Caterina Cornaro ossìa La Regina di Cipro (Caterina Cornaro aneb Královna cyperská)
Gaetano Donizetti
Premiéra opery o prologu a dvou aktech Caterina Cornaro se konala 18.1.1844 v neapolském Teatro San Carlo. Libreto napsal Giacomo Sacchèro podle textové předlohy Julese Henri Vernoy Marquis de Saint-Georges k opeře Královna cyperská Jacques Fromental Halévyho.Osoby a obsazení premiéry:
Caterina Cornaro, královna cyperská - Fanny Goldberg (soprán)
Matilde, její přítelkyně - Anna Salvetti (mezzosoprán)
Gerardo, francouzský hrabě - Gaetano Fraschini(Tenor)
Lusignano, král cyperský - Filippo Coletti(Bas)
Mocenigo, benátský vyslanec - Nicola Benevento(Bas)
Andrea Cornaro, otec Cateriny - Marco Arati (Bas)
Strozzi, vůdce zločinců - Anafesto Rossi (Tenor)
královský rytíř - Domenico Ceci (Tenor)
Děj se odehrává v Benátkách a Nikósii na Kypru kolem roku 1472 a pojednává o životě Cateriny Cornaro, která žila v letech 1454-1510 a v letech 1474-1489 byla královnou cyperskou.
Libreto
PROLOGO
Scena Prima
(Sala nel palazzo Cornaro. La sala è ingombra
di Cavalieri e Dame, indi entrano Caterina,
Gerardo, Andrea e Matilde. Il Coro saluta i
giovani sposi)
CORO
Salve o beati, al giubilo
Di puro amor promesso!
Salve o serbati all'estasi
Del maritali amplessi!
Per voi, qual 'offra, un'aura
Del ciel soave e blanda
Renda di fior perpetua
La nuzial ghirlanda.
E corrisposto un palpito
V'agiti sempre il cor.
di Cavalieri e Dame, indi entrano Caterina,
Gerardo, Andrea e Matilde. Il Coro saluta i
giovani sposi)
CORO
Salve o beati, al giubilo
Di puro amor promesso!
Salve o serbati all'estasi
Del maritali amplessi!
Per voi, qual 'offra, un'aura
Del ciel soave e blanda
Renda di fior perpetua
La nuzial ghirlanda.
E corrisposto un palpito
V'agiti sempre il cor.
CATERINA
Mercè dei lieti auguri
Mercè dei lieti auguri
ANDREA e MATILDE
V'Arrida il cielo e amor
V'Arrida il cielo e amor
GERARDO e CATERINA
[in disparte]
Tu l'amor mio, tu l'iride
Dei giorni miei sarai:
Or che mi è dato stringerti
Per non lasciarti mai
A te il desio dell'anima
A te il sospir d'amore;
E vita, e affetti, e core
Tutto consacro a te.
[in disparte]
Tu l'amor mio, tu l'iride
Dei giorni miei sarai:
Or che mi è dato stringerti
Per non lasciarti mai
A te il desio dell'anima
A te il sospir d'amore;
E vita, e affetti, e core
Tutto consacro a te.
ANDREA
Il sacro rito a compiere
Volgiamo, o figli, il piè.
Il sacro rito a compiere
Volgiamo, o figli, il piè.
CORO
Al tempio!
Al tempio!
GERARDO
Andiam...
Andiam...
[Un uomo mascherato entra. ]
LA MASCHERA
Fermatevi!
LA MASCHERA
Fermatevi!
TUTTI
Che avvenne?
Che avvenne?
LA MASCHERA
Sian sospese le nozze.
Sian sospese le nozze.
ANDREA
Perchè?
Perchè?
LA MASCHERA
[sottovoce ad Andrea]
A nome dei Dieci io vengo.
[sottovoce ad Andrea]
A nome dei Dieci io vengo.
ANDREA
(fra sè)
Oh, ciel!
(fra sè)
Oh, ciel!
LA MASCHERA
Escano.
Escano.
ANDREA
Uscite:
È mestieri ch'io l'oda.
Uscite:
È mestieri ch'io l'oda.
CORO, GLI SPOSI, e MATILDE
Qual mistero!
Qual mistero!
[partono.]
LA MASCHERA
Or che siam soli, ascoltami.
LA MASCHERA
Or che siam soli, ascoltami.
[Egli si cava la maschera, ed Andrea resta
riverentemente attonito,
riconoscendo Mocenigo.]
ANDREA
Signore!
riverentemente attonito,
riconoscendo Mocenigo.]
ANDREA
Signore!
MOCENIGO
Tua figlia, è vero, sposar deve Gerardo?
Tua figlia, è vero, sposar deve Gerardo?
ANDREA
Si.
Si.
MOCENIGO
Ebbene, quando?
Ebbene, quando?
ANDREA
Oggi...
Oggi...
MOCENIGO
Scioglier questo nodo Dei tu.
Scioglier questo nodo Dei tu.
ANDREA
No 'l posso. Detti fè.
No 'l posso. Detti fè.
MOCENIGO
Non monta.
Venezia il vuole, e in guiderdon tua figlia
Un'altro sposo avrà.
Non monta.
Venezia il vuole, e in guiderdon tua figlia
Un'altro sposo avrà.
ANDREA
Foss'egli un re...
Foss'egli un re...
MOCENIGO
Egli è tale.
Egli è tale.
ANDREA
[con sorpresa]
Che di?
[con sorpresa]
Che di?
MOCENIGO
Riposa in me.
Dell'empia Cipro il popolo,
Stolto e ribelle ognora,
Spinse in esilio l'ultimo
Re, Luisignano.
Riposa in me.
Dell'empia Cipro il popolo,
Stolto e ribelle ognora,
Spinse in esilio l'ultimo
Re, Luisignano.
ANDREA
Ed ora?
Ed ora?
MOCENIGO
Noi tornerem quell'esule
Ne' pieni dritti suoi,
E a far più saldo un vincolo
Util cotanto a noi,
L'alto Sovran Consiglio
Sposa di lui farà
Tua figlia.
Noi tornerem quell'esule
Ne' pieni dritti suoi,
E a far più saldo un vincolo
Util cotanto a noi,
L'alto Sovran Consiglio
Sposa di lui farà
Tua figlia.
ANDREA
(fra sè)
Ciel!
(fra sè)
Ciel!
MOCENIGO
Tua figlia,
Sì:, una corona avrà.
Tua figlia,
Sì:, una corona avrà.
ANDREA
[con superba meraviglia]
¡Oh!
[con superba meraviglia]
¡Oh!
MOCENIGO
Udisti? I Dieci fidano,
Che obbedirai.
Udisti? I Dieci fidano,
Che obbedirai.
ANDREA
(fra sè)
Qual sorte!
(fra sè)
Qual sorte!
MOCENIGO
Io tornerò; delibera,
O una corona, o morte.
Io tornerò; delibera,
O una corona, o morte.
[Mocenigo parte: Andrea resta tristamente
attonito. Entrano Caterina, Gerardo,
Matilde, e Coro.]
TUTTI
Partì?
attonito. Entrano Caterina, Gerardo,
Matilde, e Coro.]
TUTTI
Partì?
ANDREA
(fra sè)
Che dire!
(fra sè)
Che dire!
CORO
Al tempio!
Al tempio!
ANDREA
Cessate.
Cessate.
GERARDO e CORO
Che?
Che?
CATERINA
Qual guardo!
Vien...
Qual guardo!
Vien...
ANDREA
Non più nozze, o misera,
Parti da qui o Gerardo.
Non più nozze, o misera,
Parti da qui o Gerardo.
GERARDO
Deliri?
Deliri?
ANDREA
Io deggio sciogliere
Tal nodo.
Io deggio sciogliere
Tal nodo.
GERARDO
E la tua fè?
E la tua fè?
ANDREA
Sciolgo anche quella!
Sciolgo anche quella!
CATERINA
Barbaro!
Barbaro!
GERARDO
Come! tal'onta a me!
Come! tal'onta a me!
CATERINA
[strappandosi gli ornamenti nuziali]
Sprezza, o padre, e fede e onore:
Via corona, e fiori, e velo;
Ma se sorda al mio dolore
Esser dee la tua pietà,
V'è per tutti un padre in cielo,
Che il mio grido ascolterà.
[strappandosi gli ornamenti nuziali]
Sprezza, o padre, e fede e onore:
Via corona, e fiori, e velo;
Ma se sorda al mio dolore
Esser dee la tua pietà,
V'è per tutti un padre in cielo,
Che il mio grido ascolterà.
GERARDO
Tutto oblià: ma bada indegno,
Che l'oltraggio ho in mente sculto:
Che da te son fatto segno
Di disprezzo e di pietà;
Ma il rossor di questo insulto
Vendicato un dì sarà.
Tutto oblià: ma bada indegno,
Che l'oltraggio ho in mente sculto:
Che da te son fatto segno
Di disprezzo e di pietà;
Ma il rossor di questo insulto
Vendicato un dì sarà.
ANDREA
(fra sè)
Ahi! per lor più non avanza
Raggio alcun di miglior sorte.
È perduta ogni speranza,
Nè sentir poss'io pietà.
O dividerli, o la morte
Questo nodo troncherà!
(fra sè)
Ahi! per lor più non avanza
Raggio alcun di miglior sorte.
È perduta ogni speranza,
Nè sentir poss'io pietà.
O dividerli, o la morte
Questo nodo troncherà!
MATILDE e CORO
[fra loro]
Parta pur, ma vendicato
Sarà un'atto sì villano;
Al suo sdegno provocato
L'ira nostra unita andrà:
E il voler di quest'insano
Cancellato appien sarà.
[fra loro]
Parta pur, ma vendicato
Sarà un'atto sì villano;
Al suo sdegno provocato
L'ira nostra unita andrà:
E il voler di quest'insano
Cancellato appien sarà.
[Partono.]
Scena Seconda
(Gabinetto di Caterina: in fondo un uscio,
che chiude una camera segreta: da un lato
porta che mette negli appartamenti, dall'altro finestre che guardano sul canale. Una
lampada rischiara la stanza solitaria. Voci
lontane di gondolieri)
che chiude una camera segreta: da un lato
porta che mette negli appartamenti, dall'altro finestre che guardano sul canale. Una
lampada rischiara la stanza solitaria. Voci
lontane di gondolieri)
CORO
Or che l'astro in mar si cela,
E l'uom toglie alla fatica ,
Sulla fragile mia vela
Lieve auretta spira amica:
Fa, ch'io giunga all 'umil tetto,
Dove anela il mio desir,
Ond'io stringa i figli al petto,
E li possa benedir.
Or che l'astro in mar si cela,
E l'uom toglie alla fatica ,
Sulla fragile mia vela
Lieve auretta spira amica:
Fa, ch'io giunga all 'umil tetto,
Dove anela il mio desir,
Ond'io stringa i figli al petto,
E li possa benedir.
CATERINA
Torna all 'ospite tetto o gondoliere,
Fra la gioia del canto.
E a me cui nulla arride, a me dal Cielo
Prega giorni men rei. Chi vien?
Matilde...
Torna all 'ospite tetto o gondoliere,
Fra la gioia del canto.
E a me cui nulla arride, a me dal Cielo
Prega giorni men rei. Chi vien?
Matilde...
MATILDE
[dandole un foglio]
Fa core.
[dandole un foglio]
Fa core.
CATERINA
Questo scritto?
Questo scritto?
MATILDE
Da Gerardo
Mi venne.
Da Gerardo
Mi venne.
CATERINA
Oh ciel! Che spera?
Oh ciel! Che spera?
[Essa l'apre e legge.]
MATILDE
Oh gioia!
MATILDE
Oh gioia!
CATERINA
Ei venir vuole questa notte
A liberarmi dal poter tremendo
Del senato.
Ei venir vuole questa notte
A liberarmi dal poter tremendo
Del senato.
MATILDE
Che di ?
Che di ?
CATERINA
Sì: parti, corri,
E veglia ben, che non veduto ei giunga
Alle mie stanze.
Sì: parti, corri,
E veglia ben, che non veduto ei giunga
Alle mie stanze.
MATILDE
In me confida.
In me confida.
[Parte.]
CATERINA
Oh! presto
Scorran l'ore per me, che la mia vita
Render denno alla sua per sempre unita.
Vieni, o tu, che ognora io chiamo
Con dolcissime parole.
Vieni a me, che aspetto ed amo,
Come fior che aspetta il sole.
Nè temer per la laguna
Della torbida fortuna:
Sui tuoi giorni, amato mio,
Veglia ognor propizio il Ciel.
Ah! vieni t'affretta
Mio dolce tesoro,
Ti chiama, t'aspetta
Fedele il tuo ben.
Più nulla non bramo,
Se il Ciel mi concede
Ridirti che t'amo,
Stringendoti al sen.
CATERINA
Oh! presto
Scorran l'ore per me, che la mia vita
Render denno alla sua per sempre unita.
Vieni, o tu, che ognora io chiamo
Con dolcissime parole.
Vieni a me, che aspetto ed amo,
Come fior che aspetta il sole.
Nè temer per la laguna
Della torbida fortuna:
Sui tuoi giorni, amato mio,
Veglia ognor propizio il Ciel.
Ah! vieni t'affretta
Mio dolce tesoro,
Ti chiama, t'aspetta
Fedele il tuo ben.
Più nulla non bramo,
Se il Ciel mi concede
Ridirti che t'amo,
Stringendoti al sen.
[Andrea entra.]
Ahi! qui ancor padre mio?
Ahi! qui ancor padre mio?
ANDREA
[con dolce bontà]
Non maledirmi:
Dal consiglio Sovrano io fui costretto
A lacerer l'affetto vostro.
[con dolce bontà]
Non maledirmi:
Dal consiglio Sovrano io fui costretto
A lacerer l'affetto vostro.
CATERINA
Il ciel
Giudichi te.
Il ciel
Giudichi te.
ANDREA
Nè ancor la tua sventura,
Tutta conosci.
Nè ancor la tua sventura,
Tutta conosci.
CATERINA
Quale?
Quale?
ANDREA
Un'altro sposo
T'è destinato.
Un'altro sposo
T'è destinato.
CATERINA
Un'altro?
Un'altro?
ANDREA
Un re.
Un re.
CATERINA
Non mai!
Non mai!
ANDREA
Vuoi tu perder Gerardo?
Vuoi tu perder Gerardo?
CATERINA
Oh Ciel! che sento!
Parla...
Oh Ciel! che sento!
Parla...
ANDREA
L'apprendi da costui.
L'apprendi da costui.
[Parte additandogli Mocenigo.]
[Caterina abbrividisce, trovandosi sola
d'innanzi a Mocenigo.]
CATERINA
Signore.
[Caterina abbrividisce, trovandosi sola
d'innanzi a Mocenigo.]
CATERINA
Signore.
MOCENIGO
Non temer, Caterina.
Udisti ?
Non temer, Caterina.
Udisti ?
CATERINA
Udii...
Udii...
MOCENIGO
Vuoi tu salvar Gerardo ?
Vuoi tu salvar Gerardo ?
CATERINA
Come?
Come?
MOCENIGO
Or, ch'esso
Verrà, dirgli dovrai, che più non l'ami,
E che tu aspiri a illustri nozze.
Or, ch'esso
Verrà, dirgli dovrai, che più non l'ami,
E che tu aspiri a illustri nozze.
CATERINA
Orrenda
Bestemmia!
Orrenda
Bestemmia!
MOCENIGO
Ed ei morrà...
Ed ei morrà...
CATERINA
Per chi?
Per chi?
[Mocenigo schiudendo l'uscio della stanza
segreta, e mostrandole degli sgherri armati]
MOCENIGO
Pel braccio
Di costoro; l'intendi? Bada!
segreta, e mostrandole degli sgherri armati]
MOCENIGO
Pel braccio
Di costoro; l'intendi? Bada!
[Rientra nella stanza. ]
CATERINA
Avvertirlo io potessi! ahi! sentir parmi
Lieve rumor d'un piè che s'avvicina...
È desso... egli si perde... Io non ho core!...
Non posso... ahimè!
CATERINA
Avvertirlo io potessi! ahi! sentir parmi
Lieve rumor d'un piè che s'avvicina...
È desso... egli si perde... Io non ho core!...
Non posso... ahimè!
GERARDO
[entrando]
Dolce amor mio!
[entrando]
Dolce amor mio!
CATERINA
Gerardo!
Gerardo!
GERARDO
Fuggiamo, o Caterina: il ciel protegge
I nostri voti.
Fuggiamo, o Caterina: il ciel protegge
I nostri voti.
CATERINA
(fra sè)
¡Deh, tu m'assisti o Cielo!
(fra sè)
¡Deh, tu m'assisti o Cielo!
GERARDO
Sospiri tu ?
Sospiri tu ?
CATERINA
(fra sè)
Che dirgli?
(fra sè)
Che dirgli?
GERARDO
Alla mia gioia
Tu non esulti ?
Alla mia gioia
Tu non esulti ?
CATERINA
Oh supplizio!...Perdona
Al tumulto del cor.
Oh supplizio!...Perdona
Al tumulto del cor.
GERARDO
Calmati o cara.
Per me avrà fine la tua vita amara.
Spera in me, della tua vita
L 'ombra cupa si dirada:
Sulla rosa inaridita
Manda il ciel la sua rugiada.
Tristo verno innanzi sera
Oltraggiò la tua beltà.
Or per nuova primavera
Vaga più. rifiorirà.
Calmati o cara.
Per me avrà fine la tua vita amara.
Spera in me, della tua vita
L 'ombra cupa si dirada:
Sulla rosa inaridita
Manda il ciel la sua rugiada.
Tristo verno innanzi sera
Oltraggiò la tua beltà.
Or per nuova primavera
Vaga più. rifiorirà.
CATERINA
(fra sè)
Che far deggio ? Oh pena atroce!
La mia piaga ei più ritenta.
Dir vorrei, ma la sua voce
Mi commuove, e mi spaventa:
Mentr'io l'amo, e un foco immenso
Consumando il cor mi va.
Come mai - più a te non penso,
Più. non t'amo- udir dovrà?
(fra sè)
Che far deggio ? Oh pena atroce!
La mia piaga ei più ritenta.
Dir vorrei, ma la sua voce
Mi commuove, e mi spaventa:
Mentr'io l'amo, e un foco immenso
Consumando il cor mi va.
Come mai - più a te non penso,
Più. non t'amo- udir dovrà?
GERARDO
Vieni.
Vieni.
CATERINA
Oh! No.
Oh! No.
GERARDO...
Che dici?
Che dici?
CATERINA
Parti.
Parti.
GERARDO
Che!
Che!
CATERINA
M'oblià.
M'oblià.
GERARDO
Potresti farti
Tu spergiura?
Potresti farti
Tu spergiura?
CATERINA
(fra sè)
¡Oh pena estrema!
(fra sè)
¡Oh pena estrema!
GERARDO
Più non m'ami?
Più non m'ami?
CATERINA
(fra sè)
Oh istante!
(fra sè)
Oh istante!
[Guarda verso l'uscio e scorge Mocenigo
che le mostra gli sgherri armati.]
MOCENIGO
(a Caterina a sottovoce)
Trema.
che le mostra gli sgherri armati.]
MOCENIGO
(a Caterina a sottovoce)
Trema.
GERARDO
Parla...
Parla...
CATERINA
Or bene. Io più non t'amo...
Più non t'amo.
Or bene. Io più non t'amo...
Più non t'amo.
GERARDO
Oh rea bestemmia!
Tu vaneggi?
Ah no!... partiamo.
Oh rea bestemmia!
Tu vaneggi?
Ah no!... partiamo.
CATERINA
(fra sè)
Ciel pietà!
(fra sè)
Ciel pietà!
GERARDO
Cedi...
Cedi...
CATERINA
È impossibile.
È impossibile.
GERARDO
Dunque è ver bugiardo core.
Che un re t'offra e serto e amore?
Dunque è ver bugiardo core.
Che un re t'offra e serto e amore?
CATERINA
(fra sè)
Io non reggo!
(fra sè)
Io non reggo!
GERARDO
S'è fallace
Queste nuova, un solo accento
Proferisci, ed avran fine
Le mie smanie.
S'è fallace
Queste nuova, un solo accento
Proferisci, ed avran fine
Le mie smanie.
CATERINA
[fra sè, guardando all'uscio]
Oh mio spavento!
[fra sè, guardando all'uscio]
Oh mio spavento!
GERARDO
Ah, deh parla, dici il vero?
Ah, deh parla, dici il vero?
MOCENIGO
[si affaccia ancore minaccioso, sottovocce]
Bada!
[si affaccia ancore minaccioso, sottovocce]
Bada!
CATERINA
Tutto è vero.
Tutto è vero.
GERARDO
È vero?
È vero?
CATERINA
Sì.
Sì.
GERARDO
Sciagurata...
Sciagurata...
CATERINA
Gerardo!...
Gerardo!...
GERARDO
Va crudel, maledetto quel giorno
Che ti vidi, e perduto t'amai.
Maledetto quest’empio soggiorno,
Da cui fede ed affetto sperai.
L'ira mia che implacabile estrema
Ora impreca all'infranta tua fè.
Notte e dì, fino all'ora suprema
Pesi infausta tremenda su te!
Va crudel, maledetto quel giorno
Che ti vidi, e perduto t'amai.
Maledetto quest’empio soggiorno,
Da cui fede ed affetto sperai.
L'ira mia che implacabile estrema
Ora impreca all'infranta tua fè.
Notte e dì, fino all'ora suprema
Pesi infausta tremenda su te!
CATERINA
(fra sè)
Lassa me! qual orrenda blasfema!
Qual parola esacranda m'è uscita!
Provocai la sua collera estrema.
Ma salvai la diletta sua vita.
E mentr'egli colpevol mi crede,
E insultando ml scaccia da sè,
Ahi! non sa, che illibata è la fede,
Che il mio core spergiuro non è!
(fra sè)
Lassa me! qual orrenda blasfema!
Qual parola esacranda m'è uscita!
Provocai la sua collera estrema.
Ma salvai la diletta sua vita.
E mentr'egli colpevol mi crede,
E insultando ml scaccia da sè,
Ahi! non sa, che illibata è la fede,
Che il mio core spergiuro non è!
(a Gerardo)
Senti almen...
GERARDO
Più non deggio ascoltarti.
Più non deggio ascoltarti.
CATERINA
Ah pietà!
Ah pietà!
GERARDO
Non la merti o crudel!
Non la merti o crudel!
CATERINA
Tu non sai...
Tu non sai...
GERARDO
Non importa.
Non importa.
CATERINA
Tu parti?
Tu parti?
GERARDO
Sì, per sempre abborrirti, o infedel!
Sì, per sempre abborrirti, o infedel!
[Gerardo parte: Caterina cade svenuta.]
ATTO PRIMO
Scena Prima
(Una piazza in Nicosia: di fianco il palagio del Re Lusignano; in fondo il mare sparso di navi. È
notte)
MOCENIGO
[solo]
Sei bella, o Cipro! A te versan tesori
Le stranie navi, a te l'aure felici,
E i più vitali rai prodiga il Cielo.
Oh! fossi pur soggetta
Alla Sovrana dell'adriaco mare!
Ma lo sarai: gettato è il dado. Compre
Son da me queste genti, e Cipro in breve,
Se al mio pensier sorride amica stella,
Fia di Venezia tributaria ancella.
notte)
MOCENIGO
[solo]
Sei bella, o Cipro! A te versan tesori
Le stranie navi, a te l'aure felici,
E i più vitali rai prodiga il Cielo.
Oh! fossi pur soggetta
Alla Sovrana dell'adriaco mare!
Ma lo sarai: gettato è il dado. Compre
Son da me queste genti, e Cipro in breve,
Se al mio pensier sorride amica stella,
Fia di Venezia tributaria ancella.
STROZZI
[entrando]
Signore...
[entrando]
Signore...
MOCENIGO
Che nuove?
Che nuove?
STROZZI
L'audace: Gerardo
È in Cipro.
L'audace: Gerardo
È in Cipro.
MOCENIGO
Egli stesso! Sei certo?.
Egli stesso! Sei certo?.
STROZZI
L'ho viso
Io stesso, poc'anzi
L'ho viso
Io stesso, poc'anzi
MOCENIGO
Ed era, il codardo?...
Ed era, il codardo?...
STROZZI
In abito armato.
In abito armato.
MOCENIGO
Armato! Quel tristo
Pretende egli forse lottare con noi ?
E lotti: non monta! Del nostro rival
Ricerca o mio Strozzi coi militi tuoi.
Armato! Quel tristo
Pretende egli forse lottare con noi ?
E lotti: non monta! Del nostro rival
Ricerca o mio Strozzi coi militi tuoi.
STROZZI
Se avvien ch'io lo giunga?
Se avvien ch'io lo giunga?
MOCENIGO
Hai braccio, e pugnal.
Credi che dorma, o incauto,
I Perchè il leon non rugge ?
No! più tremendo è il turbine
Quando nel Ciel non mugge.
Va: guata armato e vigile:
Opra in silenzio ognor:
E poi del mare i vortici
Fian tomba al traditor.
Hai braccio, e pugnal.
Credi che dorma, o incauto,
I Perchè il leon non rugge ?
No! più tremendo è il turbine
Quando nel Ciel non mugge.
Va: guata armato e vigile:
Opra in silenzio ognor:
E poi del mare i vortici
Fian tomba al traditor.
STROZZI
E poi del mare i vortici
Fian tomba al traditor.
[Partono.]
[Lusignano, sotto private spoglie, ed un , cavaliere entrano.]
LUSIGNANO
Lasciami, o Cavalier.
E poi del mare i vortici
Fian tomba al traditor.
[Partono.]
[Lusignano, sotto private spoglie, ed un , cavaliere entrano.]
LUSIGNANO
Lasciami, o Cavalier.
CAVALIERE
Perchè, o mio prence,
Solo rimaner vuoi ?
Perchè, o mio prence,
Solo rimaner vuoi ?
LUSIGNANO
Note mi sono
Le audaci mire del sovran consiglio...
Note mi sono
Le audaci mire del sovran consiglio...
CAVALIERE
Esso forse ?
Esso forse ?
LUSIGNANO
Congiura a rovesciarmi
Dal soglio ove mi pose.
Congiura a rovesciarmi
Dal soglio ove mi pose.
CAVALIERE
E tu?
E tu?
LUSIGNANO
Se il posso,
Tento il filo spezzar delle lor trame,
E insiem fiaccar quell'arroganza infame.
Da che sposa Caterina
Diemmi il veneto Senato,
Del mio regno la ruina
Con quel patto ha consumato.
Ma se intera, e certa appare
La viltà del traditor
Chiedo al cielo, e chiedo al mare
Nuove tempre al mio furor.
Ha dannato un'alma pura
A soffrir dei mali miei.
Ogni affetto di natura
Soffocar pretese in lei:
Ma l'afflitta, in duolo immersa,
Piange e invoca il genitor,
Ogni lagrima che versa
È un pugnale nel mio cor!
Se il posso,
Tento il filo spezzar delle lor trame,
E insiem fiaccar quell'arroganza infame.
Da che sposa Caterina
Diemmi il veneto Senato,
Del mio regno la ruina
Con quel patto ha consumato.
Ma se intera, e certa appare
La viltà del traditor
Chiedo al cielo, e chiedo al mare
Nuove tempre al mio furor.
Ha dannato un'alma pura
A soffrir dei mali miei.
Ogni affetto di natura
Soffocar pretese in lei:
Ma l'afflitta, in duolo immersa,
Piange e invoca il genitor,
Ogni lagrima che versa
È un pugnale nel mio cor!
[Partono.]
[Sgherri entrano, indi Strozzi.]
CORO
[vedendo comparire Strozzi]
Core, e pugnale.
[Sgherri entrano, indi Strozzi.]
CORO
[vedendo comparire Strozzi]
Core, e pugnale.
STROZZI
Pugnale, e core.
Pugnale, e core.
CORO
Ben svelto ha il passo quel traditore!
Ben svelto ha il passo quel traditore!
STROZZI
In bando, amici, scherzi e parole:
Sangue ci vuole.
In bando, amici, scherzi e parole:
Sangue ci vuole.
TUTTI
Siccome veltri per le foreste
Di quel ribaldo cerchiam le peste,
Estinto prima che torni il sole;
Sangue ci vuole.
Dannato a morte pel tradimento,
È troppo giusto ch'ei cada spento.
Lasciam per ora nappi e carole;
Sangue ci vuole.
A celar l'opra, compagni, basta
La cupa notte, che ci sovrasta.
Sia fermo il braccio qual esser suole;
Sangue ci vuole.
[partono. Dopo qualche istante:]
CORO
[di dentro]
Morte all 'indegno!
Siccome veltri per le foreste
Di quel ribaldo cerchiam le peste,
Estinto prima che torni il sole;
Sangue ci vuole.
Dannato a morte pel tradimento,
È troppo giusto ch'ei cada spento.
Lasciam per ora nappi e carole;
Sangue ci vuole.
A celar l'opra, compagni, basta
La cupa notte, che ci sovrasta.
Sia fermo il braccio qual esser suole;
Sangue ci vuole.
[partono. Dopo qualche istante:]
CORO
[di dentro]
Morte all 'indegno!
UNA VOCE
Infami, aiuto!
Infami, aiuto!
CORO
Morte.
Morte.
UN'ALTRA VOCE
Indietro, o scellerati.
[Entra Strozzi precipitoso.]
STROZZI
Oh! iniquo caso!
Fallito è il colpo!
[parte fuggendo.]
[Gerardo e Lusignano entrano]
Indietro, o scellerati.
[Entra Strozzi precipitoso.]
STROZZI
Oh! iniquo caso!
Fallito è il colpo!
[parte fuggendo.]
[Gerardo e Lusignano entrano]
GERARDO
Grazie o generoso,
Che sei corso a salvarmi
Grazie o generoso,
Che sei corso a salvarmi
LUSIGNANO
Altri qualunque,
Stranier, t'avria difeso.
Altri qualunque,
Stranier, t'avria difeso.
GERARDO
Or potrei, spero,
Saper, chi sia l'uomo per cui mi corre
Debito tanto.
Or potrei, spero,
Saper, chi sia l'uomo per cui mi corre
Debito tanto.
LUSIGNANO
In premio del favore,
Concedimi ch'io il taccia.
In premio del favore,
Concedimi ch'io il taccia.
GERARDO
Almen la patria tua ?
Almen la patria tua ?
LUSIGNANO
È la Francia.
È la Francia.
GERARDO
La Francia è patria mia.
La Francia è patria mia.
LUSIGNANO
[si stringono le destre]
Se d'uopo in qualsiasi
Tempo avrai del mio braccio,
Vieni presso del re.
[si stringono le destre]
Se d'uopo in qualsiasi
Tempo avrai del mio braccio,
Vieni presso del re.
GERARDO
Del re? Prosegui...
Del re? Prosegui...
LUSIGNANO
Tu raccapricci ? È pur figlio di Francia
Re Lusignano.
Tu raccapricci ? È pur figlio di Francia
Re Lusignano.
GERARDO
È ver: ma...
È ver: ma...
LUSIGNANO
[stringendogli la destra]
Franco parla.
[stringendogli la destra]
Franco parla.
GERARDO
Io l'aborro.
Io l'aborro.
LUSIGNANO
Perchè?
Perchè?
GERARDO
Perch'ei mi tolse
L'amor mio.
Perch'ei mi tolse
L'amor mio.
LUSIGNANO
Caterina ?
Caterina ?
GERARDO
Lo dicesti.
Lo dicesti.
LUSIGNANO
(fra sè)
Che intendo!
(fra sè)
Che intendo!
(a Gerardo)
Ed ora ?
GERARDO
Io voglio i miei tormenti
Rinfacciargli.
Io voglio i miei tormenti
Rinfacciargli.
LUSIGNANO
Sta bene. Io mostrerotti
Colui.
Sta bene. Io mostrerotti
Colui.
GERARDO
Dov'è? Sù, me l'addita.
Dov'è? Sù, me l'addita.
LUSIGNANO
Insano!
Eccolo.
Insano!
Eccolo.
GERARDO
Che? tu stesso?
Che? tu stesso?
LUSIGNANO
Io, Lusignano!
Parla, ardisci: io sono quello
Che ti tolse il primo amore.
Tu non l'osi ?
Io, Lusignano!
Parla, ardisci: io sono quello
Che ti tolse il primo amore.
Tu non l'osi ?
GERARDO
E tanto eccesso
Consumar potrebbe un core?
E tanto eccesso
Consumar potrebbe un core?
LUSIGNANO
Se di rabbia ardente sei,
Facil'opra è l'empio vanto.
Se di rabbia ardente sei,
Facil'opra è l'empio vanto.
GERARDO
Guarda, o Re, dagli occhi miei,
Come il cor m'hai posto in pianto.
Vedi: io piango: non por mente
Al mio sdegno, io, non ragiono:
Se fui stolto e sconoscente,
Nè un fellon, nè un vile io sono.
Oh! perdona a un disperato,
Che più senno e cor non ha.
Il martirio che ho durato
Solamente il ciel lo sa.
Guarda, o Re, dagli occhi miei,
Come il cor m'hai posto in pianto.
Vedi: io piango: non por mente
Al mio sdegno, io, non ragiono:
Se fui stolto e sconoscente,
Nè un fellon, nè un vile io sono.
Oh! perdona a un disperato,
Che più senno e cor non ha.
Il martirio che ho durato
Solamente il ciel lo sa.
LUSIGNANO
Se tu piangi, e sei pentito,
Ti compiango, e ti perdono.
Come te fui pur tradito,
Più di te perduro io sono.
E colei, che m'ebbi in patto
D'alleanza e d'amistà,
Fu strumento d'un misfatto,
Che cader su me dovrà.
Se tu piangi, e sei pentito,
Ti compiango, e ti perdono.
Come te fui pur tradito,
Più di te perduro io sono.
E colei, che m'ebbi in patto
D'alleanza e d'amistà,
Fu strumento d'un misfatto,
Che cader su me dovrà.
GERARDO
[toccandosi il petto]
Che qui non batte un core ingrato
Provarti forse a me fia dato.
Vivi felice: congiunto a lei,
Che pianser tanto quegli occhi miei.
Sacra è la fede, che ti giurai.
[toccandosi il petto]
Che qui non batte un core ingrato
Provarti forse a me fia dato.
Vivi felice: congiunto a lei,
Che pianser tanto quegli occhi miei.
Sacra è la fede, che ti giurai.
LUSIGNANO
Viver felice! Ma tu non sai,
Ch'avido il guardo su questo terra
Gittò il Leone per farmi guerra ?.
Viver felice! Ma tu non sai,
Ch'avido il guardo su questo terra
Gittò il Leone per farmi guerra ?.
GERARDO
Bando ai timori!
[S'odono avvicinarsi le guardie.]
LUSIGNANO
Ah, tu non sai...
Senti ?
La scolta
Notturna avanzasi a questa volta.
[Gerardo fa per partire.]
Mi lasci ?
Bando ai timori!
[S'odono avvicinarsi le guardie.]
LUSIGNANO
Ah, tu non sai...
Senti ?
La scolta
Notturna avanzasi a questa volta.
[Gerardo fa per partire.]
Mi lasci ?
GERARDO
Il deggio: Ma sappi, o Sire,
Che sui tuoi giorni veglia un fratel.
Il deggio: Ma sappi, o Sire,
Che sui tuoi giorni veglia un fratel.
LUSIGNANO
[abbracciandolo]
Non più pavento l'ostile ardire,
Se in te un custode mi manda il ciel.
[abbracciandolo]
Non più pavento l'ostile ardire,
Se in te un custode mi manda il ciel.
GERARDO
Sì: dall'ardir degli empi
Per me difeso andrai,
Quella che un giorno amai,
Perchè t'è sposa, o principe,
Della mia vita il debito
Sento due volte a te:
E la mia man difendere
Dovrà il fratello, e il re.
Sì: dall'ardir degli empi
Per me difeso andrai,
Quella che un giorno amai,
Perchè t'è sposa, o principe,
Della mia vita il debito
Sento due volte a te:
E la mia man difendere
Dovrà il fratello, e il re.
LUSIGNANO
Dunque tu vuoi dividere
Meco ogni mio periglio?
O generoso giovine,
Sei ben di Francia figlio!
Dal reo mercato sciogliere
Potessi almen la fè!
Più Caterina vittima
Non io vorrei, nè te.
[partono.]
Dunque tu vuoi dividere
Meco ogni mio periglio?
O generoso giovine,
Sei ben di Francia figlio!
Dal reo mercato sciogliere
Potessi almen la fè!
Più Caterina vittima
Non io vorrei, nè te.
[partono.]
Scena Seconda
(Gabinetto della Regina: in fondo la camera del Re, da un lato la porta esteriore, dall'altro un poggiolo che guarda sul porto. Caterina siede mesta, le dame stanno accanto a lei)
CORO
Gemmata il serro, giovine
Regina, e bella tanto:
Eppur si strugge tacita
Da molti giorni in pianto:
Sgombra dagli occhi languidi
Le dolorose stille:
Di gioia ognor risplendere
Denno le tue pupille:
E mille cori anelano
Al riso tuo gentil.
Siccome i campi ai zefiri
Giocondi dell'April.
Guarda, s'avanza il Re.
CORO
Gemmata il serro, giovine
Regina, e bella tanto:
Eppur si strugge tacita
Da molti giorni in pianto:
Sgombra dagli occhi languidi
Le dolorose stille:
Di gioia ognor risplendere
Denno le tue pupille:
E mille cori anelano
Al riso tuo gentil.
Siccome i campi ai zefiri
Giocondi dell'April.
Guarda, s'avanza il Re.
CATERINA
Partite. O sposo...
[Le dame partono.]
LUSIGNANO
Che hai ? tu soffri?
Partite. O sposo...
[Le dame partono.]
LUSIGNANO
Che hai ? tu soffri?
CATERINA
È ver, pei giorni tuoi,
Che fosca nube di dolore ammanta.
È ver, pei giorni tuoi,
Che fosca nube di dolore ammanta.
LUSIGNANO
Oh! tosto a se chiamarmi il Ciel volesse!...
Oh! tosto a se chiamarmi il Ciel volesse!...
CATERINA
Che dici o sposo?
Che dici o sposo?
LUSIGNANO
Il simular che vale?
O sposa, o nobil core!
Io ben t'ammiro, e soffro al tuo dolore.
Non turbarti a questi accenti
O sublime creatura;
Dei tuoi lunghi patimenti
So la storia acerba, e dura;
So ben'io perchè sfiorando
Il tuo viso ognor si va:
E per questo al Ciel domando
La perenne libertà.
[Strozzi entra.]
STROZZI
O re!
Il simular che vale?
O sposa, o nobil core!
Io ben t'ammiro, e soffro al tuo dolore.
Non turbarti a questi accenti
O sublime creatura;
Dei tuoi lunghi patimenti
So la storia acerba, e dura;
So ben'io perchè sfiorando
Il tuo viso ognor si va:
E per questo al Ciel domando
La perenne libertà.
[Strozzi entra.]
STROZZI
O re!
LUSIGNANO
Strozzi?
Strozzi?
STROZZI
Un francese
Chiede parlarti.
Un francese
Chiede parlarti.
LUSIGNANO
Inoltri.
[Strozzi parte.]
O Caterina,
L'ascolta fu per me;
d'uopo ha di pace
Il travagliato mio spirto.
[Lusignano parte accompagnato da Caterina. Gerardo entra.]
STROZZI
T'avanza.
Inoltri.
[Strozzi parte.]
O Caterina,
L'ascolta fu per me;
d'uopo ha di pace
Il travagliato mio spirto.
[Lusignano parte accompagnato da Caterina. Gerardo entra.]
STROZZI
T'avanza.
(fra sè)
Oh ciel! Gerardo!
A Mocenigo tosto si corra.
La Regina!
[Entra Caterina; Strozzi parte.]
GERARDO
(fra sè)
Oh Caterina!
Oh ciel! Gerardo!
A Mocenigo tosto si corra.
La Regina!
[Entra Caterina; Strozzi parte.]
GERARDO
(fra sè)
Oh Caterina!
CATERINA
Del re, consorte mio, debole e infermo
Io sostengo le veci, o cavaliere.
Del re, consorte mio, debole e infermo
Io sostengo le veci, o cavaliere.
GERARDO
(fra sè)
Che tumulto ho nel cor!
(fra sè)
Che tumulto ho nel cor!
CATERINA
Parla: che chiedi?
Parla: che chiedi?
GERARDO
Da te, o Regina, nulla più.
Da te, o Regina, nulla più.
CATERINA
[riconoscendolo, emettendo Un grido]
Qual voce!
Gerardo?
[riconoscendolo, emettendo Un grido]
Qual voce!
Gerardo?
GERARDO
Io stesso. Un dover sacro, o donna,
Qui m'ha chiamato, e testimon n'è il Cielo.
Io stesso. Un dover sacro, o donna,
Qui m'ha chiamato, e testimon n'è il Cielo.
CATERINA
(fra sè)
Infelice!
(fra sè)
Infelice!
GERARDO
Io non vengo a suscitare
Nel tuo cor l'antica guerra;
Lo so, lo so, per me
Più non esisti in terra.
Da quel di che lacerato
Questo cor fu crudelmente,
Corsi a Rodi e disperato
Cinsi il saio penitente
Ed in atto doloroso
Caddi al piè del sacro altar.
Io non vengo a suscitare
Nel tuo cor l'antica guerra;
Lo so, lo so, per me
Più non esisti in terra.
Da quel di che lacerato
Questo cor fu crudelmente,
Corsi a Rodi e disperato
Cinsi il saio penitente
Ed in atto doloroso
Caddi al piè del sacro altar.
CATERINA
(fra sè)
In quest'ora o Ciel pietoso
Non volermi abbandonar!
(fra sè)
In quest'ora o Ciel pietoso
Non volermi abbandonar!
GERARDO
Con la croce qui sul petto
Io credea dimenticarti
Soffocar l' antico affetto
Viver mesto e perdonarti
E col cor dolente e pio
D'obliarti allor tentai,
Ma all 'altar , dinanzi a Dio,
Più ti piansi e più t'amai;
Poi, pensando al duro oltraggio
L'ira mia s'inacerbò.
Con la croce qui sul petto
Io credea dimenticarti
Soffocar l' antico affetto
Viver mesto e perdonarti
E col cor dolente e pio
D'obliarti allor tentai,
Ma all 'altar , dinanzi a Dio,
Più ti piansi e più t'amai;
Poi, pensando al duro oltraggio
L'ira mia s'inacerbò.
CATERINA
(fra sè)
Dammi, o Cielo, il tuo coraggio,
E l'arcan gli svelerò.
(fra sè)
Dammi, o Cielo, il tuo coraggio,
E l'arcan gli svelerò.
(a Gerardo)
Troppo giusto è il suo rigore,
Ma sai tu qual trama orrenda
Fece reo questo mio core ?
Ma sai tu qual trama orrenda
Fece reo questo mio core ?
GERARDO
Trama! E qual? Fa ch'io l'apprenda...
Trama! E qual? Fa ch'io l'apprenda...
CATERINA
In quel dì che rinnegai
La promessa dell'amore,
In quel giorno io ti salvai
Dal pugnal d'un traditore.
Io però sacrificai
Per salvarti e vita e amor.
In quel dì che rinnegai
La promessa dell'amore,
In quel giorno io ti salvai
Dal pugnal d'un traditore.
Io però sacrificai
Per salvarti e vita e amor.
GERARDO
Cielo! il ver da te ascoltai?
Cielo! il ver da te ascoltai?
CATERINA
Il ver!... Ah, sì!
Il ver!... Ah, sì!
GERARDO
Oh nobil cor!
Oh nobil cor!
CATERINA
T'amo ancora e t'amo tanto
Fratel mio, mio dolce amico;
Ogni dì cogli occhi in pianto
Ti ricordo, e benedico.
Se un pensier dell'amor nostro
Mesto e santo è vivo in te:
Nella pace del tuo chiostro
Prega, o misero, per me.
T'amo ancora e t'amo tanto
Fratel mio, mio dolce amico;
Ogni dì cogli occhi in pianto
Ti ricordo, e benedico.
Se un pensier dell'amor nostro
Mesto e santo è vivo in te:
Nella pace del tuo chiostro
Prega, o misero, per me.
GERARDO
Sventurata, piango anch'io,
Ma per te m'è il duol gradito:
Ti rammenta il pensier mio
Come un ben che fu smarrito.
E se in lagrime la sera
Io domando al ciel mercè,
La più. fervida preghiera
Io la sciolgo ognor per te.
Sventurata, piango anch'io,
Ma per te m'è il duol gradito:
Ti rammenta il pensier mio
Come un ben che fu smarrito.
E se in lagrime la sera
Io domando al ciel mercè,
La più. fervida preghiera
Io la sciolgo ognor per te.
CATERINA
Ora parti.
Ora parti.
GERARDO
Un mistero tremendo
Odi pria; Lusignano e il tuo regno!
Corron certo periglio.
Un mistero tremendo
Odi pria; Lusignano e il tuo regno!
Corron certo periglio.
CATERINA
Che intendo!
Che intendo!
GERARDO
E coll'armi a difenderlo io vengo.
E coll'armi a difenderlo io vengo.
MOCENIGO
[entrando]
Troppo tardi.
[entrando]
Troppo tardi.
CATERINA
Oh spavento!
Oh spavento!
GERARDO
Da lui
Il tuo sposo, il buon re Lusignano
È tradito.
Da lui
Il tuo sposo, il buon re Lusignano
È tradito.
CATERINA
Empio core!
Empio core!
MOCENIGO
Lo fui:
Sì! Venezia lo scettro di mano
Gli vuol tolto.
Lo fui:
Sì! Venezia lo scettro di mano
Gli vuol tolto.
CATERINA
Oh! vilissimo ardire!
Oh! vilissimo ardire!
MOCENIGO
Tu per noi regnar devi o morire.
Tu per noi regnar devi o morire.
CATERINA
No! il suo prence a difender da' rei ',
Sorgerà questo popolo armato.
No! il suo prence a difender da' rei ',
Sorgerà questo popolo armato.
MOCENIGO
Ed io allor che un'adultera sei ,
Gli dirò, che da te fu tradito
Il Sovrano...
Ed io allor che un'adultera sei ,
Gli dirò, che da te fu tradito
Il Sovrano...
CATERINA
Taci, o mostro!
Taci, o mostro!
MOCENIGO
E chi allor ti fia scudo? chi?
E chi allor ti fia scudo? chi?
LUSIGNANO
[entrando]
Io!
Indietro! Io, vil carnefice!
Difenderò costei:
Io farò noto al popolo.
Che malfattor tu sei.
Di fato reo lo sdegno
Se morto mi vorrà.
Chi mi tradisce, indegno!
Prima di me morrà!
[entrando]
Io!
Indietro! Io, vil carnefice!
Difenderò costei:
Io farò noto al popolo.
Che malfattor tu sei.
Di fato reo lo sdegno
Se morto mi vorrà.
Chi mi tradisce, indegno!
Prima di me morrà!
MOCENIGO
Cerca, se il vuoi, supplizi.
Scaglia su me la morte;
Ma non per questo in fremito
Darà il leon men forte.
Al nunzio dell'estrema
Mia sorte ei ruggirà
E l'ora mia suprema.
L'ultima tua sarà.
Cerca, se il vuoi, supplizi.
Scaglia su me la morte;
Ma non per questo in fremito
Darà il leon men forte.
Al nunzio dell'estrema
Mia sorte ei ruggirà
E l'ora mia suprema.
L'ultima tua sarà.
CATERINA
Scaglia la giusta folgore
Sulla superba fronte:
Tronca in costui l'origine
Dei danni nostri e l'onte.
Pera chi spregia e insulta.
Colui, che il punirà,
Più non rimanga inulta
L'offesa maestà.
Scaglia la giusta folgore
Sulla superba fronte:
Tronca in costui l'origine
Dei danni nostri e l'onte.
Pera chi spregia e insulta.
Colui, che il punirà,
Più non rimanga inulta
L'offesa maestà.
GERARDO
Ti prostra nella polvere
Senza levar lo sguardo,
Or che del ciel l'anatema
Ti fulminò. codardo.
Non sempre arrise il fato
Dei Dieci alla viltà.
E il loro ardir scontato
Col sangue tuo sarà.
Ti prostra nella polvere
Senza levar lo sguardo,
Or che del ciel l'anatema
Ti fulminò. codardo.
Non sempre arrise il fato
Dei Dieci alla viltà.
E il loro ardir scontato
Col sangue tuo sarà.
LUSIGNANO
Olà?
Olà?
MOCENIGO
Gran Re, la collera
Vendicatrice è tarda.
Un cenno, e di Venezia
Scoppierà il tuono. - Guarda...
[Egli sventola, dal poggiolo, una sciarpa, e s'ode all'istante un colpo di cannone.]
Guerra!
[Entrano le guardie del Re. ]
LUSIGNANO
Giacché lo vuoi
Guerra fra noi sarà.
Guardie, l'affido a voi.
Gran Re, la collera
Vendicatrice è tarda.
Un cenno, e di Venezia
Scoppierà il tuono. - Guarda...
[Egli sventola, dal poggiolo, una sciarpa, e s'ode all'istante un colpo di cannone.]
Guerra!
[Entrano le guardie del Re. ]
LUSIGNANO
Giacché lo vuoi
Guerra fra noi sarà.
Guardie, l'affido a voi.
MOCENIGO
(fra sè)
Oh rabbia!
(fra sè)
Oh rabbia!
LUSIGNANO
All'armi or va.
All'armi or va.
LUSIGNANO, GERARDO, CATERINA
Va fellon di questa terra
Escirà il Leon codardo.
Degli oppressi è il braccio in guerra
Formidabile e gagliardo:
Ed il Veneto Senato,
Che tradirmi/tradirlo s'attentò,
Maledetto ed esacrato
Alle genti io renderò.
Va fellon di questa terra
Escirà il Leon codardo.
Degli oppressi è il braccio in guerra
Formidabile e gagliardo:
Ed il Veneto Senato,
Che tradirmi/tradirlo s'attentò,
Maledetto ed esacrato
Alle genti io renderò.
MOCENIGO
Sù, di morte alla tenzone
Corra pur la gente tutta,
Pria d'abbattere il leone
La tua Cipro andrà distrutta,
Benchè il braccio ho incatenato
Pur tremar per me non so.
Osa pur, ma vendicato,
Vendicato io morirò. "
ATTO SECONDO
Sù, di morte alla tenzone
Corra pur la gente tutta,
Pria d'abbattere il leone
La tua Cipro andrà distrutta,
Benchè il braccio ho incatenato
Pur tremar per me non so.
Osa pur, ma vendicato,
Vendicato io morirò. "
ATTO SECONDO
(Atrio nel palazzo di Lusignano: in fondo una piazza di Nicosia. Si ode frastuono di militari strumenti. Il Cavaliere del Re entra, poi Gerardo)
CAVALIERE
Misera patria! Ahi! Sopra te la guerra
Scuoterà il suo flagello!... E chi in soccorso
Verrà d'un re tradito?
Misera patria! Ahi! Sopra te la guerra
Scuoterà il suo flagello!... E chi in soccorso
Verrà d'un re tradito?
GERARDO
Io.
Io.
CAVALIERE
Tu straniero!
Tu straniero!
GERARDO
Qual ch'io sia non cercarlo.
Un dover sacro
A Lusignan mi annoda, e la sua vita
A difendere io venni.
Qual ch'io sia non cercarlo.
Un dover sacro
A Lusignan mi annoda, e la sua vita
A difendere io venni.
CAVALIERE
O cor sublime!
O cor sublime!
GERARDO
A tal'uopo raccolsi, e in armi posi
Questa perplessa, impaurita gente,
E qui presto l'attendo.
A tal'uopo raccolsi, e in armi posi
Questa perplessa, impaurita gente,
E qui presto l'attendo.
CAVALIERE
Ascolto il vero?
Ascolto il vero?
GERARDO
Ne attesta il Ciel,
a cui noto è il mio pensiero
lo trar non voglio campi ed onori
Dall'imminente vostra ruina:
Mi basta in premio dei miei sudori
Far salva e lieta questa Regina.
Di più non bramo, se al vostro amore
Un re tradito render potrò.
E poi d'un antro nello squallore
A seppellirmi per sempre andrò.
Ne attesta il Ciel,
a cui noto è il mio pensiero
lo trar non voglio campi ed onori
Dall'imminente vostra ruina:
Mi basta in premio dei miei sudori
Far salva e lieta questa Regina.
Di più non bramo, se al vostro amore
Un re tradito render potrò.
E poi d'un antro nello squallore
A seppellirmi per sempre andrò.
CORO
Sei ben pietoso, se tanto al core
Il nostro affanno parlar ti può.
[Gente in armi entrano. ]
Guerra, guerra! Corriam gl'insolenti
Troppo incauti oppressori a punir.
Sei ben pietoso, se tanto al core
Il nostro affanno parlar ti può.
[Gente in armi entrano. ]
Guerra, guerra! Corriam gl'insolenti
Troppo incauti oppressori a punir.
GERARDO
Sù, corriamo concordi e possenti
Per dar morte al Leone o morir.
Sù, corriamo concordi e possenti
Per dar morte al Leone o morir.
GERARDO, CORO
Morte, morte! fur troppi gl'insulti
Che versò sulla vostra/nostra contrada.
Se morremo, cadrem non inulti.
Impugnando la vindice spada.
Sù, corriam a spezzare il reo lacciò,
Che il Leone vuol stringer vi/ci al piè.
E il Signor farà invitto quel braccio,
Che difende la patria, ed il Re.
Morte, morte! fur troppi gl'insulti
Che versò sulla vostra/nostra contrada.
Se morremo, cadrem non inulti.
Impugnando la vindice spada.
Sù, corriam a spezzare il reo lacciò,
Che il Leone vuol stringer vi/ci al piè.
E il Signor farà invitto quel braccio,
Che difende la patria, ed il Re.
[Partono. Le dame della Regna entrano, in disperata costernazione.]
CORO
Oh ciel! che tumulto! che fieri lamenti!
Il grido di sangue terribile echeggia.
Risuonano d'urli, d'atroci spaventi
Le strade cruenti, le case, la Reggia.
Scomporsi in abissi ci sembra la terra:
Dovunque tenebre,
dovunque terror.
E il folgor,
che vola dai bronzi di guerra,
Ricaccia più forte la morte nel cor.
CORO
Oh ciel! che tumulto! che fieri lamenti!
Il grido di sangue terribile echeggia.
Risuonano d'urli, d'atroci spaventi
Le strade cruenti, le case, la Reggia.
Scomporsi in abissi ci sembra la terra:
Dovunque tenebre,
dovunque terror.
E il folgor,
che vola dai bronzi di guerra,
Ricaccia più forte la morte nel cor.
CATERINA
[entrando]
Dolorosa incertezza! Ancor dei nostri
Non è giunta novella ?
[entrando]
Dolorosa incertezza! Ancor dei nostri
Non è giunta novella ?
CORO
Ancor nessuna.
Ancor nessuna.
CATERINA
E più incalza la mischia! Oh maledetta,
D'impera ambizioni! Spegnete l'ire...
È grave questo serto!
Ah! il Ciel non possa mai dimandar conto,
A chi m 'assunse per un vil mercato
Allo splendor del più superbo stato.
Pietà, o Signor, ti muovano
Le angosce del mio core,
E l'affannoso gemito
D'un popolo che muore!
Sangue le gemme grondano
Di mia corona, è vero;
Fieri nemici investono
L'uom che splendor mi diè;
Pur la salute io spero
Di tutto un regno in te.
E più incalza la mischia! Oh maledetta,
D'impera ambizioni! Spegnete l'ire...
È grave questo serto!
Ah! il Ciel non possa mai dimandar conto,
A chi m 'assunse per un vil mercato
Allo splendor del più superbo stato.
Pietà, o Signor, ti muovano
Le angosce del mio core,
E l'affannoso gemito
D'un popolo che muore!
Sangue le gemme grondano
Di mia corona, è vero;
Fieri nemici investono
L'uom che splendor mi diè;
Pur la salute io spero
Di tutto un regno in te.
VOCI LONTANE
Vittoria! Vittoria!
Vittoria! Vittoria!
[Odesi internamente musica lieta. ]
CORO
Giulivo concento!
CORO
Giulivo concento!
CATERINA
Chi vinse? E il mio sposo?
beato momento?
Chi vinse? E il mio sposo?
beato momento?
[Il popolo ed i guerrieri entrano.]
POPOLO, GUERRIERI
Esulta, o Regina! le rose più belle
Ritornino ancora, sul mesto tuo volto,
È libera Cipro, sul fronte al tuo sposo
La gemma regale ritorna a brillar.
POPOLO, GUERRIERI
Esulta, o Regina! le rose più belle
Ritornino ancora, sul mesto tuo volto,
È libera Cipro, sul fronte al tuo sposo
La gemma regale ritorna a brillar.
CATERINA, DAME
Sian grazie all'Eterno, che giusto e pietoso
Dall'ira straniera ci venne a salvar.
Sian grazie all'Eterno, che giusto e pietoso
Dall'ira straniera ci venne a salvar.
CATERINA
E Lusignano ?
E Lusignano ?
[Lusignano ferito,
sorretto da Gerardo, entra.]
GERARDO
Guardalo.
sorretto da Gerardo, entra.]
GERARDO
Guardalo.
CATERINA
Oh ciel! ferito...
Oh ciel! ferito...
LUSIGNANO
E a morte.
E a morte.
CORO
Pugnando.
Pugnando.
LUSIGNANO
Orsù della vittoria
L'inno sciogliete ancora;
Fatemi lieve all'anima
Questa terribil ora.
Orsù della vittoria
L'inno sciogliete ancora;
Fatemi lieve all'anima
Questa terribil ora.
GERARDO
Oh! acerbo affanno! oh duol!
Oh! acerbo affanno! oh duol!
LUSIGNANO
Sposa perdona, e volgimi
Il generoso sguardo.
[Caterina e Gerardo piangono. ]
CATERINA
Oh strazio!
Sposa perdona, e volgimi
Il generoso sguardo.
[Caterina e Gerardo piangono. ]
CATERINA
Oh strazio!
LUSIGNANO
Oh! Compiangetemi
E perdonate a me.
Oh! Compiangetemi
E perdonate a me.
TUTTI
Reggi, tu, o Ciel, lo spirito
Che sta anelando a te.
Reggi, tu, o Ciel, lo spirito
Che sta anelando a te.
LUSIGNANO
[a Gerardo]
Addio: fratello, giovine,
Sposa infelice, addio.
Le sorti del mio popolo!
A te confido, e al Ciel.
[a Gerardo]
Addio: fratello, giovine,
Sposa infelice, addio.
Le sorti del mio popolo!
A te confido, e al Ciel.
CATERINA
Ei muore...
[Lusignano spira; Caterina mette un grido di dolore]
CORO
Il re magnanimo
Accogli o cielo!
Ei muore...
[Lusignano spira; Caterina mette un grido di dolore]
CORO
Il re magnanimo
Accogli o cielo!
CATERINA
[piangendo sul corpo del Re]
Ahimè!
[piangendo sul corpo del Re]
Ahimè!
GERARDO
Se hai caro questo popolo,
Pensa al tuo regno, e a te.
Se hai caro questo popolo,
Pensa al tuo regno, e a te.
CATERINA
[rialzandosi con dignità., mentre asciuga una lagrima, si rivolge al popolo]
Non più affanni, o mie genti; preghiere.
Voi sorgeste dai vostri dolori:
Fur protette le giuste bandiere,
Furon vinti i codardi oppressori,
Or che il nostro sublime riscatto
Fu comprato col sangue di un Re,
O mie genti, stringetevi a un patto,
Per quel sangue giuratemi fè.
[rialzandosi con dignità., mentre asciuga una lagrima, si rivolge al popolo]
Non più affanni, o mie genti; preghiere.
Voi sorgeste dai vostri dolori:
Fur protette le giuste bandiere,
Furon vinti i codardi oppressori,
Or che il nostro sublime riscatto
Fu comprato col sangue di un Re,
O mie genti, stringetevi a un patto,
Per quel sangue giuratemi fè.
GLI ALTRI
Noi giuriam d'obbedirti, o Regina:
Lo giuriam sulla spoglia d'un Re.
[Tutti s'inchinano alla Regina, mentre cala la tela.]
Noi giuriam d'obbedirti, o Regina:
Lo giuriam sulla spoglia d'un Re.
[Tutti s'inchinano alla Regina, mentre cala la tela.]
