Caterina Cornaro ossìa La Regina di Cipro (Caterina Cornaro aneb Královna cyperská)

Gaetano Donizetti

Premiéra opery o prologu a dvou aktech Caterina Cornaro se konala 18.1.1844 v neapolském Teatro San Carlo. Libreto napsal Giacomo Sacchèro podle textové předlohy  Julese Henri Vernoy Marquis de Saint-Georges k opeře Královna cyperská Jacques Fromental Halévyho.
 
Osoby a obsazení premiéry:
Caterina Cornaro, královna cyperská - Fanny Goldberg (soprán)
Matilde, její přítelkyně - Anna Salvetti (mezzosoprán)
Gerardo, francouzský hrabě - Gaetano Fraschini(Tenor)
Lusignano, král cyperský - Filippo Coletti(Bas)
Mocenigo, benátský vyslanec - Nicola Benevento(Bas)
Andrea Cornaro, otec Cateriny - Marco Arati (Bas)
Strozzi, vůdce zločinců - Anafesto Rossi (Tenor)
královský rytíř - Domenico Ceci (Tenor)
 
Děj se odehrává v Benátkách a Nikósii na Kypru kolem roku 1472 a pojednává o životě Cateriny Cornaro, která žila v letech 1454-1510 a v letech 1474-1489 byla královnou cyperskou.
 
 


Libreto


PROLOGO


Scena Prima


(Sala nel palazzo Cornaro. La sala è ingombra

di Cavalieri e Dame, indi entrano Caterina,

Gerardo, Andrea e Matilde. Il Coro saluta i

giovani sposi)



CORO

Salve o beati, al giubilo

Di puro amor promesso!

Salve o serbati all'estasi

Del maritali amplessi!

Per voi, qual 'offra, un'aura

Del ciel soave e blanda

Renda di fior perpetua

La nuzial ghirlanda.

E corrisposto un palpito

V'agiti sempre il cor.


CATERINA

Mercè dei lieti auguri


ANDREA e MATILDE

V'Arrida il cielo e amor


GERARDO e CATERINA

[in disparte]

Tu l'amor mio, tu l'iride

Dei giorni miei sarai:

Or che mi è dato stringerti

Per non lasciarti mai

A te il desio dell'anima

A te il sospir d'amore;

E vita, e affetti, e core

Tutto consacro a te.


ANDREA

Il sacro rito a compiere

Volgiamo, o figli, il piè.


CORO

Al tempio!


GERARDO

Andiam...


[Un uomo mascherato entra. ]



LA MASCHERA

Fermatevi!


TUTTI

Che avvenne?


LA MASCHERA

Sian sospese le nozze.


ANDREA

Perchè?


LA MASCHERA

[sottovoce ad Andrea]

A nome dei Dieci io vengo.


ANDREA

(fra sè)

Oh, ciel!


LA MASCHERA

Escano.


ANDREA

Uscite:

È mestieri ch'io l'oda.


CORO, GLI SPOSI, e MATILDE

Qual mistero!


[partono.]



LA MASCHERA

Or che siam soli, ascoltami.


[Egli si cava la maschera, ed Andrea resta

riverentemente attonito,

riconoscendo Mocenigo.]



ANDREA

Signore!


MOCENIGO

Tua figlia, è vero, sposar deve Gerardo?


ANDREA

Si.


MOCENIGO

Ebbene, quando?


ANDREA

Oggi...


MOCENIGO

Scioglier questo nodo Dei tu.


ANDREA

No 'l posso. Detti fè.


MOCENIGO

Non monta.

Venezia il vuole, e in guiderdon tua figlia

Un'altro sposo avrà.


ANDREA

Foss'egli un re...


MOCENIGO

Egli è tale.


ANDREA

[con sorpresa]

Che di?


MOCENIGO

Riposa in me.

Dell'empia Cipro il popolo,

Stolto e ribelle ognora,

Spinse in esilio l'ultimo

Re, Luisignano.


ANDREA

Ed ora?


MOCENIGO

Noi tornerem quell'esule

Ne' pieni dritti suoi,

E a far più saldo un vincolo

Util cotanto a noi,

L'alto Sovran Consiglio

Sposa di lui farà

Tua figlia.


ANDREA

(fra sè)

Ciel!


MOCENIGO

Tua figlia,

Sì:, una corona avrà.


ANDREA

[con superba meraviglia]

¡Oh!


MOCENIGO

Udisti? I Dieci fidano,

Che obbedirai.


ANDREA

(fra sè)

Qual sorte!


MOCENIGO

Io tornerò; delibera,

O una corona, o morte.


[Mocenigo parte: Andrea resta tristamente

attonito. Entrano Caterina, Gerardo,

Matilde, e Coro.]



TUTTI

Partì?


ANDREA

(fra sè)

Che dire!


CORO

Al tempio!


ANDREA

Cessate.


GERARDO e CORO

Che?


CATERINA

Qual guardo!

Vien...


ANDREA

Non più nozze, o misera,

Parti da qui o Gerardo.


GERARDO

Deliri?


ANDREA

Io deggio sciogliere

Tal nodo.


GERARDO

E la tua fè?


ANDREA

Sciolgo anche quella!


CATERINA

Barbaro!


GERARDO

Come! tal'onta a me!


CATERINA

[strappandosi gli ornamenti nuziali]

Sprezza, o padre, e fede e onore:

Via corona, e fiori, e velo;

Ma se sorda al mio dolore

Esser dee la tua pietà,

V'è per tutti un padre in cielo,

Che il mio grido ascolterà.


GERARDO

Tutto oblià: ma bada indegno,

Che l'oltraggio ho in mente sculto:

Che da te son fatto segno

Di disprezzo e di pietà;

Ma il rossor di questo insulto

Vendicato un dì sarà.


ANDREA

(fra sè)

Ahi! per lor più non avanza

Raggio alcun di miglior sorte.

È perduta ogni speranza,

Nè sentir poss'io pietà.

O dividerli, o la morte

Questo nodo troncherà!


MATILDE e CORO

[fra loro]

Parta pur, ma vendicato

Sarà un'atto sì villano;

Al suo sdegno provocato

L'ira nostra unita andrà:

E il voler di quest'insano

Cancellato appien sarà.


[Partono.]


Scena Seconda


(Gabinetto di Caterina: in fondo un uscio,

che chiude una camera segreta: da un lato

porta che mette negli appartamenti, dall'altro finestre che guardano sul canale. Una

lampada rischiara la stanza solitaria. Voci

lontane di gondolieri)


CORO

Or che l'astro in mar si cela,

E l'uom toglie alla fatica ,

Sulla fragile mia vela

Lieve auretta spira amica:

Fa, ch'io giunga all 'umil tetto,

Dove anela il mio desir,

Ond'io stringa i figli al petto,

E li possa benedir.


CATERINA

Torna all 'ospite tetto o gondoliere,

Fra la gioia del canto.

E a me cui nulla arride, a me dal Cielo

Prega giorni men rei. Chi vien?

Matilde...


MATILDE

[dandole un foglio]

Fa core.


CATERINA

Questo scritto?


MATILDE

Da Gerardo

Mi venne.


CATERINA

Oh ciel! Che spera?


[Essa l'apre e legge.]



MATILDE

Oh gioia!


CATERINA

Ei venir vuole questa notte

A liberarmi dal poter tremendo

Del senato.


MATILDE

Che di ?


CATERINA

Sì: parti, corri,

E veglia ben, che non veduto ei giunga

Alle mie stanze.


MATILDE

In me confida.


[Parte.]



CATERINA

Oh! presto

Scorran l'ore per me, che la mia vita

Render denno alla sua per sempre unita.

Vieni, o tu, che ognora io chiamo

Con dolcissime parole.

Vieni a me, che aspetto ed amo,

Come fior che aspetta il sole.

Nè temer per la laguna

Della torbida fortuna:

Sui tuoi giorni, amato mio,

Veglia ognor propizio il Ciel.

Ah! vieni t'affretta

Mio dolce tesoro,

Ti chiama, t'aspetta

Fedele il tuo ben.

Più nulla non bramo,

Se il Ciel mi concede

Ridirti che t'amo,

Stringendoti al sen.


[Andrea entra.]



Ahi! qui ancor padre mio?


ANDREA

[con dolce bontà]

Non maledirmi:

Dal consiglio Sovrano io fui costretto

A lacerer l'affetto vostro.


CATERINA

Il ciel

Giudichi te.


ANDREA

Nè ancor la tua sventura,

Tutta conosci.


CATERINA

Quale?


ANDREA

Un'altro sposo

T'è destinato.


CATERINA

Un'altro?


ANDREA

Un re.


CATERINA

Non mai!


ANDREA

Vuoi tu perder Gerardo?


CATERINA

Oh Ciel! che sento!

Parla...


ANDREA

L'apprendi da costui.


[Parte additandogli Mocenigo.]

[Caterina abbrividisce, trovandosi sola

d'innanzi a Mocenigo.]



CATERINA

Signore.


MOCENIGO

Non temer, Caterina.

Udisti ?


CATERINA

Udii...


MOCENIGO

Vuoi tu salvar Gerardo ?


CATERINA

Come?


MOCENIGO

Or, ch'esso

Verrà, dirgli dovrai, che più non l'ami,

E che tu aspiri a illustri nozze.


CATERINA

Orrenda

Bestemmia!


MOCENIGO

Ed ei morrà...


CATERINA

Per chi?


[Mocenigo schiudendo l'uscio della stanza

segreta, e mostrandole degli sgherri armati]



MOCENIGO

Pel braccio

Di costoro; l'intendi? Bada!


[Rientra nella stanza. ]



CATERINA

Avvertirlo io potessi! ahi! sentir parmi

Lieve rumor d'un piè che s'avvicina...

È desso... egli si perde... Io non ho core!...

Non posso... ahimè!


GERARDO

[entrando]

Dolce amor mio!


CATERINA

Gerardo!


GERARDO

Fuggiamo, o Caterina: il ciel protegge

I nostri voti.


CATERINA

(fra sè)

¡Deh, tu m'assisti o Cielo!


GERARDO

Sospiri tu ?


CATERINA

(fra sè)

Che dirgli?


GERARDO

Alla mia gioia

Tu non esulti ?


CATERINA

Oh supplizio!...Perdona

Al tumulto del cor.


GERARDO

Calmati o cara.

Per me avrà fine la tua vita amara.

Spera in me, della tua vita

L 'ombra cupa si dirada:

Sulla rosa inaridita

Manda il ciel la sua rugiada.

Tristo verno innanzi sera

Oltraggiò la tua beltà.

Or per nuova primavera

Vaga più. rifiorirà.


CATERINA

(fra sè)

Che far deggio ? Oh pena atroce!

La mia piaga ei più ritenta.

Dir vorrei, ma la sua voce

Mi commuove, e mi spaventa:

Mentr'io l'amo, e un foco immenso

Consumando il cor mi va.

Come mai - più a te non penso,

Più. non t'amo- udir dovrà?


GERARDO

Vieni.


CATERINA

Oh! No.


GERARDO...

Che dici?


CATERINA

Parti.


GERARDO

Che!


CATERINA

M'oblià.


GERARDO

Potresti farti

Tu spergiura?


CATERINA

(fra sè)

¡Oh pena estrema!


GERARDO

Più non m'ami?


CATERINA

(fra sè)

Oh istante!


[Guarda verso l'uscio e scorge Mocenigo

che le mostra gli sgherri armati.]



MOCENIGO

(a Caterina a sottovoce)

Trema.


GERARDO

Parla...


CATERINA

Or bene. Io più non t'amo...

Più non t'amo.


GERARDO

Oh rea bestemmia!

Tu vaneggi?

Ah no!... partiamo.


CATERINA

(fra sè)

Ciel pietà!


GERARDO

Cedi...


CATERINA

È impossibile.


GERARDO

Dunque è ver bugiardo core.

Che un re t'offra e serto e amore?


CATERINA

(fra sè)

Io non reggo!


GERARDO

S'è fallace

Queste nuova, un solo accento

Proferisci, ed avran fine

Le mie smanie.


CATERINA

[fra sè, guardando all'uscio]

Oh mio spavento!


GERARDO

Ah, deh parla, dici il vero?


MOCENIGO

[si affaccia ancore minaccioso, sottovocce]

Bada!


CATERINA

Tutto è vero.


GERARDO

È vero?


CATERINA

Sì.


GERARDO

Sciagurata...


CATERINA

Gerardo!...


GERARDO

Va crudel, maledetto quel giorno

Che ti vidi, e perduto t'amai.

Maledetto quest’empio soggiorno,

Da cui fede ed affetto sperai.

L'ira mia che implacabile estrema

Ora impreca all'infranta tua fè.

Notte e dì, fino all'ora suprema

Pesi infausta tremenda su te!


CATERINA

(fra sè)

Lassa me! qual orrenda blasfema!

Qual parola esacranda m'è uscita!

Provocai la sua collera estrema.

Ma salvai la diletta sua vita.

E mentr'egli colpevol mi crede,

E insultando ml scaccia da sè,

Ahi! non sa, che illibata è la fede,

Che il mio core spergiuro non è!


(a Gerardo)


Senti almen...


GERARDO

Più non deggio ascoltarti.


CATERINA

Ah pietà!


GERARDO

Non la merti o crudel!


CATERINA

Tu non sai...


GERARDO

Non importa.


CATERINA

Tu parti?


GERARDO

Sì, per sempre abborrirti, o infedel!


[Gerardo parte: Caterina cade svenuta.]


ATTO PRIMO


Scena Prima



(Una piazza in Nicosia: di fianco il palagio del Re Lusignano; in fondo il mare sparso di navi. È

notte)




MOCENIGO

[solo]

Sei bella, o Cipro! A te versan tesori

Le stranie navi, a te l'aure felici,

E i più vitali rai prodiga il Cielo.

Oh! fossi pur soggetta

Alla Sovrana dell'adriaco mare!

Ma lo sarai: gettato è il dado. Compre

Son da me queste genti, e Cipro in breve,

Se al mio pensier sorride amica stella,

Fia di Venezia tributaria ancella.


STROZZI

[entrando]

Signore...


MOCENIGO

Che nuove?


STROZZI

L'audace: Gerardo

È in Cipro.


MOCENIGO

Egli stesso! Sei certo?.


STROZZI

L'ho viso

Io stesso, poc'anzi


MOCENIGO

Ed era, il codardo?...


STROZZI

In abito armato.


MOCENIGO

Armato! Quel tristo

Pretende egli forse lottare con noi ?

E lotti: non monta! Del nostro rival

Ricerca o mio Strozzi coi militi tuoi.


STROZZI

Se avvien ch'io lo giunga?


MOCENIGO

Hai braccio, e pugnal.

Credi che dorma, o incauto,

I Perchè il leon non rugge ?

No! più tremendo è il turbine

Quando nel Ciel non mugge.

Va: guata armato e vigile:

Opra in silenzio ognor:

E poi del mare i vortici

Fian tomba al traditor.


STROZZI

E poi del mare i vortici

Fian tomba al traditor.



[Partono.]

[Lusignano, sotto private spoglie, ed un , cavaliere entrano.]



LUSIGNANO

Lasciami, o Cavalier.


CAVALIERE

Perchè, o mio prence,

Solo rimaner vuoi ?


LUSIGNANO

Note mi sono

Le audaci mire del sovran consiglio...


CAVALIERE

Esso forse ?


LUSIGNANO

Congiura a rovesciarmi

Dal soglio ove mi pose.


CAVALIERE

E tu?


LUSIGNANO

Se il posso,

Tento il filo spezzar delle lor trame,

E insiem fiaccar quell'arroganza infame.

Da che sposa Caterina

Diemmi il veneto Senato,

Del mio regno la ruina

Con quel patto ha consumato.

Ma se intera, e certa appare

La viltà del traditor

Chiedo al cielo, e chiedo al mare

Nuove tempre al mio furor.

Ha dannato un'alma pura

A soffrir dei mali miei.

Ogni affetto di natura

Soffocar pretese in lei:

Ma l'afflitta, in duolo immersa,

Piange e invoca il genitor,

Ogni lagrima che versa

È un pugnale nel mio cor!


[Partono.]

[Sgherri entrano, indi Strozzi.]



CORO

[vedendo comparire Strozzi]

Core, e pugnale.


STROZZI

Pugnale, e core.


CORO

Ben svelto ha il passo quel traditore!


STROZZI

In bando, amici, scherzi e parole:

Sangue ci vuole.


TUTTI

Siccome veltri per le foreste

Di quel ribaldo cerchiam le peste,

Estinto prima che torni il sole;

Sangue ci vuole.

Dannato a morte pel tradimento,

È troppo giusto ch'ei cada spento.

Lasciam per ora nappi e carole;

Sangue ci vuole.

A celar l'opra, compagni, basta

La cupa notte, che ci sovrasta.

Sia fermo il braccio qual esser suole;

Sangue ci vuole.



[partono. Dopo qualche istante:]



CORO

[di dentro]

Morte all 'indegno!


UNA VOCE

Infami, aiuto!


CORO

Morte.


UN'ALTRA VOCE

Indietro, o scellerati.



[Entra Strozzi precipitoso.]



STROZZI

Oh! iniquo caso!

Fallito è il colpo!



[parte fuggendo.]

[Gerardo e Lusignano entrano]


GERARDO

Grazie o generoso,

Che sei corso a salvarmi


LUSIGNANO

Altri qualunque,

Stranier, t'avria difeso.


GERARDO

Or potrei, spero,

Saper, chi sia l'uomo per cui mi corre

Debito tanto.


LUSIGNANO

In premio del favore,

Concedimi ch'io il taccia.


GERARDO

Almen la patria tua ?


LUSIGNANO

È la Francia.


GERARDO

La Francia è patria mia.


LUSIGNANO

[si stringono le destre]

Se d'uopo in qualsiasi

Tempo avrai del mio braccio,

Vieni presso del re.


GERARDO

Del re? Prosegui...


LUSIGNANO

Tu raccapricci ? È pur figlio di Francia

Re Lusignano.


GERARDO

È ver: ma...


LUSIGNANO

[stringendogli la destra]

Franco parla.


GERARDO

Io l'aborro.


LUSIGNANO

Perchè?


GERARDO

Perch'ei mi tolse

L'amor mio.


LUSIGNANO

Caterina ?


GERARDO

Lo dicesti.


LUSIGNANO

(fra sè)

Che intendo!


(a Gerardo)


Ed ora ?


GERARDO

Io voglio i miei tormenti

Rinfacciargli.


LUSIGNANO

Sta bene. Io mostrerotti

Colui.


GERARDO

Dov'è? Sù, me l'addita.


LUSIGNANO

Insano!

Eccolo.


GERARDO

Che? tu stesso?


LUSIGNANO

Io, Lusignano!

Parla, ardisci: io sono quello

Che ti tolse il primo amore.

Tu non l'osi ?


GERARDO

E tanto eccesso

Consumar potrebbe un core?


LUSIGNANO

Se di rabbia ardente sei,

Facil'opra è l'empio vanto.


GERARDO

Guarda, o Re, dagli occhi miei,

Come il cor m'hai posto in pianto.

Vedi: io piango: non por mente

Al mio sdegno, io, non ragiono:

Se fui stolto e sconoscente,

Nè un fellon, nè un vile io sono.

Oh! perdona a un disperato,

Che più senno e cor non ha.

Il martirio che ho durato

Solamente il ciel lo sa.


LUSIGNANO

Se tu piangi, e sei pentito,

Ti compiango, e ti perdono.

Come te fui pur tradito,

Più di te perduro io sono.

E colei, che m'ebbi in patto

D'alleanza e d'amistà,

Fu strumento d'un misfatto,

Che cader su me dovrà.


GERARDO

[toccandosi il petto]

Che qui non batte un core ingrato

Provarti forse a me fia dato.

Vivi felice: congiunto a lei,

Che pianser tanto quegli occhi miei.

Sacra è la fede, che ti giurai.


LUSIGNANO

Viver felice! Ma tu non sai,

Ch'avido il guardo su questo terra

Gittò il Leone per farmi guerra ?.


GERARDO

Bando ai timori!



[S'odono avvicinarsi le guardie.]



LUSIGNANO

Ah, tu non sai...

Senti ?

La scolta

Notturna avanzasi a questa volta.



[Gerardo fa per partire.]



Mi lasci ?


GERARDO

Il deggio: Ma sappi, o Sire,

Che sui tuoi giorni veglia un fratel.


LUSIGNANO

[abbracciandolo]

Non più pavento l'ostile ardire,

Se in te un custode mi manda il ciel.


GERARDO

Sì: dall'ardir degli empi

Per me difeso andrai,

Quella che un giorno amai,

Perchè t'è sposa, o principe,

Della mia vita il debito

Sento due volte a te:

E la mia man difendere

Dovrà il fratello, e il re.


LUSIGNANO

Dunque tu vuoi dividere

Meco ogni mio periglio?

O generoso giovine,

Sei ben di Francia figlio!

Dal reo mercato sciogliere

Potessi almen la fè!

Più Caterina vittima

Non io vorrei, nè te.



[partono.]



Scena Seconda


(Gabinetto della Regina: in fondo la camera del Re, da un lato la porta esteriore, dall'altro un poggiolo che guarda sul porto. Caterina siede mesta, le dame stanno accanto a lei)



CORO

Gemmata il serro, giovine

Regina, e bella tanto:

Eppur si strugge tacita

Da molti giorni in pianto:

Sgombra dagli occhi languidi

Le dolorose stille:

Di gioia ognor risplendere

Denno le tue pupille:

E mille cori anelano

Al riso tuo gentil.

Siccome i campi ai zefiri

Giocondi dell'April.

Guarda, s'avanza il Re.


CATERINA

Partite. O sposo...



[Le dame partono.]



LUSIGNANO

Che hai ? tu soffri?


CATERINA

È ver, pei giorni tuoi,

Che fosca nube di dolore ammanta.


LUSIGNANO

Oh! tosto a se chiamarmi il Ciel volesse!...


CATERINA

Che dici o sposo?


LUSIGNANO

Il simular che vale?

O sposa, o nobil core!

Io ben t'ammiro, e soffro al tuo dolore.

Non turbarti a questi accenti

O sublime creatura;

Dei tuoi lunghi patimenti

So la storia acerba, e dura;

So ben'io perchè sfiorando

Il tuo viso ognor si va:

E per questo al Ciel domando

La perenne libertà.



[Strozzi entra.]



STROZZI

O re!


LUSIGNANO

Strozzi?


STROZZI

Un francese

Chiede parlarti.


LUSIGNANO

Inoltri.



[Strozzi parte.]



O Caterina,

L'ascolta fu per me;

d'uopo ha di pace

Il travagliato mio spirto.



[Lusignano parte accompagnato da Caterina. Gerardo entra.]



STROZZI

T'avanza.


(fra sè)



Oh ciel! Gerardo!

A Mocenigo tosto si corra.

La Regina!



[Entra Caterina; Strozzi parte.]



GERARDO

(fra sè)

Oh Caterina!


CATERINA

Del re, consorte mio, debole e infermo

Io sostengo le veci, o cavaliere.


GERARDO

(fra sè)

Che tumulto ho nel cor!


CATERINA

Parla: che chiedi?


GERARDO

Da te, o Regina, nulla più.


CATERINA

[riconoscendolo, emettendo Un grido]

Qual voce!

Gerardo?


GERARDO

Io stesso. Un dover sacro, o donna,

Qui m'ha chiamato, e testimon n'è il Cielo.


CATERINA

(fra sè)

Infelice!


GERARDO

Io non vengo a suscitare

Nel tuo cor l'antica guerra;

Lo so, lo so, per me

Più non esisti in terra.

Da quel di che lacerato

Questo cor fu crudelmente,

Corsi a Rodi e disperato

Cinsi il saio penitente

Ed in atto doloroso

Caddi al piè del sacro altar.


CATERINA

(fra sè)

In quest'ora o Ciel pietoso

Non volermi abbandonar!


GERARDO

Con la croce qui sul petto

Io credea dimenticarti

Soffocar l' antico affetto

Viver mesto e perdonarti

E col cor dolente e pio

D'obliarti allor tentai,

Ma all 'altar , dinanzi a Dio,

Più ti piansi e più t'amai;

Poi, pensando al duro oltraggio

L'ira mia s'inacerbò.


CATERINA

(fra sè)

Dammi, o Cielo, il tuo coraggio,

E l'arcan gli svelerò.


(a Gerardo)


Troppo giusto è il suo rigore,

Ma sai tu qual trama orrenda

Fece reo questo mio core ?


GERARDO

Trama! E qual? Fa ch'io l'apprenda...


CATERINA

In quel dì che rinnegai

La promessa dell'amore,

In quel giorno io ti salvai

Dal pugnal d'un traditore.

Io però sacrificai

Per salvarti e vita e amor.


GERARDO

Cielo! il ver da te ascoltai?


CATERINA

Il ver!... Ah, sì!


GERARDO

Oh nobil cor!


CATERINA

T'amo ancora e t'amo tanto

Fratel mio, mio dolce amico;

Ogni dì cogli occhi in pianto

Ti ricordo, e benedico.

Se un pensier dell'amor nostro

Mesto e santo è vivo in te:

Nella pace del tuo chiostro

Prega, o misero, per me.


GERARDO

Sventurata, piango anch'io,

Ma per te m'è il duol gradito:

Ti rammenta il pensier mio

Come un ben che fu smarrito.

E se in lagrime la sera

Io domando al ciel mercè,

La più. fervida preghiera

Io la sciolgo ognor per te.


CATERINA

Ora parti.


GERARDO

Un mistero tremendo

Odi pria; Lusignano e il tuo regno!

Corron certo periglio.


CATERINA

Che intendo!


GERARDO

E coll'armi a difenderlo io vengo.


MOCENIGO

[entrando]

Troppo tardi.


CATERINA

Oh spavento!


GERARDO

Da lui

Il tuo sposo, il buon re Lusignano

È tradito.


CATERINA

Empio core!


MOCENIGO

Lo fui:

Sì! Venezia lo scettro di mano

Gli vuol tolto.


CATERINA

Oh! vilissimo ardire!


MOCENIGO

Tu per noi regnar devi o morire.


CATERINA

No! il suo prence a difender da' rei ',

Sorgerà questo popolo armato.


MOCENIGO

Ed io allor che un'adultera sei ,

Gli dirò, che da te fu tradito

Il Sovrano...


CATERINA

Taci, o mostro!


MOCENIGO

E chi allor ti fia scudo? chi?


LUSIGNANO

[entrando]

Io!

Indietro! Io, vil carnefice!

Difenderò costei:

Io farò noto al popolo.

Che malfattor tu sei.

Di fato reo lo sdegno

Se morto mi vorrà.

Chi mi tradisce, indegno!

Prima di me morrà!


MOCENIGO

Cerca, se il vuoi, supplizi.

Scaglia su me la morte;

Ma non per questo in fremito

Darà il leon men forte.

Al nunzio dell'estrema

Mia sorte ei ruggirà

E l'ora mia suprema.

L'ultima tua sarà.


CATERINA

Scaglia la giusta folgore

Sulla superba fronte:

Tronca in costui l'origine

Dei danni nostri e l'onte.

Pera chi spregia e insulta.

Colui, che il punirà,

Più non rimanga inulta

L'offesa maestà.


GERARDO

Ti prostra nella polvere

Senza levar lo sguardo,

Or che del ciel l'anatema

Ti fulminò. codardo.

Non sempre arrise il fato

Dei Dieci alla viltà.

E il loro ardir scontato

Col sangue tuo sarà.


LUSIGNANO

Olà?


MOCENIGO

Gran Re, la collera

Vendicatrice è tarda.

Un cenno, e di Venezia

Scoppierà il tuono. - Guarda...



[Egli sventola, dal poggiolo, una sciarpa, e s'ode all'istante un colpo di cannone.]



Guerra!



[Entrano le guardie del Re. ]



LUSIGNANO

Giacché lo vuoi

Guerra fra noi sarà.

Guardie, l'affido a voi.


MOCENIGO

(fra sè)

Oh rabbia!


LUSIGNANO

All'armi or va.


LUSIGNANO, GERARDO, CATERINA

Va fellon di questa terra

Escirà il Leon codardo.

Degli oppressi è il braccio in guerra

Formidabile e gagliardo:

Ed il Veneto Senato,

Che tradirmi/tradirlo s'attentò,

Maledetto ed esacrato

Alle genti io renderò.


MOCENIGO

Sù, di morte alla tenzone

Corra pur la gente tutta,

Pria d'abbattere il leone

La tua Cipro andrà distrutta,

Benchè il braccio ho incatenato

Pur tremar per me non so.

Osa pur, ma vendicato,

Vendicato io morirò. "



ATTO SECONDO


(Atrio nel palazzo di Lusignano: in fondo una piazza di Nicosia. Si ode frastuono di militari strumenti. Il Cavaliere del Re entra, poi Gerardo)


CAVALIERE

Misera patria! Ahi! Sopra te la guerra

Scuoterà il suo flagello!... E chi in soccorso

Verrà d'un re tradito?


GERARDO

Io.


CAVALIERE

Tu straniero!


GERARDO

Qual ch'io sia non cercarlo.

Un dover sacro

A Lusignan mi annoda, e la sua vita

A difendere io venni.


CAVALIERE

O cor sublime!


GERARDO

A tal'uopo raccolsi, e in armi posi

Questa perplessa, impaurita gente,

E qui presto l'attendo.


CAVALIERE

Ascolto il vero?


GERARDO

Ne attesta il Ciel,

a cui noto è il mio pensiero

lo trar non voglio campi ed onori

Dall'imminente vostra ruina:

Mi basta in premio dei miei sudori

Far salva e lieta questa Regina.

Di più non bramo, se al vostro amore

Un re tradito render potrò.

E poi d'un antro nello squallore

A seppellirmi per sempre andrò.


CORO

Sei ben pietoso, se tanto al core

Il nostro affanno parlar ti può.



[Gente in armi entrano. ]



Guerra, guerra! Corriam gl'insolenti

Troppo incauti oppressori a punir.


GERARDO

Sù, corriamo concordi e possenti

Per dar morte al Leone o morir.


GERARDO, CORO

Morte, morte! fur troppi gl'insulti

Che versò sulla vostra/nostra contrada.

Se morremo, cadrem non inulti.

Impugnando la vindice spada.

Sù, corriam a spezzare il reo lacciò,

Che il Leone vuol stringer vi/ci al piè.

E il Signor farà invitto quel braccio,

Che difende la patria, ed il Re.


[Partono. Le dame della Regna entrano, in disperata costernazione.]



CORO

Oh ciel! che tumulto! che fieri lamenti!

Il grido di sangue terribile echeggia.

Risuonano d'urli, d'atroci spaventi

Le strade cruenti, le case, la Reggia.

Scomporsi in abissi ci sembra la terra:

Dovunque tenebre,

dovunque terror.

E il folgor,

che vola dai bronzi di guerra,

Ricaccia più forte la morte nel cor.


CATERINA

[entrando]

Dolorosa incertezza! Ancor dei nostri

Non è giunta novella ?


CORO

Ancor nessuna.


CATERINA

E più incalza la mischia! Oh maledetta,

D'impera ambizioni! Spegnete l'ire...

È grave questo serto!

Ah! il Ciel non possa mai dimandar conto,

A chi m 'assunse per un vil mercato

Allo splendor del più superbo stato.

Pietà, o Signor, ti muovano

Le angosce del mio core,

E l'affannoso gemito

D'un popolo che muore!

Sangue le gemme grondano

Di mia corona, è vero;

Fieri nemici investono

L'uom che splendor mi diè;

Pur la salute io spero

Di tutto un regno in te.


VOCI LONTANE

Vittoria! Vittoria!


[Odesi internamente musica lieta. ]



CORO

Giulivo concento!


CATERINA

Chi vinse? E il mio sposo?

beato momento?


[Il popolo ed i guerrieri entrano.]



POPOLO, GUERRIERI

Esulta, o Regina! le rose più belle

Ritornino ancora, sul mesto tuo volto,

È libera Cipro, sul fronte al tuo sposo

La gemma regale ritorna a brillar.


CATERINA, DAME

Sian grazie all'Eterno, che giusto e pietoso

Dall'ira straniera ci venne a salvar.


CATERINA

E Lusignano ?


[Lusignano ferito,

sorretto da Gerardo, entra.]



GERARDO

Guardalo.


CATERINA

Oh ciel! ferito...


LUSIGNANO

E a morte.


CORO

Pugnando.


LUSIGNANO

Orsù della vittoria

L'inno sciogliete ancora;

Fatemi lieve all'anima

Questa terribil ora.


GERARDO

Oh! acerbo affanno! oh duol!


LUSIGNANO

Sposa perdona, e volgimi

Il generoso sguardo.



[Caterina e Gerardo piangono. ]



CATERINA

Oh strazio!


LUSIGNANO

Oh! Compiangetemi

E perdonate a me.


TUTTI

Reggi, tu, o Ciel, lo spirito

Che sta anelando a te.


LUSIGNANO

[a Gerardo]

Addio: fratello, giovine,

Sposa infelice, addio.

Le sorti del mio popolo!

A te confido, e al Ciel.


CATERINA

Ei muore...



[Lusignano spira; Caterina mette un grido di dolore]



CORO

Il re magnanimo

Accogli o cielo!


CATERINA

[piangendo sul corpo del Re]

Ahimè!


GERARDO

Se hai caro questo popolo,

Pensa al tuo regno, e a te.


CATERINA

[rialzandosi con dignità., mentre asciuga una lagrima, si rivolge al popolo]

Non più affanni, o mie genti; preghiere.

Voi sorgeste dai vostri dolori:

Fur protette le giuste bandiere,

Furon vinti i codardi oppressori,

Or che il nostro sublime riscatto

Fu comprato col sangue di un Re,

O mie genti, stringetevi a un patto,

Per quel sangue giuratemi fè.


GLI ALTRI

Noi giuriam d'obbedirti, o Regina:

Lo giuriam sulla spoglia d'un Re.



[Tutti s'inchinano alla Regina, mentre cala la tela.]

 
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