Demetrio e Polibio

Gioacchino Rossini

Domenico Mombelli, hlavní představitel a manžel libretistky


Operní milostné drama ve dvou aktech, libreto napsala Vincenzina Vigano Mombelli podle "Demetria"Pietra Metastasia.

Premiéra opery, kterou autor složil ve svých čtrnácti letech, se konala v Římě v Teatro Valle 18.5.1812.

Osoby a obsazení:
Demetrio/Eumene (tenor) Král syrský - Domenico Mombelli (manžel libretistky)
Polibio (bas) Král Partheru - Ludovico Olivieri
Lisinga (soprán) dcera Polibia - Maria Ester Mombelli
Demetrio/Siveno (konraalt) syn Demetria - Anna Mombelli









 
 

 
LIBRETO


Atto primo


Sala di udienza con trono da un lato.


Scena prima

Grandi del regno, guardie, Polibio e Siveno a’ suoi piedi



Polibio

Mio figlio non sei,

pur figlio ti chiamo,

lo merti, lo bramo

chiamarti cosi!


Siveno

Son grato al tuo dono:

rammento chi sono,

son figlio infelice,

che vive per te.


Polibio

Sostegno sarai

del regno e di me.


Siveno

Se fido ti amai

lo sai, o mio Re.


Polibio

Ti stringo al mio seno.


Siveno e Polibio

Laccio si caro,

nodo si forte

la sola morte

scioglier potra.


Polibio

Vanne al tempio, o Siveno, e la m’attendi!

Sospiro il dolce istante

di darti del mio amor pegno verace.

Oggi vuo’ che Lisinga

d’indissolubil nodo a te si stringa.


Siveno

Oh gioia! oh dolce di! Signor, concedi...


Polibio

Alzati, appien m’e nota

l’indole del tuo cor con pari affetto

costante a te sara questo mio petto.


Siveno

Pien di contento in seno

men volo al caro oggetto,

per te felice appieno

questo mio cor sara.

Che gioia, che momento!

Il cor brillar mi sento,

di piu bramar non so.

(parte)






Scena seconda

Al suono di bellicosa marcia, Eumene si avanza con doni e seguito; Polibio sale sul trono circondato da’ suoi;

un Parto situa il sedile per l’ ambasciatore




Eumene

Il monarca di Siria al Re de’ Parti

invia salute e pace,

e pegno d’amistade in questi doni.

Da me suo messaggiero

tu non sdegnarli, o Sire,

e fa’ del mio signor pago il desire.


Polibio

E perché meco

si generoso il tuo signor? qual merto?...


Eumene

E a chi noto non e del Re de’ Siri

il magnanimo cor? E a te il dovea

piu che ad altri mostrar.


Polibio

E perché mai?


Eumene

Per l’alto tuo valor, per tue virtudi,

perché da te brama tal cosa, o Sire,

che gli sta a cuore assai;

né sorprender ti dei;

ma i doni accogli, e ascolta i detti miei.

(siede)


Polibio

Parla.


Eumene

Nella tua reggia

dell’estinto Minteo trovasi il figlio...


Polibio

E che percio?


Eumene

Quel giovinetto

troppo caro e al mio Re; di quel Minteo,

che fin che visse fu delizia sua,

Siveno e figlio, e dell’amato vecchio

questa sola memoria a lui rimane,

e a te coi preghi il chiede.


Polibio

Egli chiede Siven? vana lusinga;

io troppo l’amo, e del mio amore in pegno

porre lo vuo’ di questo trono a parte,

né sara mai ch’io veggia

allontanar Siven da questa reggia.


Eumene

Ma rifletti che neghi al Re di Siria,

che il mio sovran possente

cio che ottener non puo con dolci inchieste

egli avra colla forza e col suo brando.


Polibio

Sia pur possente d’armi

il Re de’ Siri; quel de’ Parti ha petto

che non trema a’ perigli

quando il diritto il mova;

ei crede suo Siven, te ingiusto crede.


Eumene

E non ebbe Siven forse i natali

del mio Re nella reggia?


Polibio

E nudrito, ed istrutto

non venne poi nella mio corte?


Eumene

(alzandosi)

Dunque?


Polibio

(alzandosi)

Dunque Siven non cedo;

queste porta al tuo Re libere note,

faccia poi cio che piu gli aggrada e puote.


Eumene

Pensaci, o Sire, e guarda

che non t’abbia a pentir...


Polibio

(scende dal trono)

Ti accheta, audace;

E che? dovro pentirmi

di mia ragion che si m’assiste e giova?


Eumene

Non assiste ragion i sensi tuoi,

ma ben chiami ragion cio che tu vuoi.


Polibio

Non cimentar lo sdegno,

che accendi nel mio petto

(tutto mi fa sospetto)

Vanne, ritorna al Re.


Eumene

Parto per or, ma solo

lungi da questo regno;

il tuo rifiuto indegno

fatale a te sara.


Polibio

Non piu, superbo, taci.


Eumene

Avvampo di furor.


Eumene e Polibio

Gia serpe nel mio seno

il piu crudel veleno

per tormentarmi il cor.


Eumene

Ma pensa ben...


Polibio

Pensai.


Eumene

E l’ira sua?


Polibio

Nol temo.


Eumene

Paventerai, lo spero,

il mio deluso Re.


Eumene e Polibio

Odio, furor, dispetto

io provo in tal cimento;

nel rimirarlo sento

tutte le furie in me.

(partono da lati opposti)


Magnifico tempio con ara, e trono da un lato.






Scena terza

Siveno, sacerdoti e popolo; indi Polibio seguito da Grandi del regno, in fine Lisinga



Siveno

O di Polibio sudditi fedeli,

amati Parti,

la vostra vista oh quanto mi consola!

Voi oggi dunque testimon sarete

delle mie fauste nozze: oh bella sorte!

Lisinga, oh dolce sposa...


Polibio

Figlio.


Siveno

Ah, signore e padre!


Polibio

Diletto figlio, vieni a questo seno.


Siveno

Eccomi, o padre: or son felice appieno.


(Nel mentre che si canta il coro, Polibio sale sul trono)


Coro

Nobil gentil donzella,

in si ridente giorno

arrida a te d’intorno

pace, riposo, amor.


Lisinga

Deh! fate, amici Dei, che in tal momento

lieta respiri ogn’alma

di gioia, di piacer e di contento.

Alla pompa gia m’appresso

or superba di mia sorte

nel vederti a me consorte

coll’amor del genitor.


Polibio

Dell’ara v’appressate, o figli al piede,

eterno qui vi unisca amore e fede.


Lisinga e Siveno

(dinanzi all’ara)

Questo cor ti giura amore,

mia speranza, mio tesoro.

Per te sol, che tanto adoro,

si, fedel ognor saro.


Siveno

Caro bene.


Lisinga

Sposo amato...


Lisinga e Siveno

Questo cor ti giura amore,

mia speranza, mio tesoro.

Per te sol, che tanto adoro,

si, fedel ognor saro.


Siveno

Si, mia vita, sarai

sempre com’or tu sei

la delizia, il piacer de’ giorni miei.


Lisinga

E se di questo petto

la pura fé, l’affetto

o scemarsi, o cangiar potessi mai

mi detesti il tuo cor quant’io t’amai.


Polibio

(scendendo dal trono)

Figli non piu: felici in questo giorno

alfin voi siete. Io sento

compita la mia gioia in tal momento.


Lisinga

Se per te liena io sono

deggio vivere a te.


Siveno

Indivisi gli affetti

con lei serbo, o signor. M’avrai nel regno

genero, figlio, difensor, sostegno.


Polibio

Ah cari figli...


Lisinga

Padre, sospiri?...


Siveno

Forse pentito sei!


Polibio

No, v’ingannate.

Altra cagion di duol m’agita il seno.


Lisinga

Parla, che mai t’affanna?


Polibio

Demetrio, de’ Siri Re potente,

a me spedi messaggio e ricchi doni,

e mi chiede Siveno...


Siveno

O ciel!


Lisinga

Lo spera invano...


Polibio

E’ questa, o figli, sol del mio dolore

l’aspra cagione che mi strazia il core.


Siveno

No, non temer, si vil non e Siveno,

io primo l’armi impugnero.


Lisinga

Nel campo

formidabil saro con lui ognora,

dolce mi fia per voi la morte ancora.

Sempre teco ognor contenta

t’amero mia dolce speme.

Stringe amor le mie catene.

Non temer: avrem vittoria

e la Persia esultera.


Siveno

Si mio ben, quest’alma amante

per voi sol respirera.


Polibio

Piu fatale e fiero istante

no, di questo non si da.


Lisinga

(Qual eccesso di tormento

vo soffrendo, oh Dio! nel core.)


Goderemo in sen d’amore

la piu gran felicita.


Siveno

(Non turbar si bell’ardore,

giusto cielo, per pieta.)


Polibio

(Sono oppresso dal timore,

vacillando il cor mi va.)


(Parte Lisinga con i Grandi del regno)


Siveno

Che pensi, o padre! e non seguiam Lisigna?


Polibio

Figlio, non sai quanto il mio cor tormenti

di perderti il timor.


Siveno

Deh cessa, o padre,

da si tristi pensier: di questo giorno

non perturbar la gioia.

E’ giusto il ciel, né di sinistro evento

con noi crudel sara: ch’anzi difesa

vorra farsi al mio uopo, e assister pronto

al mio benefattor... lo spero...


Polibio

Ascolti

i nostri voti il Cielo,

e per gaudio comune in dolci modi

renda sempre piu saldi i vostri nodi.

(Partono)


Gran piazza con veduta del palazzo reale.







Scena quarta

Eumene con seguito



Coro

Andiamo taciti

a lento passo,

regni il silenzio,

lungi il timor.


Eumene

Amici, omai propizia appieno

mi si mostri la sorte,

e tutto ho gia disposto:

servi, custodi, ognuno

mi guadagnai coll’oro,

altro non manca ormai

che unione ed ardire: or ben sentite,

l’opera dividiam; e voi in prima

per questa parte entrate, e voi per quella,

e al limitar delle reali stanze

aspettatemi tutti;

io frattanto co’ miei

attendero il momento;

il Ciel a noi dara forza e ardimento.

All’alta impresa tutti

andiam con alma forte.

Del vostro Re la sorte

da noi dipendera.


Coro

Del nostro Re la sorte

il ciel proteggera.


Eumene

Clemente ciel, che ai miseri

sola speranza sei,

seconda i voti miei,

non farmi palpitar.

Da mille affanni oppressa

l’alma mi sento in petto;

Ah! figlio mio diletto

quanto mi fai penar!


Coro

Il suo verace affetto

quanto lo fa penar!


Eumene

L’ora fatal s’appressa,

compagni non temete;

se fidi a me sarete,

valor trionfera.


Coro

Numi, se giusti siete,

per noi trionfera.

(Partono tutti)


Gabinetto reale con alcova e sofa. Notte.







Scena quinta

Lisinga in atto di riposarsi, indi Eumene da una porta laterale seguito da’ suoi, tutti armati e con faci ardenti



Lisinga

Mi scende sull’alma

un dolce sopore;

io poso; ma il core

posar piu non sa.


Eumene

Fermatevi.

Io sol m’inoltrero. Contento io sono;

il ciel mi porge l’opportuna sorte;

ecco Siven nel sonno immerso; vieni,

mia diletta speranza...


Lisinga

E quale ardir! pieta, soccorso, aita...


Eumene

Ingannato mi son; oh rabbia!

Non sei tu quel che cerco;

ma se non sei Siveno,

vieni meco per lui ostaggio almeno.


Lisinga

Ohime, crudel, che tenti,

ah vile traditore...


Eumene

Mi segui, o il mio furore

tutto su te cadra.


Lisinga

Mi lascia.


Eumene

Invan lo speri.


Lisinga

Sposo, tradito sei...


Eumene

Ardir, amici miei...


(Incendiano da varie parti.)


Lisinga

Padre soccorso, oh Dio!

Salvami per pieta.


Siveno e Polibio

(vedendo il passo impedito dal fuoco)

Stelle, che veggio, o Dei,

oh nero tradimento!


Eumene

Or piu le furie sento

per lor tu trema ancor.


Lisinga

Barbaro, orror mi fai,

mostro di crudelta.


Eumene

La pena pagherai

col giusto mio rigor.


Siveno, Polibio e Coro

(crescendo sempre il fuoco)

Ovunque e chiuso il passo,

piu scampo a noi non resta.

Numi, che pena e questa,

che notte di terror?


Lisinga ed Eumene

Che fiera angoscia e questa.

mi si divide il cor.


Lisinga

Se voi ancor mi udite,

le voci mie seguite;

il cor mancar mi sento,

io moro... che dolor!

(sviene fra le braccia di Eumene)


Eumene

Si compia; omai venite,

l’ardire mio seguite;

in si fatal cimento

trionfi il mio valor.

(conducendo via Lisinga)


Polibio

Guardie, deh! mi seguite,

da questa parte, udite...

ancor sua voce sento

che lacera il mio cor.


Siveno

Miei fidi, ohime! sentite!

Non v’e piu tempo, udite...

questo e crudel tormento

che lacera il mio cor.


Coro

Tutto ci fa spavento;

ah salvati, signor.


Atto secondo



Gabinetto reale






Scena prima

Grandi del regno, indi Polibio, poi Siveno



Coro

Ah che la doglia amara

si legge nel suo volto,

in qual periglio e avvolto,

misero genitor!


Polibio

Ove la cara figlia

involata sara; per ogni intorno

la cerco, e non la trovo;

dove il perfido, oh Dio,

avra tratta Lisinga?

O figlia mia, o solo mio diletto,

per te mille tormenti io sento in petto.

Come sperar riposo,

dove trovar la figlia?

Di voi chi mi consiglia;

misero, che faro?

Nel rammentar quel perfido

avvampo di furore,

il vile traditore

per le mie man morra.


Siveno

Venite, o fidi miei,

Lisinga a liberar.


Polibio

L’indegno, ove s’asconde

da te scoperto fu?


Siveno

Tutto m’e noto, o padre.


Polibio

Oh sorte qual momento!

Tutte le furie io sento

per vendicarmi ancor.


Polibio, Siveno e Coro

Si voli dunque a lei;

a noi rendete, o Dei,

Lisinga per pieta.

(partono)


Luoghi remoti poco lungi dalla citta.






Scena seconda

Eumene, che conduce Lisinga scortato da’ suoi, indi Siveno e Polibio con loro seguito



Lisinga

Dove vuoi trarmi,

perfido traditor?


Eumene

Alta cagion m’induce

di qui celarti...


Lisinga

Crudel, t’intendo, dal diletto sposo,

dal mio buon genitor strappar mi vuoi,

e trarmi forse...


Eumene

No, non temer; amo Siveno;

e in te la sposa sua

so rispettar.


Lisinga

A lui dunque mi guida.


Eumene

Non lo sperar...


Lisinga

Dunque m’uccidi.


Siveno

(dentro le scene)

Qui s’asconde quell’empio.


Polibio

Ov’e l’indegno? mora.


Lisinga

Deh mi salvate...


Eumene

Miralo, nella destra ha il ferro ancora.

Donami omai Siveno

o le trafiggo il petto.

(in atto di uccidere Lisinga)


Polibio

(prendendo Siveno per mano)

Gl’immergo il ferro in seno,

pria di donarlo a te.


Eumene

Dunque la figlia mora...


Polibio

T’arresta, o qui lo sveno.


Eumene

Crudel, che tenti, oh Dei!


Polibio

L’ira non so frenar.


Lisinga

Passami pure il core,

ma placa il genitore;

tel chiedo per pieta.


Siveno

Passami pure il core,

ma placa il suo furore;

tel chiedo per pieta.


Eumene

(vedendo la medaglia che tiene al collo)

Qual segno, o Dei! mio figlio.


Polibio

Come! suo padre sei?


Eumene

(cambiandosi i figli)

Ecco la figlia tua.

Rendimi il figlio mio.

Giuro amistade e fé.


Polibio ed Eumene

(abbracciando Polibio Lisinga ed Eumene Siveno)

Figlio/a qual gioia io provo,

or che tu salvo/a sei...

piu viver non potrei,

caro/a senza di te.


Lisinga e Siveno

Padre, qual gioia provo

or che placato sei!

Piu cari i lacci miei

saranno ognor con te.


Eumene

Figlio?


Siveno

Oh Dio!


Lisinga

Siveno a noi ritorna.


Siveno

Lisinga, oh padre amato.


Eumene

Io solo a te son padre.


Lisinga e Siveno

Il/mi diede a me/lei in consorte.


Polibio

A lui son padre e Re.


Eumene

Non piu, da lui ti scosta.


Lisinga e Siveno

Deh pensa al tuo periglio.


Polibio

Meco vivrai col figlio!


Eumene

Mai questo non sperar.


Polibio ed Eumene

All’armi, o fidi miei.

D’ira s’accende il petto

la mia vendetta affretto

piu non mi so frenar.


(Eumene co’ suoi separano Lisinga da Siveno e partono. Polibio da delle disposizioni per non essere sorpreso e Siveno s’abbandona sopra un sasso.)


Lisinga e Siveno

Tu mi dividi, o Dei!

dal caro amato oggetto.

Squarciar mi sento il petto,

che barbaro penar!






Scena terza

Eumene e Siveno



Eumene

Vieni, caro, al mio sen.


Siveno

Ov’e Lisinga?

Dov’e il mio Re? dov’e il mio padre?


Eumene

Mi abbraccia, io ti son padre,

e se piu certo vuoi

essere del vero che ti dico, o figlio,

(accennando le medaglie che tiene al collo)

fissa su questi segni attento il ciglio.


Siveno

Oh Dio!


Eumene

Sappi che padre tuo non fu Minteo,

ed io tuo genitor

a lui ti consegnai nel rio tumulto

quando Trifone di Denmetrio il regno

tutto struggere volea.

Per me Minteo ti trasse di periglio

qual figlio suo; ma pur di me sei figlio.


Siveno

Perdon ti chiedo, o padre,

pieta del mio lamento;

per lor morir mi sento

senza poter morir.


Eumene

Ah! ti consoloa, o figlio,

e tutto spera in me.


Siveno

Se leghi i nostri cuori

sollevi le mie pene,

felice col mio bene

ognor saro per te.

(Partono.)


Sala d’udienza con tavolino e sedie.






Scena quarta

Grandi del regno, indi lisinga che si siede in atto di dolore, poi Polibio



Lisinga

Io piu sposo non ho, per man d’un empio

egli mi fu rapito;

barbara sorte!

Dammi, o Cielo crudel, dammi la morte.


Polibio

Figlia, fa’ cor, di qua non lungi Eumene

attendato fermossi...


Lisinga

Lascia che io l’armi impugni...


Polibio

Come! giovane donna?...


Lisinga

Lasciami o padre andar, il Cielo rende

forte colui che la ragion difende.


Polibio

Ebben tu mi precedi,

incoraggisci i tuoi; il Cielo aita

conceda a tutti; egli ti renda ardita.

(parte)


Lisinga

Se fidi siete,

se meriti pieta una sventurata

vendicatemi voi; meco vi prega

l’amato padre mio, da mostro infame

sgombrate alfine questo regno; a voi

lo chiede il vostro onore,

il pianto della patria e il mio dolore.

Superbo, ah! tu vedrai

se abbasserai l’orgoglio.

Or vendicar mi voglio,

indegno traditor.


Coro

S’uccidera...


Lisinga

Lo sposo.


Coro

Ah si cadra...


Lisinga

L’altero.

Pieta desti lo sposo,

del mio dolor pieta.


Coro

Per noi non v’e periglio...


Lisinga

Vendetta vi chiedo

son tutta furore;

m’uccide il dolore

mi sento mancar.

Quel mostro, quell’empio

si vada a svenar.


Coro

Si vada, si corra,

si compia lo scempio.

Quel mostro, quell’empio

sapremo svenar.

(Partono.)


Accampamento a vista della citta.







Scena quinta

Guardie accampate, Eumene dalla sua tenda, indi Siveno e Lisinga seguita da’ suoi



Eumene

Ove ando? che mai feci!

Dunque parti mio figlio:

Ei sol piangeva nel comun contento.

Lascia, diceva, che a Polibio vada;

di ritornar ti giuro con Lisinga,

o mi vedrai morire a’ piedi tuoi.

Si crudel non sara con suo periglio

ch’ei stesso voglia privarmi del figlio.

Ah padre incauto! al pianto suo cedesti.

Ingiustissimi Dei, se mel togliete,

voi alle fure mie lo renderete.

Folle che dico?

Che fo, con chi mi sdegno? il reo son io.

Misero me!... ahi che vacillo, oh Dio.

Lungi dal figlio amato

mi si divide il core,

conforto al mio dolore

di voi chi mi dara?


Coro

Da’ fine al tuo timore,

il figlio tornera.


Eumene

Amici, a voi son grato,

pieta del mio tormento,

io solo avro il contento

s’ei fido a noi verra.


Lisinga e Coro

(guardando dentro le scene)

Eumene scellerato

trafitto al suol cadra.


Eumene

Stelle! tradito io sono.

Perfido figlio indegno

tu preverai lo sdegno

del cieco mio furor.


Lisinga

Si sveni il traditore...


Siveno

(inginocchiandosi)

Eccoti il petto, il cor.


Lisinga

(le cade il ferro)

Tu stesso mi disarmi?


Siveno

Difendo il padre mio...


Eumene

Or vinto alfin son io

dal tuo figliale amor.

Ah figli miei diletti,

venite a questo seno.

Io vostri dolci affetti

io stesso paghero.


Lisinga e Siveno

Padre mio, a questi detti

grato il cor ti giura affetto...


Eumene

A Polibio ognun si affretti

i miei sensi a riportar.


Lisinga e Siveno

Se con noi lo stringi al petto

il suo cor giubilera.


Eumene

Voi sarete, o cari oggetti,

la mia sol felicita.

(parte con Lisinga e Siveno)


Cori

Oh qual gioia, qual diletto

or la Persia/Siria provera.






Scena sesta

Tutti si pongono in ordinanza per marciare cantando il coro, dopo del quale Eumene, Lisinga e Siveno con essi s’incamminano

verso la citta. Rimangono tutti sospesi incontrandosi con Polibio e di lui seguito



Cori

Festosi al Re si vada

ad apportar la pace,

s’accenda ormai la face

per cosi bella union.


Polibio

Oh Ciel, che miro! Lisinga la figlia

in amista col rapitor messaggio!


Eumene

Non rapitor son io, non son messaggio.

Ma sotto queste spoglie

in tal mentita guisa

il Monarca di Siria omai ravvisa.


(Siveno cogli Assiri s’inginocchiano formando tutti un quadro generale.)


Polibio

Tu il Monarca?


Lisinga

Del mio Siven tu il padre?


Siveno

Mia Lisinga, qual gioia!


Eumene

Si, Demetrio son io: timor m’indusse

spoglie a mentir, per riaver il figlio,

dubitando di lui se nato io fossi;

or tutti cari egualmente mi siete;

e se t’e grado

meco d’unirti in amistade eterna,

ogni passato evento

dimentica, o Polibio, e tutto dona

al mio paterno amor. La nostra fede

con piu tenaci nodi ora si stringa;

Siven viva felice con Lisinga.


Tutti

Quai moti al cor io sento

di gioia e di contento!

Alfin al sen ti stringo,

oggetto del mio amor.


Cori

Piu felice e grato istante

no, di questo non si da.

D’un amore si costante

la memoria restera.

 
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