Dom Sébastien, Roi de Portugal (Dom Sébastien, král portugalský)

Gaetano Donizetti

Velká francouzská opera o pěti aktech Dom Sébastien, král portugalský byla poprvé uvedena 13.11.1843 v pařížském Théâtre de l'Académie Royale de Musique. Libreto napsal Eugène Scribe podle hry Paula-Henriho Fouchera Dom Sébastian de Portugal (1838) a podle legend o portugalském králi Sebastienovi  a jeho prokletém tažení roku 1578 do Maroka. Jedná se o poslední operu, kterou Donizetti dokončil předtím než duševně onemocněl v důsledku syfilis.

Osoby a obsazení premiéry:
Don Sebastiano, král portugalský - Gilbert Duprez (tenor)
Don Antonio, jeho strýc, regent - Jean-Baptiste Octave (tenor)
Don Giovanni da Silva, prezident soudu - Nicholas-Prosper Levasseur (bas)
Don Luigi, španělský vyslanec - Paul Barroilhet (tenor)
Luis de Camões, voják a básník - Paul Barroilhet (baryton)
Ben-Selim, guvernér z Fezu - Hippolyte Brémont (bas)
Zaida, jeho dcera - Rosina Stoltz (Mezzosoprán)
Don Enrico, králův místodržící - Ferdinand Prévost (bas)
Abaialdo, arabský vládce, milenec Zaidy - Jean Etienne Massol (baryton)
Děj se odehrává v Portugalsku a Africe koncem 16. století

Libreto


Atto prima


Scena prima

Soldati, marinari, popolani, cavalier e dame, quindi

Don Antonio e Don Giovanni da Silva.



CORO

Su presto all'opra; nocchier, v'appella

propizio il vento, tranquillo il mar;

ci guida in Africa del re la stella;

nocchieri all'opra, convien salpar.


Don Antonio e Giovanni da Silva escono dal palazzo

reale e s'avanzano sul proscenio.



ANTONIO

Ne sorride fortuna. Il re già muove

all'impresa africana, a cui lo appella

desio di gloria e la sua mala stella!


GIOVANNI

E partendo, l'augusto

vostro congiunto dell'impero a voi

commette la reggenza...


ANTONIO

Ch'io debbo all'influenza

del supremo del regno magistrato,

di sua grandezza consiglier privato.

(inchinandosi)

Dividere con voi

le cure intendo ed il poter sovrano...


GIOVANNI

(a parte)

Che breve fia nella tua debil mano

re Filippo secondo il glorioso

nostro vicin di Spagna, a me promette,

se il serto lusitano sul capo gli assicuro,

poter più lungo, e più del tuo securo.


Scena seconda


Un soldato che s'appressa a Don Antonio

e gli presenta un foglio piegato, e detti.



ANTONIO

Ognor quest'importuno,

che d'un semplice foglio mi persegue

senza mai darmi tregua.

(al soldato)

Eh via, che alleghi?


SOLDATO

La mia sciagura.


ANTONIO

E vuoi?


SOLDATO

Parlare al re.


ANTONIO

Credi tu che a' tuoi pari il re discenda?


GIOVANNI

Indietro, va'!


ANTONIO

Non più, vanne!


Scena terza

Don Sebastiano dal palazzo e detti.



SEBASTIANO

E perché

vietare a prodi miei l'accesso al re?

(al soldato)

Parla, chi sei?


SOLDATO

Guerrier sognai vittoria,

cercai sul mar la fama,

poeta ambii la gloria...

e non trovai che duol!

Lontan sull'onde algenti

Vasco seguii di Gama;

cantai di strane genti,

di terre ignote al sol.

O mia Lusiade! o figlia del mio bollente ingegno,

ove il tuo nome ai secoli, patria crudel, consegno,

dell'Ocean sconvolto l'ire affrontai per te!

Ah! d'una man nuotante, io l'altra al cielo ergea,

grazia per i miei versi, non già per me chiedea:

sia lode al Ciel che invano non domandai mercé!


SEBASTIANO

Ch'io sappia il nome tuo.


SOLDATO

Camoens!


SEBASTIANO

Poeta,

io ti saluto!

(a Don Antonio e Don Giovanni)

Nel suo sguardo io vidi

del genio sconosciuto

brillar la fiamma! Del paese ingrato

che all'oblio lo condanna ed allo scorno

il nome suo sarà l'orgoglio un giorno!

(a Camoens)

Ti protegge il tuo re; parla: che vuoi?


CAMOENS

In Africa seguire i passi tuoi:

sopra il suol che ti fia d'allòr fecondo

pugnarti accanto e dir tue glorie al mondo.


SEBASTIANO

Su, presto adunque!


CAMOENS

Un'altra grazia io chiedo.


SEBASTIANO

E qual?


CAMOENS

(accennando verso le quinte)

Mira, o mio prence.


SEBASTIANO

O ciel, che vedo!


Zaida circondata da soldati, famigliari del tribunale

supremo di giustizia, s'avanza lentamente, due carnefici

le stanno al fianco


Scena quarta

Zaida, coro di soldati, popolani e detti.



CORO

Giustizia divina,

agli empii tremenda,

terrore comprenda

chi t'osa oltraggiar!

Un'alma che merta

eterna la pena,

la fiamma terrena

può sola mondar.


SEBASTIANO

Dove la conducete?


GIOVANNI

Al rogo!


SEBASTIANO

Chi è costei?


GIOVANNI

Zaida l'africana,

un'infedele impura,

sulla costa di Tunisi ai nostri

corsari presa or non ha molto, e tratta

in Lisbona a servir. Di veneficio

accusata e convinta,

il tribunal, ov'io siedo supremo,

la dannava poc'anzi al fato estremo.


SEBASTIANO

Perir non dee tanta beltà!


GIOVANNI

Mio prence,

del consiglio sovrano

i decreti annullar né il re lo puote!


SEBASTIANO

Ma mitigar li può. Vada per sempre,

sotto pena di morte,

in bando la straniera.


GIOVANNI

(O mio furore!)

Dove?


SEBASTIANO

In Africa presso al genitore!


CAMOENS

Viva il re!


GIOVANNI e SEGUACI

Tanto ardisce! Delle leggi

conculcar la maestà!


ZAIDA

(ai piedi del re)

Signor clemente e pio,

mio scudo e mio sostegno,

ben sei quaggiù di Dio

imagin vera, o re.

O tu, che mi difendi,

che a morte rea m'involi,

la vita che mi rendi

sacrar mi lascia a te!

Sul capo tuo sì caro

vegli divin favor!

Quant'è l'esiglio amaro

per te s'ignori ognor.


GIOVANNI, ANTONIO e SEGUACI

(Tanto di leggi oblio

da tollerar non è;

potria pagarne il fio,

benché possente, il re.)


SEBASTIANO e CAMOENS

Sembiante onesto e pio,

straniera, il ciel ti die'!

Ben è quel cor restio

che nega omaggio a te!


Zaida parte; s'ode uno squillo di trombe.



CORO DI SOLDATI e POPOLO

Le trombe! Le trombe!


SEBASTIANO

Squillar la tromba io sento,

tronchiam gli indugi ormai:

ne spira amico il vento.

Al mar, miei prodi, al mar.

A conquistar ne appella

un nuovo mondo il cielo:

v'è scorta la mia stella,

corriamo a trionfar.

(a Camoens)

E tu, s'è ver che del futuro il velo

squarciar possa il poeta,

dinne tu, gran profeta,

qual fato serba all’armi nostre il cielo.


CAMOENS

(con entusiasmo)

Ove son? Del futuro al mio ciglio

chi l'oscuro velame squarciò?

Ecco in vista il regale naviglio...

già la sponda africana toccò...

Del deserto già il vento ne porta

indistinto guerresco clamor!

Quanti sono i nemici? che importa?...

Su, corriamo all'arringo d'onor!


CAMOENS e CORO

Su, corriamo a nuovi allori,

là sul campo della gloria:

è seguace la vittoria

del coraggio e del valor!


CAMOENS

Infinita, d'aspetto diversa

veggo un'oste sul piano avanzar:

già l'un campo nell'altro si versa,

chi le morti potrebbe contar?

Si fa notte, lampeggia, tuono in lontananza.

L'orizzonte di lampi spesseggia;

trema il suol; ecco il tuon rumoreggia...

Il re cade... accorrete, o gagliardi...

Giusto ciel! la bandiera periglia...

A gran pena la seguon gli sguardi,

tutta polve e di sangue vermiglia...


CAMOENS e CORO

Su, corriam, corriam

a morir pel re.


SEBASTIANO

Che di' tu mai? Miei fidi...


CAMOENS

O re, perdona;

la notte che si fea

improvvisa d'intorno, e l'incessante

scoppiar del tuon, di neri

presentimenti avean ripiena l'alma!

Il cielo si rasserena.

Ma il mar ritorna in calma,

più chiaro brilla il sol!... O sol, che devi

le gesta illuminar di tanti eroi,

s'inchinin le bandiere ai raggi tuoi!


Le bandiere vengono abbassate.



SEBASTIANO

Le benedica il ciel!


GIOVANNI

Benigno ascolti

i nostri voti Iddio.

(a parte)

E di cotanto stuolo

non tornerà, giova sperarlo, un solo!


SEBASTIANO, CAMOENS, CORO e SEGUACI

Squillar la tromba io sento,

tronchiam gli indugi ormai;

ne spira amico il vento.

Al mar, miei prodi, guerrieri al mar!

A conquistar ne appella

un nuovo mondo il cielo:

n'è scorta la mia/sua stella!

Corriam a trionfar!


ANTONIO, GIOVANNI e SEGUACI

Disperda il folle intento

in sua giustizia il cielo!

Gli sia nemico il vento,

gli sia funesto il mar!

Che se pietade è bella,

in empietà si cangia,

quand'osa a Dio rubella

le leggi calpestar!


UOMINI e DONNE DEL POPOLO

Il nobile ardimento

seconda, o Re del cielo;

gli sia propizio il vento,

gli sia tranquillo il mar!

Dove l'onor lo appella

gli sii tu scorta e duce:

splenda per lui la stella

che guida a trionfar!


TUTTI

A pugnar corriam,

della fe' guerrier.

L'infedel sperdiam,

è del ciel voler!


Atto Secondo


Scena prima

Zaida, circondata dalle sue compagne.



DONNE

La più vaga delle vergini,

onde l'Africa va altera,

d'ogni cor l'affetto, il palpito,

stava, ahi lassa! prigioniera!

A guerrier valente e nobile

data avea d'amor la fede:

già d'imen le faci splendono,

il garzon già sua la crede...

Quando ratto piomba il barbaro,

e gl'invola il suo tesor.

Ma tu riedi, e teco, o vergine,

a noi riedono gli amor!


Zaida congeda d'un cenno le compagne.


Scena seconda

Zaida sola.



ZAIDA

Ove celare, o Dio!,

l'affanno, il pianto mio!

Ebbro di gioia il padre

a festeggiar il dì del mio ritorno

tutte chiamava le tribù d'intorno!

Terra adorata de' padri miei,

come cangiata ritorno a te!

De' miei primi anni, dolci compagne,

invan gli affanni temprate a me.

Ahimè! sui lidi dello straniero

perché ti vidi mio nobil re?

Restò captivo, teco il mio core,

io più non vivo ben mio, che in te.


Scena terza

Ben-Selim e detta.



BEN SELIM

Perché, figlia, sì mesta,

e d'Abaialdo ai voti ognor restia?

Accogli almen dell'amistà l'omaggio,

ché il tuo ritorno a festeggiar s'appresta.


Seguono danze di carattere.


Scena quarta

Abaialdo con seguito di guerrieri arabi

che irrompono in mezzo alla danza e detti.



ABAIALDO

E che? Per tutto di festa è suono,

percosso echeggia di canti il ciel.

E a noi sul capo rimugge il tuono,

e a noi già sopra sta l'infedel!


TUTTI

L'infedel!!!


ABAIALDO

Su guerrier, su guerrieri! la spada

ch'io vi miri nel pugno brillar!

Su, su, allarmi! L'improvvido cada

che il leone veniva a destar!

All'armi, o miei guerrier!

Sebastian, re di voglia sfrenata,

di ridurci pretende a servir.

Fuor ne chiama e ne sfida a giornata

là sul pian d'Alcazarre Kebir!

Or che di guerra l'ora è suonata

tace ogni affetto: sol parla onor.

(a Zaida)

Mertar la fede che m'hai giurata

fia cura e premio del mio valor.


DONNE

La tua fedel contrada

ti piaccia, o Dio, salvar!

Deh! fa' che l'empio cada,

fa' il giusto trionfar!


ARABI

Su guerrier, su guerrieri! la spada

or è tempo da prodi impugnar!

Su, su, allarmi! L'improvvido cada

che il leone veniva a destar!


ZAIDA

Rattieni, o Dio, la spada

già presta a sterminar;

l'ire dai cor dirada,

fa pace trionfar!



Tutti partono tumultuariamente.



La scena rappresenta la pianura d'Alcazar Kebir dopo la

battaglia, sparsa di morti dei due campi. A sinistra dello

spettatore un macigno.


Scena quinta

Don Sebastiano ferito, e sorretto da Don

Enrico. Ha in pugno l'elsa d'una spada rotta. Parecchi

de' suoi uffiziali, feriti anch'essi, gli fanno scorta.



SEBASTIANO

Una spada, una spada!...


ENRICO

Ohimè! Tutto è perduto!


SEBASTIANO

Camoens salviam... cader lo vidi...


ENRICO

O sire,

non si pensi che a voi!

(agli altri)

Si
regge appena!


Sebastiano cadendo mezzo svenuto a piè della roccia.



SEBASTIANO

Lasciatemi... fuggite...


ENRICO

Eccoli! presso

a quella roccia...

(fa cenno ai compagni che quivi adagino il re)

E noi moriam per esso!


Scena sesta

Abaialdo, seguito da Ben-Selim, e detti.



ARABI

Allah ci die' vittoria,

e proclamò dal ciel

in questo dì la gloria

dei figli d'Ismael!

Sperdiam l'iniqua setta,

sveniam senza pietà!

È santa la vendetta!

Di sangue ha sete Allah!


PORTOGHESI

Se ci negò vittoria

la sorte a noi crudel,

dei martiri la gloria

è a noi serbata in ciel!

Il corpo alla vendetta

sottrar nessun potrà;

ma l'alma un premio aspetta

lassù, che egual non ha!


ABAIALDO

Seminato di morti e di malvivi

attesta il campo la vittoria nostra.

Ma dov'è il re? Ferito

cader lo vidi, e se dalla mia mano

egli spera fuggir, lo spera invano!


ARABI

Non si risparmi un sol di quest'infami!

Gli sterminiam!


ENRICO

Me primo!


ABAIALDO

Il re si nomi,

e agli altri della vita

mallevador son io.

Favellate: il re vostro?


ENRICO

Il re son io.

Cade morto.



ABAIALDO

Nella polve prosteso

eccolo dunque il re! L'eroe superbo,

che nell'Africa doma

sognava un nuovo impero,

vi conquistò solo una tomba!


BEN-SELIM

Ai resti

del re ch'ebbe la fede e il vostro affetto

gli estremi onor rendete, io lo permetto.


I portoghesi tengon dietro al corpo di Don Enrico che è

portato via.


Scena settima

Don Sebastiano svenuto e Zaida.



ZAIDA

Ei non è più!... fra i corpi

ond'è sanguigno il piano

d'interrogar la morte avrò il coraggio...

Se ferito salvarlo... io spero invano...

Ch'io risparmi alla salma almen l'oltraggio.

Sin ch'io lo trovi, o ciel, guida i miei passi!


SEBASTIANO

(sempre fuor di sensi)

Camoens! Enrico! A me.


ZAIDA

Gran Dio! che intesi? Ohimè!...

È desso!... e vive ancor!...

Giusto cielo, in sì misero stato

chi potria non sentirne pietà?

Forse, oh Dio! mortalmente piagato

più che un soffio di vita non ha!...


SEBASTIANO

(risensando)

L'alma stanca... illanguidita

io sentia... dal sen... fuggir!...

Chi mi rende lena e vita?

Chi rinfranca in me l'ardir?...


ZAIDA

In lieta sorte o ria

m'avrai compagna, o re!

È tua la vita mia,

la spenderò per te!


SEBASTIANO

(respingendola con dolcezza)

Nella sventura mia

è il ciel pietoso a me,

che un angelo m'invia,

gentil straniera, in te.

Senza esporre i tuoi giorni

i miei salvar non puoi.

Va, lasciami perire!


ZAIDA

Pel Dio de' padri tuoi,

vivrai, mio sire, o noi morremo insieme!


SEBASTIANO

Che ascolto!


ZAIDA

Al re possente

dovea tacerlo, e il tacqui.

Ma sventurato, ma errante e proscritto,

or saprai tutto!... io t'amo,

e per te solo io tremo!


SEBASTIANO

E offrirti, ah!, non poss'altro

che l'infortunio mio!


ZAIDA

Che importa! ... Se per te morir poss'io,

se la tua sorte è mia!


SEBASTIANO

Disgiunti, ah!, non ci voglia

quel Dio che ci riunì!


ZAIDA

Fa' cor, mio re, fa core,

la gioia è presso al duol.

Di notte al cupo orrore

succede il chiaro sol.


SEBASTIANO

Ardir m'infondi in core,

sparì l'affanno e il duol;

di notte al cupo orrore

succede il chiaro sol.


ZAIDA

Ti renderà libertade e corona

quel Dio che veglia sul capo dei re.


SEBASTIANO

Beato me se la sorte mi dona

ch'io possa un scettro deporre al tuo piè!


Scena ottava

Coro d'Arabi e detti. Indi Abaialdo e Ben-Selim.



ARABI

Feriam! Sveniam! Nel nome del profeta!

Che più tardiam? A noi l'impone il ciel!

Allah! Allah costui salvar ne vieta.

Non v'è pietà! Siam figli d'Ismael!


Zaida correndo ad incontrare Abaialdo e Ben-Selim che

entrano.



ZAIDA

Per pietà! Se mi amate

grazie per lui! Quel misero salvate...

Ve ne supplico... il voglio!

Chi a respinger s'ostina i voti miei?

(ad Abaialdo nella massima angoscia)

Ebben! L'armi omicide

dal capo suo stornate;

ch'ei debba a un cenno vostro

e vita e libertate;

ch'ei tornar possa illeso

alla terra natia,

e...


ABAIALDO

Che di' tu?


ZAIDA

Fia vostra la man mia!


ABAIALDO

Ma perché tanto a cuor?...


ZAIDA

Sul lido estrano

io periva; un cristiano

spezzò i miei ceppi. Libera giurai

un cristiano salvar. Il voto pio

vorrei compir.


ABAIALDO

(a Don Sebastiano)

Sia fatto il tuo desio!

Stranier, libero sei, vanne, ed impara

a benedir il nome di colei

cui vita insieme e libertà tu dèi!


ABAIALDO e ARABI

(a Don Sebastiano)

Va', non tardar, se a te la vita è cara!

Cessò il fragor; tornò sereno il ciel!

Partiam, seguiam il duce nostro all'ara.

Amor, onor ai figli d'Ismael!


ZAIDA

Va', non tardar, se a te Zaida è cara!

(a parte)

Divin favor vegli su te dal ciel!


Partono tutti, tranne Don Sebastiano.



SEBASTIANO

Deserto in terra, che più mi avanza?

Fin la speranza fuggì da me!

Che sol mi resti, core amoroso,

angiol pietoso che il ciel mi die'!

Che non poss'io per tanta fé,

il serto mio deporti al piè?

Folle! Di trono, che pur ragiono?

Ah! nulla il fato a me lasciò!

Deserto in terra, che più m'avanza?

Fin la speranza m'abbandonò!

Pur fra l'ire di sorte funesta

non del tutto son misero ancor,

se l'amore d'un angiol mi resta,

d'un soldato se restami il cor!


Atto Terzo


Sala nel palazzo del re a Lisbona.


Scena prima

Don Giovanni da Silva, due delegati del re.

Abaialdo e Zaida velata.



GIOVANNI

(ai delegati)

Il nobile Abaialdo, dell'estinto

monarca vincitore,

al re l'Africa manda ambasciatore.


ABAIALDO

Proposta d'alleanza

rechiamo al re novello e i nostri voti;

anco sui nostri lidi

fama di sue virtuti alto si spande:

sia la patria per lui felice e grande!


GIOVANNI

Ognun lo spera. D'accettar frattanto

vi piaccia nel suo tetto,

qual si merta per voi, stanza e ricetto.


Tutti partono, meno Abaialdo e Zaida.


Scena secondo

Abaialdo e Zaida.



ABAIALDO

Siam soli alfin!


ZAIDA

(rimovendo il velo)

Nella natia contrada,

ah!, perché non lasciarmi?

Perché su queste sponde

a forza quasi, e mal mio grado trarmi?


ABAIALDO

Perché?... Perché?

Perché mi giova l'averti a lato,

qual vile schiava, dovunque, ognor!

Perché pavento quel cor malnato,

e salvo almeno vorrei l'onor!


ZAIDA

Signor, donde i trasporti

e il subito furore?

E che? V'avrei donato

la man, la vita, il core?...


ABAIALDO

La man mi davi, è vero;

giuravi a mela fé;

ma il cor, Zaida, il core,

mai non lo davi a me!

No! mai... No! mai...

Mi giova, o donna, l'averti a lato,

qual vile schiava, dovunque, ognor!

Conosco e temo quel cor malnato,

e salvo almeno vorrei l'onor!


ZAIDA

Ebben ferisci! L'estremo fato

all'alme vili sol fa terror.

Il fallo ammenda d'avermi amato.

Che tardi ancora? Mi passa il cor.


ABAIALDO

Le lagrime secrete,

che invan celarmi tenti...


ZAIDA

Svelan del cor l'affanno,

non la colpa...


ABAIALDO

Tu menti!

m'ascolta. Nella tenda

paterna un dì dormivi.

Noi vegliavamo... A un tratto

le labbra in sogno aprivi,

e mormoravi un nome...

Gran Dio! che il mio non era!


ZAIDA

Io!... Signor...


ABAIALDO

(con rabbia)

Quel cristiano

egli è tal... Quel cristiano

l'aggiungerò... perir dee di mia mano!


ZAIDA

S'ei non è più!


ABAIALDO

L'amor mio oltraggiato!

Oltre la tomba ancora

geloso è del passato!

Ma no... ma no...

Sottrarlo invan presumi

al mio geloso sdegno;

adopri invan l'ingegno

novelli inganni a ordir!

Della vendetta all'ora

sorride il mio desir!


ZAIDA

Ebben, mercé non chiedo,

appaga in me lo sdegno;

lo strazio è troppo indegno,

che tu mi fai soffrir!

Avvicinarsi io vedo

con gioia l'ultim'ora.

Uccidimi: ch'io mora

potendoti abborrir!

Deh! v'assicuri almeno

questo supremo giuro!


ABAIALDO

Cessate, o donna, più il giurar non curo.

Omai, fuorché a me stesso,

fede ad alcun non presto:

per vedere, a quest'occhi...

e per punire a questo!

(accenna il pugnale)



Partono entrambi.


La piazza principale di Lisbona. A sinistra la facciata

della cattedrale parata a lutto. È notte. Camoens s'avanza

lentamente e a fatica sulla scena.


Scena terza

Camoens solo.



CAMOENS

Giuoco di rea fortuna,

povero Camoens! D'Alcazar sul piano.

Per morto abbandonato,

poscia in crudele schiavitù ridotto,

rotti i tuoi ceppi alfine,

fia pur vero che il cielo impietosito

riveder ti conceda il patrio lido?

O Lisbona, alfin ti miro,

riedo alfine, o patria, a te!

L'aura tua ch'io sento e spiro

vita nuova infonde in me!

Scordo l'ansie e l'aspra guerra

che il destro mi fe' soffrir.

Ti riveggo, o sacra terra,

or può farmi il ciel morir!

Pur languente in suol straniero,

senza speme di mercé,

era il cor del prigioniero,

dolce patria, ognor con te!


Scena quarta

Una scorta e detto.



UN SOLDATO

Chi vive!


CAMOENS

Un esiliato

che il suol natio rivede:

un soldato che riede

d'Africa...


SOLDATO

Sul tuo caso

parla sommesso, e presto sgombra, amico.

Quanto d'Africa viene ha il re nemico.


Parte la scorta.


Scena quinta

Camoens solo.



CAMOENS

O mio re Sebastiano! Esserci ascritto

dovea l'esserti fidi anco a delitto!

(guardandosi attorno)

Che tento?... A chi mi volgo?...

Mancan le forze! O Dio!... Camoens mendico!...

La mano allarmi avvezza

tender pregando alla ricchezza altera!...

Ah! ti spezza, o mio core...

E tu, notte, nascondi il mio rossore!


Scena sesta

Don Sebastiano chiuso nel mantello e detto.

Camoens gli si accosta e gli tende l'elmo.



CAMOENS

Sono un soldato che vien dalla guerra,

la man ch'io tendo famosa fu già!

Torno mendico alla patria mia terra,

deh! soccorrete chi pane non ha!

L'obolo date: vi parli pietà.


SEBASTIANO

Mendico riedo pur io dalla guerra,

tu chiedi un pane a chi pane non ha!

Nulla fortuna lasciavami in terra,

tranne l'onor che né toglie né dà!

Soldato anch'io, degno anch'io di pietà!


CAMOENS

La man, fratello, la mano mi da'!

Ferito sei?...


SEBASTIANO

D'Alcazarre all'impresa!


CAMOENS

Pugnavi tu?...


SEBASTIANO

Del vessillo a difesa!


CAMOENS

Accanto al re?


SEBASTIANO

Gli fui sempre da lato!


CAMOENS

(con esaltazione)

Io pur... io pur... al suo fianco piagato

cadea: per morto lasciavanmi, o Dio!


SEBASTIANO

Parla, chi sei?


CAMOENS

Ah, l'amico son io

del re, sono il poeta,

che a piangerlo sol vivo,

e col canto a eternarlo!


SEBASTIANO

Camoens!...


CAMOENS

Oh ciel! qual voce!

Ah no!... vana lusinga!

Del mio signor non sono

questi i noti sembianti.


SEBASTIANO

Dalla sventura oppresso

cangiò il volto, ma il cor sempre è lo stesso.


Si abbracciano con trasporto.



CAMOENS

O fausto dì! Gioia suprema!

E fia pur ver che al sen ti prema?

Or, giusto Ciel, mi chiama a te:

posso morir: ho visto il re.

Dio salvi il re!


SEBASTIANO

O fausto dì! Gioia suprema!

E fia pur ver che al sen ti prema!

Son ricco ancor, ancor son re,

se il tuo gran cor rimane a me.

Deh! taci, ohimè!

(sommessamente)

Don Antonio, da bassa

ambizion sospinto,

usurpava il mio trono.

Ei mi suppone estinto;

e dove sospettasse

ch'io pur campai da morte,

mi spegneria,potendo!


CAMOENS

Ma i grandi, mala corte?


SEBASTIANO

Salutano il nuov'astro,

or che all'occaso è il mio.


CAMOENS

Ma nei soldati almeno...


SEBASTIANO

Confido in essi ancora.

Mostrarmi ad essi intendo

quando sia giunta l'ora.


CAMOENS

Ah sì, della lor fede

a voi garante io sono;

gridar m'udranno. È desso, il nostro re!

Fratelli, il giuro, a me credete, a me!

Oh, lieto me! Beato giorno!

Suona d'amor tutto d'intorno!

Mia patria, il ciel veglia su te.

Tregua ai sospir t'è reso il re.

Dio salvi il re!


SEBASTIANO

Oh, lieto me! Beato giorno!

Il mio fedel fe' a me ritorno!

Son ricco ancor, ancor son re,

se il tuo gran cor rimane a me!

Deh! taci, ohimè!


Musica funebre in lontananza.



CAMOENS

Qual suon ferale?


SEBASTIANO

A simulare istrutto,

l'estinto onora con mentito lutto

il novello del trono possessore.


CAMOENS

Eccolo: e seco ha della corte il fiore.


Scena settima

Don Sebastiano e Camoens, chiusi nei mantelli, si

traggono in disparte a mano destra. Si vede sfilare al

lume di mille torcie il corteggio funebre. Soldati di varie

armi, marinai, magistrati, grandi del regno, dame della

corte, paggi, fanciulle vestite di bianco. Per ultimo il

carro mortuario ornato di divise regali e delle armi del

Portogallo, dietro il quale il cavallo di battaglia di Don

Sebastiano. Seguono Don Antonio e Don Giovanni da

Silva, Abaialdo, cortigiani, calca di popolo.



DONNE

Eterno riposo concedi pietoso.

all'alma, o Signor.


UOMINI

Squillate a lutto, o trombe;

tamburi in suon feral,

chiamate dalle tombe

l'angiol del dì final!

Innanzi a Lui ch'ha i tuoni

e le procelle ai pie',

son come vetro i troni,

son ombra e polve i re...


VARIE VOCI

D'un monarca imprudente sopra i trascorsi oblio:

assai la man possente lo visitò di Dio!


CAMOENS

(facendosi avanti)

Non soffrirò che oltraggio si faccia al mio sovrano!


GIOVANNI

Chi di tal dì le pompe osa turbar profano?


CAMOENS

Un soldato, un poeta, un suddito fedele,

che non teme e non spera, e poco il viver cura.

Che non encomia i grandi, ma canta la sventura!


GIOVANNI

Qual ti muove interesse, o qual furor t'accieca,

di risse e di discordie malnato istigatore,

che d'una tomba in faccia non tace il tuo livore?

La giustizia, cui suona ogni tuo detto insulto,

ti chiederà ragione del violato culto.


CAMOENS

Al popolo adunato darolla, e sull'istante!


GIOVANNI

Soldati, altrove a forza si tragga, l'indiscreto.

Udiste? il re l'impone.


SEBASTIANO

(mostrandosi)

Ed io ne fo divieto!


TUTTI

(con un grido)

Il re!!


ABAIALDO

Egli! Qual mistero!

Lo straniero che Zaida sottrasse al mio furore!


SEBASTIANO

È desso, il vostro padre, che manda il cielo a voi

per confondere i vostri ed i nemici suoi.

Il vostro re, che tanti durò stenti e perigli,

e sempre in cor portovvi, sempre v'amò quai figli.


POPOLO

Viva il re, nostro vanto e nostro amore!


ABAIALDO

Popoli, io giuro, e invano un musulman non giura,

che al prence estinto io diedi, io stesso, sepoltura.

Ei cadde di Alcazarre nella pugna famosa,

e sul lido africano il cener suo riposa!


GIOVANNI

Il ver l'arabo duce parlò: credete a lui.

È un mentitor sfacciato, un traditor costui!


CAMOENS

Riconoscerlo almeno sapranno i suoi soldati.


GIOVANNI

Non più: chiara è la frode.


ABAIALDO

Zaida, il mio sospetto

vegliar su te saprà!


DON SEBASTIANO, CAMOENS e LORO SEGUACI

Del vero tuo prence,

o gente tradita,

difendi la vita,

difendi l'onor.

O cielo, ti mostra

al giusto propizio;

d'un empio artifizio

confondi gli autor!


ABAIALDO, DON ANTONIO, DON GIOVANNI e LORO

SEGUACI

Ti scuoti, ti desta,

o gente tradita;

la trama è chiarita

del vile impostor.

A morte sia tratto;

l'estremo supplizio

d'un empio artifizio

punisca l'autor!


GIOVANNI

Qual ch'ei sia, non è qui che dello sciagurato

puote l'augusta legge pronunziar sul fato.

L'accusato sia posto della giustizia in mano:

io lo reclamo in nome del tribunal sovrano.

Sciagurato, invan tu tenti

qui tramar un vile inganno;

fiamme e morte ben sapranno

tanto oltraggio vendicar.

Va', fellon, non hai difese,

piega il capo abbominato.

L'esecrando il tuo reato

ha ricolmo il ciel d'orror.


CORO

L'esecrando tuo reato

ha ricolmo il ciel d'orror.


Atto Quarto


Scena prima

Don Giovanni da Silva, esecutori vestiti di rosso e colle

braccia nude, uomini di giustizia, guardie del tribunale.



TUTTI

Dal ciel devoti ed umili

preghiam conforto e lume:

se non l'afforza il nume,

uman giudizio è fral.

Ei, che ne affida in oggi

del regno la salute,

ei ne darà virtute

all'alto ufficio ugual.


GIOVANNI

Supremi delegati

del Tribunale augusto,

speranza, amor del giusto,

terror dell'empietà;

in voi non trovi accesso

né l'odio, né l'amore:

del paro ignota al core

sia tema e sia pietà!


TUTTI

Noi lo giuriamo!


Scena seconda

Don Sebastiano, Abaialdo e detti. Mentre da mano

destra Don Sebastiano s'avanza in mezzo ai soldati,

Abaialdo, chiuso nel mantello, e con cappello a larghe

falde, viene introdotto dall'altra parte da una famiglia

del tribunale, che gli fa cenno di tacere e di usar

prudenza. Abaialdo si confonde fra un gruppo di soldati

e di famigli.



GIOVANNI

O tu, che a provocar la civil guerra

nome assumevi e qualità mentite,

parla, chi sei?


SEBASTIANO

Rispondi a me tu prima:

chi il dritto, uom senza fede,

d'interrogare il tuo signor ti diede?

Io son... lo attesto...


GIOVANNI

Un impostor tu sei!


SEBASTIANO

Ben s'addice a chi osava incatenarmi...


GIOVANNI

Di condannarti...


SEBASTIANO

No, d'assassinarmi!

Più non rispondo.


GIOVANNI

Il tuo silenzio invano

spera arrestar della giustizia il corso.

A smascherar costui

chiede udienza un testimonio. Venga.


Scena terza

Zaida velata e detti.



TUTTI

Una donna!


ZAIDA

Che importa,

se d'una donna il labbro al ver vi è scorta?

Uditemi. Abaialdo, illuso ei stesso,

inconscio, v'ingannò. Colui ch'ei vide

in Africa perire, era il fedele,

il nobil Don Enrico,

morto da eroe pel suo signore e amico!


GIOVANNI

Che di' tu mai!


ZAIDA

Fu salvo il re! fu salvo

per cura d'una donna,

che lo amava d'amore.


GIOVANNI

Che nuova trama è questa?


SEBASTIANO

O nobil core!


ZAIDA

Ebben! colei che a morte

il vostro re sottrasse,

lo giuro innanzi a Dio,

(rimovendo il velo)

lo attesto al tribunal... quella son io!

I membri del Tribunale si alzano con sorpresa.

Incerto ondeggia il core

fra speme e fra terrore!

La sua colla mia vita

potessi almen comprar!

Del misero suo stato

ti prenda, o ciel, pietà!

Sottrarlo a estremo fato

sol può la tua bontà!


SEBASTIANO

È dessa!... ondeggia il core

fra speme e fra timore!

È il ciel che in lei m'invia

un angel tutelar.

Sottrarmi a un empio fato

non può la sua pietà;

ma lieto e consolato

il mio morir sarà!


ABAIALDO

Di rabbia e di furore

in sen mi bolle il core;

al suo signore in faccia

costei può tanto osar!

Invan la sciagurata

salvar colui vorrà!

Pria di mia man svenata

la coppia rea cadrà!


GIOVANNI

Di rabbia e di furore

in sen mi bolle il core;

al mondo, al cielo in faccia

costei può tanto osar!

Se fia mestier, svenato

quell'impostor cadrà!

(a un giudice)

Rinfranca il cor turbato,

mai no, non regnerà.


I e II GIUDICE e CORO

Di rabbia e di furore

in sen mi bolle il core.

In faccia al mondo, a Dio

costei può tanto osar!

Del ciel sia vendicata

l'offesa maestà!

La coppia sciagurata

chi mai salvar potrà?


GIOVANNI

Invano speri, a spergiurar tu avvezza,

salvar colla menzogna il vil tuo drudo.

(ai giudici)

Miratela! Costei è quella istessa

cui dell'estinto prence

improvvida pietà sottrasse al rogo:

dannata al bando, sotto

pena del capo, l'empia il bando ha rotto;

è rea di morte. Io la condanno al fuoco,

come di veneficio,

di falso testimonio e d'impostura

convinta e rea.


ABAIALDO

Ed io, come spergiura!

(buttando da sé il travestimento)

Sciagurata!... Al mio furore

no, non basta la tua vita;

no, che l'onta, il disonore

sian compagni in morte a te.

Tua nequizia a far punita

poco è il rogo che t'aspetta.

Va', dal cielo maledetta,

come, iniqua, il sei da me!


GIOVANNI

(al giudice)

Un dovere imperioso

del rigore il ciel ne fa.

La condanna anche lo sposo;

che difenderla potrà?


SEBASTIANO

Deh! prendete i giorni miei,

ma pietà, pietà per lei.


ZAIDA

Sire, a Dio solo ne appello,

ei fra noi giudicherà.


ABAIALDO, GIOVANNI e GIUDICI

Va', spergiura!... al mio furore

no, non basta la tua vita;

no, che l'onta, il disonore

sian compagni in morte a te.

Tua nequizia a far punita

poco è il rogo che t'aspetta.

Va' dal cielo maledetta,

come, iniqua, il sei da me!


ZAIDA

Io spergiura!... al tuo furore

poco è dunque la mia vita!

Vuoi rapirmi anche l'onore,

quell'onor che tuo pur è?

D'una misera tradita sì,

lo strazio, o vil, t'alletta?

Lego al ciel la mia vendetta,

il rimorso lego a te.


SEBASTIANO

Sciagurati!... al lor furore

che non basta la mia vita!

A pietade han chiuso il core,

speme, oh Dio!, per lei non v'è.

D'una misera tradita

sì, lo strazio i vili alletta!

Va, dal cielo benedetta,

come, o cara, il sei da me!


ZAIDA

Ebben! poiché il consorte

me scioglie da' miei giuri e sacra a morte...

Ebben!... sì, l'amo, l'amo.

Questi... Il re Sebastiano! Il vero re!...

(a Giovanni con forza)



GIOVANNI

(alle guardie)

Non più, sian tratti a forza.


ZAIDA

(ai giudici)

E voi, quando per lui la morte io sfido,

e al disonor sorrido,

dite: chi fia l'audace

che di menzogna mi terrà capace?


GIOVANNI, ARABI e GIUDICI

Il rogo a lor s'appresti,

vi spirin fra i tormenti.

Disperso vada ai venti

il cenere infedel!

Cader al rogo in faccia

vedrem l'ampia baldanza.

Nulla per voi speranza

rimane in terra o in ciel!


ZAIDA e SEBASTIANO

Il rogo a noi si appresti

v'ascenderem ridenti:

è lieve agli innocenti

lo strazio più crudel.

È a noi conforto e scudo

divina una speranza.

Vendetta in terra ha stanza,

perdono alberga in ciel!


Atto Quinto


Scena prima

Don Giovanni da Silva e Don Luigi, inviato di Spagna.



GIOVANNI

Contar dunque poss'io?


LUIGI

Con poderosa armata il duca d'Alba

pria che annotti, sarà sotto Lisbona.


GIOVANNI

E il tuo re m'assicura?...


LUIGI

Poter sovrano in nome suo, se voi

al mio re la corona...


GIOVANNI

Non più. Fin d'oggi ei seguerà in Lisbona.


LUIGI

Ma il volgo ad abbagliar, vorria prudenza

che almeno l'apparenza d'un titolo legittimo...


GIOVANNI

T'intendo

Lieve impresa, e sicura!

A me ne lasci il tuo signor la cura.


Don Luigi esce.


Scena seconda

Zaida e detto.



GIOVANNI

I giorni tuoi sono in mia man.


ZAIDA

Che indugi

a troncarli?


GIOVANNI

Se a farti

grazia piegasi il cor?

(Zaida esprime rifiuto altero e sprezzante)

Se consentissi

a far salvo colui che re tu nomi?


ZAIDA

Egli? Fia ver?... Gran Dio!... Parla... che esigi?


GIOVANNI

Fa' ch'ei sottoscriva questo foglio, e tosto

cadon le sue ritorte.


ZAIDA

Basta... porgi...


GIOVANNI

Se no, fra un'ora morte!

(parte)


Scena terza

Zaida sola.



ZAIDA

La morte! a me poc'anzi

n'era il Pensier tremendo!

Ond'è ch'or sì dappresso

la miro, eppur non temo?

Ah! se quei cari giorni

serbar poss'io morendo,

mi fia gioia celeste il fato estremo!

È bel per chi s'adora

a morte offrire il petto.

È bello un puro affetto

col sangue suggellar!

E del morir nell'ora

poter del caro bene

infranger le catene,

i giorni conservar!


Scena quarta

Don Sebastiano e detta.



ZAIDA

Eccolo!


SEBASTIANO

O mia Zaida!

A me chi ti conduce,

chi mi congiunge a te?

Qual angelo di luce

la speme rende a me?


ZAIDA

Me qui desio conduce

di tua salvezza, o re.

Raggio d'amica luce

risplende ancor per te.


SEBASTIANO

Ma per qual sorte ne vien concesso

vederci ancora pria di morir?


ZAIDA

Già gli oppressor, cui grava il lor successo,

pendon dubbiosi, e in lor vien men l'ardir.

A voi, deposte l'ire,

ognun si prostra, e re torna il proscritto.

Sol che vi piaccia, o sire,

di segnar questo scritto.

Leggete...


SEBASTIANO

Gran Dio! Che! porre in non cale

l'avita stirpe e il suo splendor!

Segnar da vile l'atto fatale

che mi condanna al disonor!


ZAIDA

Che sento?


SEBASTIANO

Sai tu, Zaida, sai quel che da me si vuole?

(con ironia)

La libertà m'è offerta...


ZAIDA

Ebben?...


SEBASTIANO

Ch'io ceda a patto

a re Filippo i dritti e la corona mia!


ZAIDA

Disonorarti!... I vili!... Ah, mille morti pria.


SEBASTIANO

Come quell'alma altera

indovinò il mio cor!

Invan per lor si spera

macchiar del re l'onor!

Chi la corona avita,

chi il regno m'involò,

al re può tòr la vita,

ma degradar nol può.


ZAIDA

Come quell'alma altera

è del destro maggior!

Invan per lor si spera

macchiar del re l'onor!

Chi la corona avita,

chi il regno gl'involò,

al re può tòr la vita,

ma degradar... nol può.


Battono le ore.



CORO

(dalle quinte)

Suonò l'ora fatale; donna, a morir t'appresta.


ZAIDA

Ebben... si parta... addio!


SEBASTIANO

Ciel! dove mai?


ZAIDA

(respingendolo)

T'arresta:


SEBASTIANO

Un suon lugubre ascolto!

Si spalanca la porta di fondo.

I carnefici... o cielo!

Qual lampo mi rischiara!

In te gli iniqui il mio

rifiuto, in te s'apprestano a punir!


ZAIDA

Che importa, se nel cielo ne deve un Dio riunir?


SEBASTIANO

Invan lo speri... ah, no!

Che nuovo strazio, o Dio,

l'infame a me serbò!

Che mi cal dell'onor?

Tu morir! Giusto ciel,

tu morir! E per me! Mai, no, non fia.

Cessa; deh! Preghi invan!

Io salvar ti saprò, vita mia!


ZAIDA

Per salvar i miei dì

l'onor suo calpestar,

degradar il mio re si potria?

Cessa, deh!, preghi invan!

L'onta tua consentir!

Mai, no, non fia.


Sebastiano si slancia verso il tavolo per sottoscrivere il foglio.



ZAIDA

(frapponendosi)

Ebben, se sordo sei

al grido del dover,

se nullo i preghi miei

hanno su te poter,

l'avito onor calpesta,

dritto abbandona e trono,

tua complice io non sono,

e sia la morte mia la mia protesta!


Tenta lanciarsi dalla finestra.



SEBASTIANO

(ritenendola)

Zaida!


ZAIDA e SEBASTIANO

Se così perir de'

tanto amor, tanta fé,

se per noi quaggiù non v'è speme,

vien, ben mio, sul mio sen,

incontriam morte almeno stretti insieme.


In questi s'ode al di fuori la voce di Camoens.



CAMOENS

O marinari!

La notte è serena,

la calma profonda,

nel porto e sull'onda

già l'opre cessâr!


CAMOENS e CORO

Ristretti e fidenti,

ma cheti voghiamo,

sul flutto dobbiamo,

com'ombre, strisciar.

Là, sotto quel masso

che sporge sull'onde,

la preda s'asconde

che uniti cerchiam.

Di speme sommesso

un canto s'intuoni,

ma presso ai bastioni

tacenti voghiam.


ZAIDA

O suddito fedel!


SEBASTIANO

Camoens!


Scena quinta

Camoens entra dalla finestra mediante

una scala di corda, e detti.



CAMOENS

Mio prence,

rinasci alla speranza. Il popol freme,

e domanda il suo re. La nostra fuga

seconda, in guardia posto a questa torre,

un soldato fedel, pieno d'ardire.


CAMOENS, ZAIDA e SEBASTIANO

Ah sì! liberi insieme, o insiem morire!

Moviam guardinghi con gran mistero,

sol un sospir ne può tradir!

Abbiam il cielo per condottiero,

e a noi si fa scudo amistà!


I tre escono perla finestra, Camoens ultimo.



Terrazzo esterno della torre di Lisbona che dà sul mare.


Scena ultima

Camoens guida Don Sebastiano e Zaida

sul bastione. Abaialdo e Don Antonio escono

guardinghi sulla spiaggia; poi Don Giovanni e guardie.



CAMOENS

Queste bastite a mezzo del cammino

poste pur sono, seguitiam.


ZAIDA

Giammai.


Camoens getta una fune in una barca sotto al bastione.



ABAIALDO

Sì, per salvarli ognun smania e sospira.


ANTONIO

Il so.


ABAIALDO

Camoens è il capo;

fur sedotte le scolte della torre.


ANTONIO

Per cenno mio.


ABAIALDO

Ma fuggiran!


ANTONIO

(con sarcasmo)

Il cielo

nel lor corso li aiuti.


ABAIALDO

E perché?


ANTONIO

Osserva.


Zaida e Don Sebastiano scendono per la corda.

Camoens resta ad osservarli dal terrazzo.



CAMOENS

Salvi son!


ANTONIO

Perduti!...


Partono due colpi di fuoco, ed i corpi di Don

Sebastiano e Zaida cadono nel mare: Camoens è

arrestato dalle guardie sul terrazzo: altre guardie e

soldati ingombrano la riva.



DON ANTONIO

Io son re!


Don Giovanni entra frettoloso con una pergamena,

seguito da molti grandi.



GIOVANNI

Non ancor... Don Sebastiano

con quest'atto supremo il suo diadema

alla Spagna cedette e il suo splendore.

Gloria a Filippo.


CAMOENS

(con entusiasmo)

A Sebastiano onore!

 
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