Edgar

Giacomo Puccini

Velmi brzy si Pucciniho všiml mocný nakladatel Giulio Ricordi, pravý lovec nadaných skladatelů. Smlouvy s ním byly výhodné pro obě strany a získat zakázku Ricordiho znamenalo mít nejdůležitejší krok na operní Olymp za sebou. Ale už u druhé opery narazil Puccini na problém,  libretto jeho Edgara bylo označeno za podivnou slátaninu a kus propadl. Sám Puccini jej později velmi kritizoval. Ale toto zklamání bylo jen přechodné
 
Libreto  napsal  opět  Ferdinand  Fontana   podle hry  Alfreda  de  Musseta "La Coupe et les Levres", 1832. Fontanovo  zpracování  zbavilo dílo  poezie,  ale nepodařilo se mu vytvořit dramatické libretto,  proto se nemohl ani Pucciniho dramatický   talent  v  Edgarovi  plně  rozvinout,  přesto je  Pucciniho  Edgar považován za první krok k veristické opeře..
 
Přestože byla opera  později skladatelem rozsáhle přepracována,  nedokázala se uchytit na operních jevištích.
 
Premiéra se tedy konala v milánské Scale 21.4.1889 v tomto obsazení :
Edgar: Gregorio Gabrielesco (tenor)
Fidelia: Aurelia Cataneo (soprán)
Tigrana: Romilda Pantaleoni (mezo-soprán)
Frank: Antonio Magini-Coletti (baryton)
Gualtiero: Pio Marini (bass)
Conductor: Franco Faccio
 
Děj se odehrává ve Flandrech roku 1302. Hrdinou příběhu je vlámský rolník Edgar, který hnán touhou zalíbit se a zbohatnout opouští rodnou ves a svou milou a toulá se po světě. Když se nakonec vrátí, přináší své dívce smrt.
 
 
 

 
LIBRETO
 


ATTO PRIMO


Villaggio presso Courtray.


A destra, sul davanti, la casa di Edgar; presso la porta della casa un sedile di pietra;

piů in lŕ una chiesuola. - A sinistra, sul davanti, una taverna con pergolato

sotto al quale un tavolo e panche; piů in lŕ gruppo di alberi. –

Subito dietro la chiesa un poggio poco alto attraversa tutta la scena

e va a perdersi dietro il gruppo d’alberi a sinistra; a metŕ del poggio

un alberello di mandorlo in fiore, presso al quale un sentiero scende sulla piazza. –

Sfondo di paesaggio ridentissimo, aperto, sul dinanzi del quale,

in modo che appaiano poco lontani, alcuni tetti del villaggio. - Alba pura primissima.


SCENA PRIMA.


Edgar,  poi  Fidelia.

Cori interni di Contadini e Contadine.


(All’alzarsi della tela Edgar dorme seduto dinanzi alla taverna –

Rintocchi d’Angelus alla chiesuola. - Contadini e pastori attraversano la scena

venendo da diverse parti; poi si allon­tanano salutandosi,

come muovessero ai lavori della giornata)


CORI

(lontanissimi)

Qual voce lontana

Squillň la campana

E l’ultima stella

Fulgor piů non ha!


FIDELIA

(dalla destra, sul poggio)

O fior del giorno, salve alba serena!

Speranza ed esultanza ! ... Inno gentil!

Di celestial profumo č l’aura piena...

O fior dell’anno, salve alba d’april!

(scorgendo Edgar addormentato e chiamandolo)

Edgar ...


EDGAR

(destandosi)

Chi mi chiamň?

(volgendosi e vedendo Fidelia)

Sei tu, fanciulla?


FIDELIA

Buon dě!


EDGAR

Buon dě ...


FIDELIA

Non ha dunque riposo

Per te la notte, se qui il sol ti ha côlto

Ancor vinto dal sonno...


EDGAR

Io non son lieto

Come sempre sei tu ...


FIDELIA

Lieta non sono

Se ti veggo cosě.


EDGAR

Va!... Ti saluto,

O Fidelia gentil ...


FIDELIA


Senti lo strano

Pensier ch’io feci quando mi svegliai:

Giŕ il mandorlo vicino

Dei primi fior si ornň;

Se sovra il mio cammino

Edgar incontrerň,

Troncar ne voglio un ramo

E a lui lo vo’ gettar ...

Il mattinal saluto

Cosě gli voglio dar!

(tronca un ramoscello dal mandorlo,

poi scende verso il proscenio)


Or ben sul mio cammino,

Edgar, io t’incontrai...

Bel ramo, ramo candido,

Io ti potei troncar ...

Il mattinal saluto

Cosě ti posso dar!

(bacia il fiore)

O profumata stella,

Che leggi nel mio cuor,

A lui di me favella! ...

Addio, candido fior!

(getta il fiore a Edgar)

Eccolo!


EDGAR

(raccogliendo il ramoscello)

Grazie!


FIDELIA

(dopo aver guardato a destra,

come se avesse veduto avvicinarsi alcuno,

fuggendo per la sinistra sul fondo)


Addio...


EDGAR

(correndole dietro)

Fčrmati!..


CORO

(interno,  piů vicino)

O fior dei giorno, salve alba serena!

Speranza ed esultanza!.. Inno gentil!

Di celestial profumo č l’aura piena...

O fior dell’anno, salve alba d’april!


SCENA II.


Tigrana, poi di nuovo Edgar.


(Tigrana, al cessar del Coro, entra in scena dalla destra.  Ha un dembal

(specie di liuto) ad armacollo e va verso la parte d’onde č uscito Edgar

spiando i suoi passi; poi indietreggia verso la destra, come vedendolo tornare,

e si ritrae sul fondo. Rientra Edgar dalla sinistra, non si accorge di Tigrana

e si avanza verso il proscenio tenendo nella destra il ramoscello di mandorlo,

che egli contempla con tenerezza)
.


TIGRANA

(avvicinandosi, alle spalle di Edgar, sghignazzando)

Ah!... Ah!...


EDGAR

(volgendosi, riponendo in seno il ramoscello)

Tu qui?...


TIGRANA

(ironica)

Tenera scena

Dunque venni a turbar ...

(indicando a sinistra)

Fuggir di balzo

La colombella io feci!... Io non credea

Che a te piacesse il miele

Di pastorali amori!...


EDGAR

(con sprezzo, andando a sedere pensieroso

sulla porta di casa sua)


Evvia!... Mi lascia!


SCENA III.


Contadini, Contadine, Gualtiero -  Detti.


(L’organo preludia a una preghiera. - Donne, vecchi, fanciulli vengono

da diverse parti alla spicciolata, si avviano alla chiesa e vi entrano

durante tutta la scena che segue. Anche Gual­tiero, venendo dalla destra

sul poggio con alcuni vecchi, ne scende con loro e con loro entra nella chiesa.)


(Organo.)


TIGRANA

(avvicinandosi a Edgar

con piglio di scherno e di tentazione)


Tu voluttŕ di fuoco, - ardenti baci ,

Sognavi un dě... non, pastorali amor!...

Era un desio febbril d’orgia e di gioco,

Era un desio febbril di vizio e d’ôr.


EDGAR

(come resistendo, ma scosso, alzandosi)

Taci, demonio!... Taci!


TIGRANA

(con ironia crescente)

Fűr vani sogni, Edgar! - Sogni fugaci

Di chi nacque per gemere e tacer...

Nella chiesa tu pur dovresti entrar,

Non ha d’aquila i voli il tuo pensier!

(sempre piů agitato, poi, come ribellandosi,

entrando bruscamente in casa)


Taci, demonio ... Taci!


TIGRANA

(guarda verso la casa di Edgar scoppiando in una risata; poi,

accompagnandosi col dembal, si avvia verso la taverna cantando)


Tu il cuor mi strazii... Io muoio!

Che feci a te, crudel?

Belava all’avoltoio

Nell’agonia l’agnel...


(Quando Tigrana č giunta presso la taverna, Frank,

sopravvenendo dal passaggio vicino ad essa, le sbarra la strada)


SCENA IV.


Frank,  Tigrana, Contadini e Contadine.


FRANK

(sbarrando il passo a Tigrana)

Ove fosti stanotte?


TIGRANA

(come cercando di evitarlo)

A te che importa ?


FRANK

(prendendole una mano, con passione e mestizia

conducendola verso il proscenio)


Io t’attesi iersera...


TIGRANA

(con sprezzo)

Ed io non venni!


FRANK

(con ira)

Tigrana!...


TIGRANA

(con alterigia)

Evvia!... Non ho di te paura!

Il tuo amor mi dŕ noia...

Tigrana ama la gioia - ed il piacer...


(Alcuni contadini passando sul fondo per recarsi alla chiesa

sostano additandosi l’un l’altro Frank e Tigrana )


FRANK

(fra sé, con grande amarezza)

Deriso io son!... O mio

Dolor!... Strazio crudele!


TIGRANA

(sarcastica, indicando a Frank i contadini che li guardano)

Se della tua virtů cara hai la fama

Fa che con me non t’abbiano a veder.

(gli sfugge ed entra nella taverna)


FRANK

(con impero di disperazione, fra sé, seguendola collo sguardo)

O mia sventura!,.. Io l’amo!...


(siede su una panca della taverna col volto fra le mani.

I contadini entrano nella chiesa)


SCENA V.

Frank, solo.

Chi detto a me l’avrebbe mai che un giorno

Costei sarebbe stata

L’affanno piů crudel della mia vita?...

Son quindici anni d’Ungari e Morischi

Un’errabonda schiera

Nel villaggio passň, qui una bambina

Abbandonando... Era Tigrana!... Crebbe

Figlia di tutti... Aimč, sul nostro seno

La vipera scaldammo!

(alzandosi)

Questo amor, vergogna mia,

Io spezzar, scordar vorrei;

Ma d’un’ orrida malěa

Sono schiavi i sensi miei...

Mille volte al ciel giurai

Di fuggirla!... E a lei tornai!

Ella ride del mio pianto,

Del mio sdegno si fa scherno;

Ed io, vil, col cuore infranto,

Ai suoi piedi mi prosterno...

E lei sola io sogno, io bramo!

Ah sventura!... Io l’amo!... Io l’amo!


(esce per la sinistra in fondo)


SCENA VI.


Contadini e Contadine, poi Tigrana.


(Appena Frank č uscito, entrano da diverse parti, piů frettolosi e

piů numerosi di prima, dei gruppi di Contadini e di Contadine.

Come non trovassero piů posto nella chiesa essi si inginocchiano fuori

sotto il portico. - L’organo riprende. - Il Coro attacca la preghiera..

Tigrana durante questa preghiera rientra in scena dalla taverna

guardandosi sospettosamente intorno conte temesse di incontrare nuovamente Frank.

Non vedendolo, inoltra; e dopo aver guardato con aria sprezzante vaso la chiesa,

siede con piglio insolente e sguaiato sul tavolo)


CONTADINI e CONTADINE

(uscendo processionalmente dalla chiesuola

e avanzandosi con pio entusiasmo)


Iddio non benedice

Che gli umili quaggiů...

Viver puň sol felice

Chi segue la virtů...

Signor, noi non affanna

Brama di gloria e d’ôr,

Ma fa che ogni capanna

Abbia un raggio d’amor!

Ave, Signor!... - Non gloria ed ôr

Noi ti chiediamo - Ma pace e amor!


TIGRANA

(accompagnandosi col dembal)

Tu il cuor mi strazii... Io muoio!

Che feci a te, crudel ?

Belava all’avoltoio

Nell’agonia l’agnel...

Ghignando il re dei venti

Disse al morente allor:

Oh, stupidi lamenti!

Cosě volle il Signor!

Agnellin, - fai pietŕ!

(ride)

Perchč l’orrenda mano

Su me aggravar cosě?

Diceva all’uragano

Il fiorellino un di...

Rispose l’uragano

Al moribondo fior:

Il tuo lamento č vano!...

Cosě volle il Signor!...

Fiorellin, - fai pietŕ!...


(ride)


CONTADINI e CONTADINE

(a Tigrana, con indignazione)

Dal bieco canto cessa!


TIGRANA

(arrogante)

Evvia... Perché?…


CONTADINI e CONTADINE

(minacciosi, avanzandosi)

Lontana

Di qui ten va!


TIGRANA

Tigrana

Di voi timor non ha!

Sia per voi l’orazion,

Č per me la canzon!

Vo’ cantar, vo’ trillar!

Chi non vuole ascoltar

Torni in chiesa a pregar!


CONTADINI e CONTADINE

Vanne, sciagurata!  Serpe, t’allontana!

Va, scomunicata!  Vile cortigiana!

Torna nell’inferno - d’onde uscisti un dě!

Vanne, cortigiana! - Vattene di qui!

Non vogliam la canzon

Che lo scherno ha nel suon!...

Non trillar, non cantar

Dove, chini all’altar,

Noi veniamo a pregar!...

D’ogni sozzura simbolo,

Fra noi perchč - torva la sorte

Bella e fatal cosě giunger ti fe’ ?

Dei tuoi sorrisi il fascino

Sol puň recar - sciagura e morte!...

Pietŕ, perdon da noi non puoi sperare


TIGRANA

L’ira vostra o il perdon

Io del par sprezzerň!

L’abborrita canzon

Sempre qui canterň!

Vo’ cantar... Vo’ trillar!

Chi non vuole ascoltar

Torni in chiesa a pregar!


(Il Coro si scaglia minaccioso su Tigrana,

la quale indietreggia fino alla casa di Edgar.

Qui, vedendosi perduta, con un movimento di disperazione

afferra il battente e bussa.)


SCENA VII.

Edgar - Detti.


EDGAR

(apparendo sulla porta)

Che fu ?...


CONTADINI e CONTADINE

(a Edgar, indicando Tigrana)

Col canto suo le nostre preci

Ella osava schernir...

(a Tigrana, con nuovo impeto)

Vattene!...


EDGAR

(frapponendosi, ai Contadini e alle Contadine)

Indietro... - turba idiota!


CONTADINI e CONTADINE

(con stupore a Edgar)

Tu la difendi?...


EDGAR

(toccando l’elsa del pugnale)

Se alla devota

Nenia non torni, - di questo acciar

A te la lama - farň provar...


CONTADINI e CONTADINE

(con stupore crescente)

Egli impazzě!...


EDGAR

Non or... ma da quel giorno,

Che nella fronte mi balzň un pensier

E via di qui, per non far piů ritorno,

Io non andai... da allor fui pazzo inver!

O valle uggiosa,

Vita incresciosa,

Stolta famiglia umana

Che, al suon d’una campana,

Chini la fronte al suol...

Da te quest’oggi io spicco il vol !

(volgendosi verso la propria casa)

O maledetto

Paterno tetto,

Da cui la noia

Bandě ogni gioia;

Su te, fra poco,

Ruggendo, il fuoco

Per mano mia

Divamperŕ!


(rientra nella casa)


CONTADINI e CONTADINE

Terror!... Sventura!... Al fuoco!


(Alcuni entrano nella casa d’Edgar come per impedire l’incendio,

ma, dopo pochi momenti, vengono respinti in scena da Edgar

che compare sulla porta con un tizzone acceso nella destra)


EDGAR

Fuori di qui!... Nessuno queste soglie

Osi varcar!... Nessuno

D’imporsi a me pretenda!

Č mia la casa... ed ardere dovrŕ!

(getta il tizzone nella casa, poi a Tigrana)

Tigrana, vieni!…

Noi pure accenda

Di nuova vita

La voluttŕ!


(Edgar prende Tigrana per mano e fa per uscire con lei dalla sinistra in fondo.

Gli astanti fanno loro largo inorriditi. - Frank compare a sinistra in fondo)


SCENA VIII.

Frank - Detti.


FRANK

(a Edgar)

T’arresta!


TUTTI

Frank!


EDGAR

(a Frank)

Sgombrami il passo!


FRANK

(indicando Tigrana)

Teco

Costei non dee  partir!


EDGAR

(con disprezzo)

Di riso é degna

La tua parola!


FRANK

(toccando l’elsa del pugnale e avanzandosi

verso il proscenio a sinistra)


Questa lama a te

L’apprenderŕ!


EDGAR

(venendo anch’egli verso il proscenio a destra

e facendo atto di metter mano al pugnale)


Sta ben!


(nel momento in cui Edgar e Frank stanno per sguainare i pugnali,

Fidelia appare dalla sinistra, Gualtiero dalla chiesa)


SCENA IX.

Fidelia, Gualtiero. - Detti.


GUALTIERO

(accorrendo a Frank)

Mio figlio!


FIDELIA

(accorrendo a Edgar)

Edgar!


GUALTIERO

Giů l’armi!... La voce - d’ un vecchio ascoltate!

Del giovane sangue - lo sdegno frenate!


EDGAR

D’un vecchio che prega - la voce tremante

Quai tristi memorie - nel cuor mi destň!…

O della mia vita - terribile istante...

Di colpe novelle - macchiarmi non vo’


FIDELIA

D’entrambi nel sangue - qual nembo veloce

Il cieco delirio - dell’ira scoppiň!

Ma, a un tratto, l’insania - dell’impeto atroce

D’un vecchio la voce - a vincer bastň…


FRANK

D’un padre la voce - Mi supplica invano,

Placar del mio sdegno - la fiamma non puň!


TIGRANA

(guardando Frank ed Edgar ironica)

Al suolo d’entrambi - si chinan gli sguardi,

La mano dell’arme - giŕ l’elsa lasciň...

A spegner dell’ira la fiamma, o codardi,

La  tremula voce di un vecchio bastň!…


CONTADINI e CONTADINE

Giů l’armi!... D’ un vecchio la voce ascoltate!

Del giovane sangue lo sdegno frenate!

Il cielo un soave - mestissimo incanto

D’un padre alla voce - che implora donň!

O vecchio, ogni ciglio - bagnato č di pianto...

O padre, ogni cuore - con te palpitň!


EDGAR

(riprendendo per mano Tigrana

in atto di condurla seco)


Or dunque, addio!


FRANK

(brandendo il pugnale e

sbarrando loro nuovamente il passo)


No... Tu non passerai!


EDGAR

(volgendosi a Gualtiero e

sguainando anch’egli, indicando Frank)


Egli lo vuole!


GUALTIERO e RIDELIA

(cercando di frenarli nuovamente)

Frank!

Edgar!


EDGAR e FRANK

Parli il pugnale!


(si battono)


CONTADINE

Per pietŕ!


FIDELIA

Ferma, Edgar!


CONTADINI

No!... No!


GUALTIERO

Cessate!


CONTADINE

Oh terror!


CONTADINI

Fermi!... olŕ!


GUALTIERO

(a Frank)

Figlio!


FIDELIA

(a Frank)

Fratello!


CONTADINI

Giů il pugnal!


TIGRANA

(come aizzando Edgar)

Su!... Ferisci!


CONTADINI

Qual furore,

Qual demonio vi spinge?


TIGRANA

(come sopra)

Incalza!... Incalza!


CONTADINE

(a Tigrana)

Ah... crudel!... Taci, tu!


CONTADINI

Via!... Non piů!... - Che tardiam?

L’armi a lor , su, strappiam!


(il pugnale di Edgar striscia sul petto di Frank)


EDGAR

(a Frank, ritraendosi)

Sei ferito!…


FRANK

No!... No!...


FIDELIA

Dio!... Perchč mai

Oggi piombň su noi tanta sventura!


TIGRANA

(a Edgar)

Vieni… Fuggiam... Ferito

Egli č… Perchč restar?


FRANK

Deve un di noi

Lasciar la vita qui!…


(fa per rimettersi in guardia ma vacilla)


GUALTIERO

(lanciandosi su Frank, strappandogli l’arme,

mentre alcuni afferrano Frank e altri vanno a Edgar)


Per Dio, quell’arme

A me!...


EDGAR

(a Tigrana, allontanandosi rapidamente con lei)

Partiamo!


FRANK

(facendo come uno sforzo supremo

per seguirla, ma trattenuto)


Abbietta creatura,

Maledizione a te!


TUTTI

(meno Fidelia)

(ai due fuggenti)

Maledizione!


(Frank cade fra le braccia di Gualtiero; tutti lo circondano;

Fidelia accorre a lui - L’incendio divampa.)


ATTO SECONDO


Giardino elegante.


Una lunga balaustrata di marmo traversa

la scena da sinistra a destra nel fondo.

Al di lŕ paesaggio di campagna. Obliquamente,

sul davanti a sinistra, la facciata del castello.

La sala terrena di esso, che s’intravvede dal pubblico,

sarŕ splendidamente illuminata.

Una larga scalinata conduce dalla sala terrena nel giardino.

Č notte.


SCENA PRIMA.


Edgar

(venendo dalla destra sul davanti del proscenio)

Orgia, chimera - dall’occhio vitreo,

Dal soffio ardente - che i sensi incendia,

A me, dell’alta -  notte nel glauco

Mister silente, - tu torni ancor...

Ma invan ritorni! - Non piů l’oblio,

Gioia dei reprobi, - nel petto mio

Versar tu puoi ! - Non piů dai tuoi

Sguardi ammaliato - sarŕ il mio cor!

O soave visďon - di quell’alba d’april,

O visďon gentil - d’amore e di splendor!

Fu Iddio che ti mandň - quel dě sul mio cammin...

Ma al raggio tuo divin, - aimč, fui cieco allor!

Nell’abisso fatal, - dov’ io caduto or son,

Rimpianta visďon,

Te il mio pensiero evňca sempre ancor!

(come rammentando)

Sovra un sereno ciel - si disegna il profil,

Purissimo, infantil, - dell’angiol che mi amň...

Ma il fior ch’ella mi dič, - Come pegno d’amor,

In simbol di dolor - quest’oggi si mutň!


(si allontana lentamente, pensieroso, a destra)


SCENA II.


Tigrana, Convitati, Cortigiane, uscendo tumultuosamente

dalla sala del banchetto, colle coppe nelle mani,

mentre alcuni Valletti sostano in fondo.


CORTIGIANE e CONVITATI

(brandendo le coppe)

Evviva !... Le coppe colmate!


TIGRANA

A me 1a mia coppa!... Versate!


(i valletti eseguiscono)


CORTIGIANE e CONVITATI

Da bere versate!... Versate!


TIGRANA

La coppa č immagin della vita...

Essa all’ebbrezza, al gaudio invita!

Ecco, la stringe giŕ la man...

Ecco, non č il labbro lontan!


CORTIGIANE e CONVITATI

Beviam !... Godiam!


TIGRANA

Ma sta il destino in mezzo a lor;

E forse pria che nel licor

Si bagni il labbro, quella man

Coglie di morte il gelo arcan!


CORTIGIANE e CONVITATI

La coppa č immagin della vita!...

Essa all’ebbrezza, al gaudio invita!

Godiam!... Beviam!


TIGRANA

Pallida morte, bieca sorte,

Fantasmi orrendi del dolor,

Stringendo in man la coppa d’ôr,

Voi non ci fate piů terror !

Pallida morte, - fantasmi orrendi,

Noi vi sfidiam !

Al varco, o sorte, - tu invan ci attendi!

Non ti temiam!

(indicando la coppa)

Per te soltanto - l’anima č forte!

Per te la vita - ferve nel cuor!

Con te nel pugno - venga la morte!


CORTIGIANE

Alle procaci - labbra tu insegni

Languori e baci!


TIGRANA

O coppa, o simbol della vita,

Nell’aria breve... ed infinita,

Che il labbro mio sparte da te,

Dimmi: il destin che serba a me?

Fors’ei per me creando sta

Ignote gioie e voluttŕ

Quali nessun quaggiů provň?...

Fors’ei la morte a me serbň!…


TUTTI

Coppa, risponder tu non puoi!...

Dell’avvenir che importa a noi?!

Dell’avvenir piů non chiediam

Se a te libar oggi possiam!

Suvvia! ... Godiam!... Beviam!

L’avvenire sfidiam!


TIGRANA

Al gioco!


CONVITATI e CORTIGIANE

Al gioco!... Al gioco!


(rientrano tumultuosamente nelle sale del castello.

Edgar compare a destra in fondo)
.


SCENA III.


Tigrana - Edgar.


TIGRANA

(andando ad Edgar)

Edgar, sulla tua fronte

Erran tetri pensieri...


EDGAR

Essi son neri

Come l’abisso immondo

Ove scesi con te!...


TIGRANA

Tu piů non m’ami…


EDGAR

La parola d’amor non profanar!


TIGRANA

Quel che sognavi un dě - d’orgie e di baci

Sogno febbril, donarlo io seppi a te...

Per sempre, intendi, il fato ora ci uně...

Un mendico lungi da me!


EDGAR

Taci, demonio !... Taci!...


TIGRANA

Dalla valle natia perchč fuggir,

E la casa paterna incendďar?

Tutto perdesti... Or la tua sorte č mia...

In me soltanto, Edagr, tu puoi sperar!

(avvicinandosi ad Edgar,

e fissandolo voluttuosamente)


Dal labbro mio - suggi l’obblio

E a te il doman - sorriderŕ...

Nuovi deliri - il bacio mio

A te darŕ - di voluttŕ.


EDGAR

Nč un raggio a me - brillar vedrň,

Un raggio di sol - di speme ancor?...

Ne mai da te - fuggir potrň?...

Da questo abisso - d’onta e d’orror?


TIGRANA

Contro il tuo fato Edgar vano č lottar!


EDGAR

Demonio, ogni velen - tu chiudi in sen!

No dall’infamia Iddio mi toglierŕ!

Baci per te il mio labbro piů non ha…

Sol maledirti ei puň!…

Morrň di stenti... ma fuggir io vo’!


(suoni di tamburo e trombe poco lontani)


CONVITATI e CORTIGIANE

(nell’interno)

Uno squillo marzial!…


ALCUNI CONVITATI

(nell’interno)

Passa una schiera

Di soldati alla porta dei castello!


ALCUNE CORTIGIANE

Come sfavillan l’armi

Al raggio della luna!


EDGAR

(fra sé)

Ah !... Qual pensiero!

A me lo manda Iddio!

(correndo verso il fondo)

Olŕ, soldati,

Sostate!


VOCI DEI SOLDATI

(fuori dei castello)

Che vuoi tu ?


EDGAR

Nel mio castello entrate...

Una coppa di vino

D’accettar vi degnate,

Prodi guerrier!


VOCI DEI SOLDATI

Evviva! ... Evviva!


TIGRANA

(sospettosa, avvicinandosi a Edgar)

Or bene,

Che intendi far?


EDGAR

Mi lascia!


SCENA IV.


Frank, Soldati  -   Detti.


SOLDATI e FRANK

(col morione calato, avanzandosi)

Colla fronte lieta e altera

Il guerrier combatte e muor

Se dei giusti la bandiera

Dio confida al suo valor!


CONVITATI e CORTIGIANE

(ritornando in scena e andando incontro ai soldati)

Sempre arrida, o balda schiera,

La fortuna al tuo valor!

All’ invitta tua bandiera

Noi daremo lauri e fior!


FRANK

(con sorpresa, riconoscendoli, fra sé)

Tigrana!... Edgar!...


EDGAR

(porgendo a Frank una coppa ricolma di vino

mentre alcuni valletti mescono ai soldati)


Capitan, questa coppa

Degna gradir !... Te l’offre

Un soldato novello!


TUTTI

Che mai dicesti?


EDGAR

Sě… Stanco son io

Di questa molle vita!


FRANK

(fra sé)

O immensa gioia!

Dunque perduto egli non č!


EDGAR

(a Frank)

Partire,

Sě, partir con te voglio


FRANK

(a Edgar, sollevando il morione)

Il mio volto rammenti?


EDGAR, TIGRANA

(riconoscendolo e indietreggiando)

Ah!... Frank!...


CONVITATI, CORTIGIANE e SOLDATI

Che avvenne mai?


EDGAR

(con improvvisa risoluzione volgendosi ai soldati)

A me una spada!


TIGRANA

(avvicinandosi a Frank)

Deh, se č vero che un giorno

Mi amasti, a me non toglierlo!


FRANK

Mi lascia!

Ti disprezzo!…


(fa per allontanarsi, Tigrana lo afferra per un braccio)


TIGRANA

A temermi

T’insegnerň!... M’ascolta: ei m’appartiene!

Guai s’ei non torna a me!.... Non v’ha delitto

Che compir non saprŕ la mia vendetta!


EDGAR

(avanzandosi colla spada nel pugno)

Dio ti ringrazio !... Giorno di battaglia

Sarŕ il domani!... Io pugnerň con voi!

Di Filippo di Francia sotto il giogo

Fiandra non passerŕ!


I SOLDATI

(sguainando le spade)

Della Fiandra alla gloria, alla vittoria!

Della Fiandra alla santa libertŕ!


CORTIGIANE e CONVITATI

A pugnar con voi verrŕ

Chi codardo il cor non ha!


(Le trombe squillano. - Edgar, Frank e i soldati muovono verso il fondo. –

Alcuni Convitati si uniscono a loro. - Tigrana vorrebbe trattenere Edgar. –

Č respinta e va  sedere sulla gradinata, facendo un gesto di minaccia,

mentre i Convitati rimasti e le Cortigiane escono seguendo i soldati)
.


SCENA V.


Tigrana sola.

(alzandosi, correndo verso il fondo)

Ah... maledetto!… Egli mi sfugge... ed io

Che lo sprezzava, or, disprezzata, l’amo!

(avanzandosi)

Ma se la schiava io sono

D’uno strano demonio,

Degna, o inferno, di te sarŕ Tigrana!

Edgar, lo giuro, a me tornar dovrai!

O della morte o mio,

Tu soltanto sarai!


(stende la destra minacciosa verso il fondo).


ATTO TERZO


Vasta spianata presso Courtray.


Un accampamento in fondo. –

Colline e un villaggio a destra, in lonta­nanza. –

A sinistra una piccola chiesa, innanzi alla quale,

su una breve gradinata, un catafalco funebre. –

Č il tramonto. –

Il cielo fiammeg­giante č solcato da negre strisce di nubi.


SCENA PRIMA.

Alcuni Popolani - Alcuni Soldati.


POPOLANI

Č dunque ver ?... Perě?


SOLDATI

Sě... pugnando morě...


POPOLANI

(guardando a sinistra)

Il corteggio qui vien.


SCENA II.

Detti.  Corteggio fiinebre, cioč: Fanciulli, Soldati, Popolo, ecc.;

alcuni soldati portano a spalle una barella

su cui sta un cavaliere morto,

in perfetta armatura; sulla barella e sul cadavere

fiori e rami d’alloro; seguono la barella

un Frate e Frank; il Frate

ha il cappuccio che gli scende sul volto;

Frank la visiera calata a mezzo;

dietro al Frate e a Frank parecchi Monaci,

poi, col popolo, Fidelia e Gualtiero.


TUTTI

(popolo e fanciulli entrando in scena)

Requiem ćternam!


FANCIULLI

(mentre la barella vien deposta dai soldati sul catafalco)

In pace factus est locus ejus!


TUTTI

Et in Sion abitatio ejus!


CORO

Del Signor la pupilla

Veglia nell’ombre eterne...

Il bene e il mal discerne…

Ei vede il giusto e il reo…


DONNE e FANCIULLI

Ora pro eo.


POPOLO e SOLDATI

Entra nel cielo il buon che cade

Sotto le inique spade!


FIDELIA

(fra sé)

Non basta il pianto al mio dolor,

O Edgar, mio solo amor!


TUTTI

Riposa in pace, o pio guerriero…

Salva č la tua patria diletta!…

In noi non vive che un pensiero;

Quel di compir la tua vendetta!


I MONACI

Deus, in virtute tua judica me!


TUTTI

Deus, in virtute tua judica me!


I MONACI

Deus, exaudi orationem meam!


TUTTI

Deus, exaudi orationem meam!


SOLDATI

Noi nel tuo nome, - pel patrio suol,

Il sangue nostro - saprem versar...

Iddio la Fiandra - schiava non vuol.

Per te e la patria - morremo, Edgar!


FIDELIA

Addio, mio dolce amore...

Nell’ombra ove discendi,

Solenne ed infinita

Anch’io verrň... M’attendi!

O fredda salma - del mio signore,

Quest’oggi č spento - con te il mio cuor.

Dove tu solo - regni, o dolore,

La giovinezza - non ha piů fior!

O Edgar, la tua memoria

Sarŕ il mio sol pensero!

Lassů, nella tua gloria,

M’attendi, Edgar, lassů!


TUTTI

O Edgar, o pio guerriero,

A te in eterno gloria!

La sacra tua memoria

Non perirŕ mai piů!


I MONACI

(benedicendo gli astanti e il cadavere)

In pace factus est locus ejus, et in Sion abitatio ejus.


(Frank sale presso il catafalco in atto

di voler pronunziare l’orazione funebre)


FRANK

Del prode Edgar, del nostro capitano

Glorioso il nome suoni!

Fu brezza per i buoni,

Per gli empi fu uragano...

Nel suo nobil cuor

Due nomi eran scolpiti: Patria e onor!


IL FRATE

(Avanzandosi, ad alcuni soldati e popolani)

D’Edgar l’onor io contestar non vo’...

Ma la casa paterna egli incendiň

E l’orgia amň... - Voi forse l’ignorate,

Ma sincero č il mio dir...


TUTTI

Silenzio, frate!


FRANK

(continuando l’orazione funebre)

Alto l’acciar, dove batteva il cuore

Della battaglia, egli era

Per noi viva bandiera,

Pei nemici terrore...

Il nome suo vivrŕ

Perché il suo nome suona: libertŕ!


IL FRATE

(c. s.)

Fu prode, č ver... - ma d’un avventurier

Fu il suo valor... Tutto ei perduto avea

E tutto osar potea... - Non rammentate

Di tal geněa l’ardir?


FRANK

Silenzio, Frate!


ALCUNI SOLDATI e POPOLANI

(a Frank)

No... lascialo parlar!


IL FRATE

Edgar mi impose

Di rivelar le colpe sue morendo,

Di penitenza e insiem d’esempio in segno,

Ogni inganno a bandir!


ALCUNI

(avvicinandosi al Frate e

facendo segno ad altri di imitarli)


Udite!…


MOLTI

(imitandoli)

Parla!


IL FRATE

V’č alcun fra voi del suo villaggio?


ALCUNI

Noi!


IL FRATE

Sta bene!... Or dunque rispondete: Č ver

Ch’ei la sua casa un dě incendiň?... Che a voi

Scherni ed insulti osň scagliar?


ALCUNI

Sě... č ver!


IL FRATE

Č ver che Frank ferě ?... Che con Tigrana,

La cortigiana - allor fuggě?


ALCUNI

Sě... Č ver!


IL FRATE

Or, se gioco non son le umane leggi,

E le divine, un empio ei fu!


MOLTI

Sě... ver!


FIDELIA

(fra sé)

Orror!... Sulla sua bara

Egli accusarlo osň!


GUALTIERO

(piano a Fidelia)

O figlia mia, partiamo...

Il sol giŕ tramontň!


IL FRATE

(sempre incalzando e traendo intorno a sé

tutto il popolo e tutti i soldati)


Ei tutto nell’orgia - nel gioco perdea...

Ma cari i suoi baci - Tigrana vendea...

Ei visse dell’ôr

Che dŕ il disonor!


TUTTI

Vergogna!…


IL FRATE

(cupamente, come chi insinua l’accusa piů terribile

dopo aver preparati gli animi)


Al suo castello - era un bosco vicino

E piů d’ un viandante ivi perě...


TUTTI

(inorriditi)

Assassino!


SOLDATI e POPOLO

(colle destre tese verso il catafalco

in atto d’imprecazione)


Ai corvi il suo cadavere!

Vergogna e orror - la sua memoria

D’ogi fiammingo - desterŕ nel cuor!


(fanno atto di smaniarsi verso il catafalco per strapparne il cadavere)


FIDELIA

(accorrendo, sale i gradini e fa schermo del proprio corpo al cadavere;

poi con gran fermezza)


Non piů !... Fermate !


(il popolo e i soldati si fermano e indietreggiano)


IL FRATE

(fra sé, guardando Fidelia

con grande emozione)


Angiolo santo!

Osó difenderlo

Ella soltanto!


FIDELIA

(al Frate)

La prece, o frate,

Non l’anatčma,

Nell’ora estrema,

Presso un avel,

Comanda il ciel!

(fra sé)

D’ogni dolor questo č il piů gran dolor:

Insultato veder chi si adorň!

No, puro Edgar tu sei, mio solo amor...

Puro tu sei... io ti difenderň!


GUALTIERO

(avvicinandosi a Fidelia,

come se temesse per lei)


Figlia!…


SOLDATI, POPOLO

(fissando Fidelia, fra loro)

Bella e gentile ell’č davver!


FIDELIA

Nel villaggio d’Edgar son nata anch’io...

E lo conobbi... Errň..,. Che importa!... Pio

Era il suo cuor, se ardente il suo pensier...

E della giovinezza il breve error

Col suo sangue scontň... col suo valor!


SOLDATI

Brava fanciulla!…


FIDELIA

Al vostro capitano

V’inchinate, o soldati!

(indicando la chiesa)

Or lŕ attender io vo’ che spunti il giorno...

Con me al villaggio ancor ei tornerŕ!...

Nel nostro cimiter riposerŕ,

Finchč con lui nell’ideal soggiorno

A me la pace eterna il ciel darŕ!


(I soldati s’inginocchiano davanti al feretro, poi tutti si allontanano lentamente. –

Il Frate va ad inginocchiarsi presso il catafalco a destra in fondo. –

Frank č ancora in piedi alla sinistra. - Gualtiero si avvicina a Fidelia

come facendole dolce violenza per allontanarla)


FIDELIA

(dopo aver fatto cenno a1 padre di concederle un ultimo istante,

si avvicina al catafalco, ne toglie un ramoscello d’alloro,

lo bacia, se lo pone in seno)


Addio, mio dolce amor!

Nell’ombra ove discendi,

Solenne ed infinita

Anch’io verrň... M’attendi!


(Entra in chiesa con Gualtiero rivolgendo spesso il volto, come se non volesse mai

staccare lo sguardo dal catafaIco. Intanto Frank discende dalla gradinata,

il Frate si alza; entrambi guardano Fidelia e Gualtiero finché sono scomparsi,

poi si avanzano parlando sommessamente fra loro)
.


SCENA III.


Tigrana, Frank, il Frate.


VOCE DI TIGRANA

(internamente a destra)

Voglio passar...


IL FRATE

(a Frank)

La voce di Tigrana!

Nella mia coppa rimanea la feccia!


TIGRANA

(venendo dalla destra malgrado

che una sentinella tenti impedirle il passo)


Il passo mi sgombrate!

(avanzandosi, al frate)

A me concesso, o frate,

Sia di vegliar pregando

Del capitano Edgar presso la salma.


IL FRATE

(indicandogliela)

Eccola!…


TIGRANA

(sospirando guardandola)

Aimč!

(poi fra sé)

Finite son le esequie...

Nessun vedrŕ il mio lutto!


(va a lenti passi verso la bara)


IL FRATE

In lei tanta pietŕ?... Menzogna č questa

Al par dell’altre sue!... Ma sia l’estrema!

(a Frank, che fa per andarsene)

No... con me resta... Ascolta!


(Il Frate indica Tigrana a Frank

e continua a parlargli sommessamente)


TIGRANA

(accorgendosi d’essere osservata, fra sé, perplessa)

Io che pregar non seppi mai,

Come pregar ora saprň?

(con tono enfatico avvicinandosi alla bara)

Edgar, Edgar, quant’io t’amai

Umano labbro dir non puň!

(sempre piů enfatica)

T’amai siccome il fior

Il raggio ama del sol!

O mio perduto amor!

O palpito mio sol!


IL FRATE

(a Frank)

Pregare, amar non seppe mai

Chi visse sol di voluttŕ;

Del suo dolor, tu lo vedrai,

Solo a far pompa ella qui sta!

Ma il suo mentito amor

Io smascherar saprň...

Nel perfido suo cuor

Fra poco io leggerň.


FRANK

Sempre ignorň preghiera e amore

Chi visse sol di voluttŕ...

Ma spesso il ciel redime un cuore

Con un istante di pietŕ.

Se mente il suo dolor

Con te saper io vo’...

Interroga il suo cuor,

Io ti seconderň!


(Tigrana va ad inginocchiarsi presso il catafa1co. –

Frank fa atto d’aver compreso un desiderio espressogli dal Frate

e di prestarsi ad eseguirlo)


IL FRATE

(presso Tigrana con galanteria)

Bella signora, il pianto sciupa gli occhi;

Avvizzano i sospiri un bianco sen;

Io vi chieggo pietŕ per quei ginocchi

Che voi dannate ai morsi del terren!


TIGRANA

Lasciatemi pregar... V’allontanate!


(il Frate s’allontana)


FRANK

(avvicinandosi a Tigrana, a sua volta)

Bella signora, il morto esser vorrei,

Ché il vostro lutto avrei, - dama gentil!

Del vostro pianto - una perla soltanto

Le mille perle val d’ogni monil!


(mostra a Tigrana una collana di perle)


TIGRANA

(scossa alla vista della collana,

poi rimettendosi, severamente)


Va!... Non tentarmi!


(Frank s’allontana)


IL FRATE

(avvicinandosi di nuovo a Tigrana,

e mostrandole un anello)


Guarda!


TIGRANA

(scossa, alzandosi, guardando l’anello)

O meraviglia!


IL FRATE

(incalzando, seguendola fino al proscenio,

alla sua destra)


Un detto della tua bocca vermiglia

E quest’anello č tuo!


TIGRANA

(fra sé)

Un detto?!


FRANK

(avvicinandosi al Frate, indicandogli Tigrana)

Come

Da fiamma malďarda affascinata,

Osserva, ell’č di giŕ!

(passando alla sinistra di Tigrana

e mostrandole un nuovo gioiello)


Prezzo non ha,

Signora, questo vezzo!


TIGRANA

(contemplando il nuovo gioiello

mostratole da Frank)


Qual baglior!


IL FRATE

(prendendo il gioiello che Frnak sta mostrando a Tigrana,

guardandolo come volesse giudicare del suo valore,

poi restituendoglielo con atto sprezzante)


Capitan, la tenti invan!

(le mostra un monile ricchissimo)

Un detto, un detto solo!

Guarda...Guarda!...


TIGRANA

(osservando il monile)

Oh portento!

(fra sé)

Perché mai

Cosě mi tenta?...


IL FRATE

(incalzando, con piglio misterioso)

Queste gemme avrai

Se all’odio mio oggi servir vorrai!


TIGRANA

All’odio tuo?


IL FRATE

Sě!


TIGRANA

Strane parole!


IL FRATE

(come tentandola satanicamente,

dandole il monile)


Guarda!... Guarda!... risplende al par del sole!

Or ben?...


TIGRANA

(dopo qualche esitazione

e dopo aver fissato ancora il monile)


Vincesti!


FRANK e IL FRATE

(riprendendo il monile a Tigrana,

andando verso il fondo)


Squilli la tromba!


(squillo di tromba interno, seguito da altri squilli)


VOCI INTERNE

All’armi!...


TIGRANA

(scossa, al Frate)

Or quale - mistero?


IL FRATE

(a Tigrana)

Attendi!


SCENA V.

Soldati - Detti.


SOLDATI

(accorrendo da tutte le parti)

Che fu?...


IL FRATE

Venite!… - Io d’una tomba

L’onor, soldati, - contesi a Edgar…


SOLDATI

Č ver!...


IL FRATE

M’han detto : - Tu i morti offendi!

Alla mia voce - fé non prestâr!

(indicando Tigrana)

Or dunque  a voi risponda

Costei... d’Edgar l’amante!


SOLDATI

Ella?!...


IL FRATE

Sě!

(a Tigrana)

Parla:

Č ver che Edgar, per sete d’ôr, volea

Tradir la patria?...


FRANK, TIGRANA, SOLDATI

Ciel!


IL FRATE

(piano a Tigrana)

Lo afferma... e tuo

Sarŕ il monil!

(mostrandole ancora il monile)

Guarda!


FRANK e SOLDATI

(a Tigrana)

Rispondi...


IL FRATE

(piano a Tigrana che esita)

Avrai,

Se affermi, mille gemme, al par di queste...

Io t’amo !... Edgar tu amasti... Io l’odio!


FRANK e SOLDATI

(a Tigrana, incalzando)

Parla!

Rispondi!


TIGRANA

(dopo una pausa, prendendo il monile

dalle mani del Frate)


Č ver!…


SOLDATI

(volgendosi verso la bara)

Maledizione a lui!

Ai corvi il suo cadavere!

(i soldati vanno verso la bara, afferrano il corpo che vi giace,

ma nelle loro mani non restano che dei pezzi di armatura)


(lasciando cadere i pezzi d’armatura con terrore)

Gran Dio!...


IL FRATE

(ironico)

Che fu?...


SOLDATI

Non vedi?... Vuota č l’armatura!


IL FRATE

(buttando via la veste da monaco e

comparendo nel costume di guerriero)


Sě... poichč vive Edgar! ...


SOLDATI

(ritraendosi)

Onta su noi!


EDGAR

(con impeto terribile a Tigrana che indietreggia)

O lebbra, o sozzura del mondo...

O fronte di bronzo e di fango...

Tortura e gingillo giocondo...

Va... fuggi! Va... fuggi... o t’infrango!


(fa per afferrarla. - Tigrana gli sfugge

e si ritrae verso i soldati, presso la bara)


TIGRANA

(ai soldati)

Oh… il vil!... Mi difendete!


SOLDATI, FRANK

Va...  t’allontana... abbietta cortigiana!


(i soldati fanno timidamente qualche passo

verso Edgar come per chiedergli perdono)
.


EDGAR

(ai soldati)

Maledizione a voi!... Redento io son!

Per voi morto son io!

O gloria, o voluttŕ, bieche illusion,

Addio per sempre... Addio!


(Edgar strappa alcuni rami d’alloro alla bara,

li sfronda, !i butta a terra

e li ca1pesta gettandone altri sdegnosamente ai soldati.-

Tigrana, fra gli insulti di costoro,

si ritrae presso i gradini della chiesa,

sulla soglia della quale compariscono Gualtiero e Fidelia)


SCENA ULTIMA.


Fidelia - Gualtiero - Detti.


(Fidelia vedendo Edgar ha un grido di sorpresa e di gioia, poi corre verso di lui;

anche Edgar si slancia verso di lei. Allora Tigrana, rapidamente si avvicina

a Fidelia e la colpisce col pugnale al cuore. - Fidelia cade fulminata

nelle braccia di Edgar e di Gualtiero mentre Frank insegue Tigrana

che tenta di fuggire e con parecchi soldati l’afferra. Tigrana cerca invano

di svincolarsi. Frank le strappa il pugnale e lo getta alcuni passi lontano. –

Edgar a questo punto si volge; la vista di Tigrana fa tacere in lui

per un momento l’angoscia per la morte di Fidelia; raccogliendo il pugnale,

egli ghermisce Tigrana, la trascina ai piedi del catafalco, ve la fa inginocchiare

e alza l’arme su di lei per ucciderla. - Ma Frank accorre e gli ferma il braccio)
.


FRANK

No !... Alla mannaia!


CORO

Orror! ... Alla mannaia!


(Edgar si abbandona sul corpo di Fidelia singhiozzando,

mentre Gualtiero si getta nelle braccia di Frank;

alcuni soldati trascinano via Tigrana)
.


(Quadro. Cala rapidamente la tela).


FINE

 
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