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Libretto

ATTO PRIMO
(La sala da ballo nel castello della
Contessi di Coigny. Il giardino d'inverno.
Sotto i rigidi comandi di un arrogante
e gallonato Maestro di Casa, corrono
lacchè, servi, valletti carichi di mobili
e vasi completando l'assetto della serra.
Carlo Gérard, in livrea, entra, sostenendo
con altri servi un azzurro e pesante sofà.)
IL MAESTRO DI CASA
Questo azzurro sofà là collochiam.
(Gérard e i lacchè eseguono, poi il Maestro
di Casa accenna verso le sale interne e vi
entra seguito da tutti i lacchè, eccettuato
Gérard, che inginocchiato avanti all'azzurro
sofà, ne liscia le frange arricciatesi e ridona
lucido alla seta rasata, sprimacciandone i cuscini)
GÉRARD
(al sofà)
Compiacente a' colloqui del cicisbeo
che a dame maturate porgeva qui la mano!
Qui il Tacco rosso al Neo sospirando dicea:
Oritia, o Clori, o Nice, incipriate
vecchiette e imbellettate io vi bramo,
ed anzi sol per questo, forse, io v'amo!
Tal dei tempi è il costume!
(Dal giardino si avanza trascinandosi
penosamente un vecchio giardiniere curvo
sotto il peso di un mobile. È il padre di Gérard.
Questi gitta lo spolveraccio che tiene in mano
e corre a porgere aiuto al padre, che tutto
tremulo si allontana per contorti sentieri
del giardino. Commosso Gérard guarda
allontanarsi il padre.)
Son sessant'anni, o vecchio, che tu servi!
A' tuoi protervi, arroganti signori
hai prodigato fedeltà, sudori,
la forza dei tuoi nervi,
l'anima tua, la mente,
e, quasi non bastasse la tua vita
a renderne infinita eternamente
l'orrenda sofferenza,
hai dato l'esistenza dei figli tuoi.
Hai figliato dei servi!
(asciuga le lagrime poi torna a guardare
fieramente intorno a sè la gran serra)
T'odio, casa dorata!
L'immagin sei d'un mondo incipriato e vano!
Vaghi dami in seta ed in merletti,
affrettate, accelerate
le gavotte gioconde e i minuetti!
Fissa è la vostra sorte!
Razza leggiadra e rea,
figlio di servi, e servo,
qui, giudice in livrea,
ti grido: È l'ora della morte!
(La Contessa, MADELEINA e Bersi appaiono
al di là dell'arco d'ingresso alla serra.
La Contessa si sofferma a dare alcuni
ordini al Maestro di Casa. MADELEINA
si avanza lentamente con Bersi.)
MADELEINA
Il giorno intorno già s'insera lentamente!
In queste misteriose ombre
forme fantastiche assumono le cose!
or l'anime s'acquetano umanamente!
GÉRARD
(fra sè, guardando ammirato MADELEINA)
Quanta dolcezza ne l'alma tetra
per te penetra!
Anche l'idea muor, tu non muori giammai,
tu, l'Eterna canzon!
(La Contessa entra nella serra, e
con fare altezzoso, guarda attentamente
se e come è stata disposta.)
CONTESSA
(Entrando, seguito dei servi)
Via, v'affrettate, e alle lumiere luce date!
(I lacchè cominciano ad accendere i bracciali e
a dar luce a tutta la serra. A poco a poco tutto
sfolgora di luce allegra.)
(a Gérard)
E dite, tutto è pronto?
GÉRARD
Tutto!
CONTESSA
I cori?
GÉRARD
Stanno di già vestendosi.
CONTESSA
E i suonatori?
GÉRARD
Accordan gli strumenti.
CONTESSA
(volgendogli le spalle)
A momenti arriveranno gli ospiti.
MADELEINA
Uno è il signor Fléville ...
CONTESSA
Scrittore emerito.
MADELEINA
E l'altro chi è?
CONTESSA
È l'Abatino!
MADELEINA
Uno vien dall'Italia?
CONTESSA
Sì! Fléville, l'Abate da Parigi.
(osservando che ancora sua figlia è in vestaglia)
Ancor così? MADELEINA! Ancor non sei vestita?
(la accarezza e va ad esaminare se nulla
manca anche nelle sale superiori. Gérard ed
gli altri lacchè la seguono.
Bersi corre a MADELEINA e si accoccola
grottescamente ai suoi piedi con gesti
strani e bizzarri:)
BERSI
Sospiri?
MADELEINA
Sì; io penso alla tortura
del farsi belle!
BERSI
Sei tu che fai belle le vesti tue!
Io le fo' brutte tutte!
(gualcendo con rabbia le pieghe dalla veste)
MADELEINA
(s'avvicina a Bersi e la calma sorridendo)
Soffoco, moro tutta chiusa
in busto stretto
a squame ombra di moro
o in un corsetto, come s'usa
in seta di nakara!
BERSI
Il tuo corsetto è cosa rara!
MADELEINA
L'orribile gonnella
"coscia di ninfa bianca"
m'inceppa e stanca, mi sfianca tutta,
e, aggiungivi un cappello
"Cassa di sconto" o quello alla "Basilio"
od alla "Montgolfier",
e tu sei sorda e cieca,
e, nata bella eccoti fatta brutta.
(coraggiosamente affrontando la Contessa che rientra.
Da lontano si ode l'avvicinarsi delle visite.)
Per stasera, pazienza!
Mamma, non odi?
CONTESSA
Sono di già gli ospiti.
MADELEINA
Così mi metto: Bianca vesta
ed una rosa in testa!
(corre via seguita da Bersi
Gli invitati entrano nella sala
a coppie. La Contessa li accoglie.)
CONTESSA
(alle dame)
Oh! Come elegante ...
(ad un cavaliere)
e voi gentil galante,
Vera galanteria!
(al marchese)
A ben più d'una brama
la vostra dama accender saprà l'esca!
(ad una vecchia dama che abbraccia senza
cerimonia, che ha a cavaliere
un grosso ecclesiastico)
Appariscente e fresca sempre!
Contessa, sempre, sempre la stessa!
(Entrano tre personaggi: uno avanzato di età,
il romanziere Fléville;
un giovane imberbe, Chénier;
uno senza età, il musicista Fiorinelli.)
FLÉVILLE
Commosso, lusingato a tanti complimenti
e a questo, più, che omaggio ...
(cerca la parola adatta)
amabil persiflaggio!
Ch'io vi presenti Flando Fiorinelli,
cavaliere italiano e musico!
Andrea Chénier, un che fa versi
e che promette molto.
(Entra l'Abate.)
CONTESSA
L'Abate!
MADELEINA
(rientrando)
L'Abate!
CONTESSA
(a MADELEINA)
Finalmente!
MADELEINA
Da Parigi voi venite?
L'ABATE
Sì!
CONTESSA
Che novelle della corte?
MADELEINA
Dite?
CONTESSA
Presto!
MADELEINA
Noi curiose tutte siam!
Presto! Dite! dite!
(L'Abate, lusingato, bacia molte mani
e fa inchini che sembrano genuflessioni:)
L'ABATE
Debole è il Re!
(La contessa lo serve
di una marmellata)
FLÉVILLE
Ha ceduto?
L'ABATE
Fu male consigliato!
CONTESSA
Necker?
L'ABATE
Non ne parliamo!
(Degusta la marmellata
sospirando in atto
di suprema afflizione)
GLI ALTRI
Quel Necker!
Noi moriamo della curiosità!
L'ABATE
(Questa volta risolutamente a
marmellata penetrandovi con
tutto il cucchiaio)
Abbiamo il terzo stato!
GLI ALTRI
Ah! Ah!
L'ABATE
Ed ho veduto offender ...
GLI ALTRI
Chi?
L'ABATE
... La statua di Enrico quarto!
CAVALIERI
Orrore!
CONTESSA
Orrore!
MADELEINA
Orrore!
CONTESSA
Dove andremo a finire?
L'ABATE
Così giudico anch'io!
CONTESSA
Non temono più Dio!
L'ABATE
Assai, madame belle, sono dolente
de le mie novelle!
FLÉVILLE
Passiamo la sera allegramente!
Della primavera ai zefiri gentili
codeste nubi svaniranno!
Il sole noi rivedremo e rose e viole,
e udremo ne l'aria satura de' fior
l'eco ridir l'egloghe dei pastori.
(Escono alcune pastorelle che in vaghe
pose si fanno intorno a Fléville che
meravigliato le guarda.)
O soave bisbiglio!
ALCUNI OSPITI
È il vento!
L'ABATE
È zefiro!
FLÉVILLE
È mormorio di fonte!
ALTRI OSPITI
È fruscio d'ali!
L'ABATE
Un ruscelletto odo mormorar!
FLÉVILLE
(Scoppia quasi in pianto per
la commozione e per la vanità)
È questo il mio romanzo!
CORO DI PASTORI E PASTORELLE
O Pastorelle, addio, addio, addio!
Ci avviamo verso lidi ignoti e strani!
Ahi! sarem lungi diman!
Questi lochi abbandoniamo!
Ahi! Non avrà fino al ritorno
più gioie il cor! Ahi! Ahi!
sarem lungi diman!
O pastorelle addio,
Ah! Sarem lungi diman!
CAVALIERI
Ah! Ah! O bisbiglio divin!
CANTANTI
Ah! Addio! Addio!
CONTESSA
(Si avvicina a Chénier)
Signor Chénier?
CHÉNIER
Madama la Contessa?
CONTESSA
La vostra musa tace?
CHÉNIER
È una ritrosa che di tacer desia.
CONTESSA
(A Fléville)
La vostra musa è la malinconia!
(si allontana agitando piccata il
ventaglio, dicendo a Fléville:)
Davver poco cortese!
FLÉVILLE
È un po' bizzarro!
L'ABATE
Musa ognor pronta
è donna a molti vieta!
(MADELEINA ha sentito la risposta data da
Chénier a sua madre che le sue amiche hanno
vivacemente commentato; ora le raccoglie
intorno a sè.)
CONTESSA
(Indicando l'Abate)
È ver! Ecco il poeta!
(La Contessa prende il braccio all'Abatino e
con lui si avvicina a Fiorinelli, inducendolo
gentilmente al clavicembalo... Fiorinelli siede
e suona.)
MADELEINA
(alle sue amiche)
Io lo farò poetare. Scommettiamo?
(Intanto, MADELEINA si avvicina a
Chénier seguita dalle sue amiche.)
Al mio dire perdono, ed al mio ardire!
Son donna e son curiosa.
Bramo di udire un'egloga da voi,
o una poesia, per monaca o per sposa.
AMICHE
Per monaca o per sposa!
CHÉNIER
Il vostro desio è comando gentil!
Ma, ohimè, la fantasia non si piega
a comando o a prece umile;
è capricciosa assai la poesia,
a guisa dell'amor!
(Alla parola "amore" MADELEINA e le ragazze
escono fuori in una risata. Fiorinelli interrompe;
tutti si avvicinano al gruppo di Chénier e
MADELEINA.)
CONTESSA
Perchè ridete voi?
OSPITI
(uomini)
Che c'è? Che c'è?
AMICHE
Udite! Udite, che il racconto è bello! ...
MADELEINA
(a sua madre)
A tua preghiera,
mamma, opponeva un rifiuto ...
AMICHE
Il poetino è caduto in un tranello!
MADELEINA
... Allor bizzarro pensier
venne a me: ...
AMICHE
La vendetta!
MADELEINA
... Io dissi: scommettiamo? ...
CONTESSA, OSPITI
Di che cosa?
MADELEINA
... Che parlato avria d'amor.
CONTESSA POI OSPITI
Ebben? Ebben?
MADELEINA
(Imita Chénier)
Chiamò la Musa,
e la implorata Musa
per sua bocca ridisse la parola che a me, ...
(ad un vecchio ridicolo)
... voi, ...
(a un abate)
... e voi ...
(a un marchese grasso)
... e voi pur anco, ...
(a un giovanotto strano per la sua bruttezza)
... e voi mi diceste stasera...
senza Musa...
CHÉNIER
(pallidissimo)
Colpito qui m'avete ov'io geloso celo
il più puro palpitar dell'anima.
(accenna al cuore)
Or vedrete, fanciulla, qual poema
è la parola "Amor", qui causa di scherno!
(Sorpresi, tutti stanno curiosi ad udirlo.)
Un dì all'azzurro spazio
guardai profondo,
e ai prati colmi di viole,
pioveva loro il sole,
e folgorava d'oro il mondo:
parea la terra un immane tesor,
e a lei serviva di scrigno il firmamento.
Su dalla terra a la mia fronte
veniva una carezza viva, un bacio.
Gridai vinto d'amor:
T'amo tu che mi baci,
divinamente bella, o patria mia!
E volli pien d'amore pregar!
Varcai d'una chiesa la soglia;
là un prete ne le nicchie
dei santi e della Vergine,
accumulava doni
e al sordo orecchio
un tremulo vegliardo
invan chiedeva pane
e invano stendea la mano!
(L'Abate con lui altri abatini
si levano scandalizzati:)
Varcai degli abituri l'uscio;
un uom vi calunniava
bestemmiando il suolo
che l'erario a pena sazia
e contro a Dio scagliava
e contro agli uomini
le lagrime dei figli.
(Tutti si sono arrabbiati contro Chénier.
Gérard solo lo ascolta dal fondo della
serra, agitatissimo. Gli altri fingono
non udirlo.)
In cotanta miseria
la patrizia prole che fa?
(a MADELEINA)
Sol l'occhio vostro
esprime umanamente qui
un guardo di pietà,
ond'io guardato ho a voi
si come a un angelo.
E dissi: Ecco la bellezza della vita!
Ma, poi, a le vostre parole,
un novello dolor m'ha colto in pieno petto.
O giovinetta bella,
d'un poeta non disprezzate il detto:
Udite! Non conoscete amor,
amor, divino dono, non lo schernir,
del mondo anima e vita è l'Amor!
MADELEINA
(a Chénier)
Perdonatemi!
(Chénier commosso si allontana e scompare,
mentre MADELEINA esce)
CONTESSA
(scusando MADELEINA)
Creatura strana assai!
Va perdonata!
È capricciosa e un po' romantichetta.
(il preludio di una Gavotta viene
dall'alto della cantoria)
Ma udite!
È il gaio suon della gavotta.
Su cavalieri! Ognun scelga la dama!
(I servi fanno posto e i cavalieri e le dame
si preparano alla danza... lontanissime appena
distinte si sentono venire avvicinandosi
confuse cantilene.)
VOCI LONTANE
La notte il giorno portiamo intorno il dolore;
siam genti grame che di fame si muor.
(La Contessa fa interrompere la danza,
tutti prestano orecchio al canto)
Affamati, languenti, morenti,
noi cadiam sovra suoli infecondi.
(Gérard appare alla testa di una folla
di gente stracciata e languente.)
GÉRARD
(Imitando il maestro di casa)
Sua grandezza la miseria!
CONTESSA
(livida dall'ira)
Chi ha introdotto costoro?
GÉRARD
Io, Gérard!
CONTESSA
(ai suoi valletti)
Questa ciurmaglia via!
(a Gérard)
E tu pel primo!
GÉRARD
Sì, me ne vo, Contessa!
Questa livrea mi pesa
ed è vile per me il pane che qui mi sfama!
(intanto, il vecchio giardiniere, padre di Gérard
accorre e si brutta in ginocchio avanti la contessa)
La voce di chi soffre a sé mi chiama!
Vien padre mio, vien con me!
(Corre a rialzare suo padre)
Perchè ti curvi ai piè
di chi non ode voce di pietà?
(strappandosi la livrea di dosso)
Dalle mie carni giù, giù questa viltà!
(Il Maestro di Casa, i servi, i lacchè, respingono
la folla. La Contessa si lascia cadere sul sofà
ansante dalla bile che la soffoca. Gérard
costringe suo padre ad allontanarsi con lui)
CONTESSA
Quel Gérard! L'ha rovinato il leggere!
Ed io, che tutti i giorni ...
facevo l'elemosina ...
e a non fare arrossire di sè la povertà ...
perfin m'ho fatto un abito...
costume di pietà!
(Si lascia cadere come svenuta sull'azzurro sofà.
Un gran da fare in tutti!... chi vuol somministrarle
goccie del General Lamothe, chi d'Inghilterra,
chi invece vuol slacciare il busto.
Questo la fa rinvenire.
Al Maestro di Casa che torna)
Son tutti andati?
MAESTRO DI CASA
Sì.
CONTESSA
(agli invitati)
Scusate!
L'interrotta gavotta, mie dame,
ripigliamo! Ritorni l'allegria!
(Si dispongono nuovamente per la danza
e la gavotta continua)
ATTO SECONDO
(Giugno, 1794. Parigi. A destra un altare
dedicato a Marat. A sinistra la terrazza
dei Feuillants e il caffè Hottot, dove si
scorgono a Bersi e l'Incredibile.
Nel fondo l'ex Cours-la-Reine
che attraversa diagonalmente la scena,
allargandosi alla destra e stringendosi
alla sinistra, difeso dalla Senna,
che gli scorre parallela da parapetto,
platani; lanterne. Di scorcio,
il ponte Péronnet che attraversa la Senna
e conduce al palazzo dei Cinquecento.
Presso all'altare stanno il sanculotto Mathieu,
detto "Populus", e suo amico Orazio Coclite.
Andrea Chénier siede tutto solo in un
tavolino in disparte.)
MATHIEU
(spolverando il busto di Marat)
Per l'ex inferno! ecco ancor
della polvere sulla testa di Marat!
(Dal ponte Péronnet e dagli sbocchi dell'ex
Cours-la-Reine, pei giardini delle Tuileries
si rovesciano dei ragazzi rivenditori di giornali,
urlando e agitando in alto colle mani i giornali
che vendono. Mathieu compera un giornale e
siede comodamente col suo indivisibile Orazio
Coclite sui gradini del Reposoir Marat
per leggerlo.)
M'ha appioppato un giornale
di cinque mesi fa!
(ride. Bersi si accorge di essere spiata da un
Incredibile e gli si rivolge guardandolo fisso
negli occhi.)
BERSI
(Al Incredibile)
È ver che Robespierre allevi spie?
(L'Incredibile a sua volta fissa
audacemente Bersi:)
HORLIVEC
Vuoi dire cittadina,
Osservatori dello spirito pubblico.
BERSI
Come tu vuoi.
HORLIVEC
Non so, nè lo posso sapere.
(fissa ancora Bersi che arrossisce)
Hai tu a temere?
BERSI
(rimettendosi)
Temer? Perchè? Perchè temer dovrò?
Non sono, come te,
una vera figlia autentica della Rivoluzione?
Amo viver così!...Vivere in fretta
di questa febbre gaia d'un godere rapido,
acuto e quasi incosciente! ..
Qui il gioco ed il piacere...
là la morte!
Qui il suon delle monete e il Biribisso!
Laggiù il cannone e il rullo dei tamburi!
Qui inebria il vino...
laggiù inebria il sangue!
Qui riso e amore,
(indica il palazzo dei Cinquecento)
là si pensa e s'odia!
Qui la meravigliosa
che brinda collo sciampagna,
le mercantine là e le pescivendole
e la carretta di Sanson che passa!
(Bersi afferra un bicchiere colmo di sciampagna,
additando verso l'ex Cours-la-Reine di dove sbocca
il "piccolo paniere" carico di condannati
condotti alla ghigliottina. Grida della moltitudine.
Tutti corrono via dietro la carretta dei
condannati che passa)
HORLIVEC
(Tra sè, guardando dietro a la Bersi, mentre si
allontanata)
No, non m'inganno!
Era proprio con lei la bella bionda!
Ho scovato la traccia!
(estrae di tasca un piccolo taccuino
e vi scrive su rapidamente)
La cittadina Bersi, fare sospetto;
di corruzione non spontanea;
guardò Chénier di sott'occhi.
Osservarla!
Andrea Chénier per qualche ora
in attesa con febbril ansia evidente.
Osservarlo!
(si allontana. Roucher entra dal Cours-la-Reine.)
CHÉNIER
(vedendolo)
Roucher!
ROUCHER
Chénier!
Tutto il giorno ti cerco!
(gli mostra un foglio)
La tua salvezza io tengo...
CHÉNIER
Un passaporto?
ROUCHER
Qui tutto intorno è periglio per te.
La tua preziosa vita salva... parti!
CHÉNIER
Il mio nome mentir ... Fuggire!
ROUCHER
Ten prego, Chénier!
CHÉNIER
No!...Credi al destino?... Io credo!...
Credo a una possanza arcana
che benigna o maligna i nostri passi
or guida or svia
pei diversi sentieri de l'esistenza umana!
Una possanza che dice a un uomo:
"Tu sarai poeta!"
A un altro:
"A te una spada, sii soldato!"
Or bene, il mio destino forse qui vuolmi...
Se quel che bramo mi si avvera, resto!.
ROUCHER
Se non si avvera?...
CHÉNIER
Allora partirò!
E questo mio destino si chiama amore.
Io non ho amato ancor,
pure sovente nella vita
ho sentita sul mio cammin vicina
la donna che il destin fa mia;
bella, ideale, divina come la poesia;
passar con lei sul mio cammin l'amor!
Sì, più volte ha parlato
la sua voce al mio cuore;
udita io l'ho sovente
con la sua voce ardente dirmi:
"Credi all'amor; Chénier, tu sei amato! "
(preso sottobraccio Roucher lo
allontana dal caffè Hottot)
Da tempo mi pervengono strane lettere
or soavi, or gravi,
or rampogne or consigli!
Scrive una donna misteriosa ognora.
In quelle sue parole vibra un'anima!
Chi sia, indagato ho in vano!
ROUCHER
Ancor?
CHÉNIER
Finora!
(gli mostra una lettera)
Ma or guarda!
ROUCHER
(legge)
Qui un ritrovo?
CHÉNIER
Ah, la vedrò!
ROUCHER
La misteriosa alfin solleva il velo.
(Gli occhi fissi sulla lettera)
Vediam.
(l'esamina e sorride
ironicamente alla firma "Speranza")
Calligrafia invero femminil!
Carta elegante!
(fiuta la lettera)
Ma, ohimè,
profumo alla rivoluzione!
(restituendo la lettera)
Questo gentil biglietto,
a profumo di rosa provocatore,
Chénier, io non m'inganno,
lo giuro, esce da un salottino
troppo noto all'amore;
Chénier, te l'assicuro,
il tuo destino ti ha dato il cuor
d'una Meravigliosa!
Riprendi il passaporto e...
via la lettera!
CHÉNIER
Non credo!
ROUCHER
La femminil marea parigina
in onde irrequiete or qui rovescia!
Io le conosco tutte!.
Passeranno, ed io ti mostrerò
la bella misteriosa!
(Intanto presso il ponte si accalca gran folla
nell'attesa dell'uscita dei Rappresentanti,
i Cinquecento, e la bussola del patriottismo,
Massimiliano Robespierre.)
CHÉNIER
Una meravigliosa
la divina creatura
dal mio pensier sognata?...
Qui s'infrange la mia vita.
Ah! mio bel sogno addio!
ROUCHER
Una caricatura! Una moda!
La tua divina soave poesia
in fisciù alla "Bastiglia"!
e con rimesse chiome!
e il nero alla ciglia!
CHÉNIER
Addio bel sogno!
Accetto il passaporto!...
ROUCHER
(Offrendogli il passaporto)
È provvido consiglio!
(I Rappresentanti i Cinquecento
escono il palazzo, poi segue
Robespierre)
Vedi? Dal ponte Péronnet
s'agglomera la folla.
CHÉNIER
La eterna cortigiana!
Vi si schiera per curvare la fronte
al nuovo iddio!
LA FOLLA
Ecco laggiù Gérard!
Viva Gérard!
(Gérard saluta, ma ad un cenno
dell'Incredibile esce premuroso
dalle file dei Rappresentanti e gli si
avvicina lasciandosi trarre da lui in disparte.)
MATHIEU E SEGUITO
(vedendo comparire Robespierre)
Viva Robespierre! Evviva!
HORLIVEC
(a Gérard)
La donna che mi hai chiesto di cercare
è bianca o bionda?
CHÉNIER
(A Roucher, accennando a Robespierre)
Egli cammina solo.
GÉRARD
(all'Incredibile)
Azzurro occhio di cielo
sotto una fronte candida;
bionda la chioma con riflessi d'or;...
Una dolcezza in viso...
ROUCHER
(a Chénier)
E quanto spazio ad arte
fra il nume e i sacerdoti!
Ecco Tallien!
LA FOLLA
Barère!... Collot d'Herbois!...
Quello è Couthon!... Saint-Just! David!
CHÉNIER
(a Roucher)
L'enigma!
LA FOLLA
Tallien!... Fréron!... Barras!... Fouché!...
Le Bas!... Thuriot!... Carnot!...
¡Robespierre!
GÉRARD
... ed un sorriso di donna non umano;...
... nel suo vestir modesto;
pudico velo
sovra il tesoro ...
ROUCHER
(A Chénier)
Ultimo vedi?
CHÉNIER
Robespierre il piccolo!
GÉRARD
... d'un seno vergineo,
ed una bianca cuffia sulla testa.
Dammi codesta creatura vaga!
Ti dissi: Cerca! Indaga!
Dinanzi mi è passata qual baleno un dì,
ma poscia l'ho perduta!
Or più non vivo; peno!
Mi salva tu da questa angoscia
e tutto avrai!
HORLIVEC
Stasera la vedrai!
(Appare una schiera di Meravigliose,
ultima Bersi)
ROUCHER
(a Chénier)
Eccole! Strani tempi!
(Indicando i Rappresentativi)
Là vanno i pensatori.
Qui que' visi giocondi:
di qui facile cosa
scoprir la misteriosa!
CHÉNIER
Partiam!
ROUCHER
Guarda!
(Incomincia a farsi buio.)
BERSI
(a Roucher)
Non mi saluti?
(rapidamente gli sussurra)
Trattieni qui Chénier.
Sono spiata!
ROUCHER
Sta ben.
HORLIVEC
(entrando)
Procace Bersi, qui sono ancor per te!
Meco giù scendi?
BERSI
Per poco?
CHÉNIER
Una meravigliosa!
HORLIVEC
Non ti chiedo che una Trenitz.
ROUCHER
(a Chénier)
Ho indovinato?
BERSI
Perchè no?
CHÉNIER
(a Roucher)
Che mi vuol dir?
HORLIVEC
Scendiam?
BERSI
Scendiam!
(segue l'Incredibile nei sotterranei del Caffè)
ROUCHER
È sera... Ora propizia.
E all'alba di domani via!... in cammino!...
CHÉNIER
O mio bel sogno addio!
(Bersi ritorna. L'Incredibile appare dietro
un vaso di fiori e osserva e ascolta.)
BERSI
Andrea Chénier!
Fra poco, a te, una donna minacciata
da gran periglio qui verrà.
(indica l'altare di Marat)
Là attendi!
(L'Incredibile scompare rapidamente dentro il Caffè.)
CHÉNIER
(trattenendola)
Dimmi il suo nome!
BERSI
Il suo nome... Speranza!
CHÉNIER
Io là verrò!
(Bersi fugge via.)
ROUCHER
La ignota tua scrittrice?
No... è un tranello! È un agguato!
CHÉNIER
M'armerò!
(si allontana bruscamente da
lui per l'ex Cours-la-Reine)
ROUCHER
(Tra sè)
Ah, veglierò su lui!
(È notte. Si accendono i lampioni del ponte
e quelli dell'imboccatura del Cours-la-Reine.
Appariscono tre pattuglie da diverse direzioni,
percorrendo lentamente le vie. Mathieu riappare
e viene a dar lume alla lanterna dell'altare
di Marat.)
MATHIEU
(canterellando la Carmagnola)
La-la la-la la-la, ecc.
(Si allontana. Le pattuglie pure scompaiono.
L'Incredibile esce guardingo dal Caffè e va a
porsi allo sbocco della via laterale al Caffè
nascondendosi dietro l'angolo.)
HORLIVEC
Ecco il mio piano è fatto!... Ora attendiamo!
(Sul ponte Péronnet appare una forma di donna,
che si avanza cautamente. È MADELEINA,
vestita da officiosa.)
MADELEINA
Ecco l'altare...
(si guarda intorno, impaurita da quel silenzio)
Ancor nessuno... Ho paura...
(L'Incredibile guarda, ritraendosi giù per l'ex
Cours-la-Reine. Infatti di là appare l'ombra
di un uomo avvolto in un ferraiolo a pellegrina.)
È lui! Andrea Chénier!
CHÉNIER
Son io.
(MADELEINA tenta parlare, ma la commozione
sua è grande e non può profferir parola. Chénier è
sorpreso dal silenzio)
Deggio seguirti?
(MADELEINA nega con un gesto)
Sei mandata?
Di', chi mi brama.
MADELEINA
(appoggiandosi tremante all'altare,
con voce molto debole)
Io!
CHÉNIER
(ingannato dall'abbigliamento)
Tu? Ebben chi sei?
(L'Incredibile cautamente si porta più vicino
ai due, nascondendosi dietro un albero.)
MADELEINA
Ancor ricordi!
CHÉNIER
(cerca nella memoria)
Sì, mi ricordo.
(Per richiamarglisi alla mente, MADELEINA ricorda
le parole che Chénier le ha rivolto la sera del loro
incontro al castello di Coigny:)
MADELEINA
"Non conoscete amor!"...
CHÉNIER
(a quel soave ricordo, sorpreso si entusiasma)
Nuova questa voce non mi parla!
MADELEINA
"... Amor, divino dono non lo schernir".
CHÉNIER
Ch'io vi vegga!
MADELEINA
(Scostando la mantiglia)
Guardatemi!
(si avanza sotto la luce della lampada che
arde davanti all'altare di Marat)
CHÉNIER
Ah, MADELEINA di Coigny! ...
Voi? Voi!
HORLIVEC
(tra sè)
Sì lei! la bionda! Or tosto da Gérard!
(cautamente si allontana)
MADELEINA
Guardate là... Un'ombra!
(Chénier va all'angolo dove
prima era l'Incredibile,
ma non vede alcuno.)
CHÉNIER
Nessuno!
Pur questo loco è periglioso.
MADELEINA
Fu Bersi che l'ha scelto.
Se un periglio ne minaccia,
sono un'officiosa che le viene
a recar la sua mantiglia.
CHÉNIER
La mia scrittrice?
Voi la ognor celata amica mia,
ognor fuggente?
MADELEINA
Eravate possente,
io invece minacciata;
pur nella mia tristezza pensai sovente
d'impetrar da voi pace e salvezza,
ma non l'osai!
E ognora il mio destin
sul mio cammin vi sospingea!
Ed io vi vedeva e ognor pensavo voi
come a un fratello!
E allora vi scriveva
quanto il cuore o il cervello
dettavami alla mente.
Il cuor che mi dicea che difesa avreste
quella che v'ha un giorno offesa!
Al mondo Bersi sola mi vuol bene
è lei che m'ha nascosta.
Ma da un mese v'ha chi mi spia
e m'insegue.
Ove fuggir?
Fu allora che pure voi non più
potente seppi... e son venuta.
Udite! Son sola!
Son sola e minacciata!
Son sola al mondo! Ed ho paura!
Proteggermi volete?
Spero in voi!
CHÉNIER
Ora soave, sublime ora d'amore!
Possente l'anima sfida il terrore!
Mi fai puro il cuore d'ogni viltà!
Bramo la vita e non temo la morte!
Ah rimani infinita!
MADELEINA
Vicina nei perigli? Vicina nel terror?
CHÉNIER
Al braccio mio non più timore!
Fino alla morte insieme?
MADELEINA
Fino alla morte insieme!
CHÉNIER
Fino alla morte insieme!
MADELEINA
Ah! Ora soave, sublime ora d'amore!
Possente l'anima sfida il terrore!
CHÉNIER
Mi fai puro il cuore...
MADELEINA
Mi fai puro il cuore...
CHÉNIER, POI MADELEINA
Non temo la morte...
CHÉNIER E MADELEINA
non temo! Ora soave!
Fino alla morte insiem!
(Gérard appare, corre verso di loro seguito
dall'Incredibile.)
GÉRARD
MADELEINA di Coigny!
MADELEINA
(Riconoscendolo con un grido)
Gérard!
GÉRARD
A guisa di notturna
io vi ritrovo!
CHÉNIER
Segui per la strada tua!
GÉRARD
(fa per strappargli MADELEINA)
È merce proibita!
(Chénier leva rapidamente lo stocco dentro
al bastone e ne sferza il viso a Gérard, che dà
un grido di rabbia e di dolore. Vedendo accorrere
Roucher gli addita MADELEINA.)
CHÉNIER
(a Roucher)
Salvala!
(Roucher s'allontana con MADELEINA.)
GÉRARD
(all'Incredibile)
Inseguila!
(sguaina la spada, si getta contro Chénier.
Roucher spiana contro l'Incredibile un paio
di pistole da tasca; la spia arretra.)
ROUCHER
Bada!
HORLIVEC
(Tirando fuori la sua spada)
Alla sezione!
(fugge)
GÉRARD
(buttandosi contro Chénier)
Io ti rubo a Sanson!
CHÉNIER
(deridendolo, mentre loro combattono)
Tu non sei che un frate! Sei Chabot?
GÉRARD
Ah!
(cade ferito sui gradini dell'altare di Marat)
Sei Chénier... Fuggi!
Il tuo nome Fouquier-Tinville ha scritto.
Va! Proteggi MADELEINA!
(Chénier fugge e l'Incredibile
ritorna con soldati.)
HORLIVEC
(lontano)
Al ponte Péronnet!
(Da tutte le parti irrompe gente.
L'Incredibile conduce guardie nazionali:)
MATHIEU
(Riconoscendo Gérard)
Gérard ferito?!
LA FOLLA
Ferito?
HORLIVEC
Il feritore...
LA FOLLA
Il feritore?
(Gérard si solleva con uno sforzo e guardando
l'Incredibile gli impedisce di parlare.)
GÉRARD
Ignoto!
(sviene)
MATHIEU
(sui gradini dell'altare)
L'han fatto assassinare i Girondini!
LA FOLLA
Morte! Morte ai Girondini! Morte!
ATTO TERZO
(La Sezione Prima del Tribunale Rivoluzionario.
Vasto stanzone a piano terreno ridotto per una
metà a tribunale, l'altra riservata al pubblico.
Sulla tavola della presidenza sta collocata una
colossale urna di legno dipinto. Dietro la tavola
un gran drappo tricolore, steso su due picche,
portante scritto: CITTADINI! LA PATRIA È
IN PERICOLO! Mathieu e Orazio Coclite
stanno presso all'urna. L'altra metà dello
stanzone è stipata da gente diversa. Si
raccolgono pubbliche offerte. Mathieu
apostrofa i presenti, tiene la sua pipa
nella mano e vi aspira, fra parola e parola,
ingorde boccate.)
MATHIEU
Dumouriez traditore e giacobino
è passato ai nemici
(Tra sè)
il furfantaccio!
(A voce alta)
Coburgo, Brunswich, Pitt
(Tra sè)
crepi di peste!
(A voce alta)
e il vecchio lupanare dell'Europa tutta,
contro ci stanno!
Oro e soldati!
Onde quest'urna ed io che parlo a voi
rappresentiam l'immagine della patria!
(Un gran silenzio accoglie il discorso de Mathieu,
però, nessuno va ad offrire)
Nessun si move?
Che la ghigliottina ripassi ad ognun
la testa e la coscienza!
(Alcuni vanno e gittano nella
grande urna oggetti e danaro.)
È la patria in periglio!
Or, come già Barère,
io levo il grido di Louverture
"Libertà e patate!"
(vedendo sopraggiungere Gérard,
s'interrompe con gloria)
Ma, to', laggiù è Gérard!
Ei vi trarrà di tasca gli ex Luigi
con paroline ch'io non so!...
(Gérard appare.)
M'infischio dei bei motti!
Ed anche me ne vanto!
CITTADINI
Cittadino Gérard, salute! Evviva!
MATHIEU
La tua ferita?
GÉRARD
Grazie, cittadini!
(a Mathieu)
La forte fibra mia m'ha conservato
alla mia patria ancora!
MATHIEU
(indicando l'urna)
Ecco il tuo posto!
(riprende il discorso di prima)
Dumouriez, traditore e girondino,
è passato ai nemici
(Tra sè)
muoian tutti!
(A voce alta)
È la patria in pe...
(accorgendosi che la pipa è spenta)
Cedo la parola.
GÉRARD
Lacrime e sangue dà la Francia!
Udite! Laudun ha inalberato vessillo bianco!
È in fiamme la Vandea!
E la Bretagna ne minaccia!
Ed Austriaci, e Prussiani, e Inglesi,
e tutti nel petto della Francia
gli artigli armati affondano!
Occorre e l'oro e il sangue!
L'Inutil oro ai vostri vezzi,
donne francesi, date!
Donate i vostri figli alla gran madre,
o voi, madri francesi!
(Le donne, commosse, accorrono dapprima
poche poscia alla rinfusa e con grande
entusiasmo, e, giunte all'urna, vi gettano
dentro tutto quanto hanno in dosso di
danaro e d'ornamento.)
CITTADINE
(in piccoli gruppi)
Prendi, è un ricordo! ...
A te! ... Un anello! ...
E un braccialetto! ... Prendi! ...
Otto giorni di lavoro! ...
Una fibbia d'argento! ...
A te!
(Appare Madelon una cieca guidata per
un fanciullo di quindici anni; Tutti, innanzi alla
vecchia, lasciano il passo)
MADELON
Largo! ... Largo! ...
CITTADINE
Son due bottoni d'oro! ...
Quanto posseggo! ...
Una crocchetta! ... Prendi! ...
a te!
( appoggiata alle spalle di un fanciullo,
si avvicina lentamente alla tavola mutata
in altare della patria.)
MADELON
Son la vecchia Madelon.
Mio figlio è morto; avea nome Roger;
morì alla presa della Bastiglia;
il primo suo figlio ebbe a Valmy
galloni e sepoltura.
Ancora pochi giorni, e io pur morrò.
(spinge dolcemente innanzi a sè
il fanciullo, presentandolo)
È il figlio di Roger. L'ultimo figlio,
l'ultima goccia del mio vecchio sangue.
Prendetelo!
Non dite che è un fanciullo.
È forte... Può combattere e morire!
GÉRARD
Noi l'accettiamo! Dinne il nome suo.
MADELON
Roger Alberto.
(Uno scrive il nome sul registro.)
GÉRARD
A sera partirà
MADELON
(al fanciullo, esplodendo in singhiozzi)
Gioia, addio!
(abbraccia forte il fanciullo che la bacia)
Portatemelo via!
(conducono via il fanciullo)
Chi mi dà il braccio?
(Molti accorrono a lei, e Madelon
si allontana lentamente. I Rappresentanti
fanno ritirare l'urna, poi si allontanano.
Gérard siede al tavolo e stende rapporto
pel Comitato. La folla a poco a poco
dirada. Mathieu con una scopa si mette
a spazzare il locale che in breve diverrà
Tribunale. La Carmagnola è l'anima
della strada.)
FOLLA
(Interno)
Amici ancor cantiam, beviam,
amici, ancor, danziam ognor!
Colmo il bicchier, allieta il cor,
colmo il bicchier, cantare e ber!
Viva la libertà! Viva la libertà!
Danziam la Carmagnola!
Evviva il suon del cannon!
HORLIVEC
(si avvicina a Gérard)
L'uccello è nella rete!
GÉRARD
Lei?
HORLIVEC
No; il maschio. È al Lussemburgo!
GÉRARD
Quando?
HORLIVEC
Stamattina.
GÉRARD
E come?
HORLIVEC
Il caso!
GÉRARD
Dove?
HORLIVEC
A Passy, presso un amico.
GÉRARD
E lei?
HORLIVEC
Ancor nessuna traccia.
Ma tal richiamo è il maschio per la femmina
che volontariamente (penso e credo)
essa a noi verrà!
GÉRARD
No; non verrà.
(lontano un grido confuso)
HORLIVEC
Ascolta!
GÉRARD
Grida son... Monelli aizzati.
(Uno strillone passa sotto la finestra.)
HORLIVEC
No; i soliti strilloni.
STRILLONE
(Interno)
L'arresto importantissimo di Andrea Chénier!
HORLIVEC
Queste grida arriveranno a lei!
GÉRARD
Ebbene?
(con un debole atto di ribellione,
scostando da sè con un gesto l'Incredibile)
HORLIVEC
(con cenno ironico)
Ebbene?...
Donnina innamorata
che d'aspettar s'annoia,
se passata è già l'ora
del desiato ritrovo al nido,
ch'io muoia se la bella
presaga all'ansia vinta,
non ti discende per la via
così, com'è, discinta!
Esce correndo, e indaga,
e vola, e scruta, e spia!
To'! passa uno strillone?
E vocia un nome?
Oh, come tutta impallida!
Ma non vacilla o china!
Possanza dell'amor!
In quel dolor cessa la donna
ed eccola eroina!
Tutto oserà! Laonde, tu la vedrai!
Pazienza! A te verrà!
E questo il mio pensier.
Incredibile, ma vero!
(Gérard si è alzato e passeggia febbrilmente.)
GÉRARD
Più fortemente m'odierà!
HORLIVEC
Che importa?
Nella femmina vi sono il corpo e il cuore!
tu scegli il corpo:
è la parte migliore!
Stendi l'atto d'accusa!
(quasi imperiosamente gli accenna di scrivere)
Andrea Chénier sia tosto
deferito al tribunale!
Fouquier-Tinville aspetta.
Scrivi!
(s'allontana e va ad osservare sulla
piazza il movimento della gente)
GÉRARD
(siede per scrivere)
Esito dunque?
Andrea Chénier segnato ha già
Fouquier-Tinville.
Il fato suo è fisso. Oggi o doman...
(Deponendo la penna)
No! è vile! È vile!
(L'Incredibile, vedendolo esitante,
ritorna presso di lui:)
HORLIVEC
Come vola il tempo!
Affollan già le vie!
(si allontana di nuovo.
Gérard riprende la penna; riflette.)
GÉRARD
Nemico della Patria?!
È vecchia fiaba che beatamente
ancor la beve il popolo.
(scrive ancora)
Nato a Costantinopoli? Straniero!
Studiò a Saint Cyr? Soldato!
(riflette ancora, poi trionfante d'una
idea subito balenatagli scrive rapidamente)
Traditore! Di Dumouriez un complice!
E poeta?
Sovvertitor di cuori e di costumi!
(a quest'ultima accusa diventa pensoso e
gli si riempiono gli occhi di lacrime; deponendo
la penna ancora; si alza e passeggia lentamente)
Un dì m'era di gioia
passar fra gli odi e le vendette,
puro, innocente e forte.
Gigante mi credea ...
Son sempre un servo!
Ho mutato padrone.
Un servo obbediente di violenta passione!
Ah, peggio! Uccido e tremo,
e mentre uccido io piango!
Io della Redentrice figlio,
pel primo ho udito il grido suo
pel mondo ed ho al suo il mio grido unito...
Or smarrita ho la fede
nel sognato destino?
Com'era irradiato di gloria
il mio cammino!...
La coscienza nei cuor ridestar delle genti!
Raccogliere le lagrime
dei vinti e sofferenti!
fare del mondo un Pantheon!
gli uomini in dei mutare
e in un sol bacio e abbraccio
tutte le genti amar!
Or io rinnego il santo grido!
Io d'odio ho colmo il core,
e chi così m'ha reso, fiera ironia
è l'amor!
(con disperazione)
Sono un voluttuoso!
Ecco il novo padrone:
il Senso!
Bugia tutto!
Sol vero la passione!
(vedendo ritornare presso a lui l'Incredibile, firma
la condenna e la dà all'Incredibile)
HORLIVEC
Sta bene! Ove trovarti se ...
GÉRARD
Qui resto.
(L'Incredibile si allontana nel tempo stesso
che entra il Cancelliere del Tribunale
Rivoluzionario. Gérard consegna a questi
delle carte e con esse la nota degli accusati
tra cui Andrea Chénier. Il Cancelliere
si allontana.)
MADELEINA
(alla porta)
Carlo Gérard?
MATHIEU
Là! entrate!
MADELEINA
(entrando ed avvicinandosi a Gérard)
Se ancor di me vi sovvenite non so!
Son MADELEINA di Coigny.
(interpretando un gesto di
Gérard come una ripulsa)
Ah, non m'allontanate!
Se voi non m'ascoltate io son perduta!
GÉRARD
Io t'aspettava! Io ti volevo qui!
Io son che come veltri ho a te
lanciato orde di spie!
Entro a tutte le vie
la mia pupilla è penetrata,
e ad ogni istante!
Io, per averti, preso ho il tuo amante!
MADELEINA
A voi! Qui sto! Vendicatevi!
GÉRARD
Non odio!
MADELEINA
Perchè m'avete qui voluta?
GÉRARD
Perchè ti volti qui?
Perchè ti voglio!
Perchè ciò è scritto nella vita tua!
Perchè ciò volle il mio voler possente!
Era fatale e vedi s'è avverato!
Io t'ho voluto allor che tu piccina
pel gran prato con me correvi lieta,
in quell'aroma d'erbe infiorate
e di selvaggie rose!
Lo volli il di che mi fu detto:
"Ecco la tua livrea!"
e, come fu sera,
mentre studiavi un passo di minuetto,
io, gallonato e muto,
aprivo e richiudevo una portiera...
La poesia in te così gentile
di me fa un pazzo, grande e vile!
Ebben? Che importa? Sia!
E fosse un'ora sola,
io voglio quell'ebbrezza
de' tuoi occhi profondi!
Io pur, io pur, io pur voglio
affondare le mie mani nel mare
dei tuoi capelli biondi!
(audacemente levandosi ritto)
Or dimmi che farai contro il mio amor?
MADELEINA
Io corro nella via!
Il nome mio vi grido!
Ed è la morte che mi salva!
(Gérard va a frapporsi tra
MADELEINA e le due uscite.)
GÉRARD
No, tu non lo farai! No!
Tuo malgrado, tu mia sarai!
MADELEINA
Ah! ...
(colpita d'un pensiero)
Se della vita sua tu fai prezzo
il mio corpo, ebbene, prendimi!
(gli si avvicina lenta, sublime di
quel suo sacrificio)
GÉRARD
Come sa amare!
MADELEINA
La mamma morta
m'hanno alla porta della stanza mia;
moriva e mi salvava!
poi a notte alta
io con Bersi errava,
quando ad un tratto un livido bagliore
guizza e rischiara innanzi a' passi miei
la cupa via! Guardo!
Bruciava il loco di mia culla!
Così fui sola! E intorno il nulla!
Fame e miseria! Il bisogno, il periglio!
Caddi malata,
E Bersi, buona e pura, di sua bellezza
ha fatto un mercato, un contratto per me!
Porto sventura a chi bene mi vuole!
(ad un tratto, nelle pupille di MADELEINA
si effonde una luce di suprema gioia)
Fu in quel dolore che a me venne l'amor!
Voce piena d'armonia e dice:
"Vivi ancora! Io son la vita!
Ne' miei occhi è il tuo cielo!
Tu non sei sola!
Le lacrime tue io le raccolgo!
Io sto sul tuo cammino e ti sorreggo!
Sorridi e spera! Io son l'amore!
Tutto intorno è sangue e fango?
Io son divino! Io son l'oblio!
Io sono il dio che sovra il mondo
scendo da l'empireo,
fa della terra un ciel!
Ah! Io son l'amore, io son l'amor, l'amor"
E l'angelo si accosta,
bacia, e vi bacia la morte!
Corpo di moribonda è il corpo mio.
Prendilo dunque. Io son già morta cosa!
(Il cittadino Cancelliere si avvicina a Gérard,
gli pone innanzi alcuni fogli scritti e ritorna
al suo stanzino. Gérard prende i fogli lasciati
dal Cancelliere e vi butta gli occhi sopra.
È la lista degli accusati. Un nome gli balza
subito agli occhi - quello di Chénier.)
GÉRARD
Perduto! La mia vita per salvarlo!
MADELEINA
(con un immenso grido di gioia)
Voi lo potete!...
Stamane egli arrestato fu.
GÉRARD
Ma chi l'odiava per oggi
ha preparato il suo giudizio,
... la sua morte!...
(accorgendosi della folla in
strada dietro al cancello)
La folla già, curiosa ed avida
di lacrime, di sangue!
(dalle stanze contigue odesi il rumore
dei fucili e delle sciabole dei gendarmi.
Con disperazione a MADELEINA)
Udite?
È il calcio dei fucili!
Sono i gendarmi!
E là sta già Chénier!
MADELEINA
(con un ultimo grido dove c'è tutto
quanto può soffrire un'anima)
Salvatelo!
Salvatelo!
GÉRARD
La rivoluzione i figli suoi divora!
MADELEINA
Salvatelo!
(Gérard colto da un'idea corre al tavolo e
scrive rapidamente un biglietto al Presidente.)
GÉRARD
Il tuo perdono è la mia forza!
Grazie!...Io l'ho perduto,
difenderlo saprò!
(Il pubblico si rovescia nella sala
tumultuante, eccitato.)
MERCANTILE
(ad una vecchia)
Mamma Cadet! Presso alla sbarra, qui!
MATHIEU
Ohè, Cittadina, un po' di discrezione!
MERCANTILE
(ad alcune compagne)
Di qui si vede e si ode a perfezione!
MATHIEU
Oggidì grande infornata, pare.
VECCHIE
Qui si gode la vista d'ogni cosa!
UNA PESCIVENDOLA
Venite qua, cittadina Babet!
ALCUNI UOMINI
Molti ex! ...
ALTRI UOMINI
La Legray! ...
ALTRI UOMINI
E un poeta! ...
UNA DONNA
Venite! ...
VECCHIE
Sì! ...
(Mercatile bisticciandosi con le vecchie)
MERCANTILE
Più in là!
LE VECCHIE
Voi più in là!
MATHIEU
(vedendo il bisticcio)
Ohè là, quelle lingue cittadine!
LE DONNE
(chiacchierando fra loro)
Voi state bene? ...
Sì! e voi? ...
Così, così! ...
Venite dal mercato?
Io no! Dalla barriera!
Notizie avete? ...
No! ...
E voi nulla sapete? ...
Hanno accresciuto il pane! ...
Lo so, lo so! ...
È un tiro di quel cane d'inglese
detto Pitt! ...
(Entrano i giurati seguiti dai giudici)
MATHIEU
Passo ai giurati!
GÉRARD
(a MADELEINA)
Eccoli, i giudici.
MERCANTILE
Chi presiede è Dumas! ...
ALCUNI UOMINI
Vilate! ...
ALTRI UOMINI
Pittore! ...
MERCANTILE
L'altro è lo stampatore tribuno
Nicola? ...
ALCUNI UOMINI
Ecco laggiù Fouquier!
(Appare Fouquier-Tinville.)
TUTTI
L'accusatore pubblico!
MADELEINA
E gli accusati?
(stringendosi impaurita presso Gérard)
GÉRARD
(Indicando una porta chiusa)
Di là, ...presso ai giurati.
(La porta si schiude e MADELEINA soffoca un grido.)
MADELEINA
Ecco... mi manca l'anima!
(Compariscono otto gendarmi, poi, in mezzo
ai soldati ad uno ad uno seguono gli accusati.
Ultimo è Chénier. Dopo, altri gendarmi.)
Egli non guarda... Ah, pensa a me!
MATHIEU
(alle mercantile che sussurrano)
Silenzio!
DUMAS
(chiama gli accusati)
Gravier de Vergennes!
FOUQUIER-TINVILLE
(leggendo una nota)
Un ex referendario.
CITTADINI
È un traditore! È un traditore!
(Dumas fa cenno all'accusato di
sedere e legge un altro nome.)
DUMAS
Laval-Montmorency!
FOUQUIER-TINVILLE
Convento di Montmartre.
CITTADINI
Aristocratica!
(La monaca alza la mano per parlare.)
FOUQUIER-TINVILLE
Taci!
CITTADINI
A che parlar?
Sei vecchia! Taci e muori!
(La monaca lancia uno sguardo
di sprezzo. Il pubblico la deride)
DUMAS
Legray!
(Si leva una donna: vorrebbe parlare ma
il pubblico le impone silenzio.)
CITTADINI
(Le impone silenzio)
Ah!
DUMAS
Andrea Chénier!
GÉRARD
(a MADELEINA)
Coraggio!
MADELEINA
(guardando Chénier)
O amore!
DONNE
Ecco il poeta!
ALCUNI UOMINI
Fouquier-Tinville attentamente legge!
ALTRI UOMINI
Pericoloso è l'accusato!
FOUQUIER-TINVILLE
Scrisse contro la rivoluzione!
Fu soldato con Dumouriez!
CITTADINI
È un traditor!
CHÉNIER
(a Fouquier-Tinville)
Menti!
FOUQUIER-TINVILLE, DUMAS
(a Chénier)
Taci!
GÉRARD
Parla!
MADELEINA
O mio amore!
CITTADINI
Parli! Parli! Parli!...
Si discolpi dalle accuse!
GÉRARD
(disperato a MADELEINA)
Io son che ciò feci!
CHÉNIER
Si, fui soldato
e glorioso affrontato ho la morte
che, vile, qui mi vien data.
Fui letterato,
ho fatto di mia penna arma feroce
contro gli ipocriti!
Con la mia voce ho cantato la patria!
Passa la vita mia come una bianca vela:
essa inciela le antenne
al sole che le indora
e affonda la spumante prora
ne l'azzurro dell'onda ...
Va la mia nave spinta dalla sorte
a la scogliera bianca della morte?
Son giunto? Sia!
Ma a poppa io salgo
e una bandiera trionfale
sciolgo ai venti, e su vi è scritto: Patria!
(a Fouquier-Tinville)
A lei non sale il tuo fango!
Non sono un traditore.
Uccidi? Ma lasciami l'onor!
FOUQUIER-TINVILLE
Udiamo i testimoni.
(Mentre Mathieu e l'Incredibile si fanno avanti,
Gérard si fa violentemente largo nella folla. )
GÉRARD
Datemi il passo! Carlo Gérard!
FOUQUIER-TINVILLE
Sta ben; parla!
GÉRARD
L'atto di accusa è orribile menzogna!
FOUQUIER-TINVILLE
(sorpreso)
Se tu l'hai scritto?!
(e mostra il foglio)
GÉRARD
Ho denunziato il falso e lo confesso!
(Movimento nella folla e grida di sorpresa.
Fouquier si leva ritto e picchia
febbrilmente sul foglio scritto da Gérard.)
FOUQUIER-TINVILLE
Mie faccio queste accuse
e le rinnovo!
GÉRARD
La tua è una viltà!
FOUQUIER-TINVILLE
Tu offendi la patria e la giustizia!
CITTADINI
(Rifere Gérard)
Esso è un sospetto, fu comprato!
GÉRARD
Qui la giustizia ha nome tirannia!
CITTADINI
Taci! ...
GÉRARD
Qui è un orgia d'odi e di vendette!
Il sangue della patria qui cola!
Siam noi che feriamo
il petto della Francia!
Chénier è un figlio della Rivoluzione!
L'alloro a lui, non dategli la morte!
La Patria è gloria!
CITTADINI
... Taci! Taci!
Alla lanterna!
Sì, fuori della legge!
Alla lanterna! Alla lanterna!
Egli è un traditore!
Fu comprato! Taci!
Imponigli silenzio, o Dumas! ...
(Al suon dei tamburi passa un gruppo
di soldati che vanno alla guerra.)
GÉRARD
Odila, o popolo,
là è la patria,
dove si muore colla spada in pugno!
Non qui dove le uccidi i suoi poeti.
(Fouquier-Tinville fa segno ai giurati di
ritirarsi; essi partono. Gérard accorre
verso Chénier, abbracciandolo e baciandolo.)
CHÉNIER
(a Gérard)
O generoso! o grande!
Vedi! Io piango!
GÉRARD
Guarda laggiù!
Quel bianco viso... È lei!
CHÉNIER
Lei? MADELEINA!
Ancor l'ho riveduta!
(I giurati rientrano. Il loro capo presenta a
Dumas per mezzo del Cancelliere, il verdetto.)
Or muoio lieto!
GÉRARD
Io spero ancora.
(Dumas dà una rapida occhiata al verdetto.
Il silenzio è assoluto)
DUMAS
Morte!
FOUQUIER-TINVILLE
Morte!
(fa segno ai condannati di ritirarsi.
MADELEINA lancia un grido di
disperazione seguito da singhiozzi)
MADELEINA
Andrea! Andrea! Rivederlo!
ATTO QUARTO
(Il cortile delle prigioni di S. Lazzaro. Notte alta.
Andrea Chénier sta seduto sotto alla lanterna
che dà luce, e scrive sopra una piccola
assicella con una matita fatta di un pezzo
di piombo, scrive ora con foga, ora
arrestandosi e riflettendo come in cerca
di qualche parola o rima. Roucher gli è vicino.
Schmidt entra nel cortile e si avvicina a Roucher)
SCHMIDT
(A Roucher)
Cittadino, men duol, ma è tardi assai.
(Indicandogli Chénier, Roucher gli fa cenno di
tacere; si fruga indosso e trova un po' di
danaro e lo dà a Schmidt.)
ROUCHER
Pazienta ancora un attimo!
(Schmidt parte.)
CHÉNIER
(cessa di scrivere)
Non più ...
ROUCHER
Leggi!
CHÉNIER
Pochi versi ...
ROUCHER
Leggi!
CHÉNIER
Come un bel dì di maggio
che con bacio di vento
e carezza di raggio
si spegne in firmamento,
col bacio io d'una rima,
carezza di poesia,
salgo l'estrema cima
dell'esistenza mia.
La sfera che cammina
per ogni umana sorte
ecco già mi avvicina
all'ora della morte,
e forse pria che l'ultima
mia strofe sia finita,
m'annuncerà il carnefice
la fine della vita.
Sia! Strofe, ultima Dea!
ancor dona al tuo poeta
la sfolgorante idea,
la fiamma consueta;
io, a te, mentre
tu vivida a me sgorghi dal cuore,
darò per rima il gelido
spiro d'un uom che muore.
(Roucher abbraccia Chénier. Schmidt ritorna,
i due amici si stringono la mano e si separano
commossi. Mathieu, fuori, vocalizza la
Marseillaise. Battono alla porta della prigione.
Schmidt ritorna in fretta e va ad aprire. È Gérard,
e con lui è MADELEINA. Gérard presenta le carte
di permesso, indicando la sua compagna.)
GÉRARD
Viene a costei concesso
un ultimo colloquio ...
SCHMIDT
(interrompendolo)
Il condannato?
GÉRARD
Andrea Chénier.
SCHMIDT
Sta ben.
MADELEINA
(a Gérard)
Il vostro giuramento vi sovvengo.
(a Schmidt)
Odi!
Fra i condannati di domani
è una giovane donna.
SCHMIDT
La Legray.
MADELEINA
Orbene, viver deve!
SCHMIDT
Or come cancellare
dalla lista il nome suo?
MADELEINA
Che importa il nome
se in sua vece un'altra
per lei risponderà?
SCHMIDT
(a Gérard)
Sta ben! Ma, e l'altra?
MADELEINA
Eccola!
SCHMIDT
(a Gérard)
Lei?
(a MADELEINA)
Tu, cittadina?
( MADELEINA porge gioielli e una
piccola borsa a Schmidt.)
MADELEINA
(a Schmidt)
A voi!... Gioielli son. Questo è denaro.
(Schmidt apre la borsa e vi vede rilucere l'oro.)
SCHMIDT
(Guardando le monete)
Evento strano in tempo di assegnati!
(a Gérard)
Io non vorrei ... Capite? ...
(fa il gesto della ghigliottina)
Io non so nulla!
(A MADELEINA)
Al nome della Legray, salite in fretta!
Io non so nulla! Nulla!
(prende dalle mani dl MADELEINA la carta
di permesso da dare alla Legray, mette
via il denaro e gioielli e va a prendere il
prigioniero. MADELEINA si avvicina a
Gérard piangente.)
MADELEINA
Benedico il destino!
Benedico la morte!
GÉRARD
O MADELEINA, tu fai della morte
la più invidiata sorte!
(udendo avvicinarsi Schmidt con Chénier,
si allontana, correndo verso il secondo cortile)
Salvarli! Da Robespierre ancora!
(Entra Chénier. Alla luce della lanterna
ravvisa MADELEINA.)
CHÉNIER
Vicino a te s'acqueta
l'irrequieta anima mia;
tu sei la meta d'ogni desio,
d'ogni sogno, d'ogni poesia!
(la guarda amorosamente)
Entro al tuo sguardo
l'iridescenza scerno
de li spazi infiniti.
Ti guardo;
in questo fiotto verde
di tua larga pupilla
erro coll'anima!
MADELEINA
Per non lasciarti son qui;
non è un addio!
Vengo a morire con te!
Finì il soffrire!
La morte nell'amarti!
Ah! Chi la parola estrema
dalle labbra raccoglie,
è Lui, l'Amor!
CHÉNIER
Tu sei la meta dell'esistenza mia!
CHÉNIER, MADELEINA
Il nostro è amore d'anime!
MADELEINA
Salvo una madre.
MADELEINA all'alba ha nome
per la morte Idia Legray.
(guardando nel cortile)
Vedi? La luce incerta del crepuscolo
giù pe' squallidi androni già lumeggia.
(colle braccia avviluppando stretto a sè
Chénier gli si abbandona tutta sul petto)
Abbracciami! Baciami! Amante!
CHÉNIER
(baciandola con violenza)
Orgoglio di bellezza!
(la bacia ancora)
Trionfo tu, de l'anima!
Il tuo amor, sublime amante,
è mare, è ciel, luce di sole e d'astri ...
... È il mondo!
MADELEINA
Amante! Amante!
CHÉNIER
La nostra morte
è il trionfo dell'amor!
MADELEINA
La nostra morte
è il trionfo dell'amor!
CHÉNIER
Ah benedico,
benedico la sorte!
MADELEINA
Nell'ora che si muore
eterni diveniamo!
CHÉNIER
Morte!
MADELEINA
Infinito!
MADELEINA
E CHÉNIER
Amore! Amore!
(Il rullo dei tamburi annuncia
l'arrivo della carretta.)
CHÉNIER
È la morte!
MADELEINA
È la morte!
CHÉNIER
Ella vien col sole!
MADELEINA
Ella vien col mattino!
CHÉNIER
Ah, viene come l'aurora!
MADELEINA
Col sole che la indora!
CHÉNIER
Ne viene a noi dal cielo,
entro un vel di rose e viole!
(Nel frattempo i condannati vanno uscendo
uno ad uno, rassegnati, impassibili, tranquilli.
Idia Legray rimane solo ad un lato, quasi
nascosta, coprendosi gli uditi con le mani)
MADELEINA
E CHÉNIER
Amor! Amor!
Infinito! Amor! Amor!
SCHMIDT
Andrea Chénier!
CHÉNIER
Son io!
SCHMIDT
Idia Legray!
MADELEINA
Son io!
MADELEINA
E CHÉNIER
(salendo sulla carretta)
Viva la morte insiem!
(Mentre s'allontana la carretta Gérard riappare.
Tiene in mano il biglietto scritto da
Robespierre per non vederlo: "Perfino
Platone bandì i poeti dalla sua Repubblica.'')
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