, NINETTA

(entrando con allegria):

Si faccia tempore

In festa, ed in spasso.

Evviva!


CASSANDRO:

Alto lŕ!


FRACASSO:

Che cosa pretendete?


SIMONE:

Faremo un macello!


CASSANDRO:

Sfacciata pettegola!


SIMONE:

Che dice?


FRACASSO:

Che intende?


NINETTA:

Padrone!


GIACINTA:

Fratello!


NINETTA:

Perdono!


GIACINTA:

Pietŕ!


ROSINA:

Oh zitto un po' lŕ,

Non tanto rumore.


CASSANDRO:

Ma il grado..., ma il sesso...


FRACASSO e SIMONE:

Ma lei l'ha promesso.


CASSANDRO:

Ma no...


ROSINA:

Cosě sta.


GIACINTA:

Fu colpo d'amore,

Pentita giŕ sono.

Fratello, perdono!


NINETTA:

Padrone, pietŕ!


ROSINA, FRACASSO, SIMONE:

Che serve, che giova

Gridar come un matto,

Giŕ quello, ch'é fatto

Disfar non potrŕ.


CASSANDRO:

Via! pace, perdono,

Scusabile é il caso.


ROSINA:

Se quella non sono,

Che gli ho persuaso.

Perdono a me pure

Cassandro darŕ.


POLIDORO e CASSANDRO:

Oh vedi la semplice,

La finta bontŕ!


POLIDORO:

Ci ho gusto, l'ho caro

Il ciucco, il somaro

Io sol non sarň.


CASSANDRO:

Ma questo é un inganno!


ROSINA:

Ma inganno innocente!


FRACASSO e SIMONE:

Non c'é piů riparo,

La man gli donň.


ROSINA:

C'he pensa? che dice? le piace? si pente?


TUTTI:

É inutile adesso

Di far piů lamenti,

Giŕ queste del sesso

Son l'arti innocenti,

E spirto e bellezza

Son gran qualitŕ.


 


Konec

 
© Ascolti.cz, ascolti@ascolti.cz
Počítadlo přístupů...Počet návštěv: 149 488
Design: MyFlower's design