Axur, Re d'Ormus (Axur, král ormuský)

Antonio Salieri

8.1.1788 se v Burgtheateru ve Vídni konala premiéra čtyřaktové opery Axur, král ormuský. Libreto napsal Lorenzo da Ponte podle libreta Tarare Pierre-Augustin Caron de Beaumarchaise.


Osoby a obsazení premiéry:
Axur, král ormuský - Francesco Benucci (basbaryton)
Atar, voják v králových službách - Vincenzo Calvesi (tenor)
Aspasia, paní z Atarsu - Luisa Laschi-Mombelli (soprán)
Arteneo, bráhmanský vysoký duchovní - Francesco Bussani (bas)
Altamor, Artenoův syn a voják v králových službách - Lodovico Trentanove (baryton)
Biscroma, evropský otrok - Stefano Mandini (tenor)
Fiammetta, evropská otrokyně a žena Biscromase - Teresa Calvesi (soprán)
Urson, voják - Niccolò Del Sole (baryton)
Elamir, mladý jasnovidec - Franziska Distler (soprán)
otrok - baryton
Chor [otroci, vojáci, kněží, lid ormuský]


 
LIBRETO


ATTO PRIMO


SCENA PRIMA


Boschetto sulla spiaggia del mare contiguo al casino d'Atar.

ATAR taciturno, ASPASIA.


ASPASIA

Qui dove scherza l'aura

Con grato mormorio,

Dove gli ardor ristaura

L'erbetta, i fiori, il rio,

Vieni, bell'idol moi,

Siedi vicino a me.


ATAR

Non venticel che rida,

Non l'erba, il rivo e i fior,

A te mi guida amor,

Amor mi tien con te.


ATAR & ASPASIA

Ah di si bella face

Non turbi mai la pace

Un'ombra di dolor ;

Ma sia di pien contento

Sempre alimento al cor.


ASPASIA

Chi di noi più felice

Può vantarsi o mia vita? io di te solo,

E tu pago di me, tutta in noi stessi,

Nella semplicità, nella innocenza

Quella gioia troviam, e quel riposo

Che sempre fuor di sè ricerca invano

Il cieco orgoglio, ed il capriccio umano.


ATAR

E' ver : credi però, se senza colpa,

O senza taccia di apparire ingrato

A un popol che m'adora, a un Re che m'ama

Lungi dalla città teco potessi

La mia felicità saria compita.


ASPASIA

E perchè non ardisci

Di parlar ad Axur? memore il credo

De prestati servigi

Delle lunghe fatiche,

Dei sudor da te sparsi : una mercede,

Non negherà ad Atar quand'ei la chiede.


ATAR

La mercede dovuta a buon soldato

Dopo molte vittorie, e molte imprese

E il diritto che ottien d'andar tra primi

A versar pel suo Re sudore e sangue

Né tal brama in me langue

Sol... per te.. non saprei... questo doverti.

Si spesso abbandonar...

ah quante ogni altra

Men di te mi par bella

Tanto in me cresce sempre

Di perderti il timore,

Tanto palpita più questo mio core.


ASPASIA

Perdermi ? e chi potria

Svellermi dal tuo fianco ?

Tu sei l'anima mia,

Vivo e vivrò per te.

Calma gli affani tuoi

Se pur non vuoi ch'io mora,

Fidati in chi t'adora

Non dubitar di me.


ATAR

Quanto siete possenti,

Cari dell'idol mio soavi accenti

E qual nuovo infondete

Entro l'incerto seno

Grato raggio di gioia, e di sereno.

Per te solo, amato bene,

Respirar io sento l'alma;

Per te sol novella calma

Splender veggio a questo cor.


ASPASIA

Se tu m'ami o mio tesoro,

Se di me tu sei contento,

Io non so cos'è tormento,

Io non so cos'è timor.


ATAR & ASPASIA

Ah scaccian, ben mio dal petto

Ogni affanno, ogni sospetto,

Ed apprenda e terra, e cielo

A gioir del nostro amor.


(Coro di dentro)


CORO

Ah! Ah!


ATAR

Che grido è questo?


CORO

Atar, Atar!


ATAR

Oh Cielo al nostro albergo

Foco orribil s'apprese: ah un solo istante

Fermati dove sei...


ASPASIA

Salvatemi lo sposo eterni Dei !


(¨Parte, si vedono fiamme dal lato della casa di Atar.

Pria che Atar sorta Altamor coi suoi soldati rapisce Aspasia e la porta alla nave)
.


SCENA II


ATAR solo


ATAR

Tutto Aspasia è perduto: ah pria che noi

Dell'incendio siam preda,

Salviamoci Aspasia... Aspasia...

(Atar vede Aspasia sulla nave)

Aspasia dove sei? Ah qualche iniquo

Me l'ha rapita, o giorno o colpo orrendo!

Presentimenti atroci ora v'intendo.


ATTO SECONDO
 
 
 
SCENA PRIMA
Galleria.
AXUR E BISCROMA
AXUR
Non mi seccar Biscroma, l'ordine già sorti ;
E tu bestia da soma, va, togliti da qui.
 
BISCROMA
Ah mio signore parmi...
 
AXUR
Biscroma non seccarmi.
 
BISCROMA
Fategli grazia, o sire.
 
AXUR
E non la vuoi finire?
 
(a 2 :)
BISCROMA
Questo capo balzano ed insano
Sol col guardo spavento m'inspira,
Con quello ceffo, quel gesto, quell'ira,
O Biscroma, non è da scherzar.
AXUR
Se mi salta un capriccio bizzaro
Ti fo por come bue sotto un carro,
ti metto un capestro, ed un laccio,
E ti faccio così terminar.
E Altamor non ritorna ? Ah ch'io non posso
Frenar l'impazienza...
Vola Biscroma... che fai li.
 
(Biscroma sta un po' lontano)
 
BISCROMA
Signore ! Penso al misero Atar.
 
AXUR
Atar... Atar... Atar... e sempre Atar!
Cosa trova di buono in un nome si abbietto
Quel suo corpaccio impuro, ed imperfetto ?
 
BISCROMA
Il di che preda io fui dell'armi vostre, 
In fondo a un antro oscuro i giorni miei
Cercava di difendere, ma invano,
Da stuolo innumerabile, e inumano.
Coperto di sangue, languente, ed esangue
Sentami signore, vicino a spirar.
Atar mi sottragge da barbara morte,
Mio grado, mia sorte, e dono d'Atar.
Pietà del meschino...
 
AXUR
Pietà ! ti par che degno
Sia della mia pietà volgar soldato ?
 
BISCROMA
Nel torrente d'Arsacia, il suo valore
Vi salvò dalla morte, a lui voi deste
il governo dell'armi...
 
AXUR
E qual ragione ebbi poi di pentirmi ?
L'affettata modestia di questo sciagurato,
D'un popol'abbagliato il vil rispetto,
Le sue maniere... il nome...
ah che quest'uomo e un supplico per me!  Ma dove trova
La sua felicità ?
 
BISCROMA
Nel suo dovere.
 
AXUR
Sai se a me mancan donne !
Io credo avermi cento serragli pronti alle mie voglie,
Pur contento non sono:
Ei non ha che una mogie e felice si crede :
Ma già capiterà nelle mie mani
Questo de' voti suoi gradito oggetto,
Gemer vedrem, nel perderla, l'altero.
 
BISCROMA
Ei morrà.
 
AXUR
Tanto meglio.
 
BISCROMA
Egli è felice ;
Ei d'acquistare ardia
I cori che una volta erano miei,
Egli si rese, oh Dei !
Con sua finta virtù si accetto è grato
A un popol che l'adora,
Ed il delitto suo mi chiedi ancora ?
 
BISCROMA
E' ben ver quel nome amato
La delizia è d'ogni core,
Se si vede il mar turbato,
Se si copre il ciel d'orrore,
Tosto Atar gridar si sente.
Come fosse a questo nome riverente - e cielo e mar.
 
AXUR
Vuoi tu finir, vil feccia del serraglio
Lo sciocco panegirico ?
Dovria cane cristiano, alfin la morte...
 
BISCROMA
La morte, ognor la morte...
Sire, questo vocabolo mi secca.
Terminate una volta il mio destino,
E ritrovate poi chi vi consoli
nella noia, nell'ozio...
 
 
AXUR
Sciagurato, che dici ?
 
BISCROMA
Nulla sire ; Altamor chiede udienza.
SCENA II
I SUDETTI E ALTAMOR
 
AXUR
Appaga in pochi istanti
L'intolleranza mia.
 
ALTAMOR
Tutto è già fatto,
Nessuno sa nulla.
 
AXUR
Aspasia ?
 
ALTAMOR
E' in tuo poter...
 
AXUR
(con ansietà)
E la rapisti ?...
 
ALTAMOR
In braccio,
Come tu più bramasti, al caro amante.
 
AXUR
Presto tutto a me narra.
 
ALTAMOR
La metà della notte era già scorsa,
Quand'io, come ordinasti,
in grossa nave,
Con fido stuol di travestite genti
Tacito giunsi in sull'opposta riva
Ivi d'ambedue l'ali
Del giardino d'Atar, ove le piante
Formano quasi selva,
I soldati appiattai, l'ora aspettando
Opportuna al disegno : appena l'alba
Col primo raggio coloriva i monti
Che al solito, vedemmo
A respirar il mattutino fresco
Venir la bella Aspasia, e Atar con le i:
Allora parte de' miei
A destra corse, ed appiccò improvviso
Foco all'albergo,
Che allo scoppio e al lampo
Misto all'urlar degli spitanti schiavi,
Com'io pensato avea, trasse repente
A quella volta Atar, che lasciò intanto,
Quasi senza avvedersi, Aspasia sola.
Non era ancor lontano un tratto d'arco
Quando dal posto mio pronto sortendo,
Di propria man la sbigottita sposa
In un serico drappo
Avvolsi, alzai di peso, ed alla nave
tra le braccia recandola, al lido
Coll'aita de' remi a un tratto volsi.
Pochi momenti dopo Atar ved'io
Sulla prossima sponda
Smanioso, disperato...
 
AXUR
Disperato ?
Al rango di Visir, Altamor, io t'innalzo.
Vola, Biscroma : io voglio
Che un superbo apparato
Della grandezza mia domani inebri
Il cor della mia bella.
 
BISCROMA
Ah troppo breve e' lo spazio, signor, non è possibile.
 
AXUR
Temerario, che dici ?
Possibile non è ?
 
BISCROMA
Possibilissimo.
 
AXUR
Senti, se manca nulla...
 
BISCROMA
Mancar ? e chi non sa
Come si dee servir sua maestà.
(Parte)
SCENA III
I Suddetti, Fiammetta, Schiavi del serraglio, Aspasia, coperta di un velo nero.
 
CORO DI SCHIAVI E SCHIAVE
Ne' più vagi soggiorni dell'Asia
Mette amor alle piante d'Aspasia
Tra il fulgor della regia grandezza
Le ricchezze e il perfetto piacer;
Quel piacer che nell'umile tetto,
Non risente magnanimo petto,
E beltà che ad un solio non giunge
Troppo a lunge dal vero poter.
 
AXUR
Ognun s'inchini, e la mia bella adori.
 
ASPASIA
O spaventosa sorte.
(Tutti s'inginocchiano)
Che me persegui cogli orrori tuoi:
Dal cupo seno di profonda notte
Qual mai nuova a me
sorge infausta luce?...
Dove son io? Palpito, gelo, e manco!
 
FIAMMETTA
Nella reggia d'Axur...
 
ASPASIA
Numi! che sento?
 
AXUR
(Biscroma, che portento?)
 
ASPASIA
Nella reggia d'Axur?
 
AXUR
Si d'Axur che t'adora.
 
ASPASIA
E' questa iniquo,
la mercede che rendi
Alla fede, al valor! egli la vita
A te salvò, tu gli rapisci.... O Brama...
(sviene)
 
BISCROMA
O che orrendo trasporto!
L'eccesso del dolore
Le pupille le chiuse.
 
UNO SCHIAVO
Ahi qual la copre
Tetro velo di morte!
 
AXUR
Sciagurato!
Tu parli di sua morte!
(uccide lo schiavo)
Mori tu pria di lei: e voi, vigliacchi,
O rendete la luce agli occhi suoi
O s'armeran, per questo serro il giuro
Se mai perdo costei,
Sopra tutto il serraglio
i sdegni miei.
 
CORO
Si vada subito,
Tutto si faccia,
Se Axur va in collera,
Se Axur minaccia,
Sappiam che il fulmine
Lontan non è.
Prima che scoppino
Suoi sdegni orribili
Seguiamo gli ordini
Del nostro Re.
 
(Tutti partono menando seco Aspasia)
 
Scena IV
Urson, Axur poi Atar
 
URSON
Signor, il prode Atar, quel gran guerriero
Del popol maraviglia!
Disperato, e fremente
Chiede udienza, e giustizia.
 
AXUR
Fremente, disperato?
(si rasserena un poco)
 
URSON
Ah tanta è la sua pena,
Che un uom in lui si riconosce appena.
 
AXUR
Digli ch'entrar gli lice:
Son compiuti i miei voti, egli è infelice.
(Atar entra e si ferma un poco)
Valoroso campion, parla che chiedi?
 
ATAR
Pietade, signore
Del misero Atar,
Di guerra la face
In grembo alla pace
Da un empio, da un perfido
Io vidi allumar.
Distrusse i miei campi,
I servi m'uccise,
Fe il tetto bruciar.
Pietade, signore,
Del misero Atar.
 
AXUR
Grazie o possenti Dei!
Sciolti già sono i giuramenti miei.
No non temer che invendicati io lasci,
Valoroso soldato, i torti tuoi,
Tutto sperar tu puoi
Da chi deve a te solo e vita, e reggia.
 
ATAR
La sua clemenza, o Sire,
Deve ogni alma adorar: tutti gli oltraggi,
E tutti i mali miei
Obbliar io potrei,
Ma il più grande, il più amaro
Obbliar non si può. La cara Aspasia
Il barbaro mi tolse.
 
AXUR
Altamor, chi è costei?
 
ALTAMOR
Se non m'inganna
Un fallace sospetto
Qualche schiava sarà di vago aspetto.
 
ATAR
Come? Aspasia una schiava?
Sire, perdona! a si odiosa idea
Non resiste quest'alma; Aspasia
Soave luce di Paradiso
Entro il bel viso
Brillava ognor.
Parean celesti
Li sguardi, e i gesti,
Il dolce suono
De' cari accenti
Piovea contenti
Dentro il mio cor.
Dove t'ascondi,
Tesoro amato?
Deh mi rispondi
Se vivi ancor?
 
AXUR
E puoi, prode guerrier, di molle pianto
Per donnesca beltà bagnare il volto
Se l'oggetto t'è tolto
Della tua fiamma, havvi un serraglio intero,
Che miglior t'offre impero;
E per una beltà, quando tu 'l vuoi,
Mille trovar ne puoi; ma non si trova mai
Quell'onor che si perde in pianti, e in lai!
 
ATAR
Ah signor!...
 
AXUR
Dove andò quel maschio ardire,
Che vantar solevi un dì?
Dove andò l'orgoglio, e l'ire,
Al cui lampo in marzial campo
Il nemico impallidì?
Tu che ha nuoto me traesti
Da spumoso ampio torrente,
Tu che intrepido facesti
Un macello d'ogni gente,
Né per foco, trage, e morte
mai spargesti un sol sospir,
Or quel cor, quel cor si forte,
Perchè perdi una vil serva
Lascierai così languir?
Dove andò l'orgoglio, e l'ire,
Dove andò quel maschio ardir?
 
ATAR
S'io ti salvai la vita,
Se il degni rammentar,
Lasciami vendicar
Il mio tesoro.
Soffri che in nave armata
Insegua il traditor;
Ch'io mora, o trovi ancor
Colei che adoro.
 
Scena V
Biscroma e i suddetti.
 
BISCROMA
Ah s'avvisare Atar...
 
AXUR
Biscroma, cosa brami? i detti tuoi
Sian da me solo intesi.
 
BISCROMA
Sire, la bella...
 
AXUR
Irza... la bella...
 
BISCROMA
Si... Irza...
 
AXUR
Ebben, che fa?
 
BISCROMA
Signor, ella rinvenne.
 
ATAR
Axur, la tua grand'alma
E' sensibile, il vedo; entro il tuo ciglio
La gioia scintillò; deh per quest'Irza
Per quest'Irza, o Sultano,
(s'inginocchia)
Sii pietoso, ed umano,
Concedi ai mali miei questo conforto.
 
AXUR
Atar, parla sincero:
Sei tu ben infelice,
Ma infelice davvero?
 
ATAR
Ah non ha forse
Uom di me più meschino il mondo intero!
 
AXUR
Prega che ai voti miei
La bella Irza si pieghi
E nulla sia che ai tuoi desir si nega.
 
ATAR
Irza bella, e chi ti arresta?
Non è tuo de' numi il figlio?
Fa ch'ei trovi nel tuo ciglio,
Pari fiamma a quella ond'ardì
Cò bei sguardi il suo gran cor:
Ah si rendilo felice...
Se farlo senza colpa a te pur lice.
 
(Biscroma furtivamente fa ad Atar de cenni contrari)
 
AXUR
Oria che la nuova aurora
Risorga in oriente:
Schiera d'armata gente
Sia pronta al suo voler.
De l'onde fra i perigli,
Fra l'inimico orgoglio
Tu segui, io così voglio,
Tu servi il mio guerrier.
(ad Altamor)
(Misero te, se mai
Lo torno a riveder.)

 
ALTAMOR
Sire a ubbidirti io volo:
Basta il mio braccio solo
Tuoi cenni ad eseguir;
Giuro di tua grand'anima
Ma speme prevenir.
 
ATAR
E questo serro anch'io
Giuro de non depor
Pria che dell'idol mio
Non trovi il rapitor,
Pria che dall'empie viscere
Io non gli svelga il cor.
 
AXUR
Tutta la forza senti
De' giuramenti suoi,
Vanne, e ritorna poi;
Il premio di tua fede
Spera dal tuo signor.
 
 
AXUR e ALTAMOR
Veggio abbassato, e vinto
Il fasto di costui,
Ed a tormenti suoi
Sento brillare il cor.
 
ATAR
Da quanti affetti mai
Sento straziarmi il petto
Tutto mi da sospetto,
Tutto mi fa terror.
 
BISCROMA
Ah chi mi dà consiglio,
Onde avvertir l'eroe!
Io sento al suo periglio
Tutto gelare il cor.
(Biscroma e sentito d'Axur alla parola periglio)
Periglio! e che periglio
Saria per Altamor,
Se non capisci bene
L'idee del mio signor.
 
(Partono)

ATTO TERZO


Scena I

Piazza con veduta del tempio di Brama.

Axur, Arteneo


ARTENEO

Sire...


AXUR

Parla Arteneo; da me che brami?

(accenna alle sue guardie di allontanarsi)


ARTENEO

I popoli signor, d'un altro mondo

Questi lochi minacciano; da lungi

Il fulmine già fischia e già si vede

Superstizioso e stolto

Ire a' tempi de' Numi il popol folto.


AXUR

Ma ti pare Arteneo, che temer possa

D'uno stuol di pirati il regno mio?


ARTENEO

Più che il valor nemico,

De' tuoi popoli, o Sire,

La viltà mi spaventa: a noi conviene

Fra credere all'Indian, che il Cielo stesso

Regge i nostri disegni; a me la cura

Lascia d'insinuar al fanciulletto

Dagli auguri prescelto

Il nome di colui, che delle squadre

Condottiero essere deve;

Chi destini?


AXUR

Altamor.


ARTENEO

Il figlio mio?


AXUR

Lui stesso.

Io non gli rendo

Che una mercè dovuta.


ARTENEO

Ma chi farà d'Atar?


AXUR

E' morto.


ARETENEO

Morto!


AXUR

Si ordinai ch'egli mora.


ARTENEO

Nè temi... oh Dei!...


AXUR

Cosa temer! forse i rimorsi miei?


ARTENEO

Di tua milizia

Temi lo sdegno;

Temi di perdere

Corona, e regno,

Per te medesimo

Temi, o signor.

D'ogni trasporto

Capace fora,

Lo stuol terribile

Che Atar adora,

se il crede morto

Per tuo livor.


AXUR

Tranquillati, Arteneo: tutto previde

Questa testa politica:

Per un felice inganno Atar deluso,

Ricercando vendetta,

A se medesimo amai la morte affretta.

Tu fa che intanto uniscasi

Il popolo agitato,

Mostra che il cielo irato

E da' lamenti suoi,

Gli auguri informa, e poi

Con utile impostura

Di rinforzar procura

La nostra autorità.


(parte)


Scena II

Arteneo solo


ARTENEO

O divina prudenza! tu pur sei

L'anima delle cose! io per te tengo

Dello stato i secreti; io figlio mio

Fo duce all'armata, al tempio rendo

Il suo splendor, agli auguri la fama:

E un dì forse Altamor signor del mondo...


(parte)


Scena III

Atar solo poi Biscroma


ATAR

Da qual nuovo sciagura

Minacciato son io! sgombrate, o Numi,

Questa tetra caligine profonda,

Che l'alma mia circonda!

Stamane allor che incauto Irza pregai

Di rendersi ad Axur, terribil segno

Fe i miei sensi gelar... da qual sciagura

Minacciato son io! sgombrate, o Numi,

Questa tetra caligine profonda,

Che l'alma mia circonda!


Scena IV

Biscroma, Atar


BISCROMA

Riconoscimi, Atar.


ATAR

Biscroma!


BISCROMA

O grande!

O magnanimo eroe! la sorte mia

La mia felicità, la vita stessa

A te solo degg'io! Perchè non posso

Render a te quel ben che a me tu desti?


ATAR

Ah non parliam di questi

Rimoti avvenimenti... Aspasia sola...


BISCROMA

Aspasia... Aspasia... ah senti, e ti consola.

Tu nel mar la cara sposa

A cercar andresti invano.


ATAR

Giusti Dei! dov'è nascosta!


BISCROMA

Nel serraglio del Sultano.


ATAR

Dal Sultano!


BISCROMA

Il finto nome

D'Irza porta.


ATAR

Ah parla! come;

E chi fu che la rapi?


BISCROMA

Altamor!


ATAR

Perfido, indegno!


BISCROMA

Importuno or'è lo sdegno;

I giardini del serraglio

Tu sai dove bagna il mar:

Guarda ben, non prender sbaglio:

S'hai coraggio questa notte

Una serica scaletta

Lungo il muro andrò a calar.


ATAR

Generoso amico mio...


BISCROMA

S'apre il tempio: addio, addio.


(parte)


ATAR

V'andrò tutto si tenti:

Ogni riparo è poco

Ad un furente foco,

A un disperato amor.

Penetrò i recessi

Dal tuo recinto infame,

Non sazierai tue brame

O perfido Avoltor.

In lei che viva o morta

Saprò strapparti ancor.

Nè deplorar mia sorte

Qualunque sia per me,

Merita ben la morte

Chi ha te la vita diè.


(parte)


Scena V

Arteneo, Axur, poi Elamir, sacerdoti, etc.


ARTENEO

D'una scelta importante oggi dobbiamo

Il Cielo consultar: Voi preparate

I sacri arredi, e l'ara,

Voi tra i fanciulli agli auguri commessi

Quallo sciegliete a cui più vivo il raggio

Di Brama scintillò, dandogli un core

Semplice, e pieno di divin candore.


UN SACERDOTE

Il giovane Elamir

Fu da noi destinato, egli a te viene.


ELAMIR

Padre mio...


ARTENEO

Caro figlio, avvicinatevi!

Qual di splende per voi! credete dunque

Ch'or vi favelli il Ciel per labbro mio?


ELAMIR

Si signor, lo cred'io.


ARTENEO

Per voi dal Cielo

Il vindice del regno oggi sia scelto:

Dite quel ch'ei vi spira: ah s'egli mai

Vi spirasse Altamor, saria per noi

La vittoria sicura,

E il regno a noi dovria la sua ventura.


ELAMIR

Tanto lo pregherò, che spero alfine

Ei me lo inspirerà.


ARTENEO

Anch'io lo spero:

Pregatelo con cor puro, e sincero.

(s'inginocchia il fanciullo)

Come ape ingegnosa

Sui lucidi albori

Dai teneri fiori

Cavare sa il mel;

Così tutto ottiene

Fanciullo innocente

Che innalza la mente,

Che supplica il Ciel.


ELAMIR

O Numi possenti,

Se voti sinceri

Di labbri innocenti

Pon tutto ottener;

Voi fate che scenda,

E puro a me splenda

Il vivido raggio

Del vostro saper.


Scena VI

I suddetti, Axur, Altamor, Arteneo, grandi dell'impero, popolo, etc.


ARTENEO

Tutto il popol o figlio, al sacro tempio

Ora vedi arrivar, pria ch'ei conosca

Il suo vendicatore

Arrossir lo farai del suo terrore.

Vicini ai nostri lidi

I Cristiani ei crede;

Tu l'assicura che un inganno è questo,

E prenda Brama poi cura del resto.

Re del persico mar, servi del tempio,

Abitanti d'Ormus, grandi del regno,

La nazion, l'armata

Attende un generale.


CORO

S'oda pur chi sceglie il cielo

Per la nostra sicurtà.


ARTENEO

D'ubbidire promettiamo,

A chi Brama sceglierà.


CORO

Su quest'ara a lui giuriamo

Obbedienza e fedeltà.


ARTENEO

Dio sublime nella calma,

Grande, e altier nella tempesta,

fa che sorta ormai da questa

Pura bocca ed innocente,

Tra lo stuol di questi eroi

Qual più vuoi, qual piace a te,

Ei sia caro a tutti noi,

Egli porti orrori, e morti

A un nemico senza fè.

Figlio, Figlio, il ciel ti spira.

(con caricata gravità)

Parle, dì l'eroe qual'è.


ELAMIR

Popoli mal accorti

(alzano il fanciulletto)

Dal terror traviati, e che può mai

Farvi temer il barbaro cristiano?

Voi paventate invano; ha forse il regno

Mancanza di sostegno? ah rimirate

Intorno Axur i difensori vostri... Atar...


CORO

Atar, Atar...

Brama per noi sarà.

Egli destina Atar,

Atar, Atar, Atar.


ALTAMOR

Olà calmate

quegli ardenti trasporti.


ARTENEO

Popoli, fu un sbaglio : il cielo, o figlio,

V’illumini la mente.


ELAMIR

Il Cielo, o padre,

Fu la cagion che pria

Uscisse Atar fuor della bocca mia.


CORO DEL POPOLO

Atar il giovinetto

Per condottier ci dà !

Egli è dal Cielo eletto,

Egli con noi verrà !


AXUR

Da un altro giuramento

E’ ritenuto Atar : il suo gran core

A una giusta vendetta or chiama amore.


ATAR

Adempirò signore, al doppio impegno

Di far vendetta, e di servire al regno.

Chi vuol la gloria

Alla vittoria

Voli con me.


CORO

A me, a me !


ATAR

Sudditi, schiavi

Su su alle navi

Coraggio, e fè.


CORO

A me, a me !


ATAR

L’armi scuotete,

Di sangue sete

Mostrar si dè.


CORO

A me, a me !


ATAR

Chi vuol la gloria

Alla vittoria

Voli con me.


CORO

A me, a me !


AXUR

Ah le strida importune

Più soffrir non degg’io

D’un popolaccio sordo al cenno moi.

(Vuol partir. Altamor lo ferma)


ALTAMOR

Non partir : la scelta è ingiusta,

E contraria ai dritti tuoi,

Deve forse a te, ed a noi

Leggi impor plebeo guerrier.


ATAR

La viltà de’ miei natali

Si perdè tra le vittorie,

E non vo dell’altrui glorie

Come tu superbo, e fier.


ALTAMOR

Sire…


AXUR

Taci…


ALTAMOR

Ah se non fosse

Che rispetto al Re degg’io

Vil cagion dell’odio moi,

Saprei farti ben pentir.


ATAR

Forse son l’onte, e l’offese

L’armi tue, rivale audace ?


ARTENEO

Sire…


AXUR

Taci…


ATAR

E quali imprese

Puoi vantar in guerra, o in pace ?

Qual torrente oltre passasti ?

Qual nemico superasti ?

Dove porti il sen piegato ?

Per cui l’arbitro di stato

Effer vuoi con vano ardir ?


ALTAMOR

Pria che appaghi il folle orgoglio

Qui fellon provar ti dei.

(Cava la spada con fuoco)


ARTENEO

Ah furor ! mio figlio…


ALTAMOR

Io voglio

Quel ribaldo ormai punir.


ATAR

Calma l’ira, o sciagurato :

Il guerrier quand’è sdegnato

E’ sicuro di perir

(Cava la spada placidamente)


ARTENEO

Giusti Numi, il vostro tempio

Forse è un campo di battaglia !


CORO

Ah impedisci il tristo esempio,

Grande Axur non lo soffri.


AXUR

(Avquietiam questa canaglia)

Arrestate

(ad Altamor ed Atar)


ATAR

Axur commanda :

Pronto io son ad ubbidir.

Io l’attendo alla gran valle

(prende Altamor per la mano placidamente)

Se l’usato ardir non langue

Nel mio cor ne braccio mio,

Io berrò quell’empio sangue

Rea cagion dè miei sospir.


AXUR

Ah di perderlo il momento

Era questo eterni Dei !

Ma del padre lo spavento

Venne il colpo ad impedir.


ALTAMOR

Ah qual Dio potrà salvarti

Dal furor di questa mano !

Vo per tutto seguitarti !

Gran vendetta vo eseguir.


ARTENEO

Quell’audacia, quel corragio

M’empie l’alma di sospetto,

E pel figlio il cor nel petto

Io mi sento interizzir.


(A strepit d’armi Axur rimete il baston di comando ad Atar, poi tutti partono)


CORO

O tu che tutto puoi,

Nume possente, e grande,

Difendi i figli tuoi

Col tuo divin favor :

Tu fa che l’oste cada,

Fa che furente , esangue,

Nuoti tra polve, e sangue,

E le spumanti labbia

Morda nel suo dolor.

(parte)


ATTO QUARTO

Giardino illuminato  : schiavi in atto di terminar l’illuminazione.


SCENA PRIMA

BISCROMA, poi AXUR


BISCROMA, non vedendo Axur.

Cosa veggio ! I giardini

Sono già illuminati  : e chi al serraglio

Osa senza di me dar ordini...


AXUR

Io.


BISCROMA

Sire... si può saper ?...


AXUR, battendogli seriamente colla mano sopra la spalla.

Alla mia bella

Tosto un divertimento.


BISCROMA

Io l’ho signore

Fissato per doman  : voi l’ordinaste.


AXUR

Ed ora lo disordino,

E l’ordino per oggi,

Anzi per questo istante.


BISCROMA

(Oh contrattempo orrendo  : non c’è mezzo

Di pervenire Atar !)


AXUR

Cosa borbotti ?


BISCROMA

Non borbotto, parlo schietto,

E rifletto fra me stesso  :

Che in un tempo si ristretto,

Poco onor mi posso far.

Si potrebbe !...


AXUR

Via fa presto.


BISCROMA

(Giusto Cielo il caso è strano).

Verbi grazia... sì... ma piano.


AXUR

Cosa occorre di studiar ?


BISCROMA

(L’onor mio ! il tempo è questo

Che qui dee venire Atar.)


AXUR

Mi fai perdere la pazienza.


BISCROMA

Un tantin di sofferenza

Nel serraglio... (ah in tal cimento

Per lui sento il cor gelar !)


AXUR

Dunque...


BISCROMA

Quattro... cinque... sei...


AXUR

Cosa conti ?


BISCROMA

(Il modo oh Dei !

Di salvarlo ancor non trovo !)


AXUR

Bene ! quattro... cinque... sei...


BISCROMA

Lo spettacol non è nuovo.


AXUR

Non importa.


BISCROMA

No ?


AXUR

No, no.


BISCROMA

(Dei consiglio !) l’ho trovata

Vi farò una mascherata,

Con del canto, con del suono.


AXUR

Tutto buono, tutto buono.


BISCROMA

Una truppa di serventi

Una banda di stromenti,

Dei gran deschi di rinfreschi,

Un terzetto d’Arlecchino,

Ed al suon del chitarrino

Un’arietta da incantar.

(Con quest’aria e la sua festa

Farò presto terminar.)


AXUR

Vanne, vola, e torna presto,

Ch’io qui resto ad aspettar.


(Biscroma parte)


SCENA II

AXUR solo, poi URSON


AXUR

Se il computo non falla in questo istante

D’Altamor, e d’Atar segue il duello.

Altamor vince debbe  : ei sa ch’io voglio

Che colui più non viva,

Dunque l’ucciderà,

A mia felicità

Manca sol questo bene,

E persago il cor mio già mel previene.


URSON

Sire, d’infausta nuova

Portator a te vengo, Atar...


AXUR

E’ morto ?


URSON

Anzi uccise Altamor.


AXUR

Ah il traditore

Ha sempre la fortuna in suo favore ?

Narrami come fù.


URSON

Come leon feroce

Gira per la foresta,

E con l’altera testa

La selva fa tremar  :

Così appariro in campo

I combattenti arditi

E delle spade al lampo.


AXUR

Mi sento già seccar.


URSON

E agli orridi ruggiti...


AXUR

Ho capito che basta  :

Il serraglio s’avanza,

Allontanati Urson, ora si lasci

Coi morti il morto, e noi pensiamo ai vivi  :

Questo è tempo di gioia  : i miei riposi

Ombra d’affano funester non osi.

(Urson parte)


(Axur, Aspasia che si terrà sempre sulla faccia il fazzoletto, schiavi e schiave vestiti in diversi bizzari modi che cantano e portano seco una tavola illuminata e rinfreschi ; poi piccola festa, etc.)


ASPASIA

Atar, misero Atar, se tu sapessi

Dov’è la sposa tua.


CORO

Il Cielo rintuoni

Di gridi di gioia ;

Si canti, si suoni,

Si scacci la noia,

E ogni alma è giubilo

Si senta brillar.

E cinti le piume

Di insolito lume

Aligeri cori

Di grazie, e d’amori

Per l’aria odorifera

Si veggian scherzar.

Ma zitto ch’altre maschere

Si vedono avanzar.


SCENA III


I suddetti ; due schiavi e una schiava vestiti colle note maschere di Arlecchino, Brighella e Smeraldina, cantano il terzetto che segue.


BRIGHELLA

De sposarme ti ha promesso

Esser devo to mario.


ARLECCHINO

Ti ha promesso a mi lo stesso

E non voglio star in drio.


SMERALDINA

Ho fallato lo confesso,

Di memorià è il fallo mio.


BRIGHELLA

Mi me metto al collo un lazzo

Se ti sposi quel briccon.


ARLECCHINO

Smeraldina mi te masso

Se ti prendi quel cappon.


BRIGHELLA

Senti birbo !


ARLECCHINO

Senti barbo !


SMERALDINA

State cheti, e che con buon garbo

Io finisco la question.

Tutti due, la san gli Dei,

Se potessi io sposerei,

Ma perchè sol un mi lice

Rimettiamoci al destin.


BRIGHELLA & ARLECCHINO

Al destin ! cossa s’intende ?


SMERALDINA

Tutti tre bendiamoci gli occhi,

Io sarò di chi mi prende,

Sia Brighella od Arlecchin.


BRIGHELLA

Bella !


ARLECCHINO

Bona !


BRIGHELLA & ARLECCHINO

Son conteno.


SMERALDINA

Giuramento.


BRIGHELLA & ARLECCHINO

Zuramento.


SMERALDINA

Sull’onor.


BRIGHELLA & ARLECCHINO

Sull’onor mio.


ARLECCHINO

Presto fora el fazzoletto.


BRIGHELLA

Me lo metto stretto stretto.


BRIGHELLA - ARLECCHINO - SMERALDINA

E vedemoghe / vediamoci la fin.


(si mette ciascuno un fazzoletto sugli occhi)


SMERALDINA

Sieti all’ordine ?


BRIGHELLA

Ho finito.


ARLECCHINO

Son più orbo d’un mario.


BRIGHELLA - ARLECCHINO - SMERALDINA

Perchè tutto vada in regola

Slontanemose / Separiamoci


ARLECCHINO

Mi col cor pian pian te pesco.


BRIGHELLA

Mi all’odor smeraldinesco.


SMERALDINA

Divertir mi voglio un poco

Alle spalle di què sciocchi

Gliela voglio far sugli occhi,

Poi mandarli a far squartar.


ARLECCHINO

Smeraldina vienme appresso.


BRIGHELLA

Vienme in brasso zoja bella.


SMERALDINA

(torna mascherata da vecchia)

Or da entrambi a un tempo stesso

Io mi voglio far pigliar.


BRIGHELLA & ARLECCHINO

Mi te go cospettonazzo !


ARLECCHINO

Mi son primo.


BRIGHELLA

No, son mi.


(si cavano il fazzoletto dagli occhi)


BRIGHELLA & ARLECCHINO

Oh che muso ! che figura !


BRIGHELLA

Ti ze primo.


ARLECCHINO

No ti è ti.


BRIGHELLA

Te la cedo.


ARLECCHINO

Te la lasso.


BRIGHELLA & ARLECCHINO

Son più stupido d’un sasso ;

Come è nato el cambiamento ?

Zella fora ! zella dentro ?

Mi no so cossa pensar.


(qui la Smeraldina prega or l’uno, or l’altro)


BRIGHELLA

Va in malora arpia bruttissima !


ARLECCHINO

Va all’inferno vecchia strega !


SMERALDINA

Oh vi son obbligatissima !

Mille grazie per mia fè.

(si smaschera)


ARLECCHINO

(Cossa zella sta burletta ?)


BRIGHELLA

(Che demonio qua ghe ze ?)


SMERALDINA

La burletta è schietta schietta ;

La gebtil Smeraldinetta

Non è fatta per quei musi,

La mi onori, la mia scusi,

Due buffon non fan per me.


BRIGHELLA & ARLECCHINO

Ti me burli ?


SMERALDINA

Non ti burlo.


BRIGHELLA & ARLECCHINO

Mi vorria saper perchè.


SMERALDINA

Il libro del perchè

Stampato ancor non è.

Stampare lo farò,

E allor ve lo dirò.


BRIGHELLA - ARLECCHINO - SMERALDINA & CORO

Ah ! ah ! ah ! che bella scena !

Son burtati per mia fe  :

All’erta zovenotti,

Vardè quello che fe ;

Pensè co se ben cotti,

Al libro del perchè.


AXUR

Bravissimo Biscroma !

Il tuo pensier mi piace  : io ti dichiaro

Re de tutti Eunuchi della terra.

C’è altro ?


BISCROMA

Si signore.

C’è l’aria che promisi ;

datemi una chittarra  :

Vi voglio dir la storia mia bizzarra.


(portano una chitara, Biscroma canta)


Nato io son nello stato romano

E mio padre che fe il ciarlatano

Per tutor Don Rasoio mi diè.

Oh poveretto me.


Sul teatro d’andare decisi,

E a cantar ben o male mi misi

Da soprano la sol fa mi re

Bravo Biscroma affè.


Una bella gentil virtuosa

per coprirsi col manto di sposa

Per marito passare mi fè  :

Oh poveretto me !


Per spogliarmi d’un peso discaro

Destramente la vendo a un corsaro

Che per sorte venia da Calè !

Bravo Biscroma affè !


Giunto il dì che doveva pagarmi,

Questo perfido fece legarmi

E per schiavo menommi con sè.

Oh poveretto me !


Di marito divento custode,

La briccona ne giubila e gode  :

Sposi cari, sapete perchè.

Oh poveretto me !


Navigammo per storto per dritto,

A traverso la Libia, l’Egitto

Con catene alle mani ed ai piè.

Oh poveretto me !


Ah siam presi quel barbaro grida,

Chi ci prese ? fu il celebre Atar...


ASPASIA

Atar ?


CORO

Atar ?


AXUR

Atar !


FIAMMETTA

Oh Numi ! come

l’irritò questo nome !


(Axur gitta a terra la tavola e i lumi ; impugna l’arme e va per uccider Biscroma, gli schiavi, etc. che fuggono e gittano tutti i lumi a terra).


AXUR

Ah si sbrani, si scanni il traditore

Ch’osò di pronunziarlo !


FIAMMETTA

Ah ch’Irza more !


(Axur ritorna chiamato dalle grida di Aspasia e di Fiammetta lascia i borzacchini e il manto alla porta ed entra dove entrò Aspasia)


SCENA IV

ATAR, BISCROMA


BISCROMA

(ad Atar trovandolo senza conoscerlo, e in atto di ucciderlo)

Atar ! Atar !


ATAR

Numi ! Biscroma ! amico !

Che eccesso involontario

Commettea questa man, se non parlavi !


BISCROMA

Necessario era il colpo, e ancor seria

Se qualche schiavo curioso...


ATAR

Io sento

Da mille bocche e mille il nome mio

Suonar in questi lochi !

Discoperto mi credo ; e chi sa forse

Che il geloso tiranno !... ah ch’io qui debba

Morir senza vederla...


BISCROMA

Oh Cielo ! in quale

Stato orribili ti veggio ! qual periglio,

O generose Eroe,

Minacciò la tua vita...


ATAR

Il mio coraggio...

L’amor mio per Aspasia è più la sorte

A salvarmi concorse  : in mezzo il mare

Solo in fragil barchetta io fendo l’onde

Placide e taciturne  : il picciol moto

Che fa remo nell’acque

Vien da lungi distinto ;

Si suona all’armi  : in un momento cinto

Da ogni parte mi veggio

Da grosso stuol di remiganti  : meco

Io non avea che questo ferro  : premo

Col piè lo schifo, mi sprofondo, m’aspro

un sentiero sicuro

Sotto i vascelli lor, e a terra giungo

Col favor della notte.

Lo squillo della tromba

Che per l’aria rimbomba ; i fischi, i gridi

Di varie sentinelle  : arresta, arresta...

Mille addosso mi son ; raddoppio il passo,

Più incalzato mi veggo, il corso spingo,

E anellate, e affanno

Quasi da un Dio portato,

In aria son per la pieghevol scala

Che opportuna mi tese

Alla muraglia la tua man cortese.

Salvo io son  : tu il merto n’hai,

E in mercè di tal favor,

Quasi oddio ! la destra armai

Contra il mio benefattor.

Ah perdon, perdon amico !

Innocente è questo eror.


BISCROMA

A uno schiavo, a un uom per mio

Nulla devi, o mio signor,

Se io son qui per te son io,

Opra è tua s’io vivo ancor.

Ah d’espor per te la vita,

Lascia almeno a me l’onor.


(Biscroma va da un lato del giardino cava un fagottino, che par ad arte nascosto)


Non perdiam, grand Eroe,

Un salutare istante ;

Quest’abito da Negro

Presto a te metti, e fingiti

Muto  : ma guarda ben, che un solo accento

Con tal maschera al volto, e in questo loco

E’ un delitto di morte... oh Numi... ferma...

Io veggio i borzacchini

E il manto del tiranno.


(va sulla porta, e trovando il manto e i calzari si ritira spaventato)


ATAR

Ahi con Aspasia Axur ! chi sia ch’or possa

Calmare il mio furor.


(grida  : Biscroma gli chiude la bocca)


BISCROMA

Ah serra in petto

L’importuno dolore !


ATAR

(con più affano)

Brama, Brama !


BISCROMA

Vien gente  :

E il sultano... siam morti certamente.


(Biscroma gitta a terra Atar)


SCENA V

I SUDDETTI, AXUR


AXUR

(fieramente)

Chi è qui ?


BISCROMA

(confuso)

Sire... son io...


AXUR

Biscroma ! e d’onde viene

Tal voce lamentevole ?


BISCROMA

(confuso, poi rimettendosi in tranquillità)

Signore...

E’ quasi un miserabile... credendo

Di sentir qualche strepito... la ronda

Facevan della notte  : all’improvviso

Da strana frenesia preso quel muto,

Piange, s’agita, grida, parla, parla

Parla si presto che di quel ch’ei dice

Nulla si può capir.


AXUR

(con fiera sorpresa)

Parla quel muto !


BISCROMA

Parla... vo dir articola dè suoni

A modo suo... ba be bi bo bi bu...


AXUR

(predendo Biscroma per mano con ferocia)

Tu che tra i tuoi deliri,

Stanco delle sventure

Talor giungesti a desiar la morte,

Apprendi ormai del tuo signor la sorte.

Pien d’amoroso foco

Io me ne gia da lei

per onorarla, oh Dei !

Di qualche mio favor.

Appena io me l’oppresso,

La barbara mi fugge. La trattengo,

E le prendo le man, tu non vedesti

In oggetto mortal esempio ancora

Di si fiero dispetto  :

(imita la voce donnesca)

Axur feroce,

Che pretendi da me ? pria che tu possa

Torni l’onor, mi toglierai la vita.

Parevan gli occhi suoi

Un Vesuvio di foco.

Oh femmina selvaggia ! Axur feroce !

L’onor suo !... ad alte grida

Morte chiamando... alfine

Riconobbi che avea

L’ardire di sprezzarmi  : quante volte

Fui sul punto d’ucciderla... Biscroma,

Segui i miei passi.


BISCROMA

Sire, la zimarra...


AXUR

(mette i piedi sulla schiena di Atar)

Rimettimi i calzari

Sul dorso di costui  : sento che l’ira

M’invade i sensi  : ah l’alma mia delira !

Misero, abbietto Negro,

Perchè Atar non sei,

Cagion dè torti miei,

Cagion del mio dolor.

Oh come lieto e allegro

Sopra di te vorrei

Sfogar il mio furor !

Oh se quel traditor saper potesse

Qual tormento mi costa... egli è la colpa

Che colei mi disprezza... odi Biscroma  :

(con un fiero diletto)

Un pensiero eccellente

Mi passa per la mente ; a questo schiavo

Tagliam la testa  : e sfigurata e franta

Portala di mia parte alla ribalda  :

Dille che in questo loco

Sorprendendo il suo sposo...

(cava l’arma in atto di voler tagliar il capo ad Atar ; Biscroma spaventato lo trattiene)


BISCROMA

O Dei, fermate,

Dell’orribil impressa, e che sperate ?

Sperate che allora

Che morto ella crede

L’oggetto che adora

men fiera sarà ?

Con pegno di vita

A lei si gradita

Con preghi, con lagrime

Piegar si potrà !


AXUR

Lagrime ! preghi Axur ! un’altra idea

Addotto in questo punto  : ella mi crede

Innamorato morto

Della bellezza sua  : vegga costei

Che conto so di lei  :

Mi giuri sul tuo onore

D’obbedir al mio cenno ?


BISCROMA

(spaventato)

Si Signore.


AXUR

E’ d’obbedir sul fatto ?


BISCROMA

(come sopra)

Anzi.. sul fatto.


AXUR

(con un riso sardonico)

Prendi questo vil muto,

Conducilo a colei  : dille che a questo

Delizioso Amorino

Per moglie io la destino, e ch’altro sposo

In sua vita non speri  : io farò poi

Che al mio serraglio domattina esposta

Col Narciso alla costa,

Oda cantar a coro generale...

Viva viva Irza ritrosa,

Che sdegnando un regio affetto,

Diventò sultana e sposa

Di più nobil amator.

Un vil muto, un vecchio nero

Ha l’impero del suo cor.

Adesso si Biscroma,

Son pago di me  : stesso sia tua cura

L’istruirlo ben bene...


BISCROMA

Eh non fa d’uopo

Di dargli altro ricordo ;

Se è muto non è sordo.


AXUR

Or accompagnami

Alla guardia vicina.


(parte)


BISCROMA

(s’abbassa e dice ad Atar)

Che felice scioglimento !

Fa coraggio, o gran eroe.


ATAR

(s’alza un poco e si cava la maschera)

Ah d’orrore e di tormento

Troppo son ripieno ancor.

Respiriamo un sol momento.


(Axur ritorna)


AXUR

Vo pensando a quel contento

Che dovrò provare allor,

Che udirò da cento e cento

Erger grido derisor  :

Viva viva Irza ritrosa,

Che sdegnando un regio affetto,

Diventò sultana e sposa

Di più nobil amator.

(Biscroma colla zimarra di Axur spiegata cerca di frapporsi fra lui ed Atar)

Un vil muto, un vecchio Nero

ha l’impero del suo cor.

Presto andiamo, non tardiamo

Eseguiamo il cenno mio.


BISCROMA

Pronto pronto già son io ;

Che piacer pel mio signor !


(parte)


SCENA VI

ATAR solo, poi BISCROMA


ATAR

(sotto voce tutto)

Dio difensor de’ miseri,

(in ginocchio)

Tu non defraudi mai

Quelli che in te confidano,

Che speran colo in te...

(Biscroma torna, Atar vedendolo gli corre incontro)

Vieni amico a questo amplesso

Il mio cor riconoscente,

Il mio cor confessa e sente

Ch’ogni ben gli vien da te.


BISCROMA

Ah di giubilo l’eccesso

Più non cape nel mio seno !

Quasi son da gioia oppresso  :

Chi è felice al par di me !


ATAR

Per pietà non ritardiamo

Un ristoro all’idol mio !


BICROMA & ATAR

(entrando nell’appartamento di Aspasia)

Tutto tace  : andiamo, andiamo

Più pericolo non v’è.


SCENA VII


Appartamento di Aspasia.

FIAMMETTA, ASPASIA in gran disordine.


ASPASIA

Come fuggir, Fiammetta,

Come fuggir da questo orribil loco !


FIAMMETTA

Ah calmate per poco

La disperazion che vi trasporta.


ASTASIA

Morte, pietosa morte,

Dà fine al mio dolor,

In braccio all'empia sorte

Non mi lasciare ancor.

Forse... oh Dei ! non è lungi

Il momento fatal ! altro non manca

Al mostro seduttor... d'Atar la sposa...

Aspasia ! inorridisce

Quest'anima all'idea del gran delitto ;

Da quel colpo trafitto

Il mio tenero Atar... quell'infelice

Tra gli stessi contenti

Presentire parea l'infante eccesso !

O stelle ! Axur istesso !...

Nell'asilo di pace !... e sotto gli occhi

Dell'intero universo... ah ! chi potea

Dell'enorme attentato

Imaginarti autor, barbaro, ingrato !

Son queste le speranze

Che il misero mio sposo

Di pace, di riposo,

Di gioia aveva per me ?

Dopo i sudor ch'ei sparse,

Dopo i sofferti affani,

Crudel ! tu lo condanni

A lagrimar per te ?

Morte, pietosa morte,

Dà fine al mio dolor ;

In braccio all'empia sorte

Non mi lasciare amor.


FIAMMETTA

Un possente monarca alfin è quegli

Che vuol farvi felice ; al vostro piede

Il signor della terra amor richiede.

Che sventura è mai questa

Per dover disperarsi ?


ASPASIA

Ah tu non hai

Per amante un Atar !


FIAMMETTA

Senza conoscerlo

Amo la fama sua, ma quanto io fossi

Quello che siete voi, fingendo amore

Per il barbaro Axur trovar saprei

Modo d'assicurar di mia costanza.


ASPASIA

A ogni lieve speranza

S'apre un'alma affannata : assai mi piace

Questo nobil tuo tratto : ebben, se il puoi,

Fagli sapere...


FIAMMETTA

Ah nascondere il pianto !

Dei piacer del sultano

Venir io veggio il mediatore insano.


SCENA VIII

LE SUDDETTE, BISCROMA


BISCROMA

Irza bella, il Re vostro

Vuole che in questo istante

Receviate la fe d'un nuovo sposo.


ASPASIA

Uno sposo ! che sento ! a me uno sposo ?


FIAMMETTA

Comandante d'un corpo

Più ridicol del tuo, potriasi senza

Un più grave preambolo sapere

Questo sposo chi sia ?


BISCROMA

Questo è il più vile

Muto del suo serraglio.


ASPASIA

Un muto ?


FIAMMETTA

Un muto ?


ASPASIA

Io moro !


BISCROMA

E' il suo volere

Che ognuno si ritiri.


FIAMMETTA

Io ?


BISCROMA

Tu !


FIAMMETTA

Io ?


BISCROMA

Tu, Fiammetta ;

C'è minaccia di morte

A chi turbar i loro amori.


FIAMMETTA

Vattene al tuo signor,

Digli che con stupor

Il mondo sentirà ;

Ch'ove d'amar più femmine

Il privilegio han gli uomini,

Ora sposar molt'uomini

La femmina potrà.


BISCROMA, in atto di partire.

Tanto meglio per te.


FIAMMETTA

Pur che tutti sien simili a te.


(Parte Biscroma.)


ASPASIA

Salva me da tanta infamia,

O compagna e amica mia !


FIAMMETTA

Questo cor che non faria

Per provarvi la sua fè !


ASPASIA, si cava il casco e i diamanti.

Il mio casco e i miei diamanti

Prendi, o cara, a te li dono :

E quell'Irza ch'io non sono

Fingi d'esser tu per me.


FIAMMETTA

Se Biscroma il muto guida

Vedrà ben che non son io.


ASPASIA si cava il manto.

E' si lungo il manto mio

Che ti copre infino ai piè.


FIAMMETTA

Ah ch'io temo !


ASPASIA, s'inginocchia davanti Fiammetta.

Oh Dei fa core :

O mi moro innanzi a te.


FIAMMETTA

Più non sono a tal dolore

Di resistere capace :

Io farò quel che vi piace,

E non vo miglior mercè.


ASPASIA

Ah tu rendi a me la pace !

Te ne renda il ciel mercè.


(Qui Fiammetta si copre col manto di Aspasia. Aspasia parte.)


SCENA IX

FIAMMETTA sola.


Animo Fiammettina !

(Si mette a sedere.)

I scrupoli da parte : il Re tra poco

Obbligato a te sia : tu salvi, alfine,

Una donna ch'egli ama

Da un eterno rossore ;

E servi insiem Aspasia e il suo signor.


SCENA X

FIAMMETTA, BISCROMA, ATAR


BISCROMA caccia il muto nella camera, aparte.

Di questa donna, o muto,

Sei padrone assoluto.


FIAMMETTA

Come è nero !

Ha però buona taglia : s'inginocchia.

Non ha l'aria feroce, come gli altri

Mostri di questo loco : al tuo rispetto

Son sensibile, o muto ; e intendo assai

L'amor tuo dai tuo rai.


ATAR, parla piano da lungi.

Numi !

Costei la mia Aspasia non è !


FIAMMETTA

Sembra ch'ei parli !

Hanno tutte le bestia il loro linguagio !

(Si scopre.)

Guardami da lontano :

Osserva i pregi miei ;

Per te, se ben vorrei,

Di più non posso far.

Un prende, un Re, un Sultano

Nulla su me potria ;

Tutta è l'anima mia,

E tutta sia d'Atar.


ATAR, inavvedutamente paralando.

D'Atar !


FIAMMETTA

Ei parlà !


ATAR, a parte.

O errore !

O trasporto indiscreto !


FIAMMETTA

Tradì solo un accento il tuo secreto :

Dunque un muto tu non sei,

Temerario, mentitor !


ATAR

Ah signora, ai preghi miei

Deh calmate quel furor.


FIAMMETTA

Qual speranza, qual ardire

T'ha mai fatto qui venire ?


ATAR

Son straniero in questi lidi,

E son reo, nè chiedo scusa.

L'orea e il loco assai m'accusa,

Sol vi chiedo carità.


FIAMMETTA

Quel parlar e quell'aspetto

In me sveglia un certo affetto,

Che sdegnarmi appien non posso,

E mi par sentir pietà.


ATAR

Quale oddio mi sento in petto

Strano sorgere sospetto !

Un inganno del tiranno

Forse questo ancor sarà !


(Si sente battere e dar di fuori forti colpi nella porta.)


FIAMMETTA

Vien gente o Dei !

Che mai sarà ?

(Fugge.)


SCENA XI

I SUDETTI, BISCROMA E CORO DI SCHIAVI,

URSON E CORO DI SOLDATI, TUTTI DI FUORI


URSON

Compagni miei,

Per quà, per quà.


BISCROMA

Che veggio mai !

Fermate là !


URSON

L'ordin seguite,

La porta giù !


BISCROMA

Ah non ardite

D'avanzar più !


CORO DI SOLDATI

L'ordin quest'è !


CORO DI SCHIAVI E DI SCHIAVE

No no non dè

Toccar quel loco

Profano piè !


CORO DI SOLDATI

La porta giù ;

L'ordin quest'è !


(Gittano giù la porta, entrano Urson e soldati, Biscroma e schiavi.)


SCENA XII

I SUDETTI, ATAR


BISCROMA

Pria che nulla tu eseguisca,

Meco parla, Urson, che vuoi ?


URSON

Il Sultan che già si pente

Del furor, de' sdegni suoi,

Vuol che il muto immantinente

Qui si uccida, e in mare poi

Vuol che debbassi gittar.


BISCROMA, si trappone tra i soldati e Atar.

Ecco il muto : di sua morte

Dispor lascia il zelo mio.


URSON

Testimon esser degg'io,

Non è lecito ingugiar.

(I soldati alzan le mazze.)

Uccidete.


BISCROMA

Ah no fermate !


URSON

Eseguite !


BISCROMA, li trattiene.

Ei non è muto.


URSON

Sia chiunque, trucidate !


BISCROMA, spaventato.

Egli è Atar !


URSON

Atar !


(Tutti si ritirano.)


BISCROMA

A colpevoli di tal sorte

Non puoi dare Urson la morte

Se non parli con il Re.


URSON

Crudo Axur, chi può placarti ?

(Ad Atar.)

Non c'è mezzo di salvarti.

Infelice ! il nostro pianto

Più funesto sia per te.


CORO

Non c'è mezzo etc.

Crudo Axur etc.


ATAR

Ubbidite a cari amici

Al signor che il Ciel vi diè :

Siate voi men infelici,

Non piangete più per me.


TUTTI GLI ALTRI FUORI DI ATAR E BISCROMA

Mi si gela il core in petto

Nel pensare al suo destino ;

Ma convien celar l'affetto,

Perche Axur si sa cos'è.


BISCROMA

Sol per renderlo felice

L'ho ridotto al passo estremo ;

Ah per lui palpito e tremo,

Perche Axur si sa cos'è,

Ah che tutto per salvarlo

Tutto ancor tentar si dè.


ATTO V


SCENA I

Axur solo;

poi Schiavi e Guardie



Axur

Idol vano d'un popol codardo,

Sì odioso al mio cor, al mio sguardo;

Ho pur vinto, morir ti vedrò!

Ah ch'eccesso di gioia in me sento

Nel pensare che giusto divento.

Nel momento che ucciderti fo!

S'è trovato Biscroma?



Lirson

In ogni parte

Si va in traccia di lui.



Axur

Darò il suo posto

A chiunque mi porta

La testa del fellon o viva, o morta

(tutti gli Schiavi partono in fretta)



SCENA II

Axur. Atar, incatenato tra le guardie e Urson.



Axur

Accostati, infelice,

Vieni a subir la pena,

Che alla giustizia mia strappa di mano

Delitto irremissibile.



Atar

Sia pure

Giusta, ed ingiusta io chiedo sol la morte:

Dè tuoi piacer l'asilo

Io violai, senza trovar l'oggetto

Del mio tenero affetto: Aspasia...

Aspasia... Ah quel furbo Altamor!... ei la rapio,

Ma non recolla a te; tradendo insieme

L'onor suo, la mia fiamma, e la tua speme.

L'empio pagò la pena

Di sua doppia perfidia,

Ma quell'Irza che adori

La mia Aspasia non è.



Axur

Non è in mia mano?

(infuriato)

Mi si tragga davanti, a se tu menti

Te l'uccido sugli occhi.



Atar

È poco male il vederla morir.



Axur

Sarà foriera

Della tua la sua morte:

Allor allor vedrem se sei sì forte.



Atar

Morir posso una sol volta:

Quando fede a te giurai la mia vita io ti donai,

Ella è tutta del mio Re:

Ch'io per te la deggia perdere,

O da te mi venga tolta,

Morir posso una sol volta,

E il momento ugual per me.

Ma guarda poi che i Numi.



Axur

Una minaccia?



Atar

E ne stupisci, perfido?

Non temi ancor che il Cielo

Di sua vendetta i fulmini

Faccia su te piombar?

Non temi che l'enorme

Delle tue colpe eccesso l'orrore dite stesso

Ti faccia diventar?

Non temi alfin che gli uomini

Stanchi de' tuoi delitti...



Axur

Circondatelo o guardie:



Atar

Aspasia, anima mia,

Cosa mai fai di te?

(S'allontana tra le guardie si mette le mani agli occhi e restavi immobile).



SCENA III

I sud. Aspasia coperta d'un velo nero, Fiammetta, schiavi e schiave etc.



Axur

Dunque è ver che abusando Irza

mendace,

Della bellezza tua, con finto pianto

D'ingannarmi godesti?



Fiammetta

È ver signore,

Una schiava fedel sostituita

l'equivoco causò...



Axur

Oh stelle! È vero

Questo cambio funesto,

(furibondo)

Ah vanne; io te detesto,

E detesto l'amor, l'indegno amore

Che m'accese per te: sia con colui

Sentenziata sul fatto: sacerdote,

Decidi di lor sorte;

Quale pena dessi al fallo lor?



Arteneo

La morte.

(ritornello: Aspasia frattanto s'avvicina a lento passo ad Atar etc.)



Aspasia

Non imputar la pena a me, straniero,

Che dei meco subir.



Atar

Che sento! Aspasia!



Aspasia

Atar! (si abbracciano)



Axur

Ah sien disgiunti.

O si uccidano entrambi a un colpo solo:

No: sarebbe il br duolo

Colla morte finito e il loro tormento;

(più furibondo)

Sitibondo io mi sento

Delle lagrime lor, dei lor sospiri.

Berrò pria che il br sangue i lor martiri.



Aspasia

Barbaro, il mio coraggio

Deluse i voti tuoi,

Fremer indarno or puoi,

Io son felice ancor.

Guardami o tigre, guardami

In braccio al mio tesoro;

A tuo rossor l'adoro,

E sprezzo il tuo furor.



Axur

Ah separate i perfidi!

Aspasia viva, ei mora!

(i soldati fanno un movimento)



Aspasia

Se vi movete ancora

Io mi trapasso il cor.

(Aspasia cava un coltello dal fodero a una delle guardie vicine ad Atar e se lo mette al seno.)



Axur

Fermatevi, fermatevi.



Aspasia

La morte ormai ci attende.



Atar

Ancora un solo istante,

E il nostro amor costante

Più non sarà soggetto

A un empio rapitor.

(i soldati come sopra.)



Axur

Fermate ancor, fermate.



Aspasia

No barbari, avanzate:

Già mi trapasso il cor.





Aspasia

M'udrai caderti in seno

E sarai lieto appieno

Della tua morte allor.



Atar

T'udrò cadermi in seno

E sarò lieto appieno

Della mia morte allor.



Axur

Oh smania! o duolo estremo!

Son io, son io che fremo,

E gode il traditor.

(Coro di schiavi, e di schiave si gittano in ginocchio davanti Axur.)



Coro di schiavi

Alta Axur, alta,

Salvaci dal periglio,

La tua milizia unita

Al popol in scompiglio,

Chiede per forza Atar.

Già del serraglio infrante

Son, o signor, le porte:

Ah salva noi da morte...

(soldati e Biscroma con ferro sfoderato.)

Atar! Atar! Atar!

Atar a noi si renda

Ah si difenda Atar!



Atar

Arrestate, o soldati:

(Afar va incontro ai soldati incatenato).

Chi vi condusse qui, chi la rea destra

Di quel' ferro v'arrrlò... chi fu ministro,

Di quel furore insano?

Forse il destin del regno è in vostra mano?

Armi a terra, infelici

(s'inginocchiano e abbassano l'armi)

Or che sono sommessi,

Sire, grazia e pietà chieggo per essi.



Axur

Come? dunque dovrò veder mai sempre

L'odiato fantasma

Tra il mio popolo e me? dunque un effetto

Dell'abborrito Atar è il br rispetto?

Compì l'opra fellon! regna in mia vece

(ad Atar gittando a testa la corona)

Su i stolidi idolatri,

Venduti a te si sono,

Io non voglio così vita, né trono.

(si uccide: i suoi schiavi lo conducono subito via)



Atar

Misero!



Biscroma

I falli suoi

Ripara appien un solo accento.



Urson e Biscroma il soglio

Egli lascia ad Atar.



Popolo

Il soglio etc.



Atar

Ed io nol voglio.



Urson

Signor, per la mia mano

(Urson prende la corona di Axur.)

Il popol ti corona; e se l'offerta

d'accettar tu ricusi

Per coronarti a forza

Abusare potrem di tue catene.

Arteneo

(con mistero)



Popolo

Arteneo

(con foco)



Urson

Ceder conviene

(Arteneo prende la comna da Urson.)



Arteneo

Ceder conviene Atar.



Popolo

Ceder conviene Atar.



Arteneo

Estremo è il lor desir.



Popolo

Estremo è tal desir.



Arteneo

Sii tu d'Ormus il Re.

(gli mette la corona)



Popolo

Sii tu d'Ormus il Re



Arteneo Voler de' Numi egli è (parte)

(i soldati battono insieme le spade.)



SCENA ULTIMA

Tutti salvo Arteneo Biscroma e Urson in ginocchio gli vogliono cavare i ferri; egli si oppone.



Atar

Figli, voi mi sforzate;

Appagarvi convien: i ferri miei

Lasciatemi però: voglio che questi

Sieno ne' dì futuri

L'ornamento miglior, la più gradita

Memoria di mia vita, e sappia il mondo

Che se il peso accettai,

Fu per incatenarmi, e questo è il segno

(Si cinge colle sue catene)

All'onor, alla gloria, al ben del regno.



Coro generale

Qual piacer la nostr'anima ingombra,

E gli affanni, e i timori disgombra!

Gridi ognun viva il Re, viva Atar;

Viva Aspasia, ed Aspasia in Atar.

Tutti tutti morremmo per te,

Il miglior abbiam noi d'ogni Re...

 
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